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Geox rilancia, partendo dai suoi 600 negozi: le nuove strategie e gli effetti per clienti, dipendenti e settore

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Geox affronta una profonda trasformazione: tra razionalizzazione dei negozi, innovazione digitale e nuovo posizionamento del brand. Cambiamenti che ridisegnano prodotti, relazione con clienti, impatto su dipendenti e sfide del settore.

L’azienda italiana nota per l’innovazione nella calzatura si trova oggi al centro di una nuova fase strategica, mirata a ridefinire la propria presenza nei mercati globali. In un panorama retail fortemente condizionato da trasformazioni tecnologiche, cambiamenti nei comportamenti di acquisto e accentuata competitività, Geox ha avviato un percorso di rilancio che parte dalla sua estesa rete di punti vendita. Questa evoluzione non riguarda soltanto i numeri delle chiusure o delle aperture, ma si riflette sulla cultura aziendale, sulle scelte di governance e sulla necessità di rispondere a nuove esigenze di clienti e dipendenti.

Geox dal 2015 a oggi: evoluzione dei numeri, governance e rete di negozi

Negli ultimi dieci anni Geox ha vissuto una trasformazione sostanziale, a livello sia strutturale che di posizionamento sul mercato. Dal periodo di picco tra 2015 e 2016, è seguito un trend di progressiva decrescita, accentuato dall’impatto della pandemia nel 2020. La ripresa tra 2021 e 2023 non ha evitato difficoltà ulteriori, con una flessione dei ricavi nel 2024 e una lieve continuità del calo anche nel primo semestre 2025.

Uno sguardo alla rete monomarca evidenzia un notevole ridimensionamento: la strategia, basata sulla valutazione sistematica del conto economico di ciascun punto vendita, ha portato a un forte taglio dei negozi diretti, optando per la chiusura delle controllate negli Stati Uniti e in Cina, quest’ultima affidata a un partner locale con logica asset-light.

La complessità gestionale si riflette anche nella discontinuità delle figure chiave al vertice aziendale. Dal 2015 ad oggi si sono alternati ben sei diversi CEO:

  • Giorgio Presca (fino a gennaio 2017)
  • Gregorio Borgo (2017 – inizio 2018)
  • Matteo Mascazzini (dal febbraio 2018)
  • Livio Libralesso (dal gennaio 2020)
  • Enrico Mistron (dal marzo 2024)
  • Francesco Di Giovanni (dal luglio 2025)
Questa frequente rotazione ha impedito la sedimentazione di una strategia unitaria, soprattutto nella gestione della rete retail e nella coerenza di prodotto e marketing, generando dispersione e sovrapposizione di visioni.

L’azienda oggi conta circa 600 negozi nel mondo, risultato di una politica di razionalizzazione che punta a trasformare ogni punto vendita in un elemento chiave della relazione con i clienti, riducendo la dispersione e migliorando il presidio dei mercati più remunerativi. Un approccio che riflette l’intenzione, da parte della governance, di bilanciare la presenza fisica con lo sviluppo omnicanale.

Strategie di razionalizzazione: chiusure, digitalizzazione e focus sui mercati chiave

Il percorso di ristrutturazione del brand si basa su decisioni precise e misurate: il taglio dei negozi non redditizi è stato effettuato in modo selettivo, privilegiando la qualità della presenza rispetto alla quantità. Il ridimensionamento dei DOS (Directly Operated Stores) e l’uscita da mercati ad alta volatilità geopolitica testimoniano il desiderio di proteggere il valore dell’azienda e minimizzare rischi legati a dinamiche internazionali instabili.

Un altro pilastro della strategia è la digitalizzazione, intesa non solo come potenziamento dell’e-commerce, ma come integrazione reale tra canali fisici e digitali. La logica omnicanale, che permette al cliente di vivere un’esperienza fluida e personalizzata, si traduce in una gestione dei dati più accurata, nella sincronizzazione delle scorte e in una comunicazione più efficiente sul prodotto.

L’attenzione è oggi rivolta ai mercati dove il marchio può effettivamente esercitare un vantaggio competitivo, valorizzando i flagship nelle piazze a più alta resa e adottando modelli asset-light dove la presenza diretta non genera ritorni proporzionati agli investimenti. Questa razionalizzazione non riguarda solo la geografia: la selezione dei partner distributivi e il riposizionamento del wholesale sono strumenti per preservare immagine e marginalità, uscendo da circuiti che alimentavano erosione di prezzo e confusione del posizionamento.

La trasformazione del posizionamento: dalla tecnologia alla percezione di brand

Nei primi anni, la chiave di successo del marchio era una promessa chiara e tecnica: la traspirazione della calzatura. L’innovativo sistema “scarpa che respira” era il cuore della comunicazione, offrendo un’identità unica e difendibile. Tuttavia, l’espansione del catalogo verso abbigliamento e accessori ha progressivamente offuscato questo focus, portando il brand a essere percepito come un generico lifestyle player.

L’ampiezza dell’assortimento ha causato:

  • Aumento dei costi e della complessità gestionale (SKU, materiali, fitting)
  • Rischio di rimanenze e scontistica ricorrente che ha eroso la percezione di valore
  • Dispersione della centralità della value proposition originaria
Con il passaggio da una comunicazione incentrata sulla funzione tecnica a una narrazione più estetica, la differenziazione di marca si è indebolita. Oggi il rilancio punta a recuperare il concetto di tecnologia funzionale e tangibile: prodotti iconici, prove tecniche visibili, messaggio unico ripetuto su tutti i touchpoint.

Il ritorno all’essenza si accompagna a un ripensamento della customer experience, sia in negozio sia online, con il tentativo di valorizzare la dimostrazione reale del beneficio rispetto alle sole atmosfere lifestyle.

Nuove strategie di prodotto e canali: breve catalogo, innovazione e omnicanalità

Il nuovo approccio allo sviluppo di prodotto prevede una significativa riduzione dell’assortimento, con focus su tre linee strategiche:

  • Urban (comfort quotidiano metropolitano)
  • Kids (funzione e praticità per i più piccoli)
  • Outdoor All-Weather (performance e protezione in ogni condizione climatica)
Ogni linea è sorretta da 2-3 prodotti “ero” visivamente riconoscibili, dotati di testimonial tecnici e elementi digitali come QR code e video prove. Questa scelta elimina la dispersione di risorse su segmenti non essenziali (borse, accessori) e permette di concentrare investimenti e comunicazione su ciò che differenzia effettivamente l’azienda dalla concorrenza.

L’applicazione di una logica Good/Better/Best consente di coprire diverse fasce di clientela senza compromettere il posizionamento. La strategia prevede inoltre l’integrazione tra punti vendita fisici – selezionati e ripensati come flagship esperienziali – e una piattaforma digitale potenziata, garantendo una customer experience uniforme attraverso touchpoint digitali e retail, mantenendo coerenza nei prezzi e nelle promozioni.

Impatto sulle persone: effetti sui dipendenti e sui clienti delle scelte Geox

Le recenti mosse strategiche hanno avuto effetti diretti e indiretti sia sulla forza lavoro che sulla clientela. Per i dipendenti, il processo di razionalizzazione – con uscita dai mercati critici e riduzione dei negozi diretti – ha comportato riposizionamenti, riqualificazioni ma anche inevitabili uscite. Il nuovo modello di business prevede team più snelli e specializzati, orientati all’omnicanalità e a una gestione evoluta dei dati e delle relazioni con i clienti.

Per la clientela, l’esperienza di acquisto diventa più pulita e focalizzata: punti vendita selezionati e piattaforme digitali integrate offrono un mix fra consulenza, servizio post-vendita e proposta coerente di prodotto. Le linee guida puntano su:

  • Assortimento più chiaro, eliminando la confusione fra tipologie di prodotto
  • Servizi personalizzati, anche attraverso il digitale
  • Fiducia nella qualità tecnica e nella trasparenza della comunicazione
L’enfasi su garanzia di prodotto, semplicità dei resi e supporto post-vendita si allinea alle aspettative di un consumatore maggiormente attento a sostenibilità, sicurezza e trasparenza. Anche i programmi fedeltà risultano ridefiniti, focalizzati sull’esperienza d’acquisto e sull’accompagnamento nel tempo della relazione brand-cliente.

Le sfide del settore calzaturiero tra prezzi, sostenibilità e personalizzazione

Il segmento delle calzature affronta oggi una pressione particolare su variabili come prezzi, stagionalità e sostenibilità. Fattori come costo delle materie prime, logistica, variazione dei cambi, pressione sui margini e mutamento della domanda costringono le aziende a rivedere le politiche di pricing in modo agile e differenziato.

Principali driver di prezzo Implicazioni per il settore
Costo di produzione e materiali Scelte sui ricarichi variano tra il 50% e oltre il 200%, a seconda del posizionamento nel mercato
Canali di vendita Negozio fisico (costi più elevati), online (prezzi più competitivi)
Stagionalità Gestione flessibile di rimanenze e promozioni fuori stagione
Personalizzazione Attese di servizio tailor made e resi facili
Sostenibilità Richiesta di prodotti eco-compatibili, certificazioni, attenzione normativa

La crescita dei canali digitali e l’integrazione omnicanale sono oggi un catalizzatore di rinnovamento, sia per la raccolta dati sia per l’offerta di nuove experience ai clienti. L’etica e la trasparenza diventano riferimenti obbligati, sia per i consumatori che per la compliance regolatoria (ad esempio, l’introduzione di tasse sulla fast fashion o divieti su materiali inquinanti).

In questa cornice, le strategie geox per negozi e impatto su clienti dipendenti settore rappresentano un modello di riferimento capace di combinare adattabilità, innovazione responsabile e rispetto delle trasformazioni valoriali del pubblico.

Opportunità e rischi del nuovo corso Geox

L’attuale fase di rilancio offre opportunità di rigenerazione e di riconquista di credibilità sul mercato. Il ritorno a un’identità netta e riconoscibile, la selezione rigorosa dei canali e dei prodotti e una governance meno soggetta a oscillazioni possono rafforzare la posizione competitiva del brand.

Permane, tuttavia, la necessità di mantenere equilibrio fra innovazione ed efficienza operativa, rafforzando la trasparenza e la coerenza della narrazione aziendale. I rischi associati derivano essenzialmente da:

  • Persistenza di discontinuità manageriali
  • Eventuali slittamenti dal posizionamento tecnologico-centrico a percezioni di bassa differenziazione
  • Pressioni inflazionistiche e delle catene di fornitura



Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...