La vicenda Ex-Ilva riporta al centro dell'attenzione i problemi storici di inquinamento e salute a Taranto, ora aggravati dal progetto di un nuovo inceneritore di plastiche. Tra polemiche, rischi sanitari e mobilitazioni, si cercano soluzioni sostenibili.
L’area industriale di Taranto, da decenni al centro di dibattiti su ambiente e salute, si trova oggi a fronteggiare nuove preoccupazioni per i cittadini e gli enti impegnati nella tutela ambientale. L’ipotesi di realizzare un impianto per il co-incenerimento di plastiche all’interno dell’Ex-Ilva preoccupa per le possibili conseguenze ambientali e sanitarie. All’interno di questo contesto si inserisce il nuovo progetto, che richiama l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sulla necessità di coniugare sviluppo industriale e tutela del territorio.
Le più recenti decisioni relative all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) hanno riacceso il dibattito sul futuro produttivo dell’area Ex-Ilva. Il progetto prevede la riconversione dell’altoforno Afo2 anche al co-incenerimento di plastiche, con la prospettiva di bruciare fino a 50.000 tonnellate di rifiuti plastici all’anno. Questa scelta, sostenuta anche da membri del governo, ha suscitato forti perplessità tra amministratori e parlamentari, alcuni dei quali – come il vicepresidente M5S Mario Turco – hanno contestato la visione che antepone “il profitto” alla salvaguardia ambientale e sociale. In questa fase delicata, numerose voci chiedono un maggior coinvolgimento delle istituzioni locali, sottolineando che una piena assunzione di responsabilità politica è indispensabile per orientare le scelte verso il bene comune. Il documento autorizzativo, oggetto di critiche sia sul piano tecnico che su quello procedurale, pone la questione del rapporto fra governo centrale, regioni ed enti comunali, chiamati a esprimere il proprio parere in uno scenario già segnato da sentenze, studi epidemiologici e precedenti casi di impatto sanitario.
La città di Taranto ha una lunga storia segnata dalla presenza di complessi industriali, che negli anni hanno contribuito alla crescita economica ma anche ad un pesante tributo in termini di inquinamento. L’attività siderurgica, iniziata negli anni Sessanta, ha comportato l’emissione di sostanze nocive come polveri sottili, diossine e composti organici volatili, spesso associati a patologie respiratorie e oncologiche. Diverse indagini epidemiologiche, condotte da enti pubblici e università, hanno evidenziato incrementi di malattie croniche, tumori infantili e problematiche cardiovascolari tra gli abitanti delle aree più esposte.
Le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi anni hanno messo in luce che la combustione dei rifiuti plastici nei grandi impianti è all’origine della liberazione di centinaia di sostanze chimiche, alcune delle quali particolarmente pericolose. In letteratura viene sottolineata la presenza di diossine, furani, metalli pesanti e particelle ultrafini nei fumi emessi dagli inceneritori, ormai riconosciuti come potenziale fattore di rischio per numerose condizioni patologiche.
| Categoria | Principali rischi sanitari |
| Categorie vulnerabili | Bambini, donne in gravidanza, popolazioni già esposte a inquinanti |
| Malattie associate | Tumori, disturbi dello sviluppo, patologie cardiovascolari e respiratorie |
| Inquinanti rilasciati | Diossine, polveri sottili, metalli pesanti, microplastiche |
Risulta ormai chiaro, secondo pareri espressi da epidemiologi e tecnici del settore, che le aree circostanti gli impianti di co-incenerimento di plastiche necessitano di uno screening sanitario costante e di un’analisi approfondita sugli effetti a lungo termine della esposizione multipla a sostanze tossiche. Rimane aperta la questione della tracciabilità dei casi di malattia e della necessità di integrare i dati ambientali con quelli sanitari per accertare pienamente i nessi di causalità. In presenza di popolazioni già segnate da un passato di esposizione, il rischio di effetti cumulativi rappresenta oggi un tema di dibattito tra comunità scientifica e decisori pubblici.
Di fronte alla prospettiva di una nuova attività di co-incenerimento di plastiche a Taranto, la società civile, le associazioni ambientaliste e le realtà politiche locali hanno promosso numerose iniziative di mobilitazione. La raccolta firme lanciata da gruppi e rappresentanti istituzionali, insieme ad appelli indirizzati alle autorità sanitarie locali, testimonia la preoccupazione crescente riguardo al futuro ambientale e sanitario del territorio.
Nelle attuali strategie di gestione dei rifiuti, la scienza sottolinea l’esigenza di uscire dalla logica dell’incenerimento e di puntare in modo prioritario su riciclo, riuso e riparazione dei materiali. Gli studi suggeriscono che:
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...