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Cosa c'è dietro e rischi dei carciofi egiziani che diventano romani, il sugo italiano che diventa cinese e tanti altri alimenti

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

La globalizzazione alimentare porta sulle nostre tavole prodotti da ogni parte del mondo, ma dietro i carciofi 'romani' egiziani o il sugo italiano prodotto in Cina si celano rischi, criticità nei controlli e nuove minacce per sicurezza e qualità.

L'integrazione internazionale dei mercati e delle catene di produzione alimentare sta cambiando profondamente il panorama delle tavole italiane. L'abbondanza di prodotti provenienti da ogni parte del mondo arricchisce la scelta dei consumatori, ma introduce nuove e meno visibili insidie. Molti cibi che si presentano con etichette locali, infatti, sono frutto di percorsi complessi che varcano più confini, tra normative differenti e condizioni di produzione eterogenee. Il fenomeno riguarda non solo articoli esotici, ma anche alimenti tipici della tradizione nazionale, la cui filiera può prevedere passaggi chiave all’estero: un carciofo coltivato in Egitto può arrivare lavorato nei mercati laziali come “romano”, un sugo “italiano” può subire lavorazione o provenienza cinese.

Sotto la superficie della globalizzazione alimentare si celano rischi aggiuntivi in termini di sicurezza, qualità e trasparenza. Le regole di produzione, i controlli sanitari, la sostenibilità ambientale e i costi variano tra Paesi, esponendo la filiera a vulnerabilità che sfuggono al consumatore. Lo dimostrano i più recenti episodi di richiami di lotti contaminati, aumenti di notifiche nel sistema di allerta europeo e l’aumento delle irregolarità individuate nelle ispezioni. Emerge con forza la necessità di interrogarsi sulla reale provenienza degli alimenti, sulla capacità di drenare le minacce con controlli adeguati e sugli strumenti per difendere salute dei cittadini e reputazione del food italiano.

L’aumento dei controlli: dati e strategie per la sicurezza alimentare in Italia

Negli ultimi cinque anni il sistema di vigilanza sugli alimenti in Italia ha compiuto significativi progressi in termini di copertura, efficacia e cooperazione tra le autorità. Fra il 2021 e il 2025 i controlli nel settore agroalimentare sono aumentati del 25,7%, superando abbondantemente i 315.000 interventi annuali. Questo risultato è frutto di una strategia fondata su analisi del rischio condivise, banche dati integrate e azioni congiunte tra enti come ICQRF, Carabinieri, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, AGEA e Polizia di Stato.

Le attività congiunte, quasi raddoppiate tra il 2023 e il 2025, dimostrano una crescente capacità di concentrare gli sforzi nei “punti caldi” della filiera. Gli esiti positivi alle ispezioni sono passati dal 50% al 70%, e, con una selezione preventiva più precisa degli obiettivi, è aumentata l’identificazione di irregolarità e frodi: solo nel settore oleario, vitivinicolo e lattiero-caseario nel 2025 sono state sequestrate circa 1.000 tonnellate di alimenti.

Tra le iniziative più rilevanti, il Registro Unico dei Controlli Ispettivi (RUCI) ha permesso di evitare verifiche ridondanti e ha ottimizzato la trasparenza tra enti. L’inserimento nel sistema è cresciuto oltre il 300% nell’ultimo quinquennio. Parallelamente, il Piano Nazionale Residui (PNR) coordina i controlli su residui chimici, medicinali veterinari e additivi, segnalando irregolarità in meno dello 0,1% dei campioni, inferiori alla media europea ma con tendenza a una maggiore attenzione a campioni su sospetto, che hanno registrato percentuali di non conformità superiori al 4%.

Un’attenzione crescente riguarda i prodotti in importazione: campagne rafforzate sono previste per ortofrutta, olio, lattiero-caseario, conserve di pomodoro e cereali, con particolare monitoraggio su carni, miele, uova e pesce da Paesi extra-UE. I controlli ai porti e ai posti di frontiera sono stati intensificati sia dal punto di vista documentale che analitico, specialmente per le partite considerate “a rischio” e sulla base di precedenti non conformità. Più di 28.000 controlli all’importazione nel solo 2024 hanno portato al sequestro di milioni di articoli non conformi.

L'uso coordinato di banche dati digitali, strumenti di analisi predittiva e piani di formazione per gli operatori delle dogane e delle aziende, rinsalda la difesa della sicurezza alimentare. Tuttavia, la percentuale di prodotti alimentari fisicamente controllata resta modesta (intorno al 3%), evidenziando margini di miglioramento rispetto al volume totale di merci in ingresso.

I prodotti importati tra norme, controlli e rischi: il caso dei carciofi egiziani e del sugo italiano prodotto in Cina

Il processo di importazione e lavorazione degli alimenti, pur sottoposto a regole europee uniformi, presenta aree di vulnerabilità dovute alla complessità delle filiere. Il caso dei carciofi lavorati in Egitto e destinati ai mercati come prodotto tipico locale, così come la produzione di conserve o sughi italiani in stabilimenti cinesi, esemplifica bene il fenomeno delle delocalizzazioni “invisibili” al consumatore. Secondo le normative europee, un prodotto può acquisire la nazionalità del luogo in cui è stato effettuato l’ultimo “cambio sostanziale”, dando luogo al cosiddetto “Made in Italy” di ritorno anche su ingredienti di provenienza extra-UE.

Le attività di controllo ai posti di frontiera prevedono:

  • la verifica documentale del 100% delle partite,
  • campionamenti su base rischio per ispezioni fisiche e analisi di laboratorio,
  • frequenze di controllo fissate secondo criteri di stagionalità, precedenti irregolarità e particolari allarmi internazionali.
Tuttavia, l’effettività della tracciabilità può subire interruzioni in caso di triangolazione commerciale o lavorazioni multiple. Studi e audit segnalano come solo una minima parte dei carichi sia sottoposta a controlli reali, mentre la maggioranza ottiene il via libera sulla base dei documenti presentati.

Le importazioni di prodotti come carciofi, pomodori trasformati, riso e miele da Paesi a standard sanitari inferiori a quelli italiani pongono rischi aggiuntivi: possono essere usati fitosanitari vietati in Europa o pratiche agricole non ammesse. Nella lavorazione dei sughi, ad esempio, la materia prima può venire trattata, conservata e spedita in container refrigerati per lunghi tragitti, con conseguenti potenziali alterazioni della qualità organolettica e rischi di contaminazioni chimiche e microbiologiche.

La circolazione internazionale delle merci, infine, si accompagna a casi di difficoltà nell'adottare misure di richiamo tempestivo in caso di contaminazione riscontrata a valle della distribuzione, dato che la partita può già essere presente sul mercato in diversi Paesi.

Le falle dei sistemi di controllo europeo e il principio di reciprocità mancante

Nonostante l’impianto normativo comunitario (Regolamento UE 2017/625 e successive integrazioni) miri all’armonizzazione dei controlli, la responsabilità dell’implementazione resta in capo agli Stati membri. Questo genera differenze operative significative: solo una quota molto ridotta (stimata intorno al 3%) delle merci importate nei porti principali come Rotterdam è effettivamente ispezionata a livello fisico o analitico.

La mancanza di principio di reciprocità nelle regole commerciali – denuncia costantemente il settore agricolo nazionale – favorisce l’ingresso di alimenti prodotti con pratiche vietate a livello europeo: uso di sostanze chimiche, antibiotici in allevamento, pesticidi banditi. Gli accordi commerciali con aree come il Mercosur permettono l’accesso semplificato a prodotti che non rispettano i parametri europei, subendo solo controlli a campione o documentali.

È stato più volte evidenziato che:

  • Il 90% delle merci extra-UE entra in Europa attraverso pochi grandi porti, dove le verifiche sono soprattutto cartacee.
  • I meccanismi di allerta e richiamo sono rallentati dalla complessità della filiera e dalla necessità di cooperazione internazionale.
  • Le aziende agricole locali lamentano una concorrenza sleale sia sul prezzo sia sul rispetto di standard ambientali e sanitari.
La mancanza di controlli uniformi e il ricorso a deroghe temporanee agli standard stricter aprono spazi di rischio, come ribadito anche nelle relazioni di audit dell’Ue e nelle denunce delle associazioni di categoria: su alcune filiere (soia, mais, miele, carni, riso) le sostanze irregolari o non ammesse sono state documentate in lotti importati. Si aggiungono i limiti nei controlli sulle sementi e mangimi, ritenuti meno affidabili rispetto a quanto avviene sugli alimenti destinati direttamente al consumo.

Frodi alimentari, “italian sounding” e tracciabilità: tutelare la qualità e la salute dei consumatori

Una delle minacce più insidiose nella filiera alimentare internazionale è rappresentata da falsificazioni e usurpazioni di identità geografica e qualitativa. Il fenomeno dell’“italian sounding” produce una fitta presenza di prodotti che si presentano come italiani all’estero, ma in realtà sono imitazioni realizzate da aziende di altri Paesi e spesso prive degli standard di qualità tipici del Made in Italy.

Questo fenomeno è favorito dalla normativa doganale secondo la quale un alimento lavorato in Italia può portare il marchio nazionale anche se gli ingredienti principali provengono da fuori Europa. Le associazioni di settore stimano che oltre 2,7 miliardi di chili di formaggi a “sonorità italiana” siano venduti ogni anno negli Usa, un mercato che replica nomi (come Parmesan o Provolone) con prodotti di qualità inferiore e senza i requisiti tipici delle DOP italiane.

I sistemi di tracciabilità digitale rappresentano la risposta più avanzata: la filiera è ricostruita dai campi agli scaffali, ma la tracciabilità reale resta lacunosa ove transitano grandi piattaforme logistiche internazionali o mancano accordi bilaterali stringenti. Le campagne ispettive e le indagini su frodi alimentari italiane nel 2024 hanno portato a:

  • oltre 6.000 sanzioni amministrative e 13 milioni di kg di prodotti sequestrati,
  • una crescita del 30% nelle segnalazioni per pratiche commerciali sleali e condizioni contrattuali a svantaggio dei produttori nazionali.
La difesa della qualità si intreccia a quella della salute dei consumatori: la trasparenza sull’origine, l’etichettatura corretta e l’accessibilità dei dati di filiera restano strumenti essenziali sia per la tutela della concorrenza leale sia per l’effettiva sicurezza gastronomica.

Contaminazioni, ritiri e responsabilità: rischi per aziende e consumatori

Gli ultimi anni hanno registrato un aumento dei richiami di prodotti alimentari, legati a contaminazioni chimiche, biologiche o fisiche. Le principali cause riguardano la presenza di residui tossici (aflatossine, pesticidi vietati, antibiotici), contaminazioni batteriche (salmonella, listeria, E. coli) e corpi estranei (frammenti di vetro o plastica). Gli alimenti maggiormente interessati sono carni, uova, latte e derivati, pesce e prodotti ortofrutticoli pronti al consumo.

Secondo i dati del sistema RASFF europeo, nel solo mese di ottobre 2025 sono stati diramati 531 allerte, il 60% relative a prodotti importati extra-UE. I ritiri coinvolgono sia grandi industrie sia piccole aziende, con costi economici diretti e indiretti elevati – una campagna di richiamo “significativa” può pesare per 8-10 milioni di euro, tra perdita di fatturato, danno reputazionale e spese legali. Le polizze assicurative diventano così strumenti imprescindibili anche per la protezione della leadership aziendale in caso di difetti riscontrati a valle della distribuzione.

I rischi per la salute sono particolarmente elevati per le fasce vulnerabili: bambini e soggetti immunocompromessi possono subire danni neurologici, difetti congeniti o esiti gravi. A livello legale, gli amministratori d’azienda sono soggetti a responsabilità non solo civili, ma anche, in caso di negligenza, penali. Gli enti regolatori raccomandano audit costanti e l’immediato tracciamento delle filiere nei casi di richiamo, per ridurre i tempi di messa in sicurezza e ristabilire la fiducia del consumatore.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...