Davide Tabarelli (Nomisma Energia) avverte: dopo il blocco dell'oleodotto saudita, diesel e benzina possono arrivare fino a 3 euro al litro. Cause, previsioni e perché conviene fare rifornimento subito
L'autunno che si apre in Italia rischia di essere ricordato come uno dei più difficili degli ultimi anni per chi possiede un'automobile. Davide Tabarelli, presidente e fondatore di NE-Nomisma Energia, società di ricerca indipendente specializzata in economia energetica, ha lanciato un allarme chiaro e circostanziato: i prezzi di benzina e gasolio potrebbero arrivare a toccare cifre comprese tra 2,5 e 3 euro al litro, complice il progressivo aggravarsi della crisi in Medio Oriente
Tabarelli, 66 anni, è una delle voci più ascoltate in Italia quando si parla di energia e mercati petroliferi. Fondatore di Nomisma Energia, ha costruito negli anni una reputazione di analista attento ai meccanismi di formazione dei prezzi lungo l'intera filiera, dal pozzo estrattivo fino alla pompa di benzina sotto casa. Le sue dichiarazioni, rilasciate in più interviste nel corso delle ultime settimane, disegnano un quadro coerente e progressivamente più preoccupante
Al centro dell'allarme lanciato da Tabarelli c'è lo stop dell'oleodotto Est Ovest dell'Arabia Saudita, un'infrastruttura strategica capace di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno, pensata proprio per consentire ai flussi petroliferi sauditi di aggirare lo Stretto di Hormuz, storicamente il punto più delicato per la sicurezza energetica mondiale
Secondo l'analisi di Tabarelli, il venir meno di questa via alternativa aggrava drasticamente una situazione già compromessa. Sottoterra greggio e gas abbondano, ha spiegato l'esperto, ma il problema reale riguarda la capacità di portarli in superficie e, soprattutto, di trasportarli fino ai mercati di consumo in condizioni di sicurezza
La situazione attuale non dipende da un solo fattore, ma dalla sovrapposizione di più elementi di crisi che si stanno alimentando a vicenda. Da un lato c'è lo Stretto di Hormuz, storicamente attraversato da circa 21 milioni di barili al giorno, pari a circa un quinto dei consumi mondiali di petrolio, oggi ridotto a un traffico marginale a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran
Dall'altro lato della penisola arabica si trova lo Stretto di Bab el Mandeb, la cosiddetta Porta delle Lacrime, punto di passaggio obbligato tra Yemen, Gibuti ed Eritrea che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano. Anche questa rotta, che nel secondo trimestre del 2026 vedeva transitare circa 8,1 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, è oggi sotto il controllo di fatto degli Houthi, che ne minacciano costantemente la sicurezza
Proprio per aggirare le difficoltà di Hormuz, l'Arabia Saudita aveva progressivamente spostato una quota crescente dei propri flussi verso il porto occidentale di Yanbu, collegato ai giacimenti orientali del Paese attraverso l'oleodotto Est Ovest oggi bloccato. Con questa terza via ora compromessa, si riduce drasticamente il margine di manovra rimasto a disposizione dei mercati energetici mondiali
Un aspetto che Tabarelli sottolinea con particolare insistenza riguarda la carenza di capacità di raffinazione, soprattutto in Europa. Non basta infatti disporre di greggio disponibile sui mercati internazionali: il petrolio grezzo deve essere trasformato in benzina e gasolio attraverso il processo di raffinazione, e proprio su questo fronte il Vecchio Continente sconta un deficit strutturale accumulato negli ultimi anni, con la chiusura o la conversione di numerosi impianti industriali
Questo elemento aiuta a spiegare perché, anche a fronte di quantità di petrolio grezzo teoricamente disponibili, il prezzo finale di benzina e gasolio alla pompa possa continuare a salire in modo significativo, riflettendo non solo il costo della materia prima ma anche la scarsità delle infrastrutture necessarie a trasformarla in carburante pronto per l'utilizzo quotidiano
Nel corso delle ultime settimane, le stime fornite da Tabarelli hanno mostrato una progressione preoccupante. In una prima intervista rilasciata ad Adnkronos a inizio settembre, l'economista aveva indicato come possibile un intervallo compreso tra 2,5 e 3 euro al litro, condizionando questo scenario all'assenza di uno stop alla guerra in corso in Medio Oriente
Successivamente, parlando con HuffPost, Tabarelli ha confermato e in parte aggravato questa previsione, indicando come sempre più concreto l'avvicinamento ai 2,50 euro al litro, sia per la benzina sia, soprattutto, per il gasolio, proprio a causa del nuovo elemento di crisi rappresentato dal blocco dell'oleodotto saudita
In un'ulteriore intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale, l'esperto si è spinto ancora oltre, dichiarando esplicitamente che il peggio deve ancora venire e che la benzina potrebbe arrivare a toccare i tre euro al litro, un livello che rappresenterebbe un record storico assoluto per il mercato italiano dei carburanti
Alla luce di queste dichiarazioni, la domanda che si pongono milioni di automobilisti italiani è piuttosto naturale: conviene davvero fare rifornimento nell'immediato, prima che i prezzi salgano ulteriormente? Sulla base delle previsioni fornite da Tabarelli, la risposta sembrerebbe orientarsi verso un sì prudente
Se la traiettoria dei prezzi dovesse effettivamente confermarsi nelle prossime settimane, come suggerito dall'analisi di Nomisma Energia, un pieno fatto oggi potrebbe risultare sensibilmente più economico rispetto a un rifornimento effettuato tra qualche settimana, quando l'effetto combinato del blocco dell'oleodotto saudita e delle tensioni su Hormuz e Bab el Mandeb potrebbe essersi già tradotto in un rialzo generalizzato dei listini alla pompa
Va comunque sottolineato che si tratta di previsioni, per quanto autorevoli, e non di certezze assolute: i mercati energetici restano soggetti a variabili geopolitiche che possono mutare rapidamente, in un senso o nell'altro, a seconda dell'evoluzione del conflitto in Medio Oriente
Un punto interessante sollevato nell'intervista al Quotidiano Nazionale riguarda la possibilità di accelerare sulla energia verde come risposta strutturale a questo tipo di crisi. Su questo fronte, Tabarelli si mostra piuttosto scettico rispetto ai tempi necessari: per elettrificare il sistema servono dai cinque ai dieci anni, con tempistiche analoghe anche per un eventuale rilancio del nucleare
Il problema attuale, sottolinea l'esperto, è invece una scarsità immediata di carburanti tradizionali, un'emergenza che nessuna strategia di lungo periodo, per quanto necessaria e condivisibile, può risolvere nel breve arco di tempo in cui si sta sviluppando l'attuale crisi
Nell'intervista rilasciata a HuffPost, Tabarelli ha commentato anche una scelta politica specifica del Governo italiano, quella relativa alla riapertura delle trivelle per l'estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale, annunciata dalla premier Giorgia Meloni. Il giudizio dell'esperto è netto ma sfumato: la mossa viene definita giusta, ma arriva tardi rispetto alla velocità con cui si sta sviluppando l'attuale crisi energetica internazionale
Questo commento sintetizza bene la posizione complessiva di Tabarelli sull'intera vicenda: servono investimenti concreti e strategie di medio lungo periodo per ridurre la dipendenza energetica dall'estero, ma questi interventi richiedono tempo, mentre l'emergenza attuale si sta sviluppando con una velocità che le istituzioni faticano a rincorrere con misure altrettanto rapide
Con il conflitto in Medio Oriente ancora privo di segnali concreti di risoluzione, e con lo stop all'oleodotto saudita che si aggiunge alle difficoltà già esistenti su Hormuz e Bab el Mandeb, le previsioni di Tabarelli indicano un autunno particolarmente complicato per chi utilizza quotidianamente l'automobile. La forbice tra i 2,5 e i 3 euro al litro, più volte richiamata dall'economista in diverse interviste, rappresenta oggi lo scenario di riferimento più accreditato tra gli analisti del settore energetico italiano, in attesa di capire se le tensioni internazionali troveranno una qualche forma di allentamento nelle prossime settimane, oppure se la situazione continuerà a deteriorarsi ulteriormente, spingendo i prezzi dei carburanti verso livelli mai visti prima sul mercato italiano
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...