A Monaco, Norman Choi racconta l’attesa di una supercar ordinata tre anni fa: monoscocca in carbonio lavorata a mano, richiami alle corse, V8 e cambio manuale. Tanto esclusiva che, per lui, una Ferrari sembra una Volkswagen.
Timothy Scheek ha ordinato una De Tomaso P72 circa tre anni prima di incontrarla a Monaco, ma nel 2026 non l’ha ancora ricevuta. Quando Norman Choi, alla guida della casa automobilistica, gli mostra l’auto e la porta su strada, il futuro proprietario comincia a immaginare più concretamente che cosa lo aspetta. La presenza della P72 lo colpisce al punto da fargli dire che, al suo confronto, «una Ferrari sembra una Volkswagen».
Scheek parla da appassionato. A impressionarlo sono soprattutto il disegno della vettura e l’effetto che fa mentre attraversa la città: ai suoi occhi ha una personalità rara, capace di distinguersi dalle sportive che incontra abitualmente. La battuta sulla Ferrari restituisce la forza di quell’impressione, con un’immagine volutamente provocatoria.
La scena si svolge durante un soggiorno a Monaco. Scheek incontra Choi, proprietario e amministratore delegato di De Tomaso Automobili, e può osservare da vicino il modello che ha prenotato anni prima. Per chi aspetta una vettura esclusiva, trovarsi davanti a un esemplare in strada dà all’attesa una consistenza nuova. La P72 ha proporzioni, superfici e dettagli che dal vivo si colgono in modo diverso rispetto a un progetto visto in immagini.
Il passaggio dell’auto per le vie della città è il momento che resta più impresso a Scheek. La guarda muoversi e ne confronta la presenza con quella di una Ferrari; da qui nasce il paragone con Volkswagen. È una reazione immediata, legata all’impatto visivo della De Tomaso.
Il suo ordine racconta la ricerca di un’esperienza fuori dall’ordinario. Scheek vuole un’auto che gli trasmetta qualcosa di diverso, un oggetto capace di attirare gli sguardi e di distinguersi per carattere. La P72 sembra corrispondere a questa aspettativa: la sua attrattiva, per lui, sta nella personalità che mostra anche quando passa semplicemente per strada.
Scheek racconta di aver ordinato la P72 circa tre anni prima dell’incontro con Choi, quindi intorno al 2023. Nel frattempo il modello ha attraversato una lunga fase di sviluppo. La concept car era stata presentata nel 2019 al Festival of Speed di Goodwood; nel 2024 De Tomaso aveva annunciato l’avvio della produzione e nel 2025 aveva mostrato la specifica definitiva per gli esemplari destinati ai clienti.
Il primo esemplare cliente è stato consegnato nel 2026, quasi sette anni dopo la presentazione del progetto. L’ordine di Scheek si inserisce in questo percorso: dopo la fase di sviluppo e l’annuncio della produzione, le prime auto hanno cominciato a raggiungere i clienti. Per lui, la P72 vista a Monaco è un passaggio concreto verso la vettura che ha scelto, mentre la consegna del suo esemplare resta ancora da attendere.
La produzione prevista è di 72 esemplari complessivi. Una tiratura così ridotta accompagna un processo costruttivo lontano dai ritmi della produzione di massa. De Tomaso ha indicato circa 1.500-1.600 ore di assemblaggio per ogni auto, con una parte consistente del lavoro affidata a mani esperte.
Ogni esemplare viene configurato con finiture e scelte estetiche specifiche. La costruzione richiede attenzione al telaio e ai componenti, mentre la personalizzazione coinvolge materiali e dettagli visibili nell’abitacolo e sulla carrozzeria. Sono elementi che fanno parte del progetto e che contribuiscono ai tempi necessari per passare dal prototipo alle auto destinate ai clienti.
Al centro della P72 c’è una monoscocca in fibra di carbonio: la struttura portante integra l’abitacolo e sostiene i principali elementi meccanici. Il materiale viene disposto in strati orientati, con particolare attenzione alla rigidità e al peso. De Tomaso ha descritto una struttura in carbonio che attraversa il nucleo centrale e si estende ai sottotelai, progettata appositamente per questo modello.
Durante l’incontro, Choi mostra a Scheek la struttura e il lavoro manuale che accompagna la costruzione. La cura artigianale prosegue nell’abitacolo, tra materiali, superfici e componenti. La P72 ha strumenti analogici, comandi fisici e dettagli meccanici a vista; al centro della plancia non c’è uno schermo. Anche il cambio è esposto, disegnato per entrare nell’esperienza di guida oltre a svolgere la sua funzione.
La personalizzazione completa il progetto. I clienti possono scegliere colori, carbonio a vista e diverse finiture, oltre a dettagli decorativi come le strisce. La configurazione interviene sull’aspetto complessivo dell’auto e permette di avvicinarla ai gusti di chi l’ha ordinata. Per Scheek, che ha potuto guardare la P72 da vicino, questa attenzione ai particolari contribuisce al suo carattere speciale.
Le forme della P72 guardano alla storia di De Tomaso e, in particolare, alla P70 del 1965, legata al fondatore Alejandro De Tomaso e al progettista e preparatore statunitense Carroll Shelby. Il disegno riprende suggestioni dell’epoca dei prototipi da competizione degli anni Sessanta: carrozzeria bassa, superfici sinuose e abitacolo raccolto. La vettura punta sulla scultura delle forme e su una presenza elegante.
Questo riferimento storico contribuisce a distinguere la P72 da molte hypercar moderne. La sua identità emerge dalla linea della carrozzeria e dall’impostazione dell’abitacolo, con un’estetica che richiama le auto da corsa del passato. La scelta è coerente con l’idea di una vettura analogica, costruita attorno al rapporto diretto tra conducente e macchina.
Al posto guida dominano gli strumenti tradizionali, i comandi lavorati e il metallo a vista. L’abitacolo ha un carattere meccanico e porta l’attenzione sulla guida, sul motore e sulle sensazioni trasmesse dai comandi. È un’impostazione precisa, rivolta a chi apprezza un’esperienza meno digitale e preferisce avere sotto gli occhi strumenti e componenti fisici.
Sotto la carrozzeria c’è un V8 sovralimentato da 5,0 litri, accreditato nella specifica di produzione presentata nel 2025 di circa 700 CV e 820 Nm di coppia. Il motore è abbinato a un cambio manuale a sei marce. In un segmento dove sono diffuse le trasmissioni automatiche e i sistemi elettronici complessi, la scelta del manuale mantiene centrale il rapporto tra il conducente e la meccanica.
La potenza è notevole e il motore sovralimentato promette una risposta vigorosa. Sulla P72, però, l’esperienza passa anche dal cambio, dal suono e dal contatto con l’auto. I dati tecnici fanno parte del quadro, insieme alle sensazioni che la vettura trasmette; è questo insieme a spiegare perché Scheek ne parli soprattutto in termini di bellezza ed emozione.
Il confronto con la Praga Bohema, già presente nel suo garage, aiuta a capire il suo interesse. Scheek possiede una sportiva rara e radicale, legata a leggerezza e aerodinamica. La P72 gli offre un carattere diverso: il suo disegno è riconoscibile e suscita una reazione anche da ferma. Tra le due auto conta soprattutto la differenza di personalità.
Scheek ha raccontato che il passaggio alla sua prima Ferrari non gli aveva dato la stessa sensazione di novità provata in altri momenti della sua vita da automobilista. Il passaggio da una Ferrari alla Praga Bohema, invece, gli aveva restituito la percezione di un salto radicale. Il commento sulla P72 si colloca in questo percorso: Scheek cerca un’auto capace di sorprenderlo davvero.
Quando dice che una Ferrari, accanto alla De Tomaso, sembra una Volkswagen, ricorre a un’immagine iperbolica per descrivere il contrasto che avverte. Ai suoi occhi, la P72 ha una rarità e una presenza scenica tali da spiccare anche accanto a una sportiva di prestigio. La frase sulla Ferrari condensa l’effetto che il disegno della De Tomaso gli ha fatto vedendola in movimento.
La definizione che meglio riassume il suo entusiasmo è opera d’arte su quattro ruote. Nella P72 convivono la monoscocca in carbonio, il V8 e la trasmissione manuale; per Scheek, però, al centro ci sono le forme, i materiali e la rarità. Conta anche la sensazione che l’auto suscita quando attraversa una strada.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...