Il nuovo decreto sul Ponte di Messina, oggi pprovato in Consiglio dei Ministri, introduce novità sostanziali: nuove regole, una governance rivista, ridefinizione dei controlli e nuove prospettive per l'opera.
Lo schema di decreto presentato e approvato oggi 5 febbraio 2026 nel Consiglio dei Ministri apre una nuova fase per il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, intervenendo direttamente su aspetti chiave rimasti controversi fino a pochi giorni fa. Il progetto di collegamento tra le due regioni, fermo da mesi per una complessa serie di rilievi normativi e istituzionali, trova ora una traiettoria normativa aggiornata e condivisa dopo il confronto tra Governo e Quirinale. Gli echi della Corte dei Conti e del dibattito europeo, in particolare sulle procedure di autorizzazione ambientale e sull’assetto economico-finanziario, hanno reso necessario un ritorno a forme di governance «ordinaria» rispetto al precedente assetto straordinario, valorizzando il ruolo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e rafforzando la piena aderenza alle direttive UE.
Il nuovo impianto riprende quanto richiesto nei rilievi della magistratura contabile e tiene conto delle norme italiane e comunitarie in tema di appalti pubblici, valutazione ambientale e coperture finanziarie. In particolare, l’atto normativo punta a ripristinare la regia istituzionale della realizzazione del ponte, dopo che la Delibera CIPESS 41/2025 era stata respinta dalla Corte dei Conti per una serie di profili di presunta illegittimità. In questa cornice normativa, il testo appena approvato dal Governo intende garantire un iter trasparente e legalmente solido, fondamentale per un’opera di tale rilevanza nazionale e internazionale.
Tra le novità più rilevanti si segnala la riattribuzione delle competenze di coordinamento e attuazione direttamente al Ministero delle Infrastrutture, eliminando il super-commissariamento dell’opera. Questa scelta risponde sia ai rilievi del Quirinale riguardo alla necessità di evitare assetti eccezionali per una singola infrastruttura sia all’esigenza di rafforzare l’ordinario presidio amministrativo della legalità.
Il decreto prevede che il MIT assuma la gestione integrale degli adempimenti derivanti dai rilievi della Corte dei Conti, dalle richieste della Commissione Europea e dai passaggi tecnici di validazione normativa e finanziaria. Dunque, l’Ente ministeriale sarà incaricato di:
Rimane invece la figura del commissario ad hoc per le opere ferroviarie accessorie, nella persona dell’amministratore delegato di RFI Aldo Isi, mentre le responsabilità sulla parte principale dell’infrastruttura tornano interamente all’apparato statale. Infine, il testo disciplina anche la proroga per i commissari sulle autostrade A24 e A25 e introduce un bando-tipo nazionale per le gare nel settore balneare.
Uno dei punti centrali della riscrittura normativa attiene all’abolizione della figura del super-commissario, originariamente previsto come responsabile unico della realizzazione del ponte sullo Stretto. Il commissariamento, affidato all’amministratore delegato della società proponente, aveva rappresentato uno degli elementi di criticità maggiormente sottolineati dal Quirinale: ciò rischiava, infatti, di delineare una governance ad hoc fuori dal controllo diretto delle strutture ordinariamente deputate alla realizzazione delle grandi opere pubbliche.
Il nuovo testo ripristina la centralità istituzionale del MIT, affidando al Ministero la funzione di coordinamento e supervisione di tutte le fasi operative, dal riscontro ai rilievi della Corte alle incombenze di natura giuridico-amministrativa per la ripresa dell’iter. La società Stretto di Messina resta concessionaria e operativa, senza ruoli straordinari di indirizzo politico-amministrativo. Di rilievo è la conferma di un commissario separato esclusivamente sulle opere ferroviarie di raccordo, rispondendo alle esigenze di snellezza e rapidità imposte dallo sviluppo nazionale della rete RFI (Salerno-Reggio).
Questa impostazione mira a ristabilire una governance ordinaria conforme ai principi di separazione dei poteri e alla normativa vigente, rafforzando il controllo democratico e garantendo la legittimità degli atti. La scelta, apprezzata anche in sede europea, tutela l’imparzialità del procedimento ed elimina possibili rischi di conflitto di interesse.
Nel testo sottoposto e adottato in Consiglio dei Ministri scompare ogni tentativo di delimitare formalmente le prerogative della Corte dei Conti. La magistratura contabile torna ad avere pieno controllo sui passaggi autorizzativi, inclusi sia il piano economico-finanziario sia il corpus documentale allegato alla delibera CIPESS. Decisivo il confronto con il Quirinale, che aveva evidenziato la necessità di evitare “scudi” e limitazioni che avrebbero potuto suscitare dubbi di costituzionalità e opacità sui controlli contabili.
Il modello di vigilanza istituzionale viene dunque restaurato, con il ruolo centrale di verifica preventiva rispetto agli atti finanziari della realizzazione del collegamento. Inoltre, la procedura prevede ora:
Il nuovo decreto definisce una sequenza ordinata dei passaggi di validazione e rilancio dell’iter progettuale. Le procedure, infatti, prevedono una serie di tappe obbligate e ben scandite:
L’assetto normativo appena adottato sancisce il ritorno della leadership amministrativa sul progetto al Ministero delle Infrastrutture, abbandonando soluzioni straordinarie e modelli commissariali che avevano riscosso pareri discordi a livello politico e istituzionale. La chiarezza dei ruoli e la ridefinizione delle procedure potrebbero, da una parte, prolungare le tempistiche per l’avvio effettivo dei lavori; dall’altra, consentirebbero di impostare un percorso più lineare, partecipato e in sintonia con le aspettative di legalità e trasparenza richieste sia dal contesto nazionale sia dagli standard europei.
Il nuovo schema di gestione inciderà anche sui flussi finanziari e sulle modalità di monitoraggio, rendendo necessario un maggiore coordinamento tra i vari attori istituzionali coinvolti, tra cui: