Nel cuore dell’Istria, Hum sorprende per le dimensioni minuscole e la storia medievale: tra mura, vicoli e cultura glagolitica, custodisce tradizioni singolari. Ma è davvero la città più piccola del mondo, e cosa rende speciale una visita?
Sull’altopiano carsico dell’Istria, tra colline e boschi dell’entroterra croato, Hum concentra in poche strade un patrimonio sorprendentemente fitto. Il suo profilo di case in pietra, serrato entro le antiche fortificazioni, spiega perché venga spesso presentata come la città più piccola del mondo. Il primato, però, dipende dai criteri usati per definire una città: è meglio leggerlo come una formula turistica suggestiva che come una classifica universale certificata. In croato Hum significa “colle”; in italiano il borgo è noto anche come Colmo. A renderlo interessante non è soltanto la scala minima, ma il modo in cui mura, chiese, scrittura glagolitica e usanze locali raccontano la storia dell’Istria.
Hum si trova nell’Istria centrale, in Croazia, su un’altura dell’entroterra carsico. Amministrativamente appartiene al territorio di Buzet, chiamata Pinguente in italiano, e sorge a breve distanza da Roc, l’antico centro legato alla tradizione glagolitica. La posizione, lontana dalla costa e dai maggiori flussi balneari, le regala un paesaggio di colline, vallate e strade secondarie. Per chi viaggia in auto nell’Istria interna, può diventare una deviazione culturale rispetto alle località adriatiche più frequentate; i tempi effettivi dipendono dal punto di partenza e dal percorso scelto.
La cinta storica occupa un rettangolo minuscolo: circa 100 metri di lunghezza e 30-35 di larghezza, con una superficie interna nell’ordine di poche migliaia di metri quadrati. Le misure sono indicative e variano leggermente nelle descrizioni, ma restituiscono bene la scala del luogo. Non si tratta di un centro urbano cresciuto per espansione: il nucleo è rimasto raccolto entro il perimetro medievale, con case addossate alle fortificazioni e due passaggi lastricati che ne organizzano la circolazione. In pratica, il visitatore attraversa il borgo in pochi minuti; fermandosi a osservare portali, pietre e dettagli architettonici, la passeggiata acquista tutt’altro ritmo.
La piccola estensione non va confusa con i dati della popolazione. Le fonti riportano conteggi diversi, anche perché possono riferirsi al nucleo storico o all’area amministrativa più ampia e a rilevazioni di anni differenti. Il censimento croato del 2021 è indicato in alcune ricostruzioni con 52 residenti per l’unità censuaria pertinente, mentre resoconti turistici descrivono il solo abitato con numeri inferiori. Senza precisare il perimetro statistico, un singolo numero rischia di essere fuorviante.
La sua forma urbana ribalta l’idea contemporanea di città come spazio in continua espansione: a Hum la compattezza nasce da una funzione difensiva e dalla necessità di sfruttare ogni metro. Le mura costituiscono ancora una soglia leggibile tra il piccolo centro e il paesaggio circostante, mentre gli edifici stessi, su più lati, partecipano alla definizione del margine urbano.
Le origini di Hum si intrecciano con la storia politica dell’Istria medievale e con racconti di diversa natura. La documentazione collega il luogo a un castello o insediamento fortificato altomedievale; le attestazioni scritte sono riferite a forme del nome come Cholm o Hulm e a donazioni di signori dell’epoca. Le date e l’identificazione precisa dei primi atti non sono sempre presentate allo stesso modo nelle fonti divulgative: è quindi più corretto parlare di una formazione antica, consolidatasi soprattutto tra XI e XII secolo, anziché attribuire la fondazione a un unico episodio certo.
Secondo una leggenda locale, il borgo sarebbe stato costruito da giganti con le pietre rimaste dopo aver realizzato altri insediamenti nella valle del fiume Mirna. È un racconto popolare, non una spiegazione storica, ma si lega bene alla presenza dominante della pietra e al paesaggio carsico. Le narrazioni sulle origini convivono così con una realtà più documentabile: Hum occupava una posizione elevata e controllabile, adatta a un piccolo presidio e a una comunità protetta.
Nel corso dei secoli la zona passò sotto poteri diversi: dai Franchi a signori locali e al Patriarcato di Aquileia, quindi alla Repubblica di Venezia, che estese il proprio controllo sull’Istria interna nel Quattrocento. Dopo la caduta veneziana del 1797, seguirono il dominio asburgico e i successivi passaggi politici che portarono l’Istria entro la Croazia contemporanea. Ogni fase ha lasciato tracce nel territorio, anche se la scala contenuta di Hum rende più evidente la continuità della sua struttura che non la successione dei governi.
Il nucleo fortificato, sviluppato attorno al castello, è la chiave per capire la forma attuale. Le mura difensive si conservano in larga parte e, su diversi lati, le abitazioni sono integrate nei bastioni: una soluzione che proteggeva la comunità e risparmiava spazio. Sul lato occidentale la cortina è più leggibile come opera autonoma. L’accesso avviene attraverso una porta cittadina che ha assunto l’aspetto attuale in età moderna, mentre gli interventi successivi hanno aggiunto campanile, edifici religiosi e spazi civici senza cancellare l’impianto compatto.
Non è dunque un borgo medievale ricostruito per sembrare antico, ma un insediamento la cui trama storica è rimasta riconoscibile. Le trasformazioni e le manutenzioni fanno parte della sua storia; ciò che colpisce è la permanenza del perimetro e il rapporto diretto tra abitazioni e difesa.
La visita si svolge a piedi, seguendo i due passaggi lastricati che attraversano il centro. Non occorre un itinerario complicato: sono proprio la dimensione raccolta e i particolari a guidare lo sguardo. Le case in pietra, i portali, le finestre e le superfici consumate raccontano un uso quotidiano dello spazio, non soltanto un fondale scenografico. La porta d’ingresso è uno dei dettagli più noti: i battenti in bronzo sono decorati con dodici medaglioni, associati ai mesi dell’anno, e introducono al nucleo racchiuso dalle mura.
Nella parte alta si trova la chiesa parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, ricostruita nel 1802 sul sito dell’antico castello. L’edificio conserva arredi liturgici e opere di epoche diverse; la facciata e l’interno testimoniano gli aggiornamenti architettonici succedutisi nel tempo. Poco distante si nota il campanile, eretto nel 1552 secondo le ricostruzioni storiche. La sua presenza, insieme alla loggia e alle fortificazioni, richiama le istituzioni che nel passato distinguevano una città da un semplice abitato rurale.
Fuori dalla cinta, nel cimitero, sorge la chiesa romanica di San Girolamo, datata al XII secolo. L’interno è particolarmente rilevante per gli affreschi di ascendenza bizantina, con scene della Passione, tra cui l’Ultima Cena e la Deposizione. Sulle pareti sono presenti anche graffiti e iscrizioni glagolitiche: segni incisi che attestano l’uso della scrittura nella vita religiosa e comunitaria. Gli orari di apertura possono variare; per visitare l’interno è opportuno verificare sul posto le modalità di accesso, senza dare per scontata l’apertura continuativa.
La cultura glagolitica è uno degli elementi più distintivi dell’area. La glagolitica, il più antico alfabeto slavo conosciuto, è legata alla missione di Cirillo e Metodio nel IX secolo e fu usata per tradurre testi cristiani in lingua slava. In Istria la scrittura rimase viva a lungo, anche in ambito liturgico e documentario. Nel centro di Hum si possono osservare iscrizioni lapidee; il percorso culturale più ampio è il Viale dei Glagoliti, che collega Hum a Roc lungo circa sette chilometri e presenta monumenti in pietra dedicati alla storia di questa tradizione. Il tracciato è un itinerario distinto dalla breve passeggiata nel borgo: chi desidera percorrerlo per intero deve organizzare gli spostamenti e considerare la distanza.
Per cogliere il valore del luogo, conviene osservare insieme gli elementi architettonici e le testimonianze scritte. Una porta, un’iscrizione o un affresco non sono attrazioni isolate: compongono un quadro della comunità istriana, delle sue pratiche religiose e del legame con una lingua scritta che ha attraversato i secoli.
Hum ribalta l’immagine abituale della città perché concentra in poche decine di metri gli elementi che danno identità a un centro urbano: abitazioni, strade, spazi collettivi e luoghi di culto. La sua struttura medievale mostra una stretta relazione tra gli edifici e le loro funzioni: le pareti esterne delle case contribuiscono alla cinta difensiva, mentre due strade longitudinali organizzano l’abitato. Ogni parte entra così nella costruzione di un insieme compatto e riconoscibile.
La riflessione urbanistica suggerita da questa disposizione riguarda soprattutto la qualità delle relazioni tra gli spazi: la vicinanza favorisce l’incontro, rende brevi i percorsi e lega la dimensione privata delle abitazioni a quella pubblica della comunità. La forza evocativa di Hum sta proprio qui: invita a misurare una città attraverso la coerenza della sua forma, la memoria che custodisce e il modo in cui i suoi luoghi accompagnano la vita delle persone.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...