Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Farmaci per dimagrire e anti obesità in continuo aumento: quali sono i più affidabili ed efficaci secondo nuovo studio

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

I farmaci per dimagrire stanno cambiando il modo di affrontare l'obesità, che la medicina considera ormai a tutti gli effetti una malattia cronica: cosa dice lo studio su Annals of Internal Medicine.

Il mercato dei farmaci per dimagrire cresce a un ritmo che pochi settori della medicina hanno conosciuto negli ultimi anni. Nuove molecole, nuove formulazioni orali, associazioni sempre più sofisticate: l'offerta si amplia e con essa le domande di pazienti, medici e familiari. Quale terapia funziona meglio? Quale è più sicura? E soprattutto, esiste un farmaco valido per tutti? A fare chiarezza arriva una nuova rete di metanalisi pubblicata su Annals of Internal Medicine, che mette a confronto i principali trattamenti per l'obesità e il sovrappeso negli adulti senza diabete.

Nessun farmaco vale per tutti: conta la situazione corporea

Prima di entrare nei numeri, serve una premessa che i medici ripetono da sempre e che i dati confermano. L'effetto di un farmaco per perdere peso non è uguale per tutti. Segue una regola semplice: dipende dalla diversa situazione corporea di ciascuna persona, dal suo metabolismo, dall'età, dal peso di partenza e dalla presenza di patologie associate come ipertensione, dislipidemia, apnee notturne, malattie cardiovascolari, steatosi epatica o problemi articolari.

Ne consegue che le percentuali di calo ponderale riportate negli studi sono medie di gruppo, non promesse individuali. Una persona può rispondere molto bene a una molecola e poco a un'altra, oppure tollerarne una meglio di un'altra. Per questo la scelta della terapia deve sempre passare da una valutazione medica personalizzata, e mai dal "fai da te" o dal passaparola.

Lo studio: 38 trial, oltre 25mila partecipanti

La ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine (AOIM) è una network metanalisi, cioè un'analisi che mette insieme i risultati di molti studi clinici per confrontare anche trattamenti che non sono mai stati testati direttamente l'uno contro l'altro. Ecco i numeri chiave:

  • 38 trial randomizzati
  • 25.816 adulti con sovrappeso o obesità ma senza diabete
  • 17 farmaci o combinazioni di farmaci
  • trattamenti protratti per almeno 16 settimane.
Rispetto alla precedente analisi, il lavoro si è aggiornato con altri 14 studi, per circa 11mila partecipanti in più. Un ampliamento importante, che rende il quadro più solido e rappresentativo della ricerca più recente.

C'è un dettaglio metodologico che non va trascurato e che spesso viene frainteso nella comunicazione al grande pubblico. Le percentuali indicate rappresentano la perdita di peso corretta rispetto al placebo, non semplicemente il totale registrato sulla bilancia. In altre parole, misurano quanto peso in più si perde con il farmaco rispetto a chi riceve un trattamento inattivo, nel quale pure si osserva spesso un certo calo grazie alle indicazioni su dieta e stile di vita. Il dato sulla bilancia del singolo paziente, dunque, può risultare diverso.

I risultati: dalla liraglutide alla tirzepatide

Tra le terapie considerate dagli autori commercialmente disponibili, il quadro è questo:

  • Liraglutide: riduzione massima del 5,8% oltre il placebo
  • Orforglipron (orale): 12,4%
  • Semaglutide: 14,3% nella formulazione orale e 14,8% in quella sottocutanea
  • Tirzepatide: 19%.
Sulla scala dell'efficacia, la tirzepatide si colloca dunque al vertice tra i farmaci oggi disponibili, seguita dalla semaglutide nelle sue due formulazioni. La possibilità di una versione orale, sia per semaglutide sia per orforglipron, rappresenta inoltre un'opzione in più per chi preferisce evitare le iniezioni.

Il settore sperimentale: amycretin e retatrutide

Il vero colpo di scena arriva dalle molecole ancora in fase di studio. Amycretin raggiunge il 23,9%, retatrutide il 22,1%. Sono cifre che colpiscono e che rischiano di alimentare un linguaggio fin troppo entusiastico. Va ricordato che si tratta di farmaci sperimentali, non ancora disponibili in commercio, e che i risultati dovranno essere confermati da ulteriori studi e dall'esperienza clinica reale.

Perché alcune molecole funzionano meglio di altre? La risposta sta nei meccanismi d'azione:

  • la semaglutide agisce sul recettore del GLP-1
  • la tirzepatide aggiunge il GIP
  • amycretin associa GLP-1 e amilina
  • retatrutide coinvolge GLP-1, GIP e glucagone.
Un interruttore, due, tre: modulando più segnali ormonali, l'effetto medio sul peso appare maggiore. È la logica dei cosiddetti agonisti multipli, che puntano a intervenire contemporaneamente su appetito, sazietà, assorbimento e dispendio energetico.

Le comparazioni dirette rafforzano questa impressione. La tirzepatide ha prodotto una perdita di peso superiore alla semaglutide, e anche l'associazione di cagrilintide e semaglutide ha superato quest'ultima da sola. La direzione, quindi, è chiara: non solo molecole più efficaci, ma vere e proprie costruzioni farmacologiche capaci di agire su più circuiti metabolici nello stesso tempo.

Il prezzo da pagare: tollerabilità ed effetti collaterali

L'efficacia dei farmaci anti-obesità, tuttavia, non è l'unico parametro. Il conto, in questi casi, si paga soprattutto in termini di tollerabilità. I dati dello studio indicano che:

  • gli eventi avversi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, stipsi) sono stati segnalati dal 76% dei partecipanti trattati, contro il 40,1% del gruppo placebo
  • il 10,7% ha abbandonato la terapia per un effetto avverso, rispetto al 3,4% dei controlli
  • gli eventi gravi sono stati osservati nel 6,5% dei trattati e nel 5,2% dei controlli, una distanza molto contenuta
  • i decessi sono stati rarissimi: 0,1% tra i trattati, nessun caso con placebo.
In sintesi, i farmaci appaiono relativamente sicuri sul piano degli eventi gravi, ma la tollerabilità gastrointestinale resta il vero tallone d'Achille. E poiché l'interruzione della cura fa spesso recuperare il peso perduto, la continuità del trattamento è un fattore decisivo: due dettagli tutt'altro che decorativi.

Cosa ricordare: le indicazioni pratiche

Cosa possiamo portare a casa da questo studio? Alcuni punti fermi:

  • i farmaci più efficaci oggi disponibili sono tirzepatide e semaglutide, con la prima in testa
  • le terapie multi bersaglio rappresentano il futuro della cura dell'obesità
  • le percentuali vanno lette come differenza rispetto al placebo
  • efficacia, tollerabilità e continuità vanno sempre valutate insieme
  • la scelta del farmaco dipende dalle caratteristiche individuali e dalle eventuali patologie associate.
I farmaci per dimagrire stanno cambiando il modo di affrontare l'obesità, che la medicina considera ormai a tutti gli effetti una malattia cronica. Lo studio su Annals of Internal Medicine conferma che le nuove molecole offrono risultati prima impensabili, ma ricorda anche che nessuna terapia è priva di costi e che non esiste una soluzione valida per chiunque. Il consiglio resta quello di rivolgersi a un medico specialista, che saprà indicare il percorso più adatto, integrando farmaco, alimentazione e attività fisica, e monitorando nel tempo risultati ed effetti indesiderati.


Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...