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Fonderie, multa da 70 milioni a 16 fonderie per cartello sui prezzi durato 20 anni: la vicenda, reazioni ed effetti

di Marcello Tansini pubblicato il
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Una multa record di 70 milioni di euro è stata inflitta dall'Antitrust a 16 fonderie italiane, accusate di aver formato un cartello sui prezzi per vent'anni. Reazioni e futuro per il settore sotto esame.

Un provvedimento senza precedenti scuote il mondo della metallurgia italiana: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inflitto una multa di 70 milioni di euro a 16 storiche fonderie di ghisa della Penisola e all’associazione di categoria Assofond. L’intervento è scaturito dall’accertamento di pratiche restrittive della concorrenza protratte per due decenni nel mercato interno dei getti di ghisa, violando l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Questa sanzione risulta particolarmente impattante, coinvolgendo colossi industriali, come C2MAC Group, Fonderia Corrà, Pilenga Baldassarre Foundry, Zanardi Fonderie e molte altre realtà storicamente radicate nel tessuto produttivo italiano.

Secondo quanto diffuso dall’Autorità, il cartello dei prezzi sarebbe stato operativo almeno dal febbraio 2004 fino a giugno 2024, incidendo pesantemente sulla dinamica concorrenziale di un settore già gravato da una crisi strutturale. L’intesa avrebbe quindi compromesso tanto la trasparenza del mercato quanto le condizioni di acquisto per numerosi clienti industriali e pubblici. In una fase storica segnata da profonda incertezza per le imprese manifatturiere, la decisione ha attirato l’attenzione di operatori, analisti e associazioni di categoria, aprendo una nuova pagina nel dibattito sulla regolamentazione della concorrenza nel comparto metallurgico.

Le ripercussioni di questo provvedimento non si limitano alla semplice sanzione economica: la questione coinvolge i principi alla base della corretta competizione industriale e rappresenta un segnale forte sulla necessità di maggiore trasparenza e di corrette relazioni tra imprese.

Le motivazioni dell’Antitrust: il cartello sui prezzi e la crisi del settore

L’Antitrust ha fornito argomentazioni dettagliate sulla natura e la portata dell’intesa contestata. Il cuore delle accuse riguarda la concertazione tra le principali fonderie italiane di ghisa e la loro associazione di categoria, finalizzata ad alterare in modo significativo la libera concorrenza nel mercato nazionale dei getti di ghisa. Attraverso una lunga attività istruttoria, l’Autorità ha raccolto elementi ritenuti probanti di un coordinamento persistente, mirato a fissare condizioni di prezzo tramite la diffusione e l’aggiornamento degli Indicatori Assofond.

Secondo la nota ufficiale, gli Indicatori sono stati utilizzati come strumenti di indirizzo collettivo per il mercato, andando oltre la semplice funzione di monitoraggio statistico. Sebbene Assofond ne sostenga la natura meramente informativa e basata su dati pubblici provenienti dalle Camere di commercio, l’Antitrust ha sottolineato come la reiterata pubblicazione abbia favorito comportamenti omogenei tra i produttori, in contrasto con il principio di autonomia concorrenziale. Tale pratica è qualificata, nella giurisprudenza europea, come intesa restrittiva idonea a produrre effetti anticoncorrenziali (ai sensi dell’articolo 101 TFUE).

L’ampiezza della condotta contestata emerge, tra l’altro, dalla durata: almeno vent’anni di coordinamento, in un periodo durante il quale il settore delle fonderie italiano ha dovuto fronteggiare una congiuntura economica molto critica, aggravata da oscillazioni del costo delle materie prime, cambiamenti normativi e cali della domanda. L’Autorità ha, infatti, tenuto conto di questa “significativa crisi del settore interessato” nel quantificare il valore delle sanzioni: se la gravità dei comportamenti contestati avrebbe potuto giustificare sanzioni fino a 600 milioni di euro, la cifra finale di 70 milioni risulta calibrata alla luce dello stato di salute delle imprese coinvolte.

Le misure adottate mirano a ripristinare una più equa competizione nel mercato, prevenire la reiterazione di comportamenti lesivi per gli operatori e rafforzare la tutela degli acquirenti di prodotti in ghisa. L’approccio della Autorità richiama i principi sanciti dal diritto europeo della concorrenza e riconferma l’importanza della vigilanza su segmenti produttivi che, pur non rappresentando più la punta di diamante della manifattura, restano strategici per la filiera industriale nazionale.

La risposta di Assofond e le prospettive per il settore delle fonderie

Di assoluto rilievo la reazione di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese italiane della fusione. Con toni decisi, ha espresso “sconcerto e stupore” per un provvedimento che giudica senza precedenti né per entità né per impatto sul tessuto associativo. Nella replica, Assofond ha sostenuto che la ricostruzione dell’Autorità sia “del tutto errata” e ha respinto ogni accusa di intesa restrittiva della concorrenza. L’associazione ha ribadito come gli Indicatori Assofond fossero strumenti di monitoraggio oggettivo, e non meccanismi di fissazione dei prezzi, sottolineando la scelta di sospenderne cautelativamente la pubblicazione a partire da luglio 2024 senza ammissione di responsabilità.

Secondo la valutazione di Assofond, la sanzione ricevuta — pari a circa quattro volte l’ammontare totale dei contributi annuali delle associate — mette a rischio la stessa continuità delle attività di rappresentanza per un settore già fragile. L’associazione ha annunciato che difenderà la propria posizione nei luoghi opportuni, auspicando di poter provare l’assoluta liceità delle proprie condotte.

Il comparto delle fonderie si trova ora a fronteggiare una duplice sfida:

  • Ripristinare la fiducia nelle relazioni di mercato e rafforzare la trasparenza nelle pratiche commerciali.
  • Affrontare una profonda crisi strutturale, caratterizzata da domanda stagnante, costi energetici elevati e pressioni normative crescenti in tema di ambiente e sostenibilità.
L’episodio segna un punto di svolta per le future dinamiche di settore, suggerendo la necessità di un nuovo equilibrio regolatorio e di strategie di sviluppo in linea con le direttive europee sulla concorrenza e la competitività. Gli analisti sottolineano come sia indispensabile per gli operatori rinnovare processi e prodotti, adottando pratiche che valorizzino responsabilità, innovazione e rispetto delle regole, elementi sempre più richiesti a livello comunitario e globale.

L’esito della vicenda giudiziaria e le sue ricadute potrebbero ridefinire i modelli di governance nelle associazioni di categoria e incidere profondamente sulle scelte strategiche delle aziende coinvolte, in un contesto in cui il rispetto delle regole della concorrenza è sempre più centrale rispetto al passato.