Bruxelles mette sotto pressione uno dei più grandi giganti tecnologici mondiali, accusando Meta di avere progettato Facebook e Instagram in modo da indurre comportamenti compulsivi negli utenti. La Commissione europea rileva da mesi come alcune caratteristiche, dallo scroll infinito all'autoplay dei video, fino alle notifiche push e agli algoritmi di raccomandazione personalizzata, possano agire aumentando il tempo trascorso sulle piattaforme, innescando una dinamica di dipendenza digitale soprattutto tra minori e soggetti vulnerabili.
Il quadro si complica se si guarda agli Stati Uniti, dove un importante verdetto della Corte Superiore di Los Angeles del marzo 2026 ha già riconosciuto gravi responsabilità nei confronti di Meta, sottolineando i rischi associati all'utilizzo prolungato dei social network tra i più giovani. È un precedente pesante per la partita europea, che rende ancora più pressante la domanda su quali siano i rischi concreti in Italia, sia per Meta che per gli utenti locali.
Cosa contesta la Commissione europea a Meta
Secondo le conclusioni preliminari dell'indagine avviata a maggio 2024 dalla Commissione europea, le piattaforme Facebook e Instagram sono state sviluppate con un design in grado di generare forme di dipendenza comportamentale. Questo giudizio si basa su diversi elementi:
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Scorrimento infinito (infinite scroll): consente la visualizzazione continua di nuovi contenuti, riducendo drasticamente le interruzioni e aumentando la permanenza online.
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Autoplay dei video e dei reel: i contenuti si susseguono automaticamente, eliminando il controllo attivo dell'utente sulla fruizione.
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Notifiche push personalizzate: pensate per riportare l'attenzione verso l'app, stimolando il ritorno frequente anche in assenza di una reale esigenza.
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Algoritmi di raccomandazione altamente personalizzati: suggeriscono in continuazione contenuti vicini agli interessi rilevati, sfruttando la cosiddetta tana del coniglio per esporre l'utente a flussi ininterrotti e tematicamente omogenei.
Bruxelles
contesta a Meta di non aver adottato misure sufficienti per mitigare i rischi derivanti dalla progettazione di queste funzionalità, soprattutto in relazione alla salute fisica e mentale degli utenti più fragili. Particolare attenzione viene posta:
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sull'uso notturno tra i minori;
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sul potenziale impatto di storie e reel, che si prestano a un'assunzione continua di contenuti, spesso difficilmente controllabile;
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sull'efficacia solo parziale delle misure di parental control già adottate, che risultano troppo complesse per molti genitori.
La Commissione ritiene che, puntando alla massimizzazione del coinvolgimento, Meta abbia trascurato gli obblighi previsti dal Digital Services Act, tra cui la valutazione e la limitazione dei rischi sistemici per utenti vulnerabili.
Il precedente giudiziario americano che pesa sul caso europeo
La sentenza della Corte Superiore di Los Angeles del marzo 2026 rappresenta un riferimento significativo anche per il continente europeo. Negli USA, dopo un procedimento iniziato su impulso di famiglie, associazioni e procuratori generali di diversi Stati, i giudici hanno condannato Meta e altri colossi come Google per non aver arginato i rischi di dipendenza provocati dalle loro piattaforme tra i minori. Sono oltre 2.400 le cause ancora pendenti, a riprova di un fenomeno considerato ormai prioritario nella tutela della salute pubblica.
La decisione americana si basa su testimonianze di esperti, analisi di dati clinici e valutazioni riguardo:
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l'aumento di casi di ansia e depressione correlati all'uso intensivo dei social;
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l'impatto negativo del consumo ripetuto di contenuti personalizzati, spesso di taglio sensazionalistico o incentrati su immagini corporee irrealistiche.
L'esito statunitense, già ampiamente riportato dai media europei, fornisce un precedente giurisprudenziale che potrebbe orientare anche la posizione delle istituzioni UE nelle prossime fasi procedurali. L'esistenza di un verdetto così severo indebolisce la linea difensiva di Meta nel Vecchio Continente e aumenta la pressione sulle autorità per adottare misure altrettanto incisive.
La sanzione possibile e le richieste della Commissione UE
Le conseguenze per Meta potrebbero essere tra le più gravi mai registrate nello scenario delle multe antitrust e regolatorie digitali. Se le conclusioni preliminari della Commissione saranno confermate, la società potrà essere colpita da una sanzione fino al 6% del fatturato annuo mondiale: una cifra che, considerati gli oltre 200 miliardi di dollari di ricavi, potrebbe superare i 12 miliardi di dollari.
L'importo della multa non è però l'unica preoccupazione per l'azienda americana. La Commissione UE, infatti, avanza richieste precise sul design stesso delle piattaforme:
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Disattivazione predefinita delle funzioni di scrolling infinito e autoplay, per restituire all'utente un maggiore controllo sulla navigazione e il termine della fruizione.
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Introduzione di pause efficaci, cioè interruzioni reali e tangibili durante l'uso prolungato, soprattutto per i minori.
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Revisione degli algoritmi di raccomandazione, affinché non siano più orientati esclusivamente all'aumento del tempo online ma tengano conto del benessere psicofisico dell'utente.
Tra le possibili conseguenze, Meta potrebbe essere obbligata, in caso di accertata violazione del Digital Services Act, a
ripensare alcune delle caratteristiche più iconiche e redditizie delle sue piattaforme, modificando profondamente il comportamento di Facebook e Instagram per tutti gli utenti europei, Italia inclusa.
La prima class action europea e il ruolo dell'Italia
L'Italia è tra i Paesi che più attivamente stanno portando avanti iniziative legali contro le Big Tech. Nel capoluogo lombardo si è già aperto presso il tribunale civile il primo procedimento di class action europea, rivolto sia contro Meta che contro TikTok, a nome di utenti minorenni e delle loro famiglie.
L'azione, sostenuta da associazioni di tutela dei diritti digitali e dei consumatori, mira a ottenere il riconoscimento di danni materiali e morali subiti in conseguenza a comportamenti compulsivi indotti dalle piattaforme. Si sottolineano elementi quali:
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l'impossibilità per i minori di autolimitare l'uso di scroll e autoplay;
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la scarsa efficacia delle soluzioni di parental control;
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le ripercussioni sulla salute mentale e psicofisica nella fascia evolutiva adolescenziale.
L'Italia, anche grazie a queste iniziative, si pone come laboratorio europeo nella definizione di nuovi standard di responsabilità legale per i gestori delle piattaforme social, anticipando possibili risoluzioni a livello UE.
Le altre indagini aperte contro Meta e il contesto normativo
L'attacco normativo a Meta va ben oltre il tema della dipendenza da design: negli ultimi mesi, le istituzioni UE hanno avviato diversi procedimenti paralleli contro la società statunitense. Tra i più rilevanti:
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la verifica dell'età minima d'accesso, culminata nell'accertamento di violazioni in merito all'iscrizione di under 13 a Instagram e Facebook;
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l'indagine sugli effetti della cosiddetta rabbit hole o tana del coniglio algoritmica, ovvero la propensione dei sistemi di raccomandazione a spingere i giovani verso contenuti potenzialmente dannosi (corpi irrealistici, violenza, temi sensibili);
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un'istruttoria parallela su TikTok e sulle possibili analogie nel design che promuove l'ingaggio patologico.
Tutti questi procedimenti si basano sulle disposizioni del
Digital Services Act, la nuova cornice giuridica europea per la responsabilità dei grandi servizi digitali che impone obblighi di mitigazione dei rischi sistemici, salvaguardia della salute pubblica e trasparenza verso gli utenti.
La difesa di Meta e i prossimi passaggi della procedura UE
Di fronte a queste accuse, la risposta di Meta non si è fatta attendere. L'azienda ribadisce di aver introdotto, negli ultimi anni, più di 50 strumenti di protezione dei minori: tra questi ci sono gli account specifici per teenager e i limiti temporali di uso giornaliero, fino alla possibilità per i genitori di bloccare l'accesso durante la notte.
Tuttavia, secondo la Commissione, le misure proposte risultano facilmente aggirabili dagli utenti più esperti e troppo complesse per la maggioranza delle famiglie. Nella fase prossima della procedura, Meta potrà:
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accedere all'intero fascicolo istruttorio raccolto dal team UE;
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presentare una memoria difensiva scritta entro i termini stabiliti;
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partecipare a un'udienza per discutere le proprie ragioni davanti agli organi incaricati, tra cui lo European Board for Digital Services (EBSD).
Il procedimento proseguirà quindi con ulteriori approfondimenti tecnici e audizioni, fino a una
decisione definitiva che potrebbe arrivare entro la fine dell'anno. Qualora venissero confermate le conclusioni della Commissione, le ricadute per Meta potrebbero estendere il proprio effetto a tutto l'ecosistema dei social europei.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni.
In modo particolar...