Fiumi e torrenti scorrono nascosti sotto le nostre città, coperti da strati di cemento che ne hanno alterato il naturale equilibrio. Questi corsi d'acqua tombati rappresentano una minaccia crescente tra esondazioni, rischi idrogeologici ed effetti ambientali
La presenza di fiumi coperti da asfalto e cemento costituisce una delle sfide idrauliche più complesse. Questi corsi d’acqua, chiamati spesso “tombati” dagli addetti ai lavori, sono stati incanalati in condotti sotterranei nel corso dei decenni, trasformandosi da risorsa naturale a rischio latente sotto le stratificazioni dell’edilizia moderna. Si stima che nel Paese si contino circa 12.000 chilometri di corsi d’acqua tombati, di cui molti attraversano alcuni dei maggiori centri urbani.
Benché la loro presenza sia spesso ignorata dall’opinione pubblica, episodi ricorrenti di alluvioni improvvise pongono questi fiumi al centro dell’attenzione durante eventi meteorologici intensi. Ad esempio, in città come Livorno, Genova, Palermo o Bologna, le esondazioni che seguono forti piogge sono il risultato della compressione delle vie d’acqua in spazi angusti e sotterranei, incapaci di reggere flussi superiori alla norma. Le ragioni storiche di questa scelta tecnica affondano le radici nell’incremento dell’urbanizzazione, ma anche nelle esigenze igienico-sanitarie dei secoli scorsi.
Oggi questi sistemi idraulici nascosti costiuiscono gravi rischi in termini di dissesto idrogeologico e sicurezza pubblica. Il fenomeno è ampiamente diffuso nella penisola e interessa piccole città così come grandi metropoli, creando una rete sotterranea vulnerabile a fronte del mutamento climatico e del continuo consumo di suolo. La necessità di strategie di prevenzione, manutenzione e adattamento è ormai una priorità condivisa da autorità scientifiche, professionisti e istituzioni.
L’origine della tombatura dei corsi d’acqua ha motivazioni storiche e sanitarie. Nel XIX secolo, quando i centri abitati erano attraversati da fiumi utilizzati anche come recettori di scarichi urbani, il coprire i corsi d’acqua rispondeva a esigenze igieniche: evitare epidemie e cattivi odori dovuti all’inquinamento. Così, grazie ai primi interventi di ingegneria idraulica, si diede impulso al fenomeno delle prime “fogne bianche”, che non solo canalizzavano acque piovane, ma nascondevano interi torrenti sotto i centri storici.
Nel periodo tra gli anni ’50 e ’80 del Novecento, la motivazione predominante divenne urbanistica. Il boom edilizio e la forte domanda di nuovi spazi edificabili spinsero molte amministrazioni locali a “interrare” ulteriori rivi, ruscelli e torrenti. In molti casi, le aree di espansione naturale dei fiumi, le cosiddette casse d’espansione, furono sacrificate in favore dell’edilizia e delle infrastrutture.
Questa pratica, guidata dal concetto di contenere i corsi d’acqua e controllarne le piene, ha inciso profondamente sulla morfologia urbana. Le opere di tombinatura si sono spesso sovrapposte a preesistenti sistemi agricoli e paludosi, eliminando la capacità dei territori di assorbire, filtrare e regolare i flussi fluviali. Con il tempo, la consapevolezza dei limiti di questo approccio tecnico è cresciuta, portando a una progressiva revisione dei criteri di gestione e pianificazione idraulica.
La distribuzione dei corsi d’acqua tombinati non è omogenea sul territorio nazionale: alcune regioni registrano una densità maggiore, a conferma delle differenze storiche, urbanistiche e climatiche. I casi più emblematici coinvolgono città metropolitane e aree densamente popolate. La quantità di corsi d’acqua interessa l’intera penisola e comprende non solo fiumi principali, ma anche numerosi affluenti e rivi minori.
| Regione/Città | Fiumi e torrenti tombati/cementificati noti |
| Lombardia | Olona, Seveso, Lambro |
| Veneto | Bacchiglione, Retrone |
| Liguria | Bisagno, Fereggiano, Sturla |
| Emilia-Romagna | Taro, Parma, Ravone, Aposa, Reno |
| Toscana | Carrione, Bocchetta, Ricortola, Serchio, Rio Ardenza, Rio Maggiore, torrenti a Firenze |
| Marche | Misa, Giano |
| Campania | Rio Tollore, Simeto (Napoli), Mercatello, Grancano, Sarno |
| Calabria | Esaro, Beltrame, Valanidi, Fiumara Annunziata |
| Sicilia | Torrenti a Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Kemonia e Papireto (Palermo) |
| Sardegna | Rio Nou (Cagliari), Rio Siligheddu e Gadduresu (Olbia) |
Le situazioni più delicate si riscontrano nelle regioni meridionali, soprattutto là dove le opere di tombatura sono state realizzate con criteri costruttivi meno rigorosi. In tutte le grandi città, questi canali sono spesso collegati a reti fognarie e infrastrutture stradali, il che rende la manutenzione e il controllo ancora più complessi.
Secondo le autorità ambientali, in molti casi manca una mappatura aggiornata e precisa dei tracciati tombinati, circostanza che ostacola la programmazione preventiva degli interventi e aggrava l’esposizione al rischio idrogeologico. Solo poche regioni, come la Sardegna, dispongono attualmente di un repertorio ufficiale e aggiornato dei canali coperti, a conferma della necessità di investire in monitoraggio e censimenti.
Le esondazioni ricorrenti sono la manifestazione più eclatante della vulnerabilità delle reti fluviali sotterranee. L’impermeabilizzazione dei suoli, ovvero la copertura con cemento e asfalto, impedisce l’assorbimento delle precipitazioni, convogliando l’acqua piovana verso un numero limitato di vie di deflusso: le fognature e i fiumi tombinati. Questi canali sotterranei, spesso più stretti rispetto agli alvei naturali, non riescono a sostenere un rapido aumento delle portate in occasione di piogge abbondanti, con il risultato che l’acqua trabocca e invade le superfici urbane.
L’incapsulamento dei corsi d’acqua determina gravi conseguenze ambientali e sociali. Dal punto di vista ecologico, la perdita degli habitat fluviali comporta l’estinzione di interi ecosistemi, eliminando la biodiversità tipica di rive, zone umide e microhabitat. La capacità dei territori di regolare le portate idriche e di limitare l’energia delle piene viene notevolmente compromessa, aumentando così sia il rischio di dissesto che quello di erosione diffusa.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...