Non si tratta solamente di affrontare giornate difficili: una clima aziendale tossico, in presenza di ingiustizie sistematiche, isolamento o ritmi insostenibili, può condurre a patologie come disturbi d'ansia e sindromi depressive. L'INAIL, ente che tutela i lavoratori da danni legati all'attività professionale, prevede la possibilità di indennizzare queste condizioni, a patto che siano direttamente collegate alle modalità organizzative e all'ambiente di lavoro.
Le azioni vessatorie o l'intento persecutorio di colleghi o superiori non sono una condizione necessaria per il riconoscimento dello stress da lavoro come malattia professionale. Ciò che rileva è l'aver sviluppato una patologia riconosciuta provata da referti clinici in presenza di specifiche dinamiche lavorative.
Quando e perché lo stress lavorativo viene riconosciuto dall'INAIL
Il sistema assicurativo italiano protegge la salute mentale dei lavoratori riconoscendo come malattia professionale ogni disturbo psichico clinicamente accertato che derivi da fattori lavorativi sfavorevoli e ripetuti nel tempo. Secondo la normativa corrente e la giurisprudenza costante, anche l'ansia reattiva e la depressione possono trovare riconoscimento se strettamente collegate all'attività lavorativa.
L'elenco delle cosiddette malattie tabellate non include disturbi psichici come lo stress lavoro-correlato, ma, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 179/1988 e al D.Lgs. 38/2000, la tutela si è estesa a tutte quelle patologie il cui nesso eziologico con l'ambiente professionale sia documentabile. I fattori che possono dare origine a questa condizione includono:
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Carichi di lavoro eccessivi e cronici
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Richieste organizzative imprevedibili o cambi improvvisi di turno
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Negazione sistematica dei diritti (permessi, pause, ferie)
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Umiliazioni, isolamento professionale, continue critiche in pubblico
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Mancanza di supporto da parte dei colleghi e superiore
La presenza costante di tali elementi, documentata e provata, rappresenta una base sufficiente per ottenere la valutazione da parte dell'INAIL.
Non è richiesta la volontà persecutoria, ma il danno concreto e l'origine professionale della patologia.
I criteri per ottenere l'indennizzo: dal nesso causale alle prove
Per avviare il riconoscimento assicurativo è necessario dimostrare il nesso causale tra disturbo diagnostico e condizioni lavorative. Non basta riferire un malessere generico, ma occorre che la patologia sia clinicamente riconosciuta e collegata a una esposizione documentabile a elementi di rischio psicosociale. Le principali prove richieste sono:
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Referti medici dettagliati che attestino la diagnosi (ansia, depressione, disturbi da stress, burnout)
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Documentazione del contesto organizzativo: turni e orari, relazioni interne, valutazioni aziendali dei rischi psicosociali
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Testimonianze di colleghi e responsabili che certifichino la presenza di condizioni stressogene
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Email, comunicazioni aziendali e documenti interni che provino i cambiamenti, i carichi di lavoro o le costrizioni subite
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Eventuali segnalazioni a enti di controllo o denunce precedenti
Il
nesso causale deve risultare evidente: è richiesta una relazione diretta tra l'ambiente occupazionale e l'insorgenza o l'aggravamento del disturbo. La
dimostrazione della continuità degli eventi nel tempo e la raccolta sistematica di evidenze cliniche e contestuali sono le chiavi per un riconoscimento oggettivo da parte dell'ente previdenziale. In base alle più recenti orientamenti giudiziari, quando la situazione descritta è plausibile e supportata da documentazione, spetta al datore di lavoro provare l'adozione delle misure di prevenzione necessarie.
Come presentare domanda, documentare e ottenere l'indennizzo
Per ottenere la tutela INAIL nei casi di stress lavoro-correlato, il lavoratore deve seguire alcuni passaggi precisi:
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Comunicare tempestivamente il proprio stato di disagio psichico o fisico al medico di base e successivamente al datore di lavoro con richiesta scritta
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Raccogliere tutta la documentazione sanitaria correlate al disturbo: diagnosi specialistiche, ricoveri, prescrizioni o indicazioni terapeutiche
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Conservare materiali che dimostrano la connessione con il lavoro: turni, mutamenti di mansione, provvedimenti aziendali, segnalazioni, rapporti con i colleghi
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Contattare un patronato o un consulente esperto per predisporre la domanda con la giusta impostazione
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Presentare la domanda INAIL munita di tutta la documentazione raccolta (moduli disponibili anche online)
Una volta avviata l'istruttoria, l'ente provvede ad accertamenti medici-legali che possono prevedere:
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Colloqui e visite presso commissioni INAIL
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Richiesta di ulteriori accertamenti diagnostici
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Verifica delle relazioni lavorative tramite sopralluoghi o acquisizione di prove ulteriori
La procedura può variare tra i
60 giorni e i
6 mesi in base alla complessità del caso. In presenza di rigetto, il ricorso è possibile entro 60 giorni dalla comunicazione, oppure tramite giudice del lavoro in caso di mancata risposta o persistente diniego.
L'ammontare dell'indennizzo INAIL: come viene calcolato e quali sono le prestazioni riconosciute
Una volta riconosciuto a livello amministrativo che la patologia è correlata all'ambiente professionale, l'INAIL quantifica l'indennizzo o la rendita sulla base:
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Della percentuale di invalidità permanente accertata da perizia medico-legale
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Della quota di danno imputabile strettamente al rischio lavorativo (talvolta una parte può dipendere da fattori personali preesistenti)
Prestazioni economiche riconosciute:
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Indennità giornaliera per l'assenza dal lavoro durante la fase acuta della malattia
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Eventuale rendita vitalizia in caso di danno permanente superiore al limite di legge (generalmente il 16%)
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Pagamento delle spese sanitarie connesse alla cura della patologia
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Tutela del posto di lavoro e diritti a permessi retribuiti per le visite e le terapie collegate
Esempio concreto: in un recente caso giudiziario, l'ente ha riconosciuto una
invalidità permanente complessiva del 18%, di cui
il 10% come diretta conseguenza dello stato ansioso-depressivo da stress professionale: su questa quota è stato quindi calcolato l'indennizzo periodico spettante.
Sentenze e casi concreti: quando la giurisprudenza ha tutelato il lavoratore
Le sentenze della Cassazione degli ultimi anni e decisioni di Tribunali hanno stabilito precedenti importanti per la tutela del lavoratore colpito da stress occupazionale:
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Corte Costituzionale, sent. 179/1988: estensione della tutela a ogni malattia professionalmente collegata, anche se non tabellata
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Tribunale di Reggio Emilia, sentenza n. 337/2025: riconoscimento di una sindrome ansiosa-depressiva con invalidità, anche in assenza di intenzione persecutoria da parte dei superiori
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Cassazione Civile n. 11045/2021: diritto all'indennizzo purché provata la connessione tra disturbo e condizioni organizzative, confermata la possibilità per il datore di dimostrare eventuali misure preventive
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Tribunale di Milano, 2019: indennizzo riconosciuto ad un infermiere per carichi di lavoro eccessivi con esito di burnout
Ciò che emerge è una
tendenza della giurisprudenza a rafforzare la tutela del dipendente che riesca a dimostrare con completezza la connessione tra ambiente di lavoro e patologia diagnosticata.
Ruolo del datore di lavoro, prevenzione e responsabilità aziendali nello stress lavoro-correlato
La legge italiana (D.Lgs. 81/2008) impone obblighi stringenti alle aziende in merito alla valutazione e prevenzione dei rischi psicosociali. Il datore è responsabile di:
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Predisporre una valutazione periodica dello stress lavoro-correlato (attraverso DVR, questionari, colloqui)
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Adottare misure concrete come formazione, sportelli di ascolto psicologico, bilanciamento carichi lavorativi
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Promuovere un ambiente inclusivo e collaborativo
Informare i dipendenti sulle strategie di tutela e canali di comunicazione interna
Nel caso di denuncia o apertura di una pratica INAIL,
la responsabilità non si basa solo sull'omissione volontaria, ma anche sull'adeguatezza delle misure preventive adottate. Se emergono elementi che suggeriscono una causa lavorativa del danno psichico,
il datore è tenuto a dimostrare di aver svolto tutto il necessario per evitare il pregiudizio alla salute dei collaboratori.