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Giuseppe Caforio, 70 anni, ex tecnico informatico e senza gambe: i soldi sono finiti, l'ospedale costa troppo

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Giuseppe Caforio, 70 anni, ex tecnico informatico anche per Trenord, ha perso entrambe le gambe per il diabete. In casa di riposo a Gambolò, non riesce a pagare i 116 euro a viaggio per le cure a Vigevano.

Ci sono storie che raccontano più di mille statistiche quanto sia fragile l'equilibrio economico di chi diventa anziano e malato in Italia. Quella di Giuseppe Caforio, 70 anni, è una di queste. Ex tecnico informatico, per anni al lavoro tra computer e reti aziendali, oggi è un uomo che non può più camminare, con la pensione che non copre la retta e i risparmi ormai esauriti. E ogni settimana, per curarsi, deve affrontare una spesa che non riesce più a sostenere.

La seconda amputazione: senza gambe da fine agosto

Da fine agosto Giuseppe Caforio non ha più le gambe. L'ultima, la destra, gli è stata amputata a livello della coscia, un intervento estremo reso inevitabile dall'inesorabile aggravarsi del diabete. La malattia, che nel tempo ha compromesso la circolazione e i tessuti, ha lasciato ai medici una sola strada.

L'amputazione a livello della coscia è tra le più impegnative dal punto di vista fisico e riabilitativo. Chi la subisce perde non solo la possibilità di camminare, ma spesso anche gran parte dell'autonomia negli spostamenti quotidiani: alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi, raggiungere una sedia a rotelle. Per un uomo di 70 anni, già provato da una lunga convivenza con il diabete, significa ripartire da capo in condizioni molto difficili.

Prima della pensione, Giuseppe era un tecnico informatico. Ha lavorato in un settore in cui la competenza si costruisce sul campo, tra guasti da risolvere e sistemi da far funzionare, e tra le sue esperienze c'è anche quella per Trenord, la società che gestisce il trasporto ferroviario regionale in Lombardia. È residente a Milano, la città dove ha vissuto e lavorato.

Il suo è il profilo di un lavoratore che ha versato contributi per decenni e che, arrivato alla pensione, avrebbe potuto aspettarsi una vecchiaia serena. Il diabete, però, ha cambiato tutto, e con la malattia sono arrivate le spese, i ricoveri e, infine, la necessità di essere assistito ogni giorno.

La casa di riposo Fratelli Carnevale di Gambolò e ogni settimana all'ospedale di Vigevano, con un costo di 116 euro a viaggio

Oggi Giuseppe vive nella casa di riposo Fratelli Carnevale di Gambolò, in provincia di Pavia, a pochi chilometri da Vigevano. Dipende interamente dall'aiuto del figlio e del personale della struttura, che lo assiste nelle attività di ogni giorno. Non può più muoversi da solo: ogni spostamento, anche il più semplice, richiede l'intervento di altre persone.

La vita in una struttura residenziale ha un costo. Le rette delle case di riposo variano molto da una realtà all'altra e, per chi non ha altre entrate oltre alla pensione, possono diventare un peso insostenibile. È il caso di Giuseppe, la cui pensione non basta nemmeno a coprire la retta. Per tenere il passo con le spese ha attinto ai suoi risparmi, che oggi sono finiti.

Il problema più immediato riguarda le cure. Ogni settimana Giuseppe deve spostarsi all'ospedale di Vigevano per i trattamenti di cui ha bisogno. Non potendo camminare, non può utilizzare i normali mezzi di trasporto: serve un servizio adatto a una persona non deambulante.

Secondo quanto spiegato da lui stesso, ogni trasferimento in ospedale costa 116 euro. Una cifra che, moltiplicata per le visite settimanali, diventa una spesa mensile importante per chi ha già la pensione interamente assorbita dalla retta. Giuseppe ha spiegato che l'Asst, l'Azienda socio sanitaria territoriale competente, non può farsi carico di quei costi.

Il paradosso è evidente: un uomo che ha bisogno di cure continuative, e che per questo deve raggiungere l'ospedale, rischia di doverle interrompere o rimandare perché non riesce a pagare il viaggio. Per una persona con diabete avanzato e appena operata, saltare i controlli può avere conseguenze serie sulla salute.

Perché questa storia riguarda molte più persone

Il caso di Giuseppe Caforio non è isolato. Il diabete è una delle malattie croniche più diffuse tra gli anziani e, quando non è tenuto sotto controllo o progredisce nonostante le terapie, può causare complicanze gravi: danni ai nervi, alla vista, ai reni e alla circolazione, fino al cosiddetto piede diabetico, che in alcuni casi porta all'amputazione.

A questo si aggiunge un tema di grande attualità: il costo dell'assistenza per gli anziani non autosufficienti. Retta della residenza, trasporti sanitari, ausili, farmaci e riabilitazione possono pesare in modo sproporzionato su chi ha una sola pensione. Quando i risparmi si esauriscono, restano due strade: contare sull'aiuto dei familiari, che a loro volta hanno spesso risorse limitate, oppure rivolgersi ai servizi pubblici, dove però non sempre le regole permettono di coprire ogni spesa.

Nel caso specifico, la questione del trasporto in ospedale mette in luce un tema delicato: quando un servizio è considerato non a carico del sistema sanitario, il costo ricade interamente sul paziente, anche se quel viaggio è indispensabile per curarsi.

Che cosa serve a Giuseppe adesso

Al centro della storia c'è una richiesta semplice: poter continuare a curarsi senza dover scegliere tra la salute e le spese. Per Giuseppe, questo significa trovare una soluzione stabile per il trasporto verso l'ospedale di Vigevano, in modo da non saltare le cure settimanali.

Le strade possibili sono diverse e vanno verificate caso per caso con i servizi competenti:

  • una valutazione da parte dell'Asst e dei servizi sociali sulle possibilità di agevolazione o di copertura, anche parziale, dei trasporti sanitari;
  • il coinvolgimento del Comune di residenza e degli enti locali, che in alcuni casi prevedono contributi o servizi di trasporto sociale per persone fragili;
  • il supporto di associazioni di volontariato e realtà del territorio che offrono accompagnamento a persone non autosufficienti;
  • una verifica delle eventuali agevolazioni e prestazioni economiche legate alla condizione di invalidità, come l'indennità di accompagnamento, se già riconosciuta o richiedibile.
Sono possibilità da approfondire con l'aiuto di un patronato o di un assistente sociale, che possono orientare la famiglia tra procedure e requisiti spesso complessi.

Dietro la vicenda di Giuseppe Caforio c'è molto più di una questione di soldi. C'è un uomo che ha lavorato una vita, che oggi vive in una casa di riposo lontano dalla città in cui abitava e che dipende da altri per ogni gesto. C'è un figlio che gli sta accanto e prova a sostenerlo. E c'è un sistema di welfare che, nei fatti, lascia ancora scoperte spese essenziali per chi non può più permettersele.

Raccontare questa storia significa anche ricordare che la dignità della cura non dovrebbe dipendere dal saldo di un conto in banca. Quando un anziano malato non riesce a raggiungere l'ospedale perché il viaggio costa troppo, a essere in difficoltà non è solo una famiglia, ma l'intero modo in cui una comunità si prende cura dei più fragili.

Per Giuseppe Caforio, 70 anni, ex tecnico informatico che ha lavorato anche per Trenord, la speranza è che qualcuno ascolti la sua richiesta: poter proseguire le cure a Vigevano senza dover pagare 116 euro a ogni viaggio, oggi una cifra troppo alta per chi ha perso le gambe e, con esse, anche l'ultima possibilità di muoversi da solo.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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