Nella prossima Manovra Finanziaria 2026 potrebbe arrivare un bonus per le spese sanitarie fuori dal Ssn, con una card per anziani e fragili. Cosa prevede la misura.
Ogni autunno, quando si apre il cantiere della legge di Bilancio, ricomincia la stessa storia. Le risorse economiche a disposizione sono poche, le richieste sono tante e la politica trova sempre un modo per aggiungere una nuova agevolazione all’elenco. Quest’anno il nuovo protagonista è il bonus dentiere, o meglio un bonus per le spese sanitarie fuori dal Servizio sanitario nazionale, pensato per fragili e anziani. Siamo sempre alle solite: anche con pochi soldi a disposizione, la tentazione del bonus resta fortissima.
Il vicepremier Antonio Tajani ha lanciato l’idea in tv, spiegando che oggi le spese sanitarie si detraggono in dichiarazione dei redditi con 730 nell’anno successivo e che Forza Italia propone di anticiparle nell’anno stesso, magari con una card per gli anziani con una somma a disposizione per cure dentali, cure oculistiche o medicine particolarmente costose.
Il punto da chiarire subito è che non esiste ancora alcun provvedimento. Si tratta di un’ipotesi che il segretario di Forza Italia intende portare al tavolo della maggioranza. Non c’è un testo, non c’è un importo e non c’è una platea definita. Per ora c’è un’idea, e come tutte le idee che circolano prima della manovra potrebbe cambiare forma, ridursi o sparire.
Le cifre per ora sono assenti, ma la direzione è chiara: una misura selettiva, rivolta alle fasce più deboli e agli over 65, che copra le spese non rimborsate dal Sistema sanitario nazionale. Nel dibattito pubblico è già stata ribattezzata “bonus dentiere” perché le cure odontoiatriche sono l’esempio più immediato di prestazione che pesa sui bilanci delle famiglie.
Oggi chi sostiene spese sanitarie recupera una parte dell’importo con la detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi, ma solo l’anno successivo. Chi ha poca liquidità deve quindi anticipare l’intera somma e aspettare mesi per vedere un parziale rimborso.
Secondo alcune analisi, la strada potrebbe portare comunque a una misura selettiva, come lascia intendere lo stesso Tajani parlando di una card dedicata agli anziani, anche perché una detrazione immediata per tutti avrebbe un costo importante per i conti pubblici.
Le possibili soluzioni sono due:
Il tema non nasce dal nulla. L’odontoiatria è la grande assente del Servizio sanitario nazionale. Le cure dentali sono in larga parte private e la copertura pubblica è limitata a poche categorie, come i minori e alcuni pazienti con particolari vulnerabilità.
I numeri parlano chiaro. Secondo un’analisi del Consiglio superiore di sanità, gli italiani spendono circa 8 miliardi di euro per le cure odontoiatriche, mentre lo Stato ne mette appena 85 milioni, e sempre più cittadini rinunciano a curarsi. La spesa dentale rappresenta, insieme ai farmaci, la componente principale, pari al 21%, di un paniere di spesa sanitaria privata delle famiglie che supera i 40 miliardi di euro.
Una protesi, una dentiera o un impianto possono costare centinaia o migliaia di euro, una cifra fuori portata per molti pensionati con assegni modesti. Il problema è reale e nessuno lo nega. La questione è se un bonus sia lo strumento giusto per affrontarlo.
Qui arriva il nodo politico ed economico. La prossima Manovra Finanziaria 2027 si annuncia molto stretta. Le risorse disponibili sono limitate e ogni forza politica avanza le proprie richieste. Le tensioni sul reperimento delle coperture sono già evidenti: tra le ipotesi circolate ci sono contributi dal mondo bancario e finanziario, con posizioni diverse nella maggioranza. Mancano i soldi per la realizzazione di misure che possono essere considerate necessarie, come interventi per le pensioni, ulteriore revisione dell'Irpef e delle tasse sul lavoro.
In questo contesto, aggiungere una nuova misura significa sottrarre fondi ad altro oppure aumentare il deficit. E il bonus dentiere, per quanto sia socialmente sensibile, non sarà certamente l’unico. Quando si apre la porta a una card per gli anziani, subito si affacciano altre richieste: bonus famiglie, bonus giovani, bonus casa, bonus mobilità. Il risultato è la solita pioggia di mance spalmate su platee diverse, ciascuna con il proprio plafond ridotto.
Negli ultimi anni i bonus sono diventati lo strumento preferito della politica economica italiana. Sono facili da annunciare, producono consenso immediato e hanno un costo ben visibile solo nei mesi successivi. Il problema è che, nella grande maggioranza dei casi, non risolvono i problemi strutturali.
Un bonus è per definizione temporaneo e a importo limitato. Se una dentiera costa 2.000 euro e il contributo ne copre 200 o 300, la famiglia dovrà comunque trovare il resto. Se la card ha un tetto basso, chi ha bisogno di cure importanti non ne trarrà un reale beneficio. Se invece il tetto è alto, il costo per lo Stato sale e la misura rischia di non essere finanziabile.
C’è poi un effetto distorsivo. Quando arriva un incentivo, in molti settori i prezzi tendono ad adeguarsi verso l’alto, assorbendo in parte il vantaggio. Lo si è visto con i bonus edilizi, e non c’è motivo di pensare che le cure odontoiatriche siano immuni da questo meccanismo.
Infine c’è il tema dell’equità. Un bonus legato all’età e alla fragilità richiede criteri di accesso, certificazioni e controlli. Chi è appena sopra la soglia resta fuori, chi ha il requisito ma non conosce la procedura rinuncia. Il rischio è che il beneficio arrivi a una platea più ristretta del previsto.
Il percorso della manovra è ancora lungo. Nelle prossime settimane il confronto tra i partiti di maggioranza si farà più serrato e la proposta di Tajani dovrà passare il vaglio del Ministero dell’Economia, che dovrà verificarne costi e coperture. Gli scenari possibili sono tre:
Il bonus dentiere è l’ultimo capitolo di una storia già vista. Parte da un problema autentico, quello delle cure odontoiatriche che gli anziani faticano a pagare, ma rischia di tradursi in una misura parziale, a tempo e con risorse insufficienti. In una manovra con margini finanziari molto ristretti, l’ennesimo bonus appare più come una bandierina politica che come una soluzione.
Il tema resta però sul tavolo e merita attenzione. Se la politica vuole davvero aiutare fragili e anziani, dovrebbe smettere di rincorrere la logica dei bonus e costruire interventi strutturali, capaci di garantire l’accesso alle cure senza dipendere dalle trattative di fine anno. Per ora, come sempre, si tratta di aspettare i testi ufficiali e capire se la card di Tajani diventerà realtà o se resterà solo uno slogan.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...