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Detassazione tredicesima saltata, i bonus e tagli tasse passati per dipendenti e pensionati in manovra finanziaria

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il
Detassazione tredicesima saltata, i bonus e tagli tasse passati per dipendenti e pensionati in manovra finanziaria

Salta la detassazione della tredicesima annunciata in manovra finanziaria 2027 tra le varie ipotesi. Ma diverse tasse e bonus sono riviste o riconfermate sia per dipendenti che pensionati

Chi si aspettava una tredicesima più leggera a dicembre resterà senza. Nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 la detassazione delle tredicesime non trova spazio: l’ipotesi di una tassazione agevolata al 10-15% è rimasta sul tavolo fino all’ultimo e poi è stata lasciata fuori dal testo.

Per dipendenti e pensionati restano comunque alcune misure concrete: l’Irpef al 33% fino a 55mila euro con un vantaggio massimo di 500 euro, la tassazione al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, i 2.500 euro tassati all’1% per gli under 30 e il voucher sanitario da 300 euro per gli over 75. Ecco che cosa è entrato, che cosa è stato escluso e quanto vale ciascuna misura in busta paga e nel cedolino.

Tredicesima: che cosa era previsto e perché non c’è

L’idea circolata nelle settimane precedenti il Cdm era di tassare la tredicesima con un’aliquota sostitutiva del 15% per i redditi fino a 15.000 euro e del 10% per una platea più ampia, con un beneficio netto stimato tra 200 e 500 euro. Forza Italia chiedeva di estenderla anche ai pensionati, mentre una versione più selettiva, limitata ai giovani, era considerata più probabile. Nessuna delle formulazioni è entrata nel disegno di legge approvato. Nelle ricostruzioni sul testo la misura viene indicata come esclusa insieme ad altre proposte rimaste fuori, tra cui il taglio Irpef oltre i 55mila euro e un allargamento dell’esenzione del bollo auto.

In concreto, a dicembre la tredicesima continuerà a essere tassata con le regole ordinarie, cioè con l’aliquota Irpef marginale del contribuente. Il tema potrebbe riaprirsi con gli emendamenti in Parlamento, ma al momento non esiste una norma né una copertura finanziaria indicata.

Irpef: il 33% si allunga fino a 55mila euro

La misura simbolica per il lavoro dipendente e per le pensioni è l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 55.000 euro di reddito, contro i 50.000 attuali. Il costo è di circa 1,2 miliardi di euro e il vantaggio massimo è di 500 euro l’anno, ottenuto spostando i 5.000 euro compresi tra 50 e 55mila euro dall’aliquota del 43% a quella del 33%.

Il risparmio cresce con il reddito imponibile: con 52.000 euro il beneficio teorico è di 200 euro, con 55.000 euro o più è di 500 euro, mentre chi sta sotto i 50.000 euro non ottiene nulla da questa modifica. La misura riguarda tutti i contribuenti soggetti all’Irpef ordinaria, non solo i lavoratori dipendenti e i pensionati. Il dato di 1.200 euro l’anno citato dalla premier per un reddito di 55mila euro è un confronto cumulato con cinque anni fa e non l’effetto della sola manovra del 2027. Il vantaggio dell’ultimo intervento, ripartito su 12 mensilità, è di circa 41,67 euro al mese (calcolo nostro).

Dipendenti: 5% sugli aumenti dei contratti e premi all’1%

Per chi lavora resta la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti salariali ottenuti con i rinnovi dei contratti collettivi. Il 5% è un’aliquota sostitutiva e non un aumento in sé, e secondo le ricostruzioni vale per i redditi fino a 33.000 euro. Un esempio con calcoli nostri: su un aumento di 1.200 euro l’anno, cioè 100 euro lordi al mese, l’imposta sostitutiva è di 60 euro invece dei 276 euro che si pagherebbero con l’aliquota Irpef del 23%, con un risparmio di circa 216 euro. Per chi si trova nello scaglione del 33% la differenza è ancora più ampia.

Restano anche le agevolazioni sui premi di risultato, tassati all’1% alle condizioni previste dalla norma: l’aliquota era già stata stabilita per il 2026 e il 2027 dalla legge di bilancio precedente, e non è quindi una novità di questa manovra. Su un premio di 1.000 euro l’imposta è di 10 euro (calcolo nostro) contro i 230 euro dell’aliquota del 23%.

Giovani: i 2.500 euro tassati all’1%

Per i lavoratori under 30 la manovra prevede 2.500 euro tassati all’1%, da erogare in un’unica soluzione o in dodici rate mensili. Le ricostruzioni parlano di lavoratori under 30 in generale e non di dipendenti in particolare, e requisiti, soglie di reddito e modalità non sono stati ancora chiariti. Ai giovani è dedicata anche la superdeduzione per le assunzioni, che sale al 140% e al 180% per le madri lavoratrici, mentre la flat tax al 5% per i neoassunti under 35 e l’estensione della no tax area per gli under 25, entrambe circolate nelle bozze, non risultano confermate.

Pensionati: il voucher da 300 euro e il fondo per l’uscita anticipata

La novità più concreta per i pensionati è il voucher sanitario da 300 euro: riguarda gli over 75 con pensione fino a 28.000 euro l’anno, circa 5,5 milioni di persone, per un costo di 1,6 miliardi di euro. Copre le spese sanitarie non pagate dal Servizio sanitario nazionale, come farmaci e visite specialistiche. Dividendo il costo per la platea si ottengono circa 290 euro a testa (calcolo nostro), coerenti con i 300 euro annunciati. Il titolo con cui la misura è stata presentata, “300 euro ai pensionati”, è quindi più ampio della realtà: la platea è quella degli ultrasettantacinquenni a basso reddito.

Sul fronte dell’uscita dal lavoro la manovra stanzia 850 milioni di euro per un fondo che dovrebbe finanziare la flessibilità in uscita, con l’ipotesi di pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi. Il fondo è finanziato, ma la misura non è regolata: le modalità saranno definite con un provvedimento successivo, probabilmente un decreto a gennaio, oppure con gli emendamenti.

Rivalutazione e pensioni minime: cosa non c’è nel testo

Nel disegno di legge non ci sono novità sulla rivalutazione degli assegni né sulle pensioni minime. La perequazione provvisoria per il 2027 è indicata al 2,9%, da fissare con un decreto atteso a novembre, e su una pensione lorda di 1.000 euro significa circa 29 euro al mese in più. Resta in discussione l’ipotesi di una rivalutazione ridotta per le pensioni medio-alte, con il passaggio dal sistema a scaglioni a quello a fasce, ma non risulta una decisione. Le minime, a 611,85 euro nel 2026, salirebbero a circa 629,59 euro nel 2027 se non viene prorogata la maggiorazione straordinaria; la richiesta di portarle a 700-800 euro non ha una copertura.

Che cosa cambia, quindi, nella busta paga di dicembre da subito

Per la maggior parte dei dipendenti, a dicembre non cambia nulla per effetto della manovra: la tredicesima viene tassata come sempre e il taglio Irpef parte soltanto sopra i 50.000 euro di imponibile. Chi ha un contratto in rinnovo può vedere gli aumenti tassati al 5% se rientra nei limiti di reddito, mentre il premio di risultato resta all’1% alle condizioni già previste.

Per i pensionati il cedolino segue la rivalutazione che sarà fissata con il decreto atteso a novembre, mentre il voucher sanitario è una misura per il 2027 che dipende dalle regole attuative. Le decorrenze definitive saranno note solo con il testo approvato dal Parlamento.




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...