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Costruiscono super car e auto da milioni di euro ma preferiscono usare utilitarie e biciclette: 3 storie emblematiche

di Alberto Pelletti pubblicato il

Il mondo delle supercar incontra la semplicità delle utilitarie: tre grandi nomi dell'automobilismo, Pagani, Koenigsegg e Murray, raccontano scelte sorprendenti tra passione, innovazione e ricerca.

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Nel cuore del mito automobilistico, dove colossi dell'industria danno vita a bolidi capaci di far sognare intere generazioni, emerge una realtà sorprendente: alcuni dei più celebri costruttori di supercar preferiscono circolare ogni giorno su mezzi semplici e molto lontani dai loro prodotti esclusivi. Mentre flotte di utilitarie dominano le città italiane e il mercato delle compatte fa registrare numeri da record, la vita quotidiana dei grandi interpreti del settore testimonia una riflessione profonda sulla reale essenza della mobilità. Sfide sociali, abitudini consolidate e un nuovo approccio alla sostenibilità ridefiniscono oggi il significato del possesso e dell'uso dell'automobile.

Nel momento in cui le auto piccole continuano ad attrarre il pubblico europeo e la transizione verso elettrico e nuovi modelli di consumo modificano il panorama, c'è chi, pur potendo scegliere ogni giorno splendide creazioni a sette zeri, si affida a biciclette, roadster alla portata di tutti e utilitarie ben progettate. Raccontare queste scelte non è solo curiosità, ma permette di mettere in luce una contrapposizione: da un lato l'estetica del sogno, dall'altro la concretezza del vivere quotidiano. Una dicotomia che, soprattutto oggi, assume un valore simbolico e sociale tutt'altro che trascurabile. L'analisi di queste storie rivela, in filigrana, come la vera passione per l'automobile spesso risieda nella libertà di scegliersi la strada, superando logiche di status e consumo ostentato.

Horacio Pagani: l'inventore delle hypercar e la bicicletta

Quando si pensa alla Pagani Automobili, il primo pensiero corre alle hypercar milionarie dalle prestazioni straordinarie, oggetti di culto che hanno ridefinito il concetto stesso di automobile d'élite. Eppure il visionario Horacio Pagani, padre fondatore dell'azienda e designer di auto vendute a prezzi compresi tra i 2 e i 15 milioni di euro (con esemplari unici valutati fino a 31 milioni), ha scelto per sé una strada ben diversa rispetto a quella che si potrebbe immaginare.

Nel corso di una intervista, l'imprenditore italo-argentino ha rivelato che, nella sua quotidianità, non solo fa scarso utilizzo della sterminata collezione privata di Ferrari, Porsche e supercar, ma preferisce la compagnia silenziosa della bicicletta. Un mezzo umile, simbolo di leggerezza e semplicità, con il quale percorre dagli ottanta ai cento chilometri ogni settimana, totalizzando tra i 3.000 e i 4.000 chilometri l'anno insieme ai suoi figli. La bicicletta diventa, in questo contesto, non solo uno strumento di benessere fisico ma anche un manifesto di filosofia personale: rinunciare all'apparenza, accogliere la lentezza e riappropriarsi del paesaggio.

Pagani sottolinea come la sua passione per i motori e per le creazioni meccaniche non sia mai venuta meno, ma ammette senza esitazione di faticare a trovare addirittura una colonnina funzionante per la sua Lucid elettrica, a testimonianza dei problemi pratici ancora legati alla transizione verso la mobilità elettrica nei contesti urbani italiani.

Il successo internazionale di Pagani, costruito su esperienza, competenza tecnica e cultura della bellezza, non si traduce quindi, nella quotidianità, in un bisogno di affermare sé stesso attraverso vetture costose. Al contrario, la bicicletta rappresenta una conquista privata, fatta di autonomia, controllo e piacere autentico nel muoversi. Attraverso questa scelta, Horacio Pagani conferma che il vero valore della mobilità risiede nella capacità di vivere pienamente ogni percorso, mentre il possesso rimane sullo sfondo, come una cornice che incornicia ma non riempie il quadro dell'esistenza.

Christian von Koenigsegg: Mazda MX-5, semplicità e passione

L'universo Koenigsegg è sinonimo di hypercar rivoluzionarie, record di velocità e tecnologia ai massimi livelli, realizzate per infrangere ogni barriera ingegneristica. Tuttavia, la passione personale di Christian von Koenigsegg, il creatore di queste fuoriserie, rivela un volto del tutto diverso da quanto appaia sulle copertine delle riviste specializzate.

L'imprenditore svedese ha spesso dichiarato pubblicamente di considerare la sua Mazda MX-5 l'auto ideale per il traffico quotidiano e per i momenti di libertà. Una roadster compatta, accessibile, leggera e divertente, simbolo universale della gioia di guida priva di ostentazione. Christian ricorda come, al momento della vendita della sua prima MX-5, una versione NA a fari a scomparsa, si fosse subito pentito della decisione, tanto da tornare in possesso di una identica qualche anno dopo.

L'attaccamento a questo modello va oltre la semplice nostalgia: «Ogni volta che ci salgo ricordo perché ho iniziato a costruire auto», svela con sincerità. Secondo Koenigsegg, nella semplicità della piccola sportiva giapponese risiede la vera essenza della connessione tra uomo e macchina, una sinergia che tenta di infondere anche nelle sue creazioni più sofisticate.

La presenza di una MX-5 tra gli affetti di von Koenigsegg non è certo casuale, ma richiama quella scuola di pensiero che vede nella leggerezza, nell'agilità e nel puro piacere di guida le fondamenta di ogni vettura realmente ben disegnata. E se le sue hypercar toccano livelli stratosferici di potenza e valore, la scelta della roadster Mazda testimonia come il contatto diretto con la strada sia qualcosa che nemmeno la tecnologia più avanzata può rimpiazzare.

Non stupisce quindi che lo stesso fondatore abbia dichiarato pubblicamente che in ogni Koenigsegg resta vivo un po' di DNA Miata, quasi a voler ricordare che la passione e la creatività non nascono solo tra fibra di carbonio e motori da record, ma anche dal vento sulla faccia e da curve percorse a filo di gas.

Gordon Murray: quando la genialità preferisce le city car

L'ingegnere sudafricano Gordon Murray, reso celebre dalla progettazione della mitica McLaren F1, ha sempre mantenuto una posizione critica riguardo all'evoluzione delle supercar, giudicata spesso più frutto di esigenze commerciali che non di vera innovazione tecnica. La sua riflessione parte da una constatazione precisa: le auto attuali sono cresciute a dismisura in peso e dimensioni, rendendo sempre più difficile associare il piacere di guida a una reale qualità progettuale.

A differenza di chi vede l'apice della tecnica automobilistica nei modelli con grandi cilindrate e prestazioni estreme, Murray ritiene che lo stato dell'arte del design spesso si ritrovi in utilitarie e city car ben ingegnerizzate. Le soluzioni adottate in questi segmenti, dove ogni centimetro e ogni chilogrammo contano davvero, sono, secondo lui, esercizi di stilistica funzionale e architettura intelligente. Colpisce, nei suoi interventi pubblici, la capacità di cogliere negli oggetti non di lusso le migliori idee per comfort, modularità e fruibilità, molto più che nell'ultimo modello a tiratura limitata.

Murray stesso ammette di apprezzare il packaging intelligente di alcune city car, preferendole spesso, nella realtà delle scelte personali, alle super sportive con cui il suo nome è ormai indissolubilmente legato. Questa visione va di pari passo con una concezione del lusso e della mobilità che sposta il baricentro dall'ostentazione all'efficienza: una filosofia che assegna centralità all'esperienza vissuta dal conducente e dalla collettività urbana.

La storia di Gordon Murray conferma come l'innovazione autentica non sia proprietà esclusiva dei grandi budget o dei laboratori a porte chiuse, ma possa nascere anche dove bisogna fare di necessità virtù: nelle vetture disegnate per affrontare ogni giorno le sfide degli spazi cittadini e delle economie familiari. Esempi di auto compatte hanno dimostrato proprio questo, spingendo perfino le Case storicamente votate al lusso a riconsiderare la centralità delle idee rispetto all'apparenza formale.

Il linguaggio universale delle supercar continua ad accendere i desideri degli appassionati e a catalizzare l'attenzione dei media durante le aste internazionali dove Ferrari, Lamborghini, Pagani, Bugatti e Koenigsegg si contendono i record di quotazione. Progettate per pochi e rappresentative di una maestria artigianale e tecnologica fuori dal comune, queste automobili restano dei simboli di status e successo.

Eppure, la loro presenza nella vita quotidiana è tutt'altro che dominante: l'automobile reale, quella che muove milioni di persone ogni giorno, continua a essere rappresentata, in Europa come in Italia, da compatte e city car, le uniche adatte al contesto urbano, alle esigenze di spazio e ai limiti imposti dalle nuove regolamentazioni ambientali.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...