In un viaggio tra esperienze personali, casi globali e ostacoli normativi, come i taxi a guida autonoma siano già una realtà in Cina e USA, mentre Europa e Italia ne affrontano limiti e sfide.
Quando sono salito per la prima volta a bordo di un veicolo autonomo, la percezione della mobilità urbana ha subito una trasformazione radicale. Silenziosa, efficiente, sorprendentemente rilassante: l'auto seguiva fedelmente le strade, rispettava i limiti di velocità, fermandosi davanti a ostacoli in modo impeccabile. Un monitor segnalava ogni manovra, e la sensazione era di essere accompagnato da un'intelligenza vigile, più che da un autista in carne e ossa.
Ogni curva e ogni frenata era anticipata, mentre il veicolo gestiva informazioni su traffico, pedoni e semafori senza indecisioni. Nessun imprevisto, se non il prevedibile stupore degli altri utenti della strada nel vedere una vettura muoversi senza conducente. Uscendo da questa breve tratta, ho provato meraviglia per la sofisticazione tecnologica e al tempo stesso una domanda: per quale motivo in molti paesi questa è già una realtà diffusa, mentre in Italia e nel resto del continente europeo si discute ancora di test e progetti pilota?
L'evoluzione dei servizi di trasporto autonomo è un tema chiave nella rivoluzione della mobilità urbana e interurbana degli ultimi anni. Negli Stati Uniti e in Cina si contano migliaia di taxi senza conducente in servizio regolare, attivi soprattutto nelle grandi metropoli e utilizzati per trasporti quotidiani di cittadini, consegna di merci e supporto a fasce di popolazione che hanno bisogno di una maggiore accessibilità. Tra le aziende leader si distinguono:
Queste sperimentazioni puntano a dimostrare l'efficacia del modello a chiamata tramite app, integrarli nei sistemi di mobilità condivisa e ridurre il traffico privato urbano. L'obiettivo finale è abbattere i costi, aumentare la sicurezza ed estendere l'accessibilità, prefigurando uno scenario in cui il concetto di guida privata perde centralità in favore della mobilità come servizio.
La rapida diffusione dei robotaxi in questi due colossi economici risiede in una combinazione virtuosa di fattori tecnologici, normativi e culturali. Negli Stati Uniti, l'ampia disponibilità di capitali e la tendenza a sperimentare hanno favorito startup e colossi digitali nel lanciare servizi su scala commerciale già dagli inizi del decennio, con investimenti di miliardi di dollari, un quadro normativo permissivo (si veda la legislazione della California e dell'Arizona) e una cultura della mobilità privata più disponibile all'adozione di soluzioni innovative.
In Cina, è lo Stato stesso a sostenere la transizione verso la mobilità autonoma. Politiche pubbliche, sovvenzioni e attenzione alla digitalizzazione hanno accelerato la messa su strada di flotte intere, come dimostrato dai circa 500 robotaxi di Baidu a Wuhan. Anche la domanda dei consumatori, abituati a piattaforme digitali e app per il trasporto, ha giocato un ruolo cruciale nell'accelerare la fiducia nella tecnologia.
L'efficienza degli algoritmi di intelligenza artificiale, la raccolta su larga scala di dati e la possibilità di aggiornare continuamente i sistemi sulla base delle condizioni reali di traffico permettono a queste flotte di operare in modo sicuro e adattivo. Mentre negli USA si osserva una pressione anche da parte dei genitori e delle giovani generazioni, sempre meno propense alla guida personale, la Cina punta su costi bassissimi (anche solo 2 euro a corsa) e accessibilità, grazie anche allo sviluppo congiunto tra colossi tech e costruttori auto. Nonostante le paure, la macchina vede tutto e si ferma davanti a qualunque ostacolo, come raccontano chi ha provato i servizi cinesi.
Negli ultimi dodici mesi, l'Europa ha intrapreso un percorso di accelerazione verso l'introduzione dei servizi autonomi. L'accordo tra 18 Paesi, fra cui Italia, Francia, Germania e altri, rappresenta un passo significativo verso la coordinazione dei test transfrontalieri. L'obiettivo è armonizzare regolamenti, procedure di omologazione e autorizzazione, superando il tradizionale mosaico di norme nazionali che ha sempre frenato la diffusione dei robotaxi.
Alcune startup e grandi gruppi europei, come Moia (Volkswagen) e Mercedes-Benz, sono in prima linea nella sperimentazione di servizi pilota ad Amburgo e Berlino; Londra si prepara ad accogliere tre operatori principali (Waymo, Wayve e Apollo Go), mentre Madrid, Monaco di Baviera e Zagabria sono sede di test commerciali con partner globali. Di tutte, la capitale croata è la prima a offrire un servizio commerciale reale, con dieci veicoli gestiti da Verne e software Pony.ai, per ora accompagnati da un supervisore umano a bordo. La tabella seguente illustra la distribuzione attuale e prevista delle flotte di robotaxi in Europa:
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Città/Paese |
Anno Avvio Test/Servizio |
Azienda |
|
Zagabria (Croazia) |
2026 |
Verne + Pony.ai |
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Monaco (Germania) |
2026 |
Uber + Momenta |
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Londra (UK) |
2026 |
Waymo, Wayve, Apollo Go |
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Amburgo, Berlino (Germania) |
2026-2027 |
Moia (VW), Mercedes-Benz |
L'approccio europeo punta sull'integrazione con la mobilità esistente (autobus, tram, taxi tradizionali, car sharing) e su una gradualità che accompagni cittadini e operatori verso la piena fiducia. In parallelo, si moltiplicano le partnership tra aziende automobilistiche e tecnologie trasversali (come Baidu-Lyft), mentre il coinvolgimento di grandi piattaforme di ride-hailing consente di abbattere la soglia d'accesso per l'utente.
Secondo le stime BCG, entro il 2030 potrebbero circolare oltre 120.000 robotaxi in Europa, scenario che resta tuttavia legato al successo delle sperimentazioni e alla risoluzione delle criticità normative e assicurative.
Nel contesto italiano, la tematica dei robotaxi segue un percorso più prudente. Attualmente il quadro normativo consente solo test controllati, a bassa velocità, e sempre con un supervisore umano a bordo come previsto dal Decreto Smart Road / DM 70/2018. Le iniziative di maggiore rilievo sono legate a:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...