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Evacuate 271 scuole, 16 aerei deviati e attacchi ai frigoriferi supermercati: i rischi concreti effettivi

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Evacuate 271 scuole, 16 aerei deviati e attacchi ai frigoriferi supermercati: i rischi concreti effettivi

Tre aerei deviati o scortati dai caccia, 271 scuole evacuate, frigoriferi manomessi dagli hacker. Cosa dicono le fonti su chi c’è dietro, quanto è dimostrato il legame e dove sta il rischio vero oggi

Oggi, 5 novembre, tre aerei diretti o partiti da Roma e Milano sono finiti al centro di altrettanti allarmi bomba (per un totale di 16 aerei in Europa), e nessun ordigno è stato trovato. Tre giorni prima era toccato a 271 scuole italiane, con evacuazioni in Liguria, Lazio, Lombardia, Veneto e Friuli. In mezzo, e nelle stesse settimane, ci sono gli attacchi informatici ai frigoriferi di supermercati e di tre centri francesi del sangue. Gli episodi sembrano un’unica offensiva, ma le verifiche in corso indicano una cosa più prudente: i responsabili non sono noti e il collegamento tra i casi non è dimostrato. Quello che si può dire con certezza riguarda i danni già visibili, che sono reali anche quando la bomba non esiste.

Cosa è successo oggi nei cieli: tre voli, caccia in volo e nessun esplosivo

Il caso più spettacolare è quello dell’Aer Lingus Dublino-Roma, un Airbus A320 con 151 passeggeri e sei membri d’equipaggio. È stato intercettato da un caccia francese e dirottato sulla base militare di Évreux-Fauville, in Normandia, dove sono stati evacuati tutti e hanno lavorato gli artificieri. Il Finnair Helsinki-Roma è atterrato a Fiumicino verso le 9:30, scortato da jet dell’Aeronautica militare, dopo «segnalazioni anonime»: la bonifica della Polizia non ha trovato nulla e lo scalo non ha subito ripercussioni. Il terzo caso è il Wizz Air Milano Malpensa-Varsavia, decollato alle 7 e deviato a Vienna dopo una minaccia ricevuta in volo.

Il quadro è più ampio. Sono stati coinvolti decine di voli in Europa in pochi giorni, tra cui quelli diretti a Praga, in Bulgaria (con MiG-29 in volo e un aereo dirottato a Plovdiv), in Polonia e in Spagna. Il numero esatto varia secondo il periodo considerato e va indicato come stima. Su un dato tutte le ricostruzioni concordano: in nessun caso sono stati trovati esplosivi.

Chi c’è dietro: una firma che cambia e un’attribuzione quasi impossibile

Un indizio concreto c’è: l’allarme su Fiumicino sarebbe partito da un’unica email anonima, in italiano, inviata nelle prime ore del mattino ad Aeroporti di Roma e ad altre società dello scalo. Elencava i numeri dei voli e sosteneva che a bordo ci fossero ordigni pronti a esplodere entro un’ora. Era firmata dai sedicenti «combattenti dello Stato Maschile». Nei giorni precedenti erano arrivate mail simili su voli Ryanair diretti a Roma.

Il dettaglio più interessante è il confronto con le scuole. Le mail del 2 novembre erano firmate da un sedicente «Corpo delle guardie della rivoluzione islamica», e quelle del 19 ottobre sembravano arrivare dal ministero dell’Istruzione saudita. Tre firme diverse, tre cornici ideologiche diverse. Questa osservazione è nostra e non una conclusione degli investigatori: firme così lontane possono indicare più mittenti, oppure un unico autore che cambia maschera per rendere credibile ogni minaccia. Non ci sono elementi che colleghino i messaggi alle Guardie della rivoluzione.

Sul chi, l’unica valutazione istituzionale citata è quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, che al question time al Senato avrebbe detto che l’attribuzione è «quasi impossibile» e avrebbe parlato di «guerra sotto soglia», cioè una strategia per creare caos senza un atto di guerra dichiarato. Il ministro avrebbe visto un legame con gli attacchi ai supermercati e con il caso del sangue in Francia. È una sua opinione, non un accertamento. Le autorità italiane e ceche stanno verificando server e indirizzi IP usati per le email e hanno attivato la cooperazione internazionale.

I frigoriferi: l’unico fronte in cui l’attacco è andato a segno

Gli allarmi bomba sono un’arma di disturbo, mentre l’attacco ai frigoriferi ha già prodotto effetti fisici. In Francia gli hacker hanno colpito i sistemi di controllo della refrigerazione di tre sedi regionali dell’Etablissement français du sang, passando da un solo fornitore esterno. Gli allarmi hanno funzionato e nessun prodotto ematico è andato perso. Il ministero ha escluso conseguenze sanitarie e l’agenzia nazionale per la sicurezza informatica Anssi indaga. La cifra di 110 gradi non è stata confermata dall’ente.

In Italia sono stati segnalati interventi da remoto sui frigoriferi dei supermercati, con temperature alterate e merce buttata. Indaga la Polizia postale. Due gruppi filorussi, NoName057(16) e Z-Pentest, rivendicano attacchi alla catena del freddo europea, ma per il caso del sangue non c’è alcuna prova tecnica che siano loro. Rivendicare, comunque, non vuol dire dimostrare.

Rischi reali: cosa è già un danno e cosa resta ipotesi

Il rischio concreto più grande, per ora, non è l’esplosione ma il costo operativo di ogni falso allarme. Ogni segnalazione costringe a scortare un aereo con i caccia, a evacuare centinaia di persone, a bloccare le partenze, e a mandare in ispezione artificieri e unità cinofile. Un singolo A320 evacuato in una base militare francese mostra quanto lavoro si può mettere in moto con una mail. Nelle scuole, a Roma, circa 650 alunni della Rodari sono stati portati nel parco di Villa Lais. Nel Padovano, dopo l’ondata di ottobre, era già stato aperto un fascicolo per procurato allarme e interruzione di pubblico servizio.

Sul fronte informatico il rischio è diverso e più serio, perché riguarda impianti che conservano cibo, farmaci e sangue. Il passaggio da blocchi dei siti web a manomissioni degli impianti di raffreddamento è il dato nuovo che emerge da questi episodi, e il fornitore unico dei tre centri francesi mostra la debolezza della catena dei fornitori: basta un punto di accesso per toccare più strutture. In Francia il sistema di allarme ha retto, ma bisogna capire quanto sia diffusa la stessa protezione in Italia.

Il lavoro investigativo parte dalle mail. Carabinieri e Polizia postale stanno ricostruendo la provenienza dei messaggi inviati alle scuole e verificando se ci sia un’unica regia. In Repubblica Ceca si occupa dei voli diretti a Praga il Centro nazionale contro il terrorismo, l’estremismo e la criminalità informatica, e il ministro dell’Interno Lubomír Metnar ha confermato che le misure straordinarie sono state revocate senza ritrovamenti. La polizia ceca ha valutato bassa la credibilità della minaccia, ma ha precisato di non sottovalutarla. È la stessa linea di tutte le autorità coinvolte: ogni segnalazione viene trattata come se potesse essere vera, anche quando poi risulta falsa. Per questo gli aerei sono ispezionati dopo l’atterraggio e le scuole vengono evacuate prima di ogni verifica.

Resta da dimostrare l’ipotesi principale, cioè che si tratti di un’unica regia. Già il 19 ottobre un centinaio di scuole italiane avevano ricevuto mail minatorie, e allarmi analoghi risultano in altri Paesi europei, quindi il fenomeno non è solo italiano. Per ora non risultano prove né di un coordinamento né di un legame con i frigoriferi. Gli inquirenti italiani e cechi lo stanno verificando.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...