L'iniziativa si muove in linea con il rapporto sulla competitività dell'ex premier Mario Draghi, e punta a permettere all'Europa di produrre, investire e proteggere la propria economia.
Nei conti correnti e nei depositi delle famiglie europee si nasconde una delle più grandi riserve di capitale del mondo: circa 10.000 miliardi di euro. Una montagna di risparmi che garantisce sicurezza ai cittadini ma che, dal punto di vista dell'economia continentale, rimane in larga parte inutilizzata. Sono i cosiddetti capitali pigri, denaro che resta fermo o viene impiegato in strumenti molto prudenti anziché trasformarsi in investimenti capaci di finanziare imprese, innovazione, infrastrutture e crescita.
Il paradosso è evidente. L'Europa dispone di una straordinaria capacità di risparmio, mentre molte delle sue aziende più innovative faticano a trovare i capitali necessari per crescere. Il problema emerge soprattutto quando una startup supera la fase iniziale e deve raccogliere centinaia di milioni o miliardi per diventare un'impresa globale. A quel punto il mercato finanziario europeo mostra ancora una profondità inferiore rispetto a quello statunitense e alcune società finiscono per cercare finanziamenti oltreoceano, trasferire parte delle proprie attività oppure entrare nell'orbita di grandi gruppi stranieri.
È questo il quadro tracciato da Ursula von der Leyen durante l'assemblea La Ref 2026 del Medef, la principale organizzazione degli imprenditori francesi. La presidente della Commissione europea ha trasformato una questione discussa da anni a Bruxelles in una priorità politica, indicando anche una scadenza: l'Unione dei risparmi e degli investimenti dovrà compiere un salto decisivo entro la fine dell'anno.
L'obiettivo preferibile resta coinvolgere tutti i 27 Stati membri. Se l'unanimità dovesse però trasformarsi ancora una volta in un ostacolo, Bruxelles appare pronta a valutare un'integrazione a più velocità, nella quale siano inizialmente i Paesi disponibili a procedere più rapidamente.
Dietro questa accelerazione c'è una convinzione sempre più diffusa nelle istituzioni europee: il problema dell'Unione non è soltanto quanto denaro pubblico riesca a mobilitare, ma quanto capitale privato riesca a indirizzare verso la propria economia.
Il progetto si inserisce nel dibattito aperto dal rapporto sulla competitività europea elaborato dall'ex presidente del Consiglio e della Bce Mario Draghi. La questione centrale riguarda la capacità dell'Europa di finanziare la trasformazione tecnologica, energetica e industriale senza dipendere in misura crescente da capitali provenienti dall'esterno.
L'Unione dispone di un'enorme massa di risparmio privato, ma una parte consistente non raggiunge le imprese che potrebbero utilizzarla per investire. Il problema non è quindi semplicemente trovare nuovi soldi: consiste nel costruire i canali attraverso i quali quelli già disponibili possano essere indirizzati verso l'economia produttiva.
L'Unione dei risparmi e degli investimenti nasce proprio con questa finalità. L'idea è creare un mercato nel quale un cittadino italiano, francese o tedesco possa investire più facilmente in attività finanziarie europee e nel quale un'impresa possa raccogliere capitali senza incontrare una serie di ostacoli differenti ogni volta che attraversa un confine nazionale.
Le conseguenze dirette e concrete per gli investitori sarebbero conti correnti e conti deposito remunerati con tassi di interessi e guadagani superiori ai Btp, Bot e altri titoli di stato europei e più alti dei rendimenti attuali offerti dai conti depositi offerte dalle banche, con la sicurezza data da strumentdi investimento garantito dalla Ue e Bce.
Inoltre, queste 2 possibilità di investimento per smuovere la liquidità bloccata, sarebbero affiancati da obbligazioni sempre con tassi di interesse più alti del mercato attuale per finanziare, di volta, in volta, determinati progetti.
Per Bruxelles mobilitare maggiormente il risparmio privato permetterebbe anche di affiancare alle risorse pubbliche una capacità finanziaria molto superiore. Bilanci nazionali e fondi europei, da soli, difficilmente possono sostenere tutti gli investimenti richiesti dalla competizione internazionale nell'intelligenza artificiale, nei semiconduttori, nell'energia, nella difesa, nelle reti digitali e nelle tecnologie industriali avanzate.
Von der Leyen ha per questo posto una scadenza politica. L'intenzione resta raggiungere un'intesa tra tutti gli Stati membri, ma la possibilità di procedere inizialmente con un gruppo di Paesi disponibili segnala quanto Bruxelles consideri urgente il dossier.
Considerando la dimensione degli attivi detenuti nei conti correnti delle famiglie europee, il fenomeno appare di portata storica: secondo gli ultimi dati ufficiali, gli eurodeponenti detengono circa 10.000 miliardi di euro in forma liquida sui propri depositi. Un valore che rivela fiducia nelle istituzioni finanziarie ma che, contemporaneamente, segnala una profonda esitazione nell'assumere rischi anche minimi sul fronte degli investimenti.
L'inerzia di questi capitali si traduce in un'occasione mancata per la crescita del settore industriale, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro. Infatti, mentre una quota significativa della ricchezza resta bloccata in depositi a basso rendimento, le start-up e le imprese ad alta innovazione del continente faticano a raccogliere fondi per crescere. I mercati finanziari europei, ancora profondamente frammentati rispetto a quelli internazionali, non permettono una efficace canalizzazione dei risparmi verso progetti produttivi di ampio respiro.
L'impatto di questa situazione si avverte su più livelli:
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Capitale liquido nei conti correnti europei |
10.000 miliardi € |
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Quota di operazioni nazionali sui mercati finanziari UE |
oltre 95% |
Ursula von der Leyen, intervenendo presso l'assemblea annuale di Medef, ha delineato con chiarezza la necessità di una svolta finanziaria, dichiarando che l'Unione dei risparmi e degli investimenti deve essere realizzata entro la fine dell'anno. L'impegno della Presidente della Commissione europea si fonda sulla convinzione che l'interesse comune debba prevalere sulle divisioni nazionali.
La direzione indicata da Von Der Leyen prevede l'attivazione di un processo di convergenza nei meccanismi di mobilitazione dei capitali privati, integrando le risorse pubbliche per rilanciare la produzione e proteggere la competitività. Obiettivi principali della strategia europea:
All'interno della più ampia strategia di riforma, un pilastro chiave è rappresentato dall'innovazione tecnologica applicata al settore finanziario. Secondo dati forniti dalla BCE, il tessuto finanziario europeo si compone attualmente di 31 depositi centrali di titoli e ben 323 mercati di negoziazione, elementi che ostacolano il trasferimento efficiente di capitali tra gli Stati membri. La digitalizzazione, in questa prospettiva, assume un valore determinante: soluzioni come la tokenizzazione dei beni finanziari rendono possibili trasferimenti sicuri e istantanei fra investitori e imprese mediante l'utilizzo di registri distribuiti (Distributed Ledger Technology, DLT).
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...