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Ho dormito in diversi capsula hotel in Italia e nel mondo: vi racconto la mia esperienza

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Dalle origini giapponesi all'arrivo in Italia, il viaggio in prima persona tra capsule hotel, curiosità, servizi e tipologie. Un racconto sulle nuove forme di ospitalità e sull'esperienza di dormire.

Negli ultimi anni, il concetto di soggiorno si è evoluto, grazie a soluzioni innovative come i capsule hotel. Si tratta di strutture nate in Giappone ma ormai diffuse in molte grandi città europee e anche in Italia, dove l'alloggio punta sull'essenzialità di piccoli spazi individuali. L'obiettivo di questi alberghi capsule, spesso situati a ridosso dei centri urbani o presso snodi strategici come aeroporti e stazioni, è offrire un'esperienza di pernottamento accessibile e intelligente, ideale per chi cerca praticità e risparmio.

Paolo Vinci, esperto viaggiatore e conoscitore del settore hospitality, racconta in questa intervista il suo rapporto diretto con le capsule: tra curiosità, dubbi e una lunga serie di notti trascorse in verticale. Le sue parole contribuiscono a chiarire a quali profili di viaggiatori possono essere davvero utili queste soluzioni e quali siano gli elementi chiave di un'esperienza in capsule hotel, dai servizi offerti alla gestione dello spazio.

“Ho dormito in capsule hotel in Italia e all'estero molte volte, spiega Vinci, provando sia catene recenti sia soluzioni storiche, dal cuore delle metropoli fino ai terminal aeroportuali”. Attraverso le sue risposte è possibile scoprire i vantaggi, le criticità e le reali differenze rispetto alla tradizionale camera d'albergo.

Quando hai dormito per la prima volta in un capusle hotel e cosa ti ha spinto a provarlo?

“La mia prima esperienza risale a diversi anni fa, durante un viaggio in Giappone. Avevo sentito parlare molto di queste strutture particolari e ultra-compatte, popolarissime tra chi lavora e termina tardi, ma anche tra viaggiatori solitari. La combinazione di curiosità personale per l'aspetto ‘futuristico' degli spazi e la necessità di contenere il budget mi hanno portato a scegliere questa soluzione per una notte vicino alla stazione ferroviaria di Osaka. Le aspettative erano piuttosto semplici: cercavo un posto sicuro, pulito e conveniente dove riposare dopo una giornata intensa. All'inizio, però, la domanda era: riuscirò davvero a dormire sereno in uno spazio così piccolo?”

Qual è stata la tua prima impressione entrando nella capsula: curiosità, disagio, sorpresa o senso di praticità?

“La sensazione dominante, appena salito sulla piccola scala che portava al mio alloggio, è stata la curiosità. Tutto era pulitissimo e ben organizzato, quasi essenziale. Mi ha colpito la presenza di una luce regolabile e di prese a disposizione, che rendono il soggiorno più semplice. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla gestione degli spazi minimi: ogni centimetro è ottimizzato, con piccoli vani per oggetti personali e sistemi di ventilazione o climatizzazione. Un po' di disagio iniziale per la sensazione di trovarsi in un ambiente ‘diverso', certamente, c'è stata, specie se si pensa alle capsule più strette delle catene storiche in Giappone. Ma la praticità dell'esperienza viene fuori subito, specie per chi viaggia leggero”.

Rispetto a una camera d'albergo tradizionale, cosa cambia davvero nell'esperienza di soggiorno?

“La differenza più evidente sta nelle dimensioni dello spazio personale disponibile. In una capsula l'area a disposizione è praticamente quella di un letto: puoi stare seduto, ma non in piedi. Niente armadio, niente bagno privato. Questo comporta una diversa organizzazione, soprattutto nella gestione degli effetti personali e dei cambi d'abito. Gli spazi comuni diventano fondamentali: ci sono aree relax, postazioni per lavorare e spesso un piccolo bar o caffetteria. La socialità può essere superiore, ma dipende molto dal tipo di struttura. Dal punto di vista della privacy, sorprendentemente, le tende oscuranti e il design minimalista danno comunque una sensazione di intimità superiore a quella degli ostelli classici con camere condivise. Però, se hai bisogno di spazio per rilassarti o lavorare in solitudine, gli hotel tradizionali restano imbattibili. Da segnalare la presenza di capsule più ampie e moderne in molte città europee, pensate anche per due persone”.

Si dorme bene dentro una capsula o l'idea dello spazio ridotto pesa più di quanto si immagini?

“Dipende molto da dove si alloggia e dalle proprie abitudini. Chi non soffre di claustrofobia, dormendo in una capsula, può godere di una sorpresa positiva in termini di comfort. Il materasso spesso è di buona qualità, l'ambiente si oscura bene e, se tutti rispettano le regole di convivenza (niente rumori, telefoni silenziati), il sonno è profondo. Naturalmente, lo spazio ristretto può essere un limite per chi si muove molto durante la notte, ma in generale la qualità del riposo non è inferiore a quella degli ostelli. In alcune strutture recenti ho trovato soluzioni di ventilazione e insonorizzazione davvero efficaci”.

Privacy, rumori, bagagli, bagno condiviso: quali sono gli aspetti più delicati da considerare prima di prenotare?

“I nodi principali sono tre: privacy, gestione dei bagagli e condivisione degli spazi. La privacy dipende dalla presenza di tende oscuranti (manuali o elettriche) e dalla correttezza degli altri ospiti. Nei corridoi si parla a bassa voce, ma il minimo disturbo può arrivare, specie negli hotel più economici. I bagagli grandi si lasciano in armadietti esterni, con accesso a chiave: è bene informarsi sulle dimensioni massime consentite prima della prenotazione. Sui bagni condivisi pesa molto la pulizia: nelle catene più moderne, la gestione è attenta e si trova sempre personale dedicato. Negli alberghi in stile ostello, la percezione varia. È quindi importante scegliere strutture di qualità e leggere le recensioni sulle piattaforme di settore. La condivisione degli spazi comuni, infine, può risultare scomoda per chi cerca intimità totale”.

Quali sono stati i migliori capsula hotel in cui hai dormito, in Italia o all'estero, e perché ti sono rimasti impressi?

“Tra quelle che ricordo con maggiore entusiasmo c'è una struttura in zona Piccadilly, a Londra, gestita dalla catena Zedwell: oltre 1000 capsule, ambiente pulito, tecnologia ovunque e prezzi molto più accessibili rispetto agli alberghi tradizionali del centro. Il check-in avviene da un tablet e tutto è automatizzato, ideale per chi cerca autonomia. In Spagna mi sono trovato bene negli Optimi Rooms, dove le capsule sono più ampie della media e lo stile è molto curato. In Italia, ZZZleepandGo a Milano rappresenta una soluzione intelligente soprattutto per chi deve partire presto dall'aeroporto o viaggia spesso per lavoro. Esperienze meno positive le ho avute in alcune strutture troppo affollate o con scarsa attenzione alla manutenzione: bagni non sempre puliti, poco rispetto delle regole del silenzio e capsule datate dal punto di vista della ventilazione. Tuttavia, si tratta di una minoranza rispetto alle molte soluzioni ben gestite presenti oggi”.

Secondo te il capsula hotel è una soluzione solo per viaggiatori giovani e backpacker, oppure può funzionare anche per professionisti, turisti e viaggiatori business?

“Il target originario era rappresentato da lavoratori che rientravano tardi o da giovani con pochi soldi, ma oggi la clientela si è molto diversificata. Ora vedo spesso, oltre a studenti e backpacker, anche professionisti in trasferta, turisti di ogni età e addirittura manager che puntano sulla praticità, ad esempio, chi deve fermarsi solo una notte per un volo al mattino. Resta poco adatto per famiglie e chi cerca ampi spazi privati”.

Quanto conta il prezzo nella scelta? Il risparmio giustifica davvero qualche rinuncia in termini di spazio e comfort?

“Il fattore economico è spesso determinante: in città dove gli hotel tradizionali hanno costi elevati, trovare una soluzione così accessibile permette di destinare il budget ad altro (ristoranti, esperienze, attività). Se si parte preparati alle rinunce in termini di spazio e si viaggia da soli o occasionalmente per lavoro, il rapporto qualità-prezzo rimane interessante, specie nelle strutture nuove o nelle catene più evolute”.

Dopo averne provati diversi, a chi consiglieresti un capsule hotel e a chi invece diresti chiaramente di evitarlo?

“Consiglio i capsule hotel a chi viaggia solo, a studenti, professionisti, persone che fanno brevi soste o trasferte di lavoro e a chi vuole una soluzione pulita, moderna e adatta a soggiorni rapidi. Sconsiglio invece questa tipologia a chi ha bisogno di spazio per rilassarsi in camera, alle famiglie con bambini piccoli, a chi soffre di claustrofobia e a chi non ama condividere spazi come bagni o aree comuni”.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...