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Contratti impossibili da chiudere: cosa sono le clausole capestro, come riconoscerle, quando sono illegittime e come difendersi

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Le clausole capestro rappresentano un rischio concreto nei contratti: riconoscerle è importante per evitare condizioni svantaggiose e possibili abusi. La loro natura, la normativa e i criteri di validità

Il termine clausola capestro richiama immediatamente l’idea di una condizione contrattuale particolarmente restrittiva o penalizzante. In ambito giuridico, questa espressione fa riferimento a quelle disposizioni che creano, all’interno di un accordo, un forte squilibrio tra le parti, generalmente a favore di chi formula il contratto e a scapito della parte più debole. Il fenomeno è regolato dal Codice Civile italiano e, soprattutto nei rapporti tra professionista e consumatore, trova un presidio importante nel Codice del Consumo (d.lgs. 206/2005), il quale identifica specificamente le situazioni ritenute illegittime o nulle ai sensi della normativa vigente.

Secondo la legge, la redazione di un contratto deve avvenire nella massima chiarezza e trasparenza, fornendo a entrambe le parti le informazioni essenziali e garantendo un equilibrio nei rispettivi obblighi e diritti. Nonostante ciò, il rischio di incappare in condizioni sfavorevoli rimane alto, soprattutto quando si utilizzano modelli standardizzati o si sottoscrivono contratti predisposti unilateralmente. 

Contratti capestro e clausole vessatorie: cosa sono e come si manifestano

La distinzione tra clausole capestro e clausole vessatorie è particolarmente rilevante. Pur spesso sovrapponendosi nei risultati pratici, i due concetti presentano sfumature importanti: le prime si riferiscono a condizioni che costringono una parte a subire vincoli eccessivi o a perdere quasi totalmente il proprio potere decisionale all’interno del rapporto; le seconde, di norma inserite nei contratti tra imprese e consumatori, generano uno squilibrio significativo fra i diritti e i doveri delle parti.

Le clausole di tipo capestro possono presentarsi in molte forme. Tra quelle più frequenti si possono individuare:

  • l’imposizione di penali sproporzionate o condizioni risolutive particolarmente gravose;
  • limitazioni alla facoltà di recesso per una sola parte;
  • la possibilità di modificare unilateralmente il contratto senza giustificato motivo;
  • il vincolo di aderire a condizioni sconosciute al momento della firma;
  • la designazione di un foro competente lontano dalla residenza della parte più debole.
Queste condizioni emergono specialmente nei contratti per adesione, ossia quei documenti già predisposti da una delle parti, dove l’altro contraente può solo accettare o rifiutare senza potere negoziare le singole clausole. Non a caso, il legislatore impone per le clausole particolarmente svantaggiose l’obbligo della doppia sottoscrizione, pena la loro inefficacia. Il controllo sulla correttezza e sull’equilibrio contrattuale rappresenta una delle attività principali per le associazioni dei consumatori e gli studi legali specializzati in materia contrattuale.

Quando una clausola capestro è illegittima o nulla: limiti di legge e tutela del consumatore

La nullità delle clausole contrattuali è sancita dall’ordinamento italiano quando determinate condizioni ledono i principi di equità, giustizia e trasparenza. In particolare, l’articolo 33 del Codice del Consumo è chiaro nel considerare nulle tutte quelle disposizioni aventi come effetto uno squilibrio significativo tra i diritti e i doveri delle parti. A ciò si aggiunge che, se una clausola viene reputata vessatoria dal giudice, essa perde efficacia senza ledere il resto del rapporto contrattuale.

Sono sempre dichiarate inefficaci le condizioni che limitano o escludono la responsabilità del professionista per danni a persone o che privano la parte debole di strumenti di tutela come la possibilità di ricorrere al giudice. Anche la mancanza di trasparenza nell’esposizione degli elementi essenziali del contratto può diventare causa di nullità, come sancito da molteplici sentenze della Corte di Cassazione.

Dal punto di vista operativo, il consumatore può agire per difendersi dalle clausole svantaggiose: la legge consente infatti la possibilità di impugnare la clausola dinanzi all’autorità giudiziaria. Il legislatore, inoltre, ha predisposto strumenti di tutela amministrativa attraverso la segnalazione all’Agcm. Sono inoltre previste forme agevolate di risoluzione stragiudiziale del conflitto. La direzione, dunque, è quella di favorire un ambiente contrattuale equo e trasparente, in cui la parte più debole sia realmente protetta da abusi e soprusi.

Esempi pratici di clausole capestro nei diversi contratti (locazione, assicurazione, servizi)

La casistica delle condizioni contrattuali sbilanciate si estende a numerosi ambiti: locazione, assicurazione, fornitura di servizi, mandati professionali. Analizzare situazioni concrete consente di comprendere meglio l’impatto sulle parti coinvolte.

  • Contratti di locazione: sono ricorrenti quelle norme che impongono una durata inferiore a quella prevista dalla legge, oppure prevedono canoni diversi rispetto a quanto dichiarato nel contratto registrato. Altre volte si obbliga il locatario a sostenere spese normalmente di competenza del proprietario, o si introduce la risoluzione automatica per piccoli ritardi nei pagamenti.
  • Polizze assicurative: alcune previsioni fissano limiti estremamente stringenti per la denuncia di un sinistro (ad esempio termine di sette giorni) o subordinano la liquidazione del danno a riparazioni presso officine convenzionate, talvolta con difficoltà di accesso o costi aggiuntivi per l’assicurato.
  • Servizi e abbonamenti: può essere presente la clausola che prevede il rinnovo automatico del contratto, rendendo complesso e oneroso il recesso. Oppure si incontrano condizioni che impongono penali eccessive in caso di disdetta anticipata, senza un’adeguata reciprocità di obblighi tra fornitore e cliente.

Come difendersi: strumenti giuridici e consigli pratici per evitare contratti svantaggiosi

La prima risposta contro la sottoscrizione di condizioni penalizzanti nasce dalla consapevolezza e dall’informazione. È buona prassi dedicare il giusto tempo alla lettura completa del documento, nonché rivolgersi a professionisti o ad associazioni a tutela dei consumatori per sciogliere ogni dubbio interpretativo.
  • Verifica delle clausole più rilevanti: individuare le previsioni riguardanti penali, recesso, rinnovi automatici e obblighi di comunicazione tempestiva;
  • Richiesta di chiarimenti e modifiche: il contraente ha facoltà di proporre modifiche, chiedere spiegazioni o rifiutare la firma di condizioni non comprese;
  • Doppia sottoscrizione: in caso di presenza di condizioni particolarmente gravose è necessaria una specifica approvazione con doppia firma, affinché siano valide;
  • Tutela giudiziale e amministrativa: in presenza di elementi di illegalità, si può agire davanti al giudice civile o segnalare il caso all’Agcm per pratiche scorrette.
Un contratto riequilibrato offre benefici a entrambe le parti e tutela da successive controversie. In caso di dubbi, può essere utile confrontarsi con un esperto legale che analizzi le condizioni complessive del rapporto negoziale e suggerisca eventuali correzioni prima della firma definitiva.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...