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Gennaio 2026, previsioni Borse, obbligazioni, oro, cripto, materie prime per questo mese da fondi, banche ed analisti

di Marcello Tansini pubblicato il
Borse, obbligazioni, oro, cripto

Gennaio 2026 si apre tra ottimismo e incertezze nei mercati: Borse, obbligazioni, materie prime e cripto sono al centro delle analisi di banche, fondi e analisti tra previsioni, rischi e strategie globali.

Il rally di fine 2025 ha lasciato spazio a una fase segnata da dinamiche contrastanti e da una volatilità in crescita, con gli investitori chiamati a valutare tanto la resilienza della crescita economica quanto le ombre di un'inflazione ancora sfidante. Le parole di Rick Rieder (BlackRock Investment Institute) e gli outlook di case come Goldman Sachs imprimono fiducia sull'intelligenza artificiale come motore di investimenti e produttività, ma sottolineano anche come la spesa necessaria per infrastrutture digitali ed energia possa incrementare la pressione sui prezzi.

Le tensioni geopolitiche non accennano a diminuire: l'azione statunitense in Venezuela e le mosse della Bank of Japan impattano sulle valutazioni, mentre tra USA, Europa e Asia si affacciano nuove opportunità, ma restano rischi stratificati. Gli analisti invitano alla prudenza, raccomandando diversificazione e controllo delle esposizioni, soprattutto in un contesto caratterizzato da aspettative divergenti su tassi, valute e andamento dei principali asset finanziari.

Previsioni sulle Borse mondiali: analisi di settore e outlook

Il 2026 si apre con un clima di cauto ottimismo, ma le valutazioni sono elevate e i segnali da analisti, banche e grandi fondi delineano uno scenario complesso. Il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita globale del 3,1%: USA +2,4%, Cina 4,4%, India 6,4%, Eurozona 1,5%, Giappone 0,6%, Emergenti 3,8%. Questi numeri sono sostenuti da robuste aspettative sugli utili, specie nei settori legati all'innovazione tecnologica e all'energia.
Sul comparto azionario americano, la fiducia è guidata dall'effetto trainante dell'intelligenza artificiale, come sottolineato da David Kostin (Goldman Sachs) e Mike Wilson (Morgan Stanley), ma non mancano richiami alla cautela da parte di operatori come John Butters (FactSet), che avverte sulle elevate valutazioni (P/E storico a 30,6 per lo S&P500) e sul rischio di eccessivo entusiasmo.

Il panorama europeo è caratterizzato da valutazioni più sostenibili (P/E 17, secondo BlackRock) e da ampi investimenti pubblici su energia, tecnologia e difesa. In quest'area, Claudia Cervi (Morningstar) rileva opportunità nei bancari, utility e nel comparto assicurativo, mentre l'Est Europa e la Grecia appaiono tra i mercati più promettenti.

In Asia e nei mercati emergenti, l'inizio d'anno si distingue per il rimbalzo del Giappone (Nikkei 225 +3% nella prima seduta) e per la forza relativa dei titoli tecnologici in Cina, Corea e India, come riportato da Chan Lee (Mirae Asset). Tuttavia permangono rischi legati a politiche monetarie divergenti e all'esposizione su valute e materie prime. La diversificazione geografica viene raccomandata dalle principali case di gestione e dagli strategist per affrontare un inizio d'anno in chiaroscuro.

Wall Street e principali indici USA: target e avvertimenti dagli esperti

L'inizio 2026 vede gli indici USA navigare tra record e prudenza analitica: Enrico Garzarelli (J.P. Morgan) osserva come lo S&P 500 abbia chiuso il 2025 ai massimi storici, con attese ancora solide grazie ai settori tech e industriale. Fabrizio Bocca (Advisor di BlackRock) sottolinea come il ciclo presidenziale sia in una fase midterm, storicamente volatile: le statistiche mostrano, infatti, che i primi sei mesi possono risultare turbolenti, con ritracciamenti significativi in primavera.

Il target range condiviso da molti strategist vede un potenziale tra 7.300 e 7.900 punti per lo S&P 500 secondo Forecaster di Dario Colombo, ma a fronte di correzioni intermedie fin verso 6.000 in caso di eccessi di valutazione.

Gli esperti di FactSet segnalano inoltre l'importanza dei dati macro: l'ISM manifatturiero, debole a 51,8, e il focus sul mercato del lavoro e sulle decisioni Fed saranno decisivi per il sentiment degli investitori.

Infine, a detta di Andrea Cecchi (Rothschild & Co), le scelte dei grandi investitori istituzionali, monitorate tramite il COT Report, evidenziano un graduale alleggerimento delle posizioni long, suggerendo maggior attenzione ai segnali di inversione del trend e a possibili ondate di volatilità legate al quadro geopolitico.

Europa e Italia: focus su banche, settori e sorprese di gennaio

I principali indici della zona euro inaugurano il 2026 tra segnali di solidità e sorprese settoriali: l'analisi di Claudia Cervi (Morningstar) e Laura Naka Antonelli (Money.it) attribuisce un ruolo centrale al comparto bancario, su Piazza Affari in particolare, dove cinque istituti (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, BPER, MPS) mostrano potenziale di crescita superiore al 20%, trainando il Ftse Mib verso l'obiettivo simbolico dei 50.000 punti.

Tra i settori favoriti spiccano inoltre utility, assicurativi e petroliferi, tutti caratterizzati da valutazioni contenute e buoni dividendi, beneficiano degli investimenti pubblici in energia e infrastrutture. Valerio Baselli (Morningstar) richiama l'attenzione su Germania, Grecia e Spagna come mercati ad alto potenziale, specialmente in caso di stabilizzazione geopolitica.

In ambito energetico, la ripresa del tema legato ai data center e all'AI evidenzia nuove opportunità per le aziende di servizi pubblici come Exelon e NextEra Energy, identificati come possibili vincitori del nuovo ciclo.

Asia e mercati emergenti: spinte e rischi nel nuovo scenario

Il 2026 parte con segnali di dinamismo in Asia: il Nikkei 225 inaugura l'anno con +3%, sostenuto da ottimismo tecnologico e politica di tassi ancora espansiva secondo la BoJ, rappresentata da Haruhiko Ueda. Il settore tech con Samsung Electronics, SK Hynix, Celltrion guida la spinta a Seoul, mentre a Hong Kong gli operatori tornano a puntare su titoli a media capitalizzazione e nuovi temi tech.

I mercati emergenti si distinguono per attese di crescita degli utili (+18%), secondo la panoramica di Chan Lee (Mirae Asset), pur restando vulnerabili a oscillazioni valutarie e ai prezzi delle materie prime. Cina, Corea e India restano le aree preferite dagli operatori globali, ma si raccomanda un'esposizione bilanciata fra ETF globali ed investimenti tematici settoriali per limitare la volatilità.

Obbligazioni: prospettive su rendimenti, rischio e strategie

Il nuovo anno propone agli investitori obbligazionari scenari inediti per rischio/rendimento. Secondo Tommaso Scarpellini (Money.it) e dati di BlackRock, i titoli di Stato variabili offrono attualmente rendimenti intorno al 2,9-3,5%, mentre l'obbligazionario high yield si spinge sopra il 5%. I rendimenti giapponesi raggiungono nuovi massimi ciclici (decennale 2,12%), mentre i Treasury USA restano ancorati sopra il 4%, segnalando aspettative di tassi ancora restrittivi, con la Fed attenta alle dinamiche di inflazione e lavoro.

Lo scenario globale suggerisce attenzione al rischio duration e alle inversioni di trend nei tassi: dal punto di vista pratico, Laura Naka Antonelli invita a privilegiare portafogli misti fra titoli a tasso variabile e bond ad alto rendimento, mantenendo la flessibilità operativa per cogliere benefici in caso di futuri tagli dei tassi. L'Eurozona si caratterizza per emissioni a rendimento medio atteso del 4%, con possibile sorveglianza degli spread BTP-Bund dopo un 2025 stabile: sotto soglia 70 punti base, il mercato dei titoli italiani resta interessante, ma l'allerta è verso possibili sorprese.

Il cambio delle politiche monetarie e la sostituzione ai vertici delle banche centrali, segnalata dagli analisti (Scarpellini), restano temi caldi: potrebbero infatti innescare una nuova ondata di volatilità nei rendimenti, soprattutto sul fronte USA, già condizionato da una crescita del debito nazionale ritenuta dagli strategist uno dei punti di attenzione maggiore del nuovo anno.

Materie prime: oro, argento, rame e petrolio sotto la lente

Il settore delle materie prime conquista spazio di portafoglio grazie a performance e trend strutturali emergenti. Maurizio Mazziero (Mazziero Research) e Valerio Baselli (Morningstar) propongono oro, argento e rame come scelte privilegiate per il 2026. L'oro appare sostenuto dalla domanda delle banche centrali e da un crescente scetticismo verso la moneta USA: secondo le loro analisi, la quotazione può essere sostenuta da fattori geopolitici (conflitti, fragilità istituzionali) e da strategie difensive/rifugio. L'argento continua a beneficiare di un deficit di offerta e di una domanda industriale solida, mentre il rame capitalizza il boom dell'AI e degli investimenti in transizione energetica, eolico e infrastrutture.

Anche il petrolio catalizza l'attenzione: secondo Donato De Angelis (Money.it) e Reuters, il prezzo del Brent resta compresso vicino ai minimi quinquennali a causa di surplus temporaneo e rischio geopolitico legato al Venezuela, ma molti specialisti, tra cui Mazziero, prevedono potenziali rimbalzi nella seconda metà dell'anno.

Banche come Saxo Bank e i principali fondi obbligazionari raccomandano un approccio tattico, privilegiando singole commodity piuttosto che indici globali, per sfruttare i trend di domanda e volatilità differenziata tra le materie prime.

Il ruolo dell'oro e dei metalli preziosi nei portafogli secondo Mazziero e Cervi

Maurizio Mazziero (Mazziero Research) ribadisce la strategicità dell'oro come bene rifugio, rafforzata dalle politiche di acquisto delle banche centrali e dalla ricerca di protezione contro le turbolenze valutarie e istituzionali. L'esperta Claudia Cervi (Morningstar) sottolinea che, nonostante i record toccati dal metallo giallo, il suo ruolo di stabilizzazione persiste, soprattutto in scenari di inflazione imprevedibile e debolezza del dollaro.

L'argento, pur più volatile, secondo entrambi gli esperti mantiene un ruolo tattico per le sue prospettive industriali e per il protrarsi di una situazione di offerta in deficit rispetto alla domanda globale.

Rame e petrolio: domanda energetica, AI, geopolitica e trend strutturali

Il rame, secondo Maurizio Mazziero, resta al centro dell'attenzione per la crescente necessità di materiali conduttivi nei data center e negli impianti eolici offshore. La domanda mondiale è prevista stabile ma in lento aumento grazie agli investimenti in infrastrutture digitali ed energetiche. Le quotazioni, che hanno beneficiato di un +31% nel 2025 (fonte Morningstar), sono sostenute da uno scenario di squilibri strutturali tra domanda e offerta.

Sul fronte petrolifero, Donato De Angelis riporta il rischio di volatilità per eccesso di offerta di breve periodo, compensato da possibili tensioni geopolitiche (Iran e Venezuela) e dalla dipendenza crescente dell'intelligenza artificiale dalle risorse energetiche. Le banche d'affari e i principali strategist raccomandano attenzione ai turning point generati da OPEC+ e alla narrativa della cosiddetta AI Power Crunch, che potrebbe sostenere il comparto energetico nella seconda parte dell'anno.

Crypto e asset digitali: cosa aspettarsi da Bitcoin, Ethereum e altcoin a gennaio

Il panorama crypto inaugura il 2026 con movimenti marcati tra Bitcoin, Ethereum e principali altcoin. La view di mercato di Dario Colombo (Forecaster) e gli aggiornamenti di Donato De Angelis (Money.it) evidenziano il crescente impatto dei flussi su ETF spot bitcoin ed ethereum, con afflussi che sostengono i prezzi dopo la volatilità di fine 2025.

Bitcoin oscilla in area 92.000 dollari, mentre Ethereum si porta sopra i 3.100, spingendo all'insù anche Solana, XRP e Chainlink tra gli altcoin. La domanda macro, il rafforzamento del dollaro statunitense e le dinamiche tra domanda istituzionale e retail emergono come driver principali. L'attenzione resta sulle correlazioni tra andamento delle crypto e i mercati azionari, mentre persiste un ampio dibattito sul rischio di eccessi speculativi.

Previsioni e target degli esperti: tra ETF e correlazioni di mercato

Gli analisti come Dario Colombo individuano un potenziale upside significativo per Bitcoin in caso di ripetizione dello scenario 2019, ma avvertono sui rischi di correzioni repentine. La stagionalità suggerisce storicamente movimenti rialzisti post-halving. Gli ETF spot, secondo FactSet e Reuters, hanno un impatto determinante per la liquidità del segmento, mentre la volatilità resta accentuata da eventi macroeconomici e geopolitici.