Nel 2018 ha comprato una città fantasma a 2.500 metri e l’ha trasformata in una sfida: tra miniere, follower e volontari, ora punta a ripopolarla senza farne un parco a tema.
Nel luglio 2018 Brent Underwood ha acquistato Cerro Gordo, una città mineraria abbandonata della California, per 1,4 milioni di dollari. Nel marzo 2020 si è trasferito stabilmente tra gli edifici vuoti, convinto di fermarsi per qualche settimana. A settembre 2026 vive ancora lì: è il residente permanente del paese, arroccato a oltre 2.500 metri di quota, senza acqua corrente, copertura telefonica né servizi essenziali a portata di mano.
All’inizio sembrava una scelta quasi impulsiva. Underwood e il socio Jon Bier volevano recuperare un luogo storico e dargli una nuova funzione, mantenendone però il carattere aspro. Poi l’isolamento ha cambiato la direzione del progetto. Cerro Gordo è diventata la casa di un uomo che ha lasciato una vita comoda, ma anche un cantiere visitato da volontari, appassionati di storia e persone arrivate per aiutare.
Cerro Gordo sorge sulle montagne della California, nell’area della Owens Valley e non lontano dalla Death Valley. Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando l’attività estrattiva era al suo apice, il centro arrivò a contare migliaia di abitanti. L’argento, il piombo e lo zinco fecero della località uno dei distretti minerari più importanti della regione.
Nel 2018, quando Underwood e Bier conclusero l’acquisto, quella stagione era finita da tempo. Cerro Gordo era ormai una città fantasma, con terreni, edifici storici, strutture legate alle miniere e una rete di gallerie sotterranee. L’idea era recuperare ciò che restava e trasformare il sito in una destinazione per visitatori, eventi e produzioni artistiche. Il progetto doveva rispettare l’aspetto rude del vecchio insediamento, senza renderlo irriconoscibile.
Il piano iniziale non prevedeva che Underwood diventasse l’unico abitante del paese. Il trasferimento definitivo è arrivato nel marzo 2020, dopo una combinazione di circostanze difficile da ignorare: la pandemia, una forte nevicata e la complicazione degli spostamenti lo hanno trattenuto sul posto molto più a lungo del previsto.
A Cerro Gordo anche le attività più banali richiedono preparazione. Il negozio più vicino si trova a circa due ore di viaggio; la strada sterrata che porta alla città, poi, può diventare difficile da percorrere o del tutto impraticabile nei mesi invernali.
Nel 2020 Underwood ha dovuto affrontare da solo la neve abbondante, le tubature congelate e rifornimenti più scarsi del normale. I collegamenti erano instabili. Il gelo si aggiungeva all’assenza di acqua corrente e di copertura telefonica, mentre internet e l’elettricità non potevano essere considerati servizi garantiti in una zona così remota.
Le condizioni dell’ambiente espongono la permanenza a rischi molto diversi:
Cerro Gordo non è una fila di case abbandonate su un pendio. Sotto le strade e le montagne si trova la Union Mine, considerata una delle miniere d’argento più importanti della California nella seconda metà dell’Ottocento. La rete sotterranea misura circa 30 miglia, secondo la descrizione che Underwood utilizza nei contenuti dedicati al sito.
Nel 2026 il complesso visibile comprende circa 12 edifici storici, alcuni già conservati e altri ancora in fase di recupero. Le strutture avevano funzioni differenti. Servivano per dormire, mangiare, lavorare, immagazzinare materiali e mandare avanti le attività commerciali che ruotavano intorno al campo minerario.
La miniera ha lasciato anche tracce più piccole, ma utili a ricostruire la vita quotidiana. Durante i lavori e le esplorazioni sono stati trovati utensili, documenti, abiti e altri reperti riconducibili alle persone che hanno vissuto nella zona tra l’Ottocento e il Novecento. Recuperare Cerro Gordo, quindi, non significa allestire una scenografia inventata. Significa mettere in sicurezza ciò che è rimasto e provare a interpretarlo.
Una parte dell’antico deposito della dinamite è stata convertita in una piccola biblioteca. Altri ambienti sono stati destinati a museo e ad attività culturali. La scelta tiene insieme gli edifici e la storia concreta della località, evitando di trasformare Cerro Gordo in un semplice sfondo decorativo per fotografie o visite.
Nei primi mesi la solitudine era il dato più evidente della nuova vita di Underwood. Per raccontarla ha iniziato a pubblicare online i lavori di manutenzione, le difficoltà provocate dalla neve, le esplorazioni nelle miniere e la gestione degli animali presenti nella proprietà.
Il canale YouTube Ghost Town Living e gli account social hanno fatto uscire la vicenda dai confini del paese. Nel 2026 l’account TikTok di Underwood ha superato i 3 milioni di follower. Nei video compaiono soprattutto attività concrete: riparazioni, restauri, scavi, trasporti e problemi quotidiani legati alla vita in quota.
Quella visibilità ha avuto effetti molto pratici. Sono arrivate donazioni, materiali, competenze tecniche e persone pronte a lavorare sul posto. Nel 2021 è stata creata anche Friends of Cerro Gordo, un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nella conservazione e nella valorizzazione della storia della città.
Il cambiamento più evidente riguarda il rapporto con la comunità. Un progetto nato come esperienza solitaria ha cominciato a dipendere dalla collaborazione di volontari, sostenitori e professionisti disposti a raggiungere una località remota per occuparsi dei lavori. La presenza online, in questo senso, è diventata uno strumento per ottenere aiuto sul terreno.
L’American Hotel è il simbolo della trasformazione in corso. L’edificio originario, costruito nel 1871, è andato distrutto in un incendio nel giugno 2020. La ricostruzione si è protratta per anni e ha incontrato un ostacolo molto semplice da descrivere: nessuna impresa era disponibile a raggiungere facilmente Cerro Gordo per occuparsi della gettata di cemento.
Nel 2026 circa una dozzina di volontari ha partecipato alla preparazione e alla posa del calcestruzzo necessario per la nuova struttura. L’episodio chiarisce quanto sia distante l’immagine romantica della città fantasma dalla realtà del lavoro. In alta montagna servono persone, organizzazione, materiali e misure di sicurezza; servono anche volontari disposti ad affrontare condizioni poco comode.
Il nuovo hotel è stato progettato con otto camere, un bar e un ristorante. Non vuole diventare un albergo tradizionale. L’obiettivo è permettere ai visitatori di fermarsi più a lungo, osservando il luogo anche nelle ore in cui cambia aspetto, dal tramonto fino all’alba:
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Elemento |
Situazione o progetto |
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Acquisto della città |
1,4 milioni di dollari nel 2018 |
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Trasferimento stabile |
Marzo 2020 |
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Altitudine |
Oltre 2.500 metri |
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Edifici indicati nel progetto |
Circa 12 nel 2026 |
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Gallerie minerarie |
Circa 30 miglia |
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Nuovo American Hotel |
Otto camere, bar e ristorante |
Il pubblico raccolto online ha cominciato a farsi vedere anche di persona. Nel 2026 più di 300 persone si sono riunite a Cerro Gordo per un evento che Underwood ha definito il raduno più numeroso dai tempi dell’attività mineraria.
Quel numero non indica che la città sia già ripopolata. Erano visitatori temporanei, volontari e partecipanti a iniziative organizzate. Il dato mostra comunque una distanza notevole rispetto al 2020, quando l’insediamento appariva soprattutto come un luogo vuoto, isolato e complicato da raggiungere.
Nel programma sono comparsi eventi sportivi, visite, raccolte fondi e giornate dedicate ai restauri. La partecipazione aiuta a sostenere economicamente i lavori, ma serve anche a costruire intorno al sito una comunità interessata alla sua memoria.
Il recupero procede lungo due linee che si influenzano a vicenda. Ci sono tetti, fondamenta, strade, tubature e strutture da riparare o mettere in sicurezza. E c’è il lavoro meno visibile della ricostruzione storica: spiegare l’attività mineraria, raccontare la presenza delle comunità immigrate e restituire la durezza della vita degli abitanti originari.
Il piano per i prossimi anni comprende la costruzione di baite nell’area principale e di campeggi asciutti con vista sulla Death Valley. Con questa espressione si indicano spazi privi dei servizi normalmente associati a una struttura ricettiva tradizionale, una soluzione coerente con l’isolamento e con le caratteristiche del territorio.
Le nuove sistemazioni renderebbero possibile una permanenza più lunga. Prima, però, bisognerebbe trovare soluzioni per l’acqua, lo smaltimento dei rifiuti, l’energia, la sicurezza antincendio e la manutenzione della strada. In un luogo senza rete idrica e soggetto a condizioni meteorologiche estreme, ospitare persone richiede un’organizzazione diversa da quella di una normale località turistica.
La ricostruzione dell’hotel e l’eventuale aggiunta di baite e campeggi avrebbero anche un effetto economico. Un numero maggiore di visitatori può contribuire a finanziare la manutenzione, il personale e le attività culturali. Le presenze, però, consumano risorse, accelerano l’usura degli edifici storici e rischiano di modificare il paesaggio.
Il futuro di Cerro Gordo dipenderà dalla capacità di accogliere visitatori senza consumare le risorse e gli edifici che rendono unico il sito. Prima di aumentare i posti letto, il progetto dovrà risolvere problemi concreti:
La sfida non è trasformare Cerro Gordo in una località turistica tradizionale, ma costruire una comunità temporanea e stabile compatibile con l’ambiente montano. Il successo del progetto si misurerà nella possibilità di rendere il sito accessibile e sostenibile senza cancellare l’autenticità della città mineraria.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...