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Bonus dentiere in manovra finanziaria ma niente pensioni o taglio tasse: siamo sempre alle solite

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Nella prossima Manovra Finanziaria 2026 potrebbe arrivare un bonus per le spese sanitarie fuori dal Ssn, con una card per anziani e fragili. Cosa prevede la misura.

Ogni autunno, quando si apre il cantiere della legge di Bilancio, ricomincia la stessa storia. Le risorse economiche a disposizione sono poche, le richieste sono tante e la politica trova sempre un modo per aggiungere una nuova agevolazione all’elenco. Quest’anno il nuovo protagonista è il bonus dentiere, o meglio un bonus per le spese sanitarie fuori dal Servizio sanitario nazionale, pensato per fragili e anziani. Siamo sempre alle solite: anche con pochi soldi a disposizione, la tentazione del bonus resta fortissima.

Bonus dentiere in manovra: di cosa si parla davvero

Il vicepremier Antonio Tajani ha lanciato l’idea in tv, spiegando che oggi le spese sanitarie si detraggono in dichiarazione dei redditi con 730 nell’anno successivo e che Forza Italia propone di anticiparle nell’anno stesso, magari con una card per gli anziani con una somma a disposizione per cure dentali, cure oculistiche o medicine particolarmente costose. 

Il punto da chiarire subito è che non esiste ancora alcun provvedimento. Si tratta di un’ipotesi che il segretario di Forza Italia intende portare al tavolo della maggioranza. Non c’è un testo, non c’è un importo e non c’è una platea definita. Per ora c’è un’idea, e come tutte le idee che circolano prima della manovra potrebbe cambiare forma, ridursi o sparire.

Le cifre per ora sono assenti, ma la direzione è chiara: una misura selettiva, rivolta alle fasce più deboli e agli over 65, che copra le spese non rimborsate dal Sistema sanitario nazionale. Nel dibattito pubblico è già stata ribattezzata “bonus dentiere” perché le cure odontoiatriche sono l’esempio più immediato di prestazione che pesa sui bilanci delle famiglie.

Detrazione anticipata o card: la differenza che conta

Oggi chi sostiene spese sanitarie recupera una parte dell’importo con la detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi, ma solo l’anno successivo. Chi ha poca liquidità deve quindi anticipare l’intera somma e aspettare mesi per vedere un parziale rimborso.

Secondo alcune analisi, la strada potrebbe portare comunque a una misura selettiva, come lascia intendere lo stesso Tajani parlando di una card dedicata agli anziani, anche perché una detrazione immediata per tutti avrebbe un costo importante per i conti pubblici. 

Le possibili soluzioni sono due:

  • Detrazione immediata, cioè lo sconto fiscale applicato nello stesso anno in cui si paga la prestazione.
  • Card prepagata o contributo dedicato, una somma messa a disposizione di fragili e anziani da spendere in cure dentali, visite oculistiche e farmaci costosi.
La seconda ipotesi è più facile da comunicare e più comoda dal punto di vista politico, perché consente di dire “abbiamo pensato agli anziani”. Ma è anche quella che rischia di creare burocrazia, soglie di reddito e requisiti di accesso difficili da gestire, come già accaduto con altri bonus.

Il tema non nasce dal nulla. L’odontoiatria è la grande assente del Servizio sanitario nazionale. Le cure dentali sono in larga parte private e la copertura pubblica è limitata a poche categorie, come i minori e alcuni pazienti con particolari vulnerabilità.

I numeri parlano chiaro. Secondo un’analisi del Consiglio superiore di sanità, gli italiani spendono circa 8 miliardi di euro per le cure odontoiatriche, mentre lo Stato ne mette appena 85 milioni, e sempre più cittadini rinunciano a curarsi. La spesa dentale rappresenta, insieme ai farmaci, la componente principale, pari al 21%, di un paniere di spesa sanitaria privata delle famiglie che supera i 40 miliardi di euro.

Una protesi, una dentiera o un impianto possono costare centinaia o migliaia di euro, una cifra fuori portata per molti pensionati con assegni modesti. Il problema è reale e nessuno lo nega. La questione è se un bonus sia lo strumento giusto per affrontarlo.

Il vero problema: una manovra con risorse ristrette

Qui arriva il nodo politico ed economico. La prossima Manovra Finanziaria 2027 si annuncia molto stretta. Le risorse disponibili sono limitate e ogni forza politica avanza le proprie richieste. Le tensioni sul reperimento delle coperture sono già evidenti: tra le ipotesi circolate ci sono contributi dal mondo bancario e finanziario, con posizioni diverse nella maggioranza. Mancano i soldi per la realizzazione di misure che possono essere considerate necessarie, come interventi per le pensioni, ulteriore revisione dell'Irpef e delle tasse sul lavoro. 

In questo contesto, aggiungere una nuova misura significa sottrarre fondi ad altro oppure aumentare il deficit. E il bonus dentiere, per quanto sia socialmente sensibile, non sarà certamente l’unico. Quando si apre la porta a una card per gli anziani, subito si affacciano altre richieste: bonus famiglie, bonus giovani, bonus casa, bonus mobilità. Il risultato è la solita pioggia di mance spalmate su platee diverse, ciascuna con il proprio plafond ridotto.

Negli ultimi anni i bonus sono diventati lo strumento preferito della politica economica italiana. Sono facili da annunciare, producono consenso immediato e hanno un costo ben visibile solo nei mesi successivi. Il problema è che, nella grande maggioranza dei casi, non risolvono i problemi strutturali.

Un bonus è per definizione temporaneo e a importo limitato. Se una dentiera costa 2.000 euro e il contributo ne copre 200 o 300, la famiglia dovrà comunque trovare il resto. Se la card ha un tetto basso, chi ha bisogno di cure importanti non ne trarrà un reale beneficio. Se invece il tetto è alto, il costo per lo Stato sale e la misura rischia di non essere finanziabile.

C’è poi un effetto distorsivo. Quando arriva un incentivo, in molti settori i prezzi tendono ad adeguarsi verso l’alto, assorbendo in parte il vantaggio. Lo si è visto con i bonus edilizi, e non c’è motivo di pensare che le cure odontoiatriche siano immuni da questo meccanismo.

Infine c’è il tema dell’equità. Un bonus legato all’età e alla fragilità richiede criteri di accesso, certificazioni e controlli. Chi è appena sopra la soglia resta fuori, chi ha il requisito ma non conosce la procedura rinuncia. Il rischio è che il beneficio arrivi a una platea più ristretta del previsto.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il percorso della manovra è ancora lungo. Nelle prossime settimane il confronto tra i partiti di maggioranza si farà più serrato e la proposta di Tajani dovrà passare il vaglio del Ministero dell’Economia, che dovrà verificarne costi e coperture. Gli scenari possibili sono tre:

  • La card viene approvata, ma con una dotazione ridotta e requisiti molto stringenti.
  • Si sceglie la detrazione anticipata, magari limitata a specifiche categorie o spese.
  • L’ipotesi viene accantonata per mancanza di risorse, in attesa di un’occasione migliore.
Per i cittadini la raccomandazione è una sola: non fare affidamento su misure che non esistono ancora. Se si devono sostenere cure urgenti, conviene conservare fatture e ricevute, perché le spese sanitarie restano detraibili secondo le regole attuali, e attendere la versione definitiva del testo prima di programmare spese in funzione di un bonus eventuale.

Il bonus dentiere è l’ultimo capitolo di una storia già vista. Parte da un problema autentico, quello delle cure odontoiatriche che gli anziani faticano a pagare, ma rischia di tradursi in una misura parziale, a tempo e con risorse insufficienti. In una manovra con margini finanziari molto ristretti, l’ennesimo bonus appare più come una bandierina politica che come una soluzione.

Il tema resta però sul tavolo e merita attenzione. Se la politica vuole davvero aiutare fragili e anziani, dovrebbe smettere di rincorrere la logica dei bonus e costruire interventi strutturali, capaci di garantire l’accesso alle cure senza dipendere dalle trattative di fine anno. Per ora, come sempre, si tratta di aspettare i testi ufficiali e capire se la card di Tajani diventerà realtà o se resterà solo uno slogan.






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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...