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Crisi aziendali ad Ottobre 2026: situazioni aperte, sviluppi, incontri e attese questo mese che coinvolgono migliaia di lavoratori

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Sono circa 15mila i lavoratori a rischio tra licenziamenti, esuberi e cassa integrazione coinvolti nelle diverse crisi aziendali che si stanno vivendo: gli sviluppi di questo mese di ottobre e prospettive per le prossime settimane.

Ottobre 2026 si apre con un calendario fitto per il lavoro industriale italiano. Tra scioperi già proclamati, tavoli ministeriali, udienze giudiziarie e scadenze per le offerte di acquisto, diverse vertenze vivranno nelle prossime settimane il loro passaggio più delicato. Il quadro generale è meno cupo di qualche anno fa, ma restano situazioni che toccano migliaia di famiglie. 

Il quadro generale: 37 tavoli aperti e circa 30mila lavoratori a rischio

I numeri ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano un miglioramento. Dall'inizio della legislatura i tavoli di crisi attivi sono scesi a 37 e i lavoratori a rischio sono passati da circa 70mila a meno di 30mila. Dall'inizio del 2026 sono state raggiunte 16 nuove intese, con la salvaguardia di tutti gli stabilimenti interessati e di oltre 11mila posti di lavoro. 

Il dato aggregato, però, non racconta la tensione delle singole vertenze. Le più calde di ottobre sono cinque: Electrolux, ex Ilva, Ericsson, Beko Europe e Radici Chimica.

Electrolux: 1.450 esuberi e il tavolo decisivo del 5 ottobre

È la vertenza più seguita del mese. La crisi è esplosa a maggio, quando il gruppo ha prospettato una riorganizzazione con circa 1.700 esuberi, quasi il 40 per cento della forza lavoro italiana. Il piano è stato poi rimodulato e oggi i sindacati parlano di circa 1.450 posti a rischio in tutti gli stabilimenti. Nel complesso, la vertenza riguarda circa 4.500 lavoratori diretti, a cui si aggiungono indotto e componentistica.

Gli stabilimenti coinvolti sono cinque: Porcia (Pordenone), Susegana (Treviso), Solaro (Milano), Forlì e Cerreto d'Esi (Ancona). Secondo le ultime ricostruzioni, a Porcia gli esuberi sarebbero 463, tra 208 operai e 255 impiegati. A Solaro, sono indicati 116 esuberi tra i lavoratori a tempo indeterminato. A Cerreto d'Esi il piano prevede la chiusura del sito, con circa 170 operai a rischio.

Cosa succede il 5 ottobre: il tavolo al Mimit è in programma dalle 10, con presidio sindacale sotto il ministero e otto ore di sciopero proclamate da Fim, Fiom, Uilm e Uglm. Il tavolo dovrà chiarire se l'azienda è disposta a cambiare davvero il progetto iniziale. Il governo chiede un piano che indichi, stabilimento per stabilimento, investimenti, prodotti assegnati e livelli occupazionali. Il ministro Urso ha dichiarato di voler chiudere la vertenza entro ottobre. Sullo sfondo resta anche l'ipotesi, ancora aperta, di una vendita dei siti italiani alla cinese Midea. 

Ex Ilva: Cassazione il 20 ottobre, area a caldo e indotto in bilico

Il dossier di Taranto è il più pesante per numero di persone coinvolte e il più incerto sul piano giudiziario. Il nodo è la decisione della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la fermata dell'area a caldo. L'udienza della Cassazione sul ricorso è fissata al 20 ottobre, otto giorni prima della chiusura prevista. Attenzione però: la fissazione dell'udienza non sospende automaticamente l'ordine di fermata, che resta efficace entro il 28 ottobre. 

I numeri dei lavoratori coinvolti sono i seguenti:

  • Nello stabilimento lavorano circa 8mila dipendenti diretti e quasi altrettanti dell'indotto. 
  • L'area a caldo occupa circa 5.000 addetti e l'indotto ha già annunciato 2.500 esuberi. Le stime sindacali dicono che il conto complessivo può superare i 10.000 lavoratori. 
  • La cassa integrazione straordinaria è autorizzata per 4.500 unità, di cui 3.800 a Taranto, ma l'utilizzo reale è inferiore, circa 3.000 a Taranto.
Gli sviluppi di inizio mese: Acciaierie d'Italia ha avviato il 30 settembre una nuova procedura di cassa integrazione, e Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro urgente al Ministero del Lavoro, a Palazzo Chigi e all'azienda. Sul fronte dell'indotto, le imprese hanno congelato i 2.500 licenziamenti almeno fino alla pronuncia della Cassazione. Per i lavoratori dell'indotto il governo ha annunciato una cassa integrazione in deroga con decorrenza da oggi, 1° ottobre 2026. 

C'è poi la partita industriale. Le offerte vincolanti per l'acquisto sono attese entro il 15 ottobre. Tra i potenziali acquirenti figurano Jindal International, la cordata italiana coordinata da Federacciai e Flacks Group. Il 15 e il 20 ottobre saranno quindi le date da cerchiare in rosso. 

Ericsson Genova: 131 licenziamenti e sciopero il 7 ottobre

Una vertenza più piccola nei numeri, ma molto sentita per il peso sul territorio. La multinazionale ha avviato una procedura di licenziamento collettivo nella sede genovese degli Erzelli. I 131 esuberi rappresentano, secondo i sindacati, oltre il 42% dell'organico del sito, circa 310 lavoratori. 

L'azienda, per ora, non ha fatto aperture: ha confermato la procedura e respinto le richieste di ritiro dei licenziamenti, di revisione degli esuberi e di ricorso agli ammortizzatori sociali. Il ministro Urso ha convocato un tavolo al Mimit per lunedì 5 ottobre alle 16.30, mentre la Fistel Cisl ha proclamato uno sciopero per mercoledì 7 ottobre. Il caso è arrivato anche in Parlamento, con un'audizione alla Commissione Attività produttive della Camera. 

Beko Europe: tavolo di monitoraggio l'8 ottobre

La vertenza Beko Europe, nata dall'acquisizione di Whirlpool Europa da parte della turca Arçelik, è la più lunga della lista. Nel novembre 2024 il piano prevedeva 1.935 esuberi e la chiusura di Siena, Comunanza e della linea del freddo a Cassinetta. Nel tempo il numero si è ridotto con le trattative, ma il problema non è chiuso.

L'8 ottobre è fissato un nuovo tavolo al Mimit. Il clima è quello di una verifica sugli impegni presi. A Varese, i sindacati sottolineano che l'unico risultato concreto finora è la forte riduzione dell'organico, costata il posto a 410 lavoratori a Cassinetta. La Fiom porterà al tavolo cinque priorità: garanzie sui volumi del caldo e sul forno Vesuvio, consolidamento del freddo, attuazione degli investimenti, tutela dei lavoratori fragili e corretta rotazione in cassa integrazione. Il rischio, secondo le parti sociali, è che gli investimenti promessi restino sulla carta.

Radici Chimica: 140 licenziamenti e tavolo atteso entro fine mese

Nel settore chimico si segnala il caso di Radici Chimica. Il fondo Lone Star ha annunciato a fine luglio 140 licenziamenti e la fine della produzione di acido adipico nel polo di Novara. Il polo, ceduto a maggio dal gruppo bergamasco RadiciGroup, è destinato a entrare nell'elenco delle crisi seguite dal ministero: entro fine ottobre dovrebbe aprirsi un tavolo tecnico. La data precisa non è ancora stata comunicata. I sindacati e la politica locale contestano il fatto che un fondo acquisti un'azienda e, pochi mesi dopo, avvii un taglio così consistente.

Quanti sono, davvero, i lavoratori a rischio?

Mettere insieme i numeri richiede cautela, perché le vertenze usano criteri diversi: esuberi dichiarati, lavoratori in cassa integrazione, indotto, stime sindacali. Una lettura prudente di quanto emerso finora è questa:

  • Electrolux: circa 1.450 posti a rischio
  • Ericsson Genova: 131 licenziamenti
  • Radici Chimica Novara: 140 licenziamenti
  • Ex Ilva, indotto: 2.500 licenziamenti congelati
  • Ex Ilva, cassa integrazione: fino a 4.500 unità autorizzate.
Sommando solo gli esuberi e i licenziamenti formalmente annunciati (Electrolux, Ericsson, Radici e indotto ex Ilva) si arriva a circa 4.200 lavoratori. Con la cassa integrazione ex Ilva e il possibile effetto della fermata dell'area a caldo, la platea esposta supera diverse migliaia di persone in più, fino alle oltre 10mila stimate dai sindacati per Taranto. 

Il calendario di ottobre in sintesi e cosa aspettarsi nelle prossime settimane

  • 5 ottobre, ore 10: tavolo Electrolux al Mimit, con sciopero e presidio
  • 5 ottobre, ore 16.30: tavolo Ericsson al Mimit
  • 7 ottobre: sciopero Ericsson a Genova
  • 8 ottobre: tavolo Beko Europe al Mimit
  • 15 ottobre: scadenza per le offerte vincolanti sull'ex Ilva
  • 20 ottobre: udienza in Cassazione sull'area a caldo di Taranto
  • 28 ottobre: termine indicato per la fermata dell'area a caldo
  • Entro fine ottobre: tavolo su Radici Chimica.
Tre elementi daranno la misura di come finirà il mese. Il primo è la posizione di Electrolux il 5 ottobre: un ritiro o un ridimensionamento sostanziale del piano cambierebbe il clima su tutto il comparto degli elettrodomestici. Il secondo è la Cassazione del 20 ottobre, che peserà in modo diretto su migliaia di lavoratori di Taranto e sulle offerte per lo stabilimento. Il terzo è la tenuta delle misure sociali, cioè cassa integrazione in deroga e integrazioni salariali, che servono a evitare l'emergenza ma non risolvono il problema industriale.

Il filo comune è chiaro. Il ministero può bloccare le decisioni unilaterali e tenere aperti i tavoli, ma non può sostituirsi al mercato. La tutela dell'occupazione passa dalla capacità delle aziende di assegnare nuove produzioni e investimenti ai siti italiani.




Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...