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Ha senso montare i freni degli aerei su un'auto come ha iniziato a fare una marca?

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di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Dai freni elettronici ispirati all'aeronautica al confronto con i tradizionali sistemi automotive, passando per materiali innovativi, sicurezza e scenari futuri.

Quando penso all’ingresso della frenata elettronica nel settore automotive, mi trovo davanti a una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni. Questa tecnologia trae ispirazione diretta dal mondo aeronautico, dove efficienza e precisione nel controllo della frenata sono parametri irrinunciabili. Sulla scena internazionale, la mia attenzione si concentra sulla Exeed EX7, SUV di ultima generazione che ridefinisce il concetto di sistema frenante adottando, per la prima volta su larga scala, il comando elettromeccanico integrale.

La tendenza mi sembra chiara: eliminare i circuiti idraulici, affidare il controllo al digitale, ridurre i tempi di risposta e migliorare le performance su veicoli sempre più massicci e potenti. È un approccio già consolidato in ambito aeronautico e che, applicato alle auto di nuova concezione, promette di innalzare gli standard di sicurezza, precisione e modularità della frenata.

Dalla tradizione idraulica all'evoluzione drive-by-wire

Da oltre un secolo, l’impianto frenante classico si basa sul trasferimento della forza che genero premendo il pedale attraverso un circuito idraulico in pressione. Quando aziono il freno, il pedale interviene su un servofreno che moltiplica il mio sforzo e lo trasmette, tramite linee e fluido idraulico, alle pinze che stringono i dischi montati sulle ruote. Anche se questo sistema si è evoluto con l’introduzione di dispositivi come ABS, EBD ed ESP, riconosco che esistono ancora margini di miglioramento, soprattutto in termini di prontezza di risposta, manutenzione e integrazione con i sistemi digitali più avanzati.

L’introduzione della tecnologia drive-by-wire, come avviene sulla Exeed EX7, rappresenta per me una discontinuità netta. Il comando del freno non viene più trasmesso attraverso una forza meccanica o idraulica, ma tramite segnali elettronici che viaggiano dalla centralina alla ruota. Il sistema Electronic Mechanical Braking, o EMB, utilizza attuatori elettromeccanici su ciascuna pinza, comandati in tempo reale da un software centrale che riceve input dai sensori: posizione del pedale, velocità, accelerazione, aderenza e altri parametri dinamici.

Questo nuovo paradigma mi consente di osservare una modulazione quasi istantanea della forza frenante su ogni ruota, con una riduzione drastica dei tempi di latenza rispetto ai sistemi tradizionali. La gestione software permette inoltre di integrare in modo nativo i dispositivi ADAS, dalla frenata automatica d’emergenza alla stabilità elettronica, fino alle funzioni predittive basate su sensori esterni.

Nel caso specifico, il sistema della Exeed EX7 si basa sulla piattaforma Flying Fish 3.0, che coordina telaio, sterzo e freni attraverso un’architettura digitale. Le versioni disponibili prevedono sia configurazioni full electric sia soluzioni range extender, ma la vera identità innovativa del modello, dal mio punto di vista, è legata proprio a questo passaggio: per la prima volta su un veicolo di grande serie, il comando frenante abbandona il mondo analogico per entrare in una logica completamente digitale.

Tecnologie a confronto: freni automotive vs freni aeronautici

L'applicazione del braking-by-wire nella mobilità su ruote deriva direttamente dagli standard sviluppati in ambito aeronautico, dove sistemi ridondanti e controlli elettronici garantiscono sicurezza e affidabilità anche in caso di avaria. Negli aerei civili e militari, i sistemi frenanti sono digitalizzati da anni, sfruttando algoritmi evoluti per la distribuzione della forza tra le ruote e circuiti di emergenza separati e autonomi. Le principali differenze e similitudini sono:

  • Ridondanza: sugli aerei vengono spesso impiegate più centraline di controllo che si monitorano reciprocamente, annullando la possibilità che un guasto software blocchi la frenata.
  • Ripartizione dinamica: sia in ambito aereo che automotive, i sistemi elettronici consentono una ripartizione della forza frenante tarata su condizioni di carico, grip e assetto.
  • Sicurezza in condizioni estreme: all'aumentare della complessità e della potenza dei veicoli, solo una gestione elettronica avanzata assicura risposta istantanea e ottimizzazione delle prestazioni.
L'approccio automotive tuttavia si trova a fare i conti con vincoli differenti (costi, manutenzione, spirito di utilizzo), rallentando la piena adozione della ridondanza hard/software totale che invece è regola in aeronautica. La direzione, tuttavia, è ormai tracciata.

Materiali e design: cosa cambia nei freni delle auto moderne?

La transizione verso la mobilità elettrica ha imposto nuove sfide nella progettazione degli impianti frenanti. Il peso maggiore dei veicoli elettrici e le performance elevate rendono necessario l'uso di materiali innovativi e design ottimizzato per dissipare il calore e mantenere integra l'efficienza.

Oggi si assiste a una diversificazione senza precedenti, dove la tradizionale ghisa, utilizzata per decenni soprattutto sulle parti più soggette a usura, lascia spazio a soluzioni come acciaio inossidabile, carburo di silicio, carboceramica e compositi MMC. Ciascun materiale risponde a precise necessità:

  • Ghisa: costo contenuto, buona tenuta ma peso elevato; ormai usata soprattutto per la produzione di massa.
  • Acciaio al carbonio: maggiore resistenza e migliori prestazioni, sebbene richieda protezioni contro l'ossidazione.
  • Ceramica/carbo-ceramica: privilegiata nei modelli ad alte prestazioni, offre leggerezza, alta resistenza termica e spazi di frenata ridotti, con una durata fino a 100.000 km.
  • Compositi MMC: combinano metalli e fibre per ottimizzare resistenza e peso, anche a scapito del costo.
Dal punto di vista del design, i freni delle auto elettriche spesso adottano dischi ventilati e a geometrie complesse, ottimizzati per massimizzare la dissipazione del calore. Inoltre, grazie all'elettronica, si possono implementare forme più evolute di auto-diagnosi e regolazione anche a impianto installato.

Tra vantaggi, richiamo Volvo ed evoluzioni software

L'adozione delle tecnologie frenanti drive-by-wire consente di migliorare sensibilmente la reattività e la modulazione della frenata, integrando l'azione dei sistemi ADAS. Tuttavia, l'affidabilità dei sistemi dipende sempre di più dal software e dai processi di controllo digitale, aprendo a nuovi scenari di rischio.

Il richiamo di oltre 76.000 auto ibride ed elettriche da parte di Volvo, dovuto a un errore software nella gestione della frenata rigenerativa in modalità B, dimostra quanto sia centrale la qualità del software nell'affidabilità dei sistemi. Il bug riscontrato poteva causare la perdita del potere frenante in situazioni improvvise, costringendo i produttori a intervenire tempestivamente con aggiornamenti e avvisi agli utenti. Tra i vantaggi dei nuovi impianti meccatronici:

  • Reattività elevata: risposta entro millisecondi e ripartizione ottimale della forza su ogni ruota
  • Integrazione con i sistemi digitali: dalla stabilità elettronica alla frenata automatica d'emergenza
  • Riduzione della manutenzione dei componenti idraulici
D'altro canto, i rischi emergenti coinvolgono:
  • Dipendenza dal software: un errore può compromettere la sicurezza attiva, come evidenziato dal caso Volvo
  • Problemi di ridondanza: nella maggior parte delle auto attuali manca la tripla ridondanza elettronica tipica degli aerei
  • Competenze richieste per la diagnosi e manutenzione: sempre più orientate alla gestione digitale e meno alla meccanica tradizionale
È sempre più urgente uno sviluppo normativo che definisca gli standard minimi di sicurezza e ridondanza dei nuovi sistemi elettronici, tenendo conto delle lezioni apprese in ambito aeronautico e delle esperienze emerse dal mondo auto.

Chery Exeed EX7: un concentrato di innovazione

Quando guardo alla nuova Exeed EX7, non la considero soltanto un nuovo SUV elettrico, ma un vero banco di prova per la tecnologia drive-by-wire applicata al settore automotive. Il debutto, avvenuto lo scorso 17 aprile, ha segnato una svolta importante: per la prima volta viene abbandonato completamente l’impianto idraulico tradizionale in favore di una trasmissione elettronica integrale del comando frenante.

Dal punto di vista tecnico, ogni ruota viene gestita da un attuatore indipendente, comandato in tempo reale dalla centralina attraverso il software, mentre la piattaforma Flying Fish 3.0 integra telaio, sterzo e impianto frenante in un’unica architettura digitale. Il risultato che mi aspetto è una risposta più rapida e precisa, con spazi di arresto ridotti e una maggiore sicurezza nelle situazioni critiche.

All’interno dell’abitacolo, trovo una Exeed EX7 orientata con decisione verso l’innovazione: maxi schermo da 30 pollici, infotainment avanzato, interni in pelle, tetto panoramico e una soluzione senza piantone dello sterzo. Anche lo sterzo, infatti, può diventare completamente elettronico grazie alla tecnologia steer-by-wire. Le varianti disponibili rispondono alle nuove esigenze di mobilità, dalla configurazione elettrica pura con batteria da quasi 98 kWh alla versione range extender, che abbina motore termico e batterie di alta capacità.

La centralizzazione digitale dei principali sottosistemi trasforma il veicolo in una piattaforma intelligente, capace di reagire e adattarsi in tempo reale alle condizioni di guida e di integrare funzioni predittive. Da un lato, considero tutto questo una delle espressioni più avanzate dell’innovazione automotive attuale; dall’altro, non posso ignorare che una simile evoluzione renda ancora più decisivi la cybersecurity e gli standard di controllo elettronico.




Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...