Il Gruppo Coin, storico riferimento del retail italiano, si trova a gestire una fase estremamente delicata che sta ridefinendo il panorama nazionale dei department store. Le recenti difficoltà dell’azienda hanno intensificato il dibattito intorno al modello di business e alla sostenibilità nel settore. In questo scenario segnato da crisi finanziarie e richieste di garanzia occupazionale, le parti coinvolte sono chiamate a trovare soluzioni concrete che coniughino la tutela dell’occupazione con la necessità di rilancio.
Le cause della crisi: dati economici e fattori strutturali
L’analisi della crisi del Gruppo Coin mostra un intreccio di cause che investono tanto il profilo economico quanto quello organizzativo e sociale. Stando ai dati forniti dall’azienda ai sindacati, il 2025 ha registrato un calo delle vendite rispetto al 2024, nonostante interventi sui layout e il tentativo di rinnovare il concetto dei punti vendita. Il margine operativo lordo, con perdite pari a 35 milioni di euro, fotografa una situazione di squilibrio non più sostenibile nel medio termine.
Questi risultati negativi hanno indebolito la tenuta del piano di risanamento avviato negli anni precedenti, a fronte di un settore della distribuzione che, tra inflazione e concorrenza dei grandi marketplace online, ha subito trasformazioni profonde. Le cause primarie si possono così riassumere:
- Mutamento delle abitudini di acquisto, con la crescita dell’e-commerce e la diminuzione del traffico nei negozi fisici.
- Sovradimensionamento di alcune sedi storiche; molti store risultano inefficienti rispetto alle nuove esigenze del mercato.
- Pressione sui costi di locazione, spesso insostenibili a fronte dei ricavi decrescenti (si veda il caso degli sfratti esecutivi di Roma, Milano e Verona).
- Complessità gestionale legata all’ampio perimetro aziendale e alle necessità di ammodernare la catena logistica e i processi interni.
- Sfide legate all’innovazione: i nuovi concept di vendita proposti non hanno generato il ritorno atteso né in termini di visite né di ricavi.
Queste criticità, sommate a una
debolezza strutturale del comparto del dettaglio nel Paese, hanno portato alla necessità di
piani straordinari di ristrutturazione del debito. Coin ha infatti dovuto chiedere la concessione di termini supplementari al Tribunale per perfezionare gli accordi di regolazione della crisi, forte di impegni garantiti da nuovi investitori ma comunque soggetta a una verifica stringente dei risultati.
Le chiusure dei negozi: impatti territoriali e sociali
L’annuncio delle chiusure di alcuni negozi storici come quelli di Roma Cola di Rienzo, Milano Corso Vercelli e Verona, rappresenta un passaggio decisivo nella recente crisi del Gruppo Coin. Queste decisioni sono state dettate da motivazioni diverse, in primis la perdita di redditività strutturale e l’insorgere di sfratti esecutivi, elementi che hanno reso insostenibile la prosecuzione delle attività in questi siti. Il calendario delle cessazioni coinvolge presìdi commerciali e identitari delle città interessate, generando notevoli preoccupazioni nell’opinione pubblica.
Gli impatti territoriali sono molteplici:
- Perdita di posti di lavoro diretti e nell’indotto, in particolare tra lavoratrici e lavoratori con oltre vent’anni di esperienza all’interno della società.
- Desertificazione commerciale di aree centrali, con effetti sulle economie di prossimità e sulle attività di contorno.
- Debolezza del tessuto urbano, spesso aggravata in città già colpite dalla chiusura di altre imprese storiche.
Ad aggravare il quadro, la chiusura
non riguarda solo le grandi città: il punto vendita di San Donà e la discussa situazione di Vicenza hanno acceso nuovamente l’attenzione sulle diverse strategie di gestione. Tuttavia, se per il negozio di San Donà è stato possibile garantire la ricollocazione completa dei dipendenti grazie alla presenza di altri store nelle vicinanze, la partita su Vicenza — come dichiarato da rappresentanti sindacali e istituzioni locali — resta ancora aperta, segno delle profonde difficoltà gestionali ma anche della volontà di mantenere presidi commerciali in zone strategiche.
I rischi sociali sono sottolineati dalle organizzazioni sindacali, che richiedono chiarezza sulle ricadute occupazionali globali e trasparenza sulle strategie industriali. “Non si può parlare di rilancio mentre si chiudono negozi storici e si scarica il peso della crisi sui lavoratori e sulle lavoratrici”, affermano in modo congiunto i sindacati di categoria, sottolineando la necessità di un confronto istituzionale ampio e responsabile in grado di affrontare la questione nella sua globalità.
La posizione delle parti sociali e i negoziati con il Mimit
Le parti sociali, rappresentate soprattutto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, hanno mantenuto negli ultimi mesi una posizione di grande attenzione e vigilanza. La richiesta centrale è la tutela della trasparenza aziendale sul piano di rilancio e sugli esiti occupazionali delle manovre di ristrutturazione. L'azienda è stata chiamata a fornire dati dettagliati sulla sostenibilità dei piani intrapresi e sulle ricadute effettive sui lavoratori coinvolti nelle chiusure.
In risposta, sono stati avviati numerosi incontri con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per coordinare le prospettive industriali e sociali, sia a livello nazionale che territoriale. Durante questi tavoli:
- Il Ministero ha garantito la regolare convocazione di sessioni di confronto e promesso il coinvolgimento degli enti locali e delle Regioni più coinvolte.
- I rappresentanti delle Regioni, come nel caso del Veneto, sono intervenuti per tutelare i centri nevralgici e monitorare la definizione degli accordi di ristrutturazione del debito aziendale.
- Le sigle sindacali hanno sottolineato la necessità di tenere alta l’attenzione su tutte le lavoratrici e i lavoratori della filiera, inclusi quelli in appalto o indotto.
L’apertura del confronto istituzionale con il Mimit è stata accolta come
passaggio imprescindibile per garantire trasparenza e responsabilità, secondo le richieste delle organizzazioni sindacali. Il Ministero ha espresso soddisfazione per il dialogo avviato, mentre le delegazioni sindacali hanno preteso il mantenimento di tavoli aperti territoriali, in modo da seguire da vicino ogni sviluppo in ciascuna realtà coinvolta.
Piano di risanamento e strategie di rilancio: risultati e criticità
Il piano di risanamento messo a punto dal Gruppo Coin rappresenta il tentativo più articolato degli ultimi anni per contrastare la fase di crisi. L’intervento, già soggetto a verifica e apprezzamento sia da parte degli enti locali che dal Ministero, ha previsto diverse azioni:
- Accordi con i principali creditori e sottoscrizione di oltre 350 intese — uno step chiave per assicurare la continuità aziendale e la ripresa delle forniture, specie nei settori della cosmesi e abbigliamento.
- Interventi di aumento di capitale, ai quali hanno partecipato soggetti pubblici e privati come Invitalia e General Finance, rafforzando la base patrimoniale dell’azienda.
- Predisposizione di un piano commerciale quinquennale per delineare una prospettiva di lungo periodo e attirare nuovi partner e investitori.
Nel concreto, la strategia di rilancio ha incluso
la riorganizzazione della rete vendita, la selezione dei negozi da dismettere o rilanciare e interventi sugli store maggiormente deficitari. Esemplare il caso di Vicenza, inizialmente destinato alla chiusura ma poi oggetto di un’inversione di tendenza dopo il confronto con sindacati e istituzioni locali, con un nuovo impegno su modello di vendita, rafforzamento dell’organico e formazione del personale.
Tra i punti critici, tuttavia, rimangono:
- La difficoltà nel garantire stabilità occupazionale senza l’adozione di ammortizzatori sociali, soprattutto nei territori più colpiti.
- Gestione complessa dei rapporti con i partner commerciali storici, alcuni dei quali sono usciti dal perimetro aziendale durante la ristrutturazione.
- Perplessità sulla sostenibilità di alcuni interventi e la necessità di monitorare il ritorno degli investimenti previsti nel piano quinquennale.
L’azienda ha assicurato il
proseguimento del confronto con fornitori, sindacati e istituzioni fino all’omologazione definitiva degli accordi, puntando su una gestione collaborativa della crisi.
Soluzioni per la salvaguardia occupazionale: ricollocazioni e ammortizzatori sociali
L’attenzione verso la salvaguardia dei livelli occupazionali è un elemento centrale nelle strategie di gestione della crisi aziendale. Coin ha perseguito, dove possibile, la ricollocazione integrale dei lavoratori grazie a trasferimenti interni alla rete vendita, come accaduto nel caso di San Donà. Queste soluzioni sono state possibili grazie anche al monitoraggio delle Regioni e all’impegno congiunto delle parti sociali.
Per gli store destinati alla chiusura, l’azienda ha prospettato un ricorso mirato ad ammortizzatori sociali, privilegiando:
- Strumenti di integrazione salariale (come la Cassa Integrazione Guadagni), attivati su base temporanea e legati a piani di ricollocazione progressiva nelle altre sedi.
- Soluzioni di flessibilità occupazionale in negozi a rischio, come Cinecittà e San Giovanni a Roma, Mestre e Firenze, con calibratura delle risorse in base ai flussi di vendita.
L’approccio adottato esclude il ricorso a licenziamenti collettivi, come ribadito in più occasioni dall’azienda: l’obiettivo dichiarato è il mantenimento del “pieno livello dell’impiego”, salvaguardando competenze e professionalità maturate in decenni di lavoro nel settore. Le parti sociali hanno tuttavia rimarcato l’esigenza di seguire con attenzione l’applicazione di questi strumenti, affinché sia rispettato il principio della massima trasparenza nei criteri adottati.
I sindacati, inoltre, hanno chiesto di aprire tavoli di confronto dedicati sulle ricadute dell’indotto e sulla tenuta di tutti i posti di lavoro connessi a servizi e forniture. Particolare attenzione viene infine riservata ai casi più fragili, dove l’impatto sociale delle dismissioni rischia di essere amplificato dalla ridotta possibilità di riassorbimento in nuove attività.
Il futuro di Coin: rischi, fiducia e sostenibilità
Le prossime settimane e mesi saranno determinanti per tracciare il destino del Gruppo Coin. Il percorso di ristrutturazione si avvia verso la fase conclusiva, con la necessità di omologazione degli accordi raggiunti e il consolidamento degli investimenti programmati entro l’estate.
I rischi non mancano: fra questi, la tenuta finanziaria in uno scenario ancora incerto per tutto il settore, la difficoltà di rilancio della redditività nei negozi rimasti aperti e la gestione di potenziali tensioni sindacali laddove emergano criticità nell’attuazione dei piani occupazionali. Ciononostante, segnali di fiducia arrivano dagli stakeholders, grazie a:
- Accordi ormai consolidati con fornitori di primo piano, che stanno riattivando le proprie forniture di beni strategici.
- Presenza di nuovi investitori e soci impegnati sul capitale, elementi che rafforzano la percezione di una prospettiva di continuità.
- Crescente attenzione istituzionale ai temi della coesione territoriale e della valorizzazione del lavoro nei centri urbani.
Per Coin sarà fondamentale proseguire con
politiche di trasparenza e confronto, sia verso i lavoratori sia verso partner e istituzioni. Solo un percorso improntato a responsabilità e dialogo costante potrà permettere di riconquistare la piena fiducia del mercato, garantendo una
sostenibilità di lungo periodo che valorizzi la storia del marchio e il suo ruolo nel tessuto sociale italiano.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...