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L'Italia ha 61 siti UNESCO, più di chiunque al mondo, e non riesce a proteggerli dall'overtourism

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di Marianna Quatraro pubblicato il

L'Italia, con i suoi 61 siti UNESCO, detiene un primato mondiale minacciato dall'overtourism. Benefici, criticità, impatti sulle comunità locali, strumenti per la gestione sostenibile e le prospettive future della tutela

L’Italia vanta oggi una leadership mondiale nel panorama del Patrimonio UNESCO, arrivando a totalizzare 61 siti tra naturali, culturali e paesaggistici riconosciuti dall’organizzazione delle Nazioni Unite. Questo primato conferisce alla Penisola un rilievo internazionale non soltanto dal punto di vista culturale, ma anche strategico in termini di attrattività turistica e responsabilità nella salvaguardia del proprio immenso patrimonio. Nel mosaico di città storiche, paesaggi agricoli e meraviglie naturali, ogni sito rappresenta un tassello decisivo dell’identità collettiva italiana, un patrimonio che va dal Colosseo alle Dolomiti, dalle Cinque Terre ai Sassi di Matera. Tale riconoscimento è il risultato di uno sforzo congiunto tra istituzioni, comunità e mondo accademico, in cui la promozione sostenibile e la tutela dei beni costituiscono una sfida quotidiana, rafforzata dall’inserimento anche di elementi immateriali come la cucina tipica e tradizioni secolari.

I benefici e le sfide del riconoscimento UNESCO nei territori italiani

L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO spesso rappresenta una leva potentissima per valorizzare territori e comunità. Tra i principali vantaggi si segnalano:

  • Incremento di visibilità internazionale,
  • maggiore attrattiva per il turismo culturale e naturalistico,
  • opportunità di rilancio per filiere economiche locali come enogastronomia e artigianato,
  • opportunità di accedere a fondi per la conservazione,
  • innesco di investimenti pubblici e privati in formazione e innovazione dei servizi.
I dati raccolti da università e istituti di ricerca confermano che, nei siti riconosciuti, gli arrivi turistici sono aumentati mediamente del 7,39%, mentre l’incremento delle strutture ricettive può superare il 40% in alcuni territori. Il caso delle Colline del Prosecco e quello delle Langhe-Roero e Monferrato mettono in luce come il “marchio UNESCO” abbia favorito una crescita occupazionale, una vitalità imprenditoriale e una spinta verso la diversificazione dell’offerta.

Tuttavia, questa crescita non è esente da criticità. In particolare, emergono dinamiche di:

  • speculazione immobiliare insita nell’aumento degli affitti turistici,
  • standardizzazione dell’offerta e perdita di autenticità,
  • spopolamento dei centri storici a vantaggio di strutture ricettive,
  • pressione sulle infrastrutture e servizi cittadini,
  • mancanza di formazione adeguata nelle figure professionali del turismo.
Il riconoscimento, quindi, si trasforma in un “impegno oneroso” verso la tutela dell’identità e verso una gestione in equilibrio tra valorizzazione, promozione e protezione degli stessi contesti che vengono riconosciuti.

Overtourism: impatti e crisi nei siti UNESCO italiani

Il fenomeno del sovraffollamento turistico, noto come overtourism, è ormai una realtà per molte delle destinazioni patrimonio dell’umanità, in particolare per città d’arte e paesaggi di pregio. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, si tratta della pressione generata da un flusso di visitatori superiore alla capacità effettiva di un territorio, con effetti a catena su ambiente, società ed economia. In Italia, casi emblematici sono rappresentati da Venezia, Firenze, le Cinque Terre e le Dolomiti, dove la presenza di turisti ha raggiunto livelli tali da alterare la vivibilità, modificare le attività commerciali, innalzare i costi per i residenti e talvolta rendere necessaria l’introduzione di misure di contingentamento, come biglietti d’ingresso o limiti giornalieri agli accessi.

L’overtourism produce:

  • erosione dei suoli, aumento dei rifiuti e inquinamento delle acque,
  • congestione dei trasporti e delle infrastrutture urbane,
  • processi di gentrificazione e diminuzione della popolazione residente,
  • smarrimento di autenticità e tradizione in favore di un’offerta turistica meno genuina,
  • difficoltà di accesso a beni e servizi per chi abita stabilmente nel territorio.
Studi recenti hanno evidenziato come, in determinate località, la pressione demografica derivante dai visitatori abbia portato perfino alla richiesta di cancellazione del sito dalle liste UNESCO, come dimostra la situazione nel villaggio slovacco di Vlkolínec (anche se casi di effettiva rimozione sono estremamente rari). Non da meno, le reazioni delle comunità locali in alcuni borghi italiani e le pressioni istituzionali per l’introduzione di regole più restrittive sul turismo mordi e fuggi.

L’assenza di una cornice giuridica internazionale vincolante lascia tuttora agli amministratori locali la responsabilità di gestire un fenomeno che rischia di minare sia l’integrità dei luoghi che la qualità sociale della vita collettiva.

Le comunità locali tra opportunità economiche e rischio di spopolamento

L’afflusso massiccio di visitatori rappresenta una spinta importante sul piano economico, ma può compromettere l’equilibrio delle comunità residenti. In molte aree, come le Langhe o le zone costiere delle Cinque Terre, l’aumento dei prezzi degli immobili e la conversione degli alloggi a ospitalità turistica portano a una progressiva rarefazione della popolazione stabile, rendendo difficile, in particolare ai giovani e ai lavoratori del settore, trovare condizioni abitative sostenibili.

Gli effetti più visibili si concretizzano in:

  • sostituzione delle attività tradizionali con servizi orientati solo ai turisti,
  • risorse destinate alle infrastrutture turistiche anziché ai servizi pubblici,
  • perdita di coesione sociale e trasformazione del tessuto urbano,
  • stress per la popolazione anziana o con risorse limitate.
L’identità locale rischia di sbiadire proprio mentre i riflettori sono accesi sul valore culturale dei luoghi. La necessità di investire sostenendo chi ancora abita e lavora stabilmente nelle aree soggette a pressione turistica, diventa quindi prioritaria per contrastare ulteriormente il fenomeno dello spopolamento.

Modelli e strumenti per la gestione sostenibile dei flussi turistici

La gestione responsabile dei flussi turistici richiede strategie integrate, attente al bilanciamento tra accoglienza e tutela, oltre a una pianificazione attenta delle risorse. Diverse realtà italiane hanno introdotto strumenti innovativi e modelli adattativi per fronteggiare il sovraffollamento, tra cui:

  • limitazioni temporanee all’accesso in aree sensibili (ad es. Ztlt – Zona a Traffico Limitato Territoriale UNESCO per il Passo Gardena nelle Dolomiti);
  • monitoraggio digitale dei flussi tramite applicazioni e big data, come il progetto Smart Verona;
  • sensibilizzazione dei visitatori attraverso campagne di comunicazione e regolamenti specifici;
  • valorizzazione della dispersione turistica, sia geografica che stagionale, per alleggerire le aree più esposte;
  • utilizzo della tassa di soggiorno per migliorare i servizi pubblici e finanziare pratiche sostenibili;
  • attivazione di percorsi di partecipazione per residenti e operatori nell’elaborazione di strategie condivise.
L’obiettivo è superare le “scorciatoie” dei tornelli e dei ticket sostituendole con governance data-driven, partecipazione civica e innovazione tecnologica, per mantenere attrattività e vivibilità insieme. Gli strumenti sviluppati comprendono anche la definizione di una capacità di carico turistica per ciascuna destinazione e la promozione di pratiche di turismo lento e consapevole.

Le politiche di governance e la Carta nazionale della Sostenibilità per i Siti UNESCO

L’adozione di policy condivise tra amministrazioni locali, operatori economici e comunità scientifica è ormai centrale. La nuova Carta nazionale della Sostenibilità per i Siti UNESCO proposta da Isnart e dal network Mirabilia traduce questo approccio in uno strumento concreto e operativo. Pensata per enti pubblici, operatori turistici e amministrazioni, la Carta introduce:

  • quattro pilastri della sostenibilità: ambientale, economica, sociale e culturale,
  • sistemi di monitoraggio (indicatori su pressione turistica, carico ambientale, percezione degli abitanti),
  • misure pratiche per promuovere la mobilità sostenibile, la rigenerazione urbana e la distribuzione temporale/spaziale dei flussi,
  • valorizzazione delle produzioni locali e delle filiere tradizionali,
  • piani di capacità di carico turistico su misura per ogni territorio, ma basati su indicatori comuni a livello nazionale.
Il documento, accolto positivamente da diverse regioni italiane, ambisce a costituire un modello esportabile sia a livello europeo che internazionale. 

Innovazione, cooperazione e buone pratiche tra Italia e altre realtà europee

La cooperazione tra territori UNESCO si riflette nel proliferare di progetti transfrontalieri, laboratori di innovazione e scambio di buone pratiche. Il caso del progetto HERITAGE LINKS, che coinvolge Basilicata, Calabria e regioni greche, evidenzia come la collaborazione e lo sviluppo di strumenti digitali (es. Digital Twin per il monitoraggio dei flussi) siano all’origine di nuovi modelli gestionali. Altri esempi includono il confronto tra esperienze di governance territoriale come quelle della città vecchia di Corfù e dei Sassi di Matera, che puntano ad armonizzare la valorizzazione e la tutela.

L’obiettivo condiviso da queste iniziative è la costruzione di una rete di collaborazione permanente che favorisca la circolazione di conoscenze ed esperienze, rafforzando la capacità delle comunità di affrontare pressioni ambientali, cambiamenti climatici e turismo eccessivo attraverso innovazione e partecipazione attiva.




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...