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Draghi, occorre agire subito perchè l'economia sta sempre più peggiorando. I punti del discorso al vertice Ue di oggi

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

L'economia europea mostra segnali di crescente debolezza: Draghi lancia ancora oggi come già fatto in precedenza, l'allarme sull'urgenza di interventi mirati. Dalla crisi energetica alle riforme sulle regole comuni, leader e istituzioni si confrontano sulle strategie future.

Una forte richiesta di azione giunge dai vertici europei per voce di Mario Draghi, che ha riportato l’attenzione dei governi sulle difficoltà crescenti dell’ambiente economico continentale.

Durante l’incontro di oggi 12 febbraio 2026 tenutosi presso il castello di Alden Biesen, l’ex presidente della BCE ed ex premier italiano ha trasmesso ai leader europei un sentito appello a intervenire rapidamente di fronte a uno scenario che mostra segnali sempre più allarmanti. “Il tempo per affrontare i nodi irrisolti si sta riducendo”, ribadisce con determinazione Draghi, sottolineando quanto siano diventate urgenti le questioni già indicate nei suoi precedenti rapporti.
 

Il deterioramento del contesto economico europeo: motivi di preoccupazione

I segnali di deterioramento economico sono ormai evidenti a diversi livelli e stanno assumendo un peso crescente nelle discussioni dei leader. Draghi ha illustrato come, rispetto al periodo in cui aveva presentato il suo precedente report, le condizioni si siano ulteriormente aggravate. L’attenzione si concentra su alcuni aspetti principali:

  • Barriere ancora persistenti nel mercato unico: ostacolano la piena integrazione economica e impediscono alle imprese di muoversi agilmente fra gli Stati membri.
  • Frammentazione dei mercati finanziari e azionari: la mancanza di unione nei capitali rende difficile sostenere gli investimenti necessari per la crescita e la modernizzazione.
  • Incremento dei costi produttivi, in particolare nel settore energetico, che mette in discussione la competitività dell’intero tessuto industriale europeo.
  • Exodus dei risparmi europei: una quota consistente delle risorse finanziare preferisce i mercati extra-europei, alimentando economie concorrenti come quella statunitense.
  • Aspettative di crescita al ribasso: le previsioni macroeconomiche pubblicate dalle agenzie europee e internazionali indicano una fase di stagnazione o di lieve recessione.
Solo intervenendo su questi nodi si può evitare che l’Europa perda posizioni nei confronti degli attori globali. La necessità di agire senza indugio traspare anche dalla consapevolezza che la risposta richiede coordinamento su scala continentale, perché la natura delle difficoltà travalica i confini nazionali e riguarda, in modo differenziato, tutte le economie degli Stati membri.

Le principali proposte di Draghi: mercato unico, energia e capitali

L’intervento di Draghi ha delineato una serie articolata di azioni prioritarie con l'obiettivo di ristabilire slancio e competitività al sistema europeo. Tra i temi ritenuti strategici, l’ex premier si è soffermato su:

  • Abolizione delle barriere interne al mercato unico: rimangono ostacoli regolatori che impediscono una piena circolazione di beni e servizi, limitando così le potenzialità di crescita e innovazione delle imprese europee.
  • Superamento della frammentazione nei mercati azionari e finanziari: Draghi ha esortato a mobilitare il risparmio europeo e indirizzarlo verso investimenti produttivi che sostengano l’economia reale e la transizione tecnologica.
  • Contenimento dei costi energetici: centrale l’invito ad agire per ridurre il peso in bolletta che grava su imprese e famiglie, con particolare attenzione alla revisione dei meccanismi di formazione dei prezzi dell’energia e degli strumenti europei come l’Ets (Emission Trading System).
  • Preferenza europea in settori chiave: Draghi ha ipotizzato la possibilità di favorire una preferenza per prodotti e servizi europei negli appalti pubblici o negli ambiti industriali considerati strategici, al fine di rafforzare l’autonomia industriale senza cadere in misure protezionistiche contrarie alle regole UE.
  • Semplificazione normativa e rapidità decisionale: accorciare i tempi del processo decisionale anche ricorrendo a meccanismi come le cooperazioni rafforzate, che consentono ad almeno nove Stati membri di procedere più velocemente nelle riforme, in accordo con il quadro giuridico dei trattati europei.
Queste proposte, presentate con chiarezza e autorevolezza, riflettono un’esperienza diretta maturata ai vertici delle istituzioni finanziarie ed evidenziano l’urgenza di un’azione coordinata che sia al passo con la rapidità dei cambiamenti globali.

Reazioni e posizioni dei leader europei al vertice di Alden Biesen

Il vertice informale tra i Ventisette ha dato luogo a una discussione intensa e articolata. L’intervento di Draghi ha ottenuto l’attenzione di molti capi di Stato e di governo, con prese di posizione rilevanti da parte dei principali Paesi:

  • Germania e Francia: il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron hanno espresso una notevole sintonia, sottolineando l’importanza di accelerare le decisioni per assicurare competitività all’industria europea. Hanno inoltre confermato la volontà di valutare progressi concreti già entro l’estate e, se necessario, sostenere la strada delle cooperazioni rafforzate.
  • Italia: la premier Meloni ha evidenziato l’urgenza di risposte tangibili sulla competitività e sui prezzi energetici, ribadendo l’apertura verso il libero scambio purché accompagnato dalla reciprocità e riconoscendo il valore dell’apporto di Draghi al dibattito europeo.
  • Spagna: pur non avendo partecipato al pre-vertice, il governo Sanchez vede negli eurobond uno strumento di rilancio per i settori strategici e rimarca la necessità di accentuare la dimensione sociale del mercato interno.
  • Belgio: impegnato nella promozione del dibattito, insieme a Italia e Germania, sulle alleanze variabili e sulla cooperazione pragmatica tra Stati membri.
L’ampio confronto pubblico e diplomatico mostra una consapevolezza diffusa sui rischi di immobilismo. Nel corso degli interventi, diversi leader hanno sottolineato che “non c’è più tempo da perdere” e che il successo dipenderà dalla capacità collettiva di superare divergenze e inerzie decisionali.

La questione della competitività: costi dell'energia, investimenti e cooperazione

La competitività europea si gioca principalmente su tre fattori: accesso all’energia a prezzi sostenibili, rilancio degli investimenti e rafforzamento dell’integrazione tra le economie nazionali. Nel dettaglio:

  • Energia: resta prioritaria una revisione dei meccanismi di formazione del prezzo e una lotta efficace alla speculazione finanziaria nel sistema Ets. Le imprese europee soffrono un gap significativo nei costi produttivi rispetto ai concorrenti di Stati Uniti e Cina, con effetti negativi soprattutto sui comparti energivori.
  • Investimenti: durante il dibattito, è emerso che il deficit di investimenti pubblici e privati nell’Unione ostacola la crescita e la transizione digitale. Draghi ha evidenziato la necessità di strumenti finanziari condivisi tra i Paesi membri, inclusa la possibilità di nuovo debito comune (eurobond), per sostenere programmi strategici.
  • Cooperazione rafforzata: il modello proposto incentiva gruppi di Paesi a muoversi più rapidamente su dossier di interesse comune, consentendo progressi anche quando l’unanimità tra tutti i Ventisette risulta difficile da raggiungere.
L’esperienza recente insegna che una politica industriale europea efficace richiede misure sia nazionali che condivise, con un equilibrio tra esigenze di deregolamentazione e tutela delle regole di mercato interno. La strada verso una maggiore competitività prevede dunque scelte coraggiose e una cooperazione multilaterale rafforzata.

La sfida del processo decisionale e delle cooperazioni rafforzate in Europa

Uno dei principali ostacoli individuati riguarda proprio il funzionamento del processo decisionale europeo. Draghi ha rilanciato l’idea di adottare la procedura delle cooperazioni rafforzate prevista dai trattati, per superare lo stallo causato da veti o divergenze tra gli Stati membri. Questo modello permette, almeno a nove membri, di avanzare autonomamente su iniziative condivise, senza impedire agli altri di aderire successivamente.

Nel confronto, diversi leader hanno riconosciuto il valore di questo approccio, definito da Draghi come “federalismo pragmatico”, in grado di dimensionare le alleanze sulla base degli interessi comuni, senza stravolgere i principi di coesione che sono alla base dell’Unione Europea.

La prospettiva di procedere a più velocità viene vista come un aiuto per accelerare su dossier chiave, come energia, difesa e digitale, mantenendo la credibilità e la forza del progetto europeo anche agli occhi di partner internazionali e investitori.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...