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Corsi d'acqua tombati nelle città italiane: fiumi interrati sotto asfalto e cemento che esondano ogni volta che piove più di due ore

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Fiumi e torrenti scorrono nascosti sotto le nostre città, coperti da strati di cemento che ne hanno alterato il naturale equilibrio. Questi corsi d'acqua tombati rappresentano una minaccia crescente tra esondazioni, rischi idrogeologici ed effetti ambientali

La presenza di fiumi coperti da asfalto e cemento costituisce una delle sfide idrauliche più complesse. Questi corsi d’acqua, chiamati spesso “tombati” dagli addetti ai lavori, sono stati incanalati in condotti sotterranei nel corso dei decenni, trasformandosi da risorsa naturale a rischio latente sotto le stratificazioni dell’edilizia moderna. Si stima che nel Paese si contino circa 12.000 chilometri di corsi d’acqua tombati, di cui molti attraversano alcuni dei maggiori centri urbani.

Benché la loro presenza sia spesso ignorata dall’opinione pubblica, episodi ricorrenti di alluvioni improvvise pongono questi fiumi al centro dell’attenzione durante eventi meteorologici intensi. Ad esempio, in città come Livorno, Genova, Palermo o Bologna, le esondazioni che seguono forti piogge sono il risultato della compressione delle vie d’acqua in spazi angusti e sotterranei, incapaci di reggere flussi superiori alla norma. Le ragioni storiche di questa scelta tecnica affondano le radici nell’incremento dell’urbanizzazione, ma anche nelle esigenze igienico-sanitarie dei secoli scorsi.

Oggi questi sistemi idraulici nascosti costiuiscono gravi rischi in termini di dissesto idrogeologico e sicurezza pubblica. Il fenomeno è ampiamente diffuso nella penisola e interessa piccole città così come grandi metropoli, creando una rete sotterranea vulnerabile a fronte del mutamento climatico e del continuo consumo di suolo. La necessità di strategie di prevenzione, manutenzione e adattamento è ormai una priorità condivisa da autorità scientifiche, professionisti e istituzioni.

Come nasce e si sviluppa la pratica della tombatura dei fiumi urbani

L’origine della tombatura dei corsi d’acqua ha motivazioni storiche e sanitarie. Nel XIX secolo, quando i centri abitati erano attraversati da fiumi utilizzati anche come recettori di scarichi urbani, il coprire i corsi d’acqua rispondeva a esigenze igieniche: evitare epidemie e cattivi odori dovuti all’inquinamento. Così, grazie ai primi interventi di ingegneria idraulica, si diede impulso al fenomeno delle prime “fogne bianche”, che non solo canalizzavano acque piovane, ma nascondevano interi torrenti sotto i centri storici.

Nel periodo tra gli anni ’50 e ’80 del Novecento, la motivazione predominante divenne urbanistica. Il boom edilizio e la forte domanda di nuovi spazi edificabili spinsero molte amministrazioni locali a “interrare” ulteriori rivi, ruscelli e torrenti. In molti casi, le aree di espansione naturale dei fiumi, le cosiddette casse d’espansione, furono sacrificate in favore dell’edilizia e delle infrastrutture.

Questa pratica, guidata dal concetto di contenere i corsi d’acqua e controllarne le piene, ha inciso profondamente sulla morfologia urbana. Le opere di tombinatura si sono spesso sovrapposte a preesistenti sistemi agricoli e paludosi, eliminando la capacità dei territori di assorbire, filtrare e regolare i flussi fluviali. Con il tempo, la consapevolezza dei limiti di questo approccio tecnico è cresciuta, portando a una progressiva revisione dei criteri di gestione e pianificazione idraulica.

Mappa e situazione attuale dei principali fiumi tombati in Italia

La distribuzione dei corsi d’acqua tombinati non è omogenea sul territorio nazionale: alcune regioni registrano una densità maggiore, a conferma delle differenze storiche, urbanistiche e climatiche. I casi più emblematici coinvolgono città metropolitane e aree densamente popolate. La quantità di corsi d’acqua interessa l’intera penisola e comprende non solo fiumi principali, ma anche numerosi affluenti e rivi minori.

Regione/Città Fiumi e torrenti tombati/cementificati noti
Lombardia Olona, Seveso, Lambro
Veneto Bacchiglione, Retrone
Liguria Bisagno, Fereggiano, Sturla
Emilia-Romagna Taro, Parma, Ravone, Aposa, Reno
Toscana Carrione, Bocchetta, Ricortola, Serchio, Rio Ardenza, Rio Maggiore, torrenti a Firenze
Marche Misa, Giano
Campania Rio Tollore, Simeto (Napoli), Mercatello, Grancano, Sarno
Calabria Esaro, Beltrame, Valanidi, Fiumara Annunziata
Sicilia Torrenti a Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Kemonia e Papireto (Palermo)
Sardegna Rio Nou (Cagliari), Rio Siligheddu e Gadduresu (Olbia)

Le situazioni più delicate si riscontrano nelle regioni meridionali, soprattutto là dove le opere di tombatura sono state realizzate con criteri costruttivi meno rigorosi. In tutte le grandi città, questi canali sono spesso collegati a reti fognarie e infrastrutture stradali, il che rende la manutenzione e il controllo ancora più complessi.

Secondo le autorità ambientali, in molti casi manca una mappatura aggiornata e precisa dei tracciati tombinati, circostanza che ostacola la programmazione preventiva degli interventi e aggrava l’esposizione al rischio idrogeologico. Solo poche regioni, come la Sardegna, dispongono attualmente di un repertorio ufficiale e aggiornato dei canali coperti, a conferma della necessità di investire in monitoraggio e censimenti.

Cause delle frequenti esondazioni e i rischi per città e territori

Le esondazioni ricorrenti sono la manifestazione più eclatante della vulnerabilità delle reti fluviali sotterranee. L’impermeabilizzazione dei suoli, ovvero la copertura con cemento e asfalto, impedisce l’assorbimento delle precipitazioni, convogliando l’acqua piovana verso un numero limitato di vie di deflusso: le fognature e i fiumi tombinati. Questi canali sotterranei, spesso più stretti rispetto agli alvei naturali, non riescono a sostenere un rapido aumento delle portate in occasione di piogge abbondanti, con il risultato che l’acqua trabocca e invade le superfici urbane.

  • Scarsa manutenzione: molti tratti non vengono puliti regolarmente, accumulano sedimenti, rifiuti e vegetazione che ostruiscono il deflusso.
  • Progettazioni non adeguate: innumerevoli tratte sono state dimensionate su piogge "medie" storiche, senza considerare i fenomeni estremi attuali o la presenza di solidi trasportati come tronchi e materiale vario.
  • Assenza di spazi di espansione: le casse di piena e le zone umide sono state eliminate, togliendo al sistema idraulico la naturale capacità di assorbire shock eccessivi.
Come sottolineato dagli esperti, le "bombe d’acqua" odierne sono molto più frequenti e intense rispetto a pochi decenni fa, rendendo obsolete le misure di contenimento adottate storicamente. L’esposizione al rischio coinvolge non solo le aree direttamente sopra i tracciati tombati, ma riveste l’intera superficie cittadina attraverso un effetto domino che può causare danni a infrastrutture, abitazioni e attività produttive, oltre a minacciare la sicurezza delle persone.

Impatto ambientale, ecologico ed economico delle tombature

L’incapsulamento dei corsi d’acqua determina gravi conseguenze ambientali e sociali. Dal punto di vista ecologico, la perdita degli habitat fluviali comporta l’estinzione di interi ecosistemi, eliminando la biodiversità tipica di rive, zone umide e microhabitat. La capacità dei territori di regolare le portate idriche e di limitare l’energia delle piene viene notevolmente compromessa, aumentando così sia il rischio di dissesto che quello di erosione diffusa.

  • Scomparsa di servizi ecosistemici: zone umide, boschi ripariali, prati allagabili regolavano i picchi di piena ed erano serbatoi di biodiversità; la loro eliminazione accentua la vulnerabilità idrogeologica.
  • Degrado del paesaggio urbano: la progressiva Canalizzazione dei fiumi sottrae valore estetico, culturale ed economico ai centri abitati.
  • Perdite economiche: danni da alluvione, costi di manutenzione straordinaria, crisi per attività agricole e riduzione del potenziale turistico, soprattutto nelle aree costiere interessate da ingressione salina conseguente a scarsa portata fluviale.

Il ruolo del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione sulla crisi fluviale

I fattori climatici e antropici si intrecciano nell’aggravare le criticità dei sistemi idrici urbani. L’aumento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni regolari hanno reso sempre più comuni periodi di siccità alternati a eventi meteo estremi. L’urbanizzazione, con nuove costruzioni e infrastrutture, accentua questi effetti sostituendo aree filtranti con superfici impermeabili.
  • Minor capacità di trattenere l’acqua: terreni cementificati e urbanizzati riducono l’evaporazione e il rilascio graduale di acqua nei fiumi.
  • Aumento del deflusso superficiale: piogge intense generano onde improvvise di piena che i fiumi sotterranei non sono in grado di gestire.
  • Frammentazione degli habitat: dighe, sbarramenti e tombature interrompono la continuità ecologica e ostacolano la migrazione della fauna acquatica.

Le strategie e le azioni per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico

Molti esperti concordano sulla necessità di una gestione più consapevole e integrata dei sistemi idrici urbani. Tra le priorità individuate dalle istituzioni e dalla normativa nazionale ed europea, alcune strategie si stanno affermando:
  • Censimento e monitoraggio: l’inventario dei corsi d’acqua coperti, integrato da sistemi di monitoraggio in tempo reale, è la base per conoscere e prevenire situazioni di rischio. La raccolta omogenea e aggiornata dei dati è prevista anche dalla normativa UE, come il Regolamento sul ripristino della natura (art. 9/2024).
  • Riqualificazione dei tratti tombinati: dove possibile, si punta al recupero della naturalità dei fiumi attraverso la rimozione delle coperture o la creazione di corridoi ecologici, garantendo spazio alle piene e mitigando il rischio idraulico.
  • Gestione integrata dei bacini: la collaborazione tra amministrazioni comunali, autorità di bacino, ISPRA e comunità locali facilita soluzioni condivise e sostenibili. I Contratti di Fiume sono uno strumento efficace in questo senso.
  • Educazione e prevenzione: informare cittadini e studenti sui rischi e le buone pratiche aiuta a creare una cultura della prevenzione e della tutela ambientale.



Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...