Deodoranti, assorbenti e kit igienici gratuiti in ufficio stanno rivoluzionando il welfare aziendale in Italia. Al centro del dibattito, nuove esigenze di benessere, inclusione e sostenibilità, tra benefici per dipendenti e imprese.
Negli ultimi anni, il concetto di welfare aziendale ha subito in Italia una profonda trasformazione, passando da un insieme di benefit economici e fringe benefit standardizzati a un approccio molto più articolato, volto a interpretare nuove esigenze di benessere e inclusione dei lavoratori. Ambiente di lavoro, attenzione alla salute, gestione del tempo e valorizzazione della persona sono diventati elementi centrali delle strategie aziendali. In questa prospettiva, numerose imprese hanno ampliato la propria offerta con soluzioni concrete e servizi pratici, che mirano al miglioramento della qualità della vita e alla riduzione degli ostacoli quotidiani, spesso trascurati ma fondamentali per garantire benessere e produttività.
L'Italia si è distinta non solo per l'ampliamento delle opzioni legate alla flessibilità organizzativa, smart working e benefit digitali, ma anche per la crescente attenzione verso servizi a valore sociale come kit igienici a disposizione di tutti in ufficio. Una scelta che risponde con concretezza e sensibilità a una domanda di dignità, prevenzione e rispetto dei bisogni di tutte le persone.
Se fino a poco tempo fa il welfare aziendale era sinonimo di mensa, buoni pasto e qualche convenzione su palestre o trasporti, oggi nuove frontiere del benessere in ufficio sono orientate a fornire ai dipendenti strumenti per la propria cura quotidiana. Tra le iniziative in rapida diffusione si trovano distributori di assorbenti biodegradabili, deodoranti e kit igienici completi, accessibili nei principali spazi comuni delle sedi lavorative. Questi beni, spesso denominati beni di prima necessità, rappresentano un cambiamento radicale: mettere al centro i bisogni concreti delle persone in ogni giornata lavorativa:
Nel tessuto socio-economico italiano, la diffusione dei kit igienici gratuiti ha trovato applicazione in diversi contesti. Nelle scuole, ad esempio, l'introduzione di dispenser di assorbenti biodegradabili è già realtà, grazie a progetti come Queesy che hanno portato benefici significativi: minore assenteismo tra le studentesse, riduzione del disagio legato al ciclo mestruale e maggiore fiducia nei confronti dell'istituzione scolastica. L'iniziativa si declina anche nel mondo aziendale, dove grandi imprese del settore energetico, industriale e dei servizi adottano politiche di caring company, ampliando le certificazioni come Health Friendly Company e offrendo sistemi integrati di supporto psicologico, assistenza sanitaria e kit igienici.
Anche le pubbliche amministrazioni stanno seguendo questa traiettoria: esempi rilevanti si registrano in città come Milano, dove la messa a disposizione di prodotti igienici, spazi pet friendly e iniziative di ascolto per il benessere del lavoratore arricchiscono l'offerta del welfare pubblico. Tutto ciò testimonia come la cultura del benessere sia ormai un patrimonio condiviso che attraversa diversi settori e livelli della comunità.
Un esempio recente arriva da Scrigno. Nel giugno 2025 il gruppo ha annunciato l'installazione di dispenser Queesy con assorbenti gratuiti, biodegradabili, ipoallergenici e in cotone organico al 100% nei bagni femminili di tutte le sedi italiane. L'azienda ha inserito l'iniziativa all'interno delle proprie politiche di benessere, sostenibilità e inclusione.
Non si tratta quindi più soltanto del mobiletto riempito volontariamente da qualche dipendente. Il mercato sta diventando strutturato: installazione del dispenser, fornitura periodica dei prodotti, gestione delle scorte e comunicazione interna possono essere affidate a società specializzate.
Queesy dichiara oltre 250 aziende clienti. This Unique comunica una presenza in oltre 300 imprese. Non è ancora possibile trasformare questi numeri nella percentuale delle aziende italiane che offre assorbenti gratuiti, perché mancano statistiche pubbliche rappresentative dell'intero sistema produttivo. La direzione, però, è evidente: da singole iniziative aziendali sta nascendo una categoria specifica di servizi per il welfare e la salute mestruale sul lavoro.
Il caso VoipVoice mostra che il concetto può andare oltre la salute mestruale. L'azienda di Montelupo Fiorentino aveva circa quaranta collaboratori, 26 dei quali donne, quando nel 2023 decise di ampliare le dotazioni disponibili negli ambienti di lavoro. Nei kit erano presenti salviette, cotton fioc, deodoranti e altri articoli per la cura personale, mentre gli assorbenti erano già disponibili liberamente nei mobiletti dei bagni.
L'aspetto interessante è il modo in cui nacque l'iniziativa. La disponibilità degli assorbenti era partita da una richiesta delle lavoratrici per affrontare le emergenze, ma l'impresa decise poi di mantenerli stabilmente. Il management spiegò che i dipendenti venivano ascoltati proprio per individuare le piccole esigenze capaci di migliorare la permanenza in azienda.
È un passaggio che sintetizza una delle trasformazioni del welfare contemporaneo: prima si decideva il benefit e poi lo si offriva; oggi le imprese più attente cercano di capire quale problema concreto debba essere risolto. A volte il problema vale centinaia di euro, come un'assicurazione sanitaria. Altre volte costa pochi centesimi.
Il contesto è quello di un welfare aziendale molto più diffuso rispetto a dieci anni fa. Il Welfare Index PMI 2026 di Generali rileva che il 76,5% delle piccole e medie imprese analizzate ha raggiunto almeno un livello medio di welfare, mentre quelle con un livello alto o molto alto sono passate dal 10,3% del 2016 al 33,9% nel 2026. Soltanto il 18,2% delle PMI osservate resta ormai confinato a un welfare prevalentemente di conformità, cioè limitato soprattutto agli adempimenti previsti dalle regole contrattuali.
Anche l'indagine Confindustria sul lavoro fotografa una diffusione crescente: nei primi mesi del 2025 il 55,3% delle imprese associate dichiarava iniziative di welfare, contro il 51,3% rilevato un anno prima. La quota saliva al 63,8% nell'industria e all'81,2% tra le aziende con più di cento dipendenti. Il welfare, dunque, è diventato abbastanza maturo da permettere alle imprese di andare oltre i benefit standard.
Quando buoni pasto, sanità integrativa, premi e flessibilità sono già entrati nelle politiche HR, l'attenzione può spostarsi sulle esigenze quotidiane molto specifiche. Da qui nascono dispenser di assorbenti, kit igienici, supporto alla genitorialità, servizi per la salute mentale, maggiore flessibilità e iniziative legate alle diverse fasi della vita.
L'affermarsi di kit igienici gratuiti in ufficio è la risposta a un cambiamento culturale sostanziale: il lavoro moderno richiede nuove forme di attenzione, che vadano oltre la semplice retribuzione e rispondano ai diversi bisogni della quotidianità. Tra le principali ragioni che hanno portato le aziende a rivedere il proprio approccio al welfare si possono individuare:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...