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Costi nascosti investimenti: i rendiconti sono sempre più difficili da leggere nonostante Mifid 2 e semplificazioni

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Nonostante la normativa Mifid 2 e i tentativi di semplificare l'informativa, i rendiconti sui costi degli investimenti restano spesso complessi e ambigui. Costi nascosti e limiti della trasparenza

L'indagine condotta da Moneyfarm, giunta alla terza edizione e realizzata su un campione di 800 clienti già abituati a investire tramite più intermediari, mette in luce una situazione a tratti paradossale: a otto anni dall'attuazione della direttiva Mifid2, solo il 34% degli investitori considera il Rendiconto costi e oneri chiaro ed esaustivo. L'analisi evidenzia come, nonostante il crescente interesse per i costi degli investimenti, ritenuti estremamente rilevanti dal 97% degli intervistati, soltanto il 39% ha un'idea precisa di quanto paga effettivamente. Questa discrepanza sottolinea un paradosso della trasparenza: non basta che l'informazione esista, occorre anche che sia comprensibile. La maggior parte degli investitori, infatti, pur sapendo dell'esistenza del rendiconto ex post, fatica a leggerlo, reperirlo o ricavarne dati utili per le proprie decisioni.

Fra le principali difficoltà emergono la lettura dell'impatto dei costi sul rendimento finale (47%) e la comprensione delle singole voci di spesa (27%). Il rendiconto annuale obbligatorio, previsto dalla normativa europea e consegnato entro il 30 aprile di ogni anno, si rivela così uno strumento ancora poco efficace nel promuovere una reale consapevolezza.

L'indagine Moneyfarm mostra inoltre una correlazione tra conoscenza degli strumenti informativi e percezione del valore del servizio ricevuto. Gli investitori che conoscono e comprendono il rendiconto valutano positivamente anche il rapporto qualità/prezzo della consulenza, mentre chi ha consapevolezza solo vaga tende a sottostimare fortemente la componente relativa ai costi di distribuzione, mal interpretando la reale suddivisione tra oneri di prodotto e di servizio.

Rendiconto Costi e Oneri MiFID II: cos'è, obblighi e finalità

La direttiva MiFID II, in vigore dal 2018, ha cambiato profondamente l'approccio alla trasparenza nel settore degli investimenti, imponendo a banche e altri intermediari l'obbligo di consegnare annualmente il Rendiconto Costi e Oneri agli investitori.

La ratio normativa si basa sull'esigenza di fornire un quadro dettagliato, corretto e accessibile di tutti i costi sostenuti nell'anno precedente, permettendo così di valutare con consapevolezza l'efficienza dei servizi e la loro convenienza rispetto alle alternative di mercato. Il rendiconto, predisposto secondo l'articolo 50 e 60–62 del Regolamento Delegato UE 2017/565 e recepito in Italia dal D. Lgs 129/2017, si applica a chiunque detenga strumenti finanziari tramite un intermediario, sia cliente retail che professionale. Per essere conforme, questo documento deve:

  • Specificare tutti i costi sostenuti dall'investitore: oneri di gestione, consulenza, transazione, distribuzione, spese amministrative, imposte e incentivi ricevuti da terze parti;
  • Fornire importi sia in valore assoluto, sia in percentuale sul patrimonio medio oggetto di investimento;
  • Essere consegnato entro il 30 aprile dell'anno successivo;
  • Migliorare la comparabilità tra le proposte dei diversi intermediari;
  • Permettere una fotografia dell'impatto cumulato dei costi sulla performance finale determinando il rendimento netto rispetto a quello lordo;
  • Dare evidenza agli eventuali incentivi e retrocessioni che impattano sulla trasparenza e possono generare conflitti d'interesse.
L'obiettivo della MiFID II è duplice: rafforzare la protezione dell'investitore, sostenere la concorrenza fra operatori e, soprattutto, abilitare l'investitore a prendere decisioni realmente informate. Tuttavia, assenza di standardizzazione, complessità lessicale e disparità di accessibilità del documento rimangono nodi irrisolti che ancora ostacolano il pieno raggiungimento dei fini normativi dichiarati.

Perché i rendiconti sono difficili da leggere

Nonostante la normativa, il documento di rendicontazione resta di difficile accessibilità e interpretazione per la maggior parte dei risparmiatori. Le principali criticità identificate nell'indagine Moneyfarm e nella prassi operativa italiana riguardano:

  • Mancanza di un modello unico: ogni intermediario utilizza layout e terminologie differenti, rendendo arduo il confronto tra documenti di istituti diversi ma anche tra anni diversi all'interno della stessa banca;
  • Segnalazione inadeguata: il rendiconto viene spesso caricato in aree riservate dell'home banking, senza notifiche o comunicazioni esplicite al cliente. Solo il 39,5% degli investitori dichiara di riuscire a reperirlo facilmente;
  • Aggregazione eccessiva delle voci di spesa: molti documenti si limitano a valori percentuali e assoluti, senza dettaglio sui singoli strumenti o costi nascosti (es. retrocessioni, oneri impliciti nei prodotti strutturati, polizze o fondi di fondi);
  • Difficoltà nel riconoscere l'impatto sul rendimento: quasi la metà degli intervistati segnala difficoltà nel leggere il vero impatto dei costi, conseguenza diretta sia della complessità del prospetto sia della scarsa trasparenza nei rapporti banca–cliente;
  • Mancanza di indicazione chiara circa la possibilità di richiedere il rendiconto analitico dettagliato, diritto esplicitamente previsto ma raramente promosso dalle banche.
Questa eterogeneità dei modelli limita pesantemente la funzione informativa e comparativa che il legislatore europeo voleva garantire, alimentando una percezione di scarsa trasparenza ed esclusione, e rendendo di fatto il rendiconto un adempimento formale più che uno strumento operativo nelle mani di chi investe.

Voci di costo nei rendiconti: cosa sapere e come interpretarle

All'interno dei rendiconti degli investimenti, il dettaglio delle spese prende forma in categorie ben codificate dalla normativa, ma spesso difficili da confrontare. Per una lettura efficace occorre soffermarsi sulle seguenti voci:

  • Costi del servizio di investimento e di consulenza: comprendono le parcelle periodiche, costi una tantum, spese amministrative di gestione titoli, oneri fiscali collegati al servizio (es. IVA sulle parcelle), costi di custodia;
  • Oneri di prodotto e di gestione: spese di gestione interne ai fondi, commissioni di performance, costi ricorrenti (ongoing charges), costi impliciti inclusi nel prezzo dello strumento (es. spread fondi e polizze);
  • Costi di transazione: spese per acquisto/vendita titoli, commissioni di intermediazione e costi impliciti (come la differenza denaro/lettera sugli strumenti quotati);
  • Oneri accessori: eventuali commissioni di sottoscrizione, riscatto anticipato, spese amministrative straordinarie;
  • Imposte e tasse: bollo sul dossier titoli, tassazione sulle plusvalenze;
  • Incentivi o retrocessioni: quota delle commissioni pagate dal gestore (SGR) agli intermediari che hanno collocato il prodotto, elemento spesso poco trasparente ma sempre più rilevante in termini di impatto economico e di potenziale conflitto di interesse.

L'impatto dei costi nascosti sul rendimento degli investimenti

Il dato probabilmente più sottovalutato dal risparmiatore italiano riguarda l'effetto cumulato dei costi, e in particolare dei costi nascosti, sulla crescita del patrimonio lungo periodi d'investimento prolungati. Secondo varie analisi indipendenti e rapporti ufficiali (Consob, ESMA, Morningstar), il carico medio annuo in Italia può arrivare al 2–3,5% nei prodotti più diffusi, con effetti notevoli soprattutto nel lungo termine. Ecco alcuni dati e simulazioni esemplificative:

Capitale investito

100.000 €

Performance teorica MSCI World (20 anni)

+264%

Performance netta con costi 2%/anno

+63% rispetto a senza costi

Rendimento potenziale perso per 2%/anno

Oltre 100.000 € sui 20 anni

Anche piccoli differenziali percentuali si trasformano, grazie all'effetto composto, in importi di rilievo: su 300.000 €, un 2,5%/anno significa oltre 7.500 € ogni dodici mesi, cioè almeno 75.000 € in un orizzonte decennale. Gran parte di questi costi si annida in prodotti ad ampia struttura commissionali: fondi attivi, polizze unit-linked e fondi di fondi, strumenti che, come confermato da Report SPIVA e Morningstar, raramente producono performance aggiuntiva rispetto a soluzioni passive e low cost.

Oltre al danno economico c'è anche il rischio di allineamento degli incentivi: la presenza di retrocessioni spinge spesso intermediari e consulenti bancari a proporre ciò che remunera di più, non necessariamente ciò che è più efficiente per il cliente finale. Negli anni questo ha alimentato una forte asimmetria informativa che la MiFID 2 non è ancora riuscita a compensare del tutto.

Come e dove reperire i documenti, analisi limiti intermediari

L'informativa ex post è garantita dalla normativa, ma la sua efficacia pratica resta condizionata dal comportamento degli intermediari. Il documento dovrebbe essere:

  • Fornito almeno una volta l'anno (entro il 30 aprile) e disponibile in formato cartaceo o digitale;
  • Reperibile in area riservata dell'home banking, generalmente nella sezione documenti o archivio, benché spesso non sia oggetto di esplicita segnalazione o avviso;
  • Richiedibile in versione dettagliata per ottenere la scomposizione analitica di tutte le voci di costo;
  • Supportato, sulla carta, dall'assistenza del proprio consulente finanziario per chiarire ogni aspetto relativo ai singoli oneri indicati.
Tuttavia, dall'indagine emerge che oltre il 60% degli investitori non sa dove reperire il rendiconto dettagliato e che nella maggioranza dei casi non viene spontaneamente discusso col referente bancario (solo il 34,4% ha avuto un confronto sul documento). Questa situazione è accentuata dalla reticenza degli intermediari nel promuovere la trasparenza e dalla mancanza di incentivi concreti a rendere la consulenza realmente accessibile e comprensibile a tutti i clienti.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...