Perché il programma Eco lungo consuma meno dei cicli rapidi, come funziona il consumo energetico della lavatrice e come tagliare la bolletta senza rinunciare a bucato pulito.
C’è un gesto che milioni di italiani ripetono ogni settimana convinti di risparmiare: scegliere il programma rapido della lavatrice. Meno minuti sul display, meno corrente consumata, bolletta più leggera. In realtà il ragionamento è quasi sempre sbagliato. Nella maggior parte dei casi un lavaggio da due o tre ore costa meno di un ciclo da trenta minuti, e la ragione ha poco a che fare con il tempo e molto con la fisica.
Quando pensiamo a un elettrodomestico, tendiamo a ragionare come con una lampadina: più resta accesa, più consuma. Con la lavatrice questo schema non funziona. Il motore che fa ruotare il cestello assorbe una potenza molto ridotta, e anche la pompa di scarico, l’elettronica e il display incidono pochissimo sul totale.
La vera voce di costo è un’altra: il riscaldamento dell’acqua. In una lavatrice tradizionale, la resistenza che scalda l’acqua è responsabile di una quota che in genere supera di gran lunga la metà dell’energia consumata in un ciclo, spesso fino a quasi il 90% nei lavaggi ad alta temperatura. Il resto, cioè rotazione del cestello, pompe e controllo, è marginale.
Ne deriva una conseguenza semplice ma controintuitiva: conta quanto calore chiedi all’acqua, non quanto dura il programma. Un ciclo lungo a bassa temperatura può consumare molto meno di un ciclo breve a temperatura elevata.
I programmi rapidi (15, 30 o 45 minuti) promettono di fare tutto in fretta. Per mantenere una resa accettabile in tempi così stretti, la macchina deve compensare in qualche modo la mancanza di tempo, e lo fa soprattutto in due modi:
Il programma Eco 40-60 è quello che i produttori usano per dichiarare i consumi sull’etichetta energetica. Dura in genere tra le due e le quattro ore, e proprio per questo sorprende chi lo guarda sul display e lo scarta d’istinto.
La sua logica è esattamente opposta a quella dei cicli rapidi. Invece di compensare con il calore, compensa con il tempo. Alcune caratteristiche tipiche:
Per capire perché tempo e temperatura sono, in un certo senso, intercambiabili, i tecnici citano il cerchio di Sinner, un modello usato nel settore del lavaggio. Secondo questo schema, l’efficacia di un lavaggio dipende da quattro fattori che si bilanciano a vicenda:
Un altro tassello del paradosso è la chimica. I detersivi di oggi contengono enzimi che lavorano in modo ottimale a temperature moderate, intorno ai 30-40 gradi. Questi enzimi scompongono macchie di grasso, proteine e amidi, ma hanno bisogno di tempo per agire. Un ciclo lungo a bassa temperatura offre loro le condizioni ideali, mentre un lavaggio velocissimo non permette loro di esprimere il potenziale.
Per questo lavare a 30 o 40 gradi con un ciclo prolungato dà spesso risultati paragonabili a quelli di un lavaggio a 60 gradi, con una frazione dell’energia. Tenere la temperatura alta per abitudine è uno dei modi più rapidi per far crescere la bolletta senza alcun beneficio reale.
Per capire la dimensione dell’effetto, basta un calcolo di massima. Scaldare 50 litri di acqua da 15 a 60 gradi richiede circa 2,6 kWh di energia. Scaldare la stessa quantità fino a 30 gradi ne richiede meno di 1 kWh. A un prezzo medio dell’energia di qualche decina di centesimi per kWh, la differenza per singolo ciclo può sembrare piccola, ma si moltiplica rapidamente.
Una famiglia che fa quattro o cinque lavatrici a settimana può arrivare a oltre duecento cicli l’anno. Se ogni ciclo costa anche solo 40 o 50 centesimi in più del necessario, il sovraccosto annuo supera facilmente i 100 euro, senza considerare l’acqua e il maggior consumo di detersivo. I valori reali dipendono da modello, tariffa e abitudini, ma l’ordine di grandezza dà l’idea del problema.
Il motivo per cui il paradosso resta poco conosciuto è che la lavatrice non ha un contatore dedicato. Il consumo si confonde con quello di frigorifero, forno, illuminazione e climatizzazione. Nessuno confronta il costo di un ciclo da 30 minuti con quello di uno Eco, e i display delle macchine spesso mostrano solo la durata, non i kWh.
A questo si aggiunge un fattore psicologico: associamo la velocità al risparmio. Un programma lungo ci sembra “più impegnativo”, quindi più costoso. È un’intuizione comprensibile, ma in questo caso fuorviante.
Oltre alla scelta del programma, ci sono abitudini diffuse che peggiorano la situazione:
Il consiglio vale in particolare per chi ha un impianto fotovoltaico: far partire il programma Eco nelle ore di maggiore produzione consente di usare energia autoprodotta, riducendo il prelievo dalla rete e rendendo il ciclo lungo ancora più vantaggioso.
Dal 2021 l’etichetta energetica delle lavatrici è stata riformulata e riporta i consumi per 100 cicli del programma Eco 40-60, oltre alla durata del ciclo e al consumo d’acqua. Questo dato è utile per confrontare i modelli, ma ricorda che riguarda solo quel programma. Usando cicli diversi, con temperature più alte o carichi irregolari, i consumi reali possono discostarsi in modo significativo.
Se stai valutando l’acquisto di una nuova lavatrice, guarda con attenzione la classe energetica, i kWh ogni 100 cicli, la capacità adatta alla tua famiglia e la presenza di sensori di carico e programmi a bassa temperatura. Una macchina efficiente costa di più all’inizio, ma può ripagarsi nel tempo.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...