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Cosa c' dietro la grande crescita delle aziende con capitali russi in Italia negli ultimi mesi e alcune stranezze

di Marcello Tansini pubblicato il
aziende con capitali russi raddoppiate u

Negli ultimi mesi lItalia ha visto una crescita insolita delle aziende con capitali russi: tra dati sorprendenti, nuove normative UE, rischi per la sicurezza e risposte istituzionali, si delineano scenari complessi e poco trasparenti.

Un fenomeno inatteso e opaco ha caratterizzato gli ultimi mesi nel panorama imprenditoriale italiano: la crescita quasi raddoppiata delle società riconducibili a capitali russi. In aperto contrasto con le tendenze registrate nel resto d’Europa, dove la presenza di imprese a partecipazione russa è stabile o in calo, il caso italiano suscita domande su origini, dinamiche e conseguenze. Questo incremento «anomalo» – così definito dagli analisti – pone l’Italia sotto la lente degli operatori finanziari e delle autorità di controllo europee e internazionali. Il dato suscita l’interesse non solo per la rapidità della crescita, ma anche per la sua concentrazione in settori strategici e l’impatto potenziale su trasparenza e sicurezza economica.

Le cifre della crescita: dati, settori coinvolti e confronto europeo

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Moody’s, il numero di società italiane controllate da investitori russi è salito da 2.564 a 4.497 in soli sei mesi, registrando un aumento del 75%. Questo boom ha visto coinvolti quasi 2.000 soggetti in più, una progressione che non trova eguali negli altri Stati UE soggetti alle stesse sanzioni finanziarie.

Una sintesi dei principali numeri emersi:

  • Numero di società a controllo russo in Italia: 4.497 (cresciuto da 2.564 in sei mesi)
  • Giro d’affari complessivo: circa 2,5 miliardi di euro annui
  • Confronto con altri Paesi: Francia (inferiore a 400 aziende, giro d’affari circa 250 milioni); Germania: in calo e ora dietro l’Italia
La distribuzione settoriale mostra la presenza prevalente di queste imprese nei comparti commercio, manifatturiero, servizi professionali, costruzioni, turismo, accoglienza e immobiliare. Non mancano però presenze anche in settori finanziari e assicurativi, considerati particolarmente sensibili. Questo quadro rende evidente l’eccezionalità del caso italiano rispetto al contesto europeo, dove spiccano solo Bulgaria e Repubblica Ceca per numeri, con radici storiche diverse nel rapporto con Mosca.
Stato Variazione ultimi 6 mesi Numero imprese a controllo russo
Italia +75% 4.497
Francia -6% <400
Germania -2%  
Bulgaria n.d. maggiore
Rep. Ceca n.d. maggiore

Peculiare anche la dimensione media delle nuove società fondate o acquisite, spesso con fatturati dichiarati bassi, ma con una somma complessiva significativa a livello nazionale.

Le nuove normative UE, i controlli su capitali e azionisti russi

L’incremento italiano emerge in concomitanza con l’adozione del dodicesimo pacchetto di sanzioni UE a dicembre 2023, centrato sull’articolo 5R del regolamento 833/2014. Le regole dispongono l’obbligo di rendicontazione semestrale per tutte le imprese con azionisti russi al 40% o oltre del capitale sociale, puntando a:

  • Tracciare i flussi finanziari potenzialmente usati per aggirare il regime sanzionatorio
  • Monitorare i movimenti di capitale verso l’esterno
  • Consentire maggiore trasparenza alle autorità nazionali e UE
La raccolta e verifica dei dati sulle partecipazioni viene affidata ad agenzie come Moody’s, che forniscono informazioni a governi, istituzioni e soggetti obbligati. La nuova regolamentazione risponde all’esigenza di limitare la capacità di Mosca di finanziare le proprie attività mediante canali europei, anche attraverso l’individuazione e la segnalazione di beneficiari effettivi rimasti finora nell’ombra.

L’introduzione del sistema di comunicazione semestrale sta quindi emergendo come un banco di prova essenziale per la tenuta e l’efficacia del quadro sanzionatorio europeo.

Le anomalie italiane: motivazioni e possibili spiegazioni dell'aumento

La spiccata disomogeneità italiana rispetta trend e regolamentazioni europee genera perplessità. Diverse sono le spiegazioni proposte dagli osservatori:

  • Rafforzamento delle attività di controllo: L’obbligo di rendicontazione potrebbe aver portato alla emersione di società precedentemente non dichiarate, piuttosto che un reale afflusso di nuovi capitali o investimenti.
  • Settori target: Turismo, immobiliari e accoglienza rappresentano settori facilmente accessibili anche con capitali modesti e attrattivi per programmi di residenza e riciclaggio.
  • Possibile ricollocamento interno UE: Parte delle nuove imprese potrebbero essere nate da trasferimenti interni fra Paesi membri, con investitori russi che hanno spostato la titolarità delle società verso l’Italia per motivi regolatori, fiscali o di minor pressione mediatica.
  • Dinamicità del tessuto imprenditoriale nazionale: L’ecosistema italiano, specie nelle PMI e nei servizi, presenta maglie relativamente ampie e spazio per nuove registrazioni rispetto ad altri grandi Paesi come Francia o Germania.
  • Intermediazione professionale: Una rete di consulenti, notai, avvocati e commercialisti potrebbe aver facilitato la creazione/ristrutturazione delle società, sfruttando i cambiamenti normativi e individuando opportunità per investitori extra-UE.
Sul fronte delle motivazioni, l’opacità sui flussi finanziari rimane elevata. Le nuove regole UE dovrebbero rendere più tracciabile l’origine dei capitali, ma persistono limiti oggettivi: la stessa Banca Centrale Russa vieta esplicitamente la libera uscita di soldi dal Paese. Ciò alimenta i sospetti su triangolazioni e canali indiretti, compresa la possibilità che utilizzi di prestanome europei mascherino la vera origine dei capitali.

Sicurezza, rischi di aggiramento sanzioni e allarmi internazionali

La velocità dell’espansione in Italia rappresenta un rischio percepito sia dalle istituzioni UE, sia dall’Ofac, l’autorità americana responsabile delle sanzioni internazionali. In particolare:

  • Potenziali vie di aggiramento delle restrizioni imposte a Mosca, attraverso società di facciata o spostamenti di titolarità effettiva
  • Possibilità di finanziare attività contrarie agli interessi di sicurezza collettiva, anche grazie al trasferimento di profitti e utili fuori dal controllo diretto degli organi di vigilanza
  • Incremento dei rischi di riciclaggio, soprattutto in settori come immobiliare, consulenza o accoglienza, storicamente esposti a operazioni poco trasparenti
A queste preoccupazioni si aggiungono allarmi sul piano internazionale, dato che il fenomeno in Italia è ritenuto “eccezionale” anche nell’ambito della collaborazione tra partner occidentali. La crescita delle aziende a partecipazione russa in Italia potrebbe, secondo alcune interpretazioni, minare l’efficacia delle sanzioni coordinate e indebolire il messaggio politico che l’Unione e i partner G7 intendono trasmettere verso Mosca.

Le reazioni istituzionali: vigilanza antiriciclaggio e risposte europee

L’aumento registrato ha rafforzato l’attenzione delle autorità nazionali ed europee. L’Italia dispone di un sistema antiriciclaggio tra i più avanzati in Europa, con una vigilanza pronta ad affrontare questioni di trasparenza e legittimità dei capitali. La Banca d’Italia, l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) e la Guardia di Finanza rivestono un ruolo chiave nel segnalare e investigare operazioni sospette.

A livello europeo, la collaborazione tra la Commissione, l’European Banking Authority (EBA) e le autorità nazionali si è intensificata con l’introduzione di strumenti di monitoraggio congiunto e banche dati condivise. Bruxelles ha sollecitato, grazie anche alla nuova disciplina, controlli mirati e un costante scambio informativo sul caso italiano, per prevenire il rischio di “effetto sistema” che potrebbe essere sfruttato da altri attori statali sottoposti a restrizioni.

Tra trasparenza e zone d’ombra: prospettive per l’Italia e per l’Europa

Il futuro prossimo vede il sistema italiano confrontarsi con un doppio paradigma: da un lato, la necessità di mantenere l’attrattività e la dinamicità economica; dall’altro, l’urgenza di assicurare integrità e sicurezza finanziaria in un contesto geopolitico teso e in rapido mutamento.

I protagonisti della risposta saranno:

  • Regolamentatori nazionali, chiamati a rafforzare i processi di due diligence, la verifica dei beneficial owner, e i controlli su flussi sospetti, anche tramite l’applicazione rigorosa delle norme UE
  • Imprese e professionisti, ai quali spetta il compito di promuovere una cultura della trasparenza, segnalando operazioni non in linea con la normativa
  • Organi di controllo europei, per evitare che le differenze tra i singoli Stati generino “porte girevoli” per capitali opachi
Il percorso verso una maggiore trasparenza resta tuttavia irto di ostacoli. L’area grigia tra legittimità formale delle operazioni e reale tracciabilità dei fondi comporta la necessità di un approccio integrato e multilivello. Per l’Italia, che si colloca ora tra i principali Paesi UE come attrattività per investimenti russi, si tratta di sostenere, anche agli occhi degli altri partner UE, una posizione di affidabilità e rigore. Gli equilibri tra crescita delle imprese e salvaguardia degli standard europei definiranno le traiettorie economiche e normative dei prossimi mesi.