Tra reddito medio e mediano, due stipendi, patrimoni, finanziamenti e auto aziendali, il divario apparente si ridimensiona: le vetture più costose sono anche quelle che si notano di più.
In Italia sono state immatricolate 1.558.704 auto nuove. Nei primi quattro mesi dell'anno le vetture con un prezzo superiore a 50.000 euro hanno costituito l'8% delle richieste di finanziamento rilevate. Le auto da 50.000 o 100.000 euro che si vedono sulle strade, dunque, esistono davvero. Questo dato non significa però che la maggioranza di chi le guida guadagni ogni mese una cifra paragonabile al loro prezzo.
Il contrasto tra uno stipendio netto di 1.500-2.000 euro e un'automobile molto costosa sembra netto. Diventa più comprensibile quando si distingue il reddito del singolo da quello dell'intera famiglia, il listino dal prezzo effettivamente pagato e la proprietà dal semplice utilizzo. Anche il patrimonio accumulato può cambiare completamente il quadro.
Il Dipartimento delle Finanze, l'ufficio del Ministero dell'Economia che pubblica le statistiche fiscali, ha rilevato un reddito complessivo medio dichiarato di 25.820 euro annui per contribuente. È un valore lordo fiscale. Non corrisponde quindi allo stipendio netto accreditato ogni mese e nemmeno al denaro che rimane disponibile dopo imposte, contributi e spese.
La media, poi, risente dei redditi molto alti e viene spinta verso l'alto dai contribuenti più ricchi. Per capire quale sia la posizione della persona centrale nella distribuzione è più indicato guardare alla mediana: il 50% dei contribuenti si trova sotto quella soglia e l'altro 50% sopra.
Per il 2023 l'Istat ha calcolato un reddito netto familiare medio di 37.511 euro all'anno, pari a circa 3.125 euro al mese. Il reddito mediano delle famiglie era invece di 30.039 euro, circa 2.503 euro mensili. La distanza tra i due valori dipende dal fatto che una parte consistente delle famiglie guadagna meno della media, mentre i redditi più elevati alzano quest'ultima.
Il confronto con uno stipendio individuale da 1.500-2.000 euro non è diretto. Il dato dell'Istat riguarda la famiglia nel suo complesso; quello fiscale si riferisce al singolo contribuente e, soprattutto, non coincide necessariamente con il reddito netto effettivamente disponibile.
Il reddito del proprietario apparente può essere soltanto una parte delle entrate del nucleo. Una famiglia con due lavoratori dispone di un bilancio mensile molto diverso da quello di una persona sola. Due stipendi netti da 1.700 euro, per esempio, portano a 3.400 euro complessivi al mese considerando dodici mensilità.
Tredicesime, bonus, pensioni o altre entrate possono aumentare ancora la disponibilità annuale. Non basta, quindi, osservare chi è seduto al volante.
Nel 2023 l'Istat ha rilevato per le coppie con figli un reddito mediano di 46.786 euro. Il valore è superiore a quello delle famiglie formate da una sola persona perché, nella maggior parte dei casi, in questi nuclei sono presenti due o più percettori di reddito.
Un reddito familiare di questo livello non rende automaticamente semplice l'acquisto di un'auto da 100.000 euro. Dice però che il parametro da considerare non è sempre lo stipendio del conducente. La vettura può essere intestata al coniuge, a un genitore o a una società, oppure venire utilizzata da più componenti della stessa famiglia.
Una vettura premium può arrivare sul mercato come auto nuova, usata, importata o aziendale. Può anche essere stata presa in locazione. Il modello e la carrozzeria possono far pensare a un esborso recente di 80.000 euro, ma il veicolo potrebbe avere già diversi anni e valere soltanto una parte della cifra originaria.
In Italia, nel 2024, il rapporto tra auto usate e auto nuove acquistate è arrivato a circa due a uno. Il mercato dell'usato aumenta così il numero di persone che possono guidare un modello nato come costoso senza averne sostenuto il prezzo di listino.
Un'auto nuova da 100.000 euro può perdere una quota rilevante del proprio valore già nei primi anni. Trascorsi tre o quattro anni, un esemplare ben tenuto può avere un prezzo molto più basso. Lo stesso vale per un'auto con chilometraggio elevato o proveniente da un mercato estero. In queste condizioni diventa accessibile anche a chi non avrebbe potuto comprarla nuova.
La stessa dinamica riguarda le importazioni parallele e le vetture aziendali restituite alla fine del contratto. L'importo indicato in un annuncio, o pagato dal secondo proprietario, non coincide necessariamente con quello versato per acquistare l'auto all'origine.
Con un finanziamento si può utilizzare un'auto costosa versando una rata mensile. La formula, però, non riduce il costo complessivo. Anticipo, interessi, eventuale maxi rata finale, assicurazioni e servizi incidono sul conto finale e lo rendono diverso dal semplice prezzo esposto.
Un esempio puramente indicativo, riferito al 2026, aiuta a capire gli ordini di grandezza. Per un'auto da 50.000 euro, con un anticipo del 20%, il capitale finanziato sarebbe di 40.000 euro. Con una durata di 48 mesi e un tasso annuo del 7%, la rata arriverebbe a circa 960 euro al mese, senza maxi rata finale e senza costi accessori.
Applicando le stesse ipotesi a un'auto da 100.000 euro, l'anticipo sarebbe di 20.000 euro e l'importo finanziato di 80.000 euro. La rata salirebbe a circa 1.920 euro mensili. Un contratto con anticipo più alto, durata più lunga o maxi rata finale può far apparire una rata più bassa, ma lascia una somma importante da versare alla scadenza:
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Ipotesi di acquisto |
Auto da 50.000 euro |
Auto da 100.000 euro |
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Anticipo del 20% nel 2026 |
10.000 euro |
20.000 euro |
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Importo finanziato nel 2026 |
40.000 euro |
80.000 euro |
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Durata nel 2026 |
48 mesi |
48 mesi |
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Rata indicativa nel 2026 |
Circa 960 euro |
Circa 1.920 euro |
La durata del contratto può rendere meno evidente il peso dell'acquisto. Una rata spalmata su 60 o 72 mesi sembra più facile da sostenere, ma mantiene il debitore legato alla vettura per anni. Nel frattempo possono arrivare altre spese: la casa, i figli o finanziamenti già in corso.
Il leasing funziona secondo una logica simile. Prevede canoni periodici e, in alcuni casi, un valore di riscatto finale. Nel 2024 il campione analizzato da Assilea, l'associazione italiana del leasing, ha indicato per le autovetture una durata media di circa 50 mesi. Le auto usate costituivano il 21,8% dei contratti osservati.
Chi guida un'auto non è necessariamente il proprietario. Il veicolo può appartenere a una società, a una flotta aziendale, a una concessionaria oppure a un'impresa di noleggio. Il dipendente o l'amministratore lo usa, ma non lo paga con il proprio stipendio personale.
Nel 2024 il noleggio a lungo termine ha rappresentato il 19,9% delle immatricolazioni di auto nuove. Nello stesso anno sono stati sottoscritti 949.162 contratti di noleggio a lungo termine per autovetture e fuoristrada: l'86,1% riguardava società e il 13,9% privati.
In un contratto aziendale il canone può includere manutenzione, assistenza, assicurazione e gestione degli pneumatici. Per chi utilizza il mezzo la spesa appare come un pagamento periodico. Il rischio della successiva rivendita resta invece alla società di noleggio.
C'è poi l'auto concessa come benefit. L'azienda la assegna per l'attività lavorativa e, quando il contratto lo prevede, anche per uso personale. Il vantaggio entra nella fiscalità del dipendente secondo le regole vigenti, ma non equivale all'acquisto della vettura con il reddito della famiglia.
Le immatricolazioni mostrano quanto sia consistente la componente non privata. Nel 2024 i privati hanno rappresentato il 58% del mercato delle auto nuove. Il restante 42% è stato assorbito da noleggi, società, enti, autoimmatricolazioni e altri canali.
Lo stipendio annuale non è l'unica misura della capacità di spesa. Una persona può avere un reddito ordinario e, allo stesso tempo, una casa ereditata, risparmi messi da parte negli anni, investimenti, il ricavato della vendita di un'attività o un aiuto economico della famiglia.
In casi simili l'auto viene pagata attingendo a un patrimonio già esistente, non soltanto al flusso mensile dello stipendio. La differenza può essere notevole.
Secondo la Banca d'Italia, nel 2022 più della metà delle famiglie non aveva realizzato risparmi durante l'anno. La quota arrivava al 70% tra le famiglie appartenenti al quinto più basso della distribuzione del reddito, mentre scendeva al 28% tra quelle del quinto più alto.
La stessa indagine stimava che il 10% più ricco detenesse il 52% della ricchezza complessiva. La distribuzione del patrimonio, quindi, è molto diversa da quella che emerge osservando soltanto gli stipendi medi.
Una vettura costosa può essere stata comprata grazie a un'eredità, alla vendita di un altro bene o a molti anni di risparmio. Può anche derivare dalla scelta di destinare all'auto una quota elevata delle proprie risorse, riducendo altre spese. Esiste però anche il caso meno visibile di chi acquista oltre le proprie possibilità economiche.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...