L'Italia, con i suoi 61 siti UNESCO, detiene un primato mondiale minacciato dall'overtourism. Benefici, criticità, impatti sulle comunità locali, strumenti per la gestione sostenibile e le prospettive future della tutela
L’Italia vanta oggi una leadership mondiale nel panorama del Patrimonio UNESCO, arrivando a totalizzare 61 siti tra naturali, culturali e paesaggistici riconosciuti dall’organizzazione delle Nazioni Unite. Questo primato conferisce alla Penisola un rilievo internazionale non soltanto dal punto di vista culturale, ma anche strategico in termini di attrattività turistica e responsabilità nella salvaguardia del proprio immenso patrimonio. Nel mosaico di città storiche, paesaggi agricoli e meraviglie naturali, ogni sito rappresenta un tassello decisivo dell’identità collettiva italiana, un patrimonio che va dal Colosseo alle Dolomiti, dalle Cinque Terre ai Sassi di Matera. Tale riconoscimento è il risultato di uno sforzo congiunto tra istituzioni, comunità e mondo accademico, in cui la promozione sostenibile e la tutela dei beni costituiscono una sfida quotidiana, rafforzata dall’inserimento anche di elementi immateriali come la cucina tipica e tradizioni secolari.
L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO spesso rappresenta una leva potentissima per valorizzare territori e comunità. Tra i principali vantaggi si segnalano:
Tuttavia, questa crescita non è esente da criticità. In particolare, emergono dinamiche di:
Il fenomeno del sovraffollamento turistico, noto come overtourism, è ormai una realtà per molte delle destinazioni patrimonio dell’umanità, in particolare per città d’arte e paesaggi di pregio. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, si tratta della pressione generata da un flusso di visitatori superiore alla capacità effettiva di un territorio, con effetti a catena su ambiente, società ed economia. In Italia, casi emblematici sono rappresentati da Venezia, Firenze, le Cinque Terre e le Dolomiti, dove la presenza di turisti ha raggiunto livelli tali da alterare la vivibilità, modificare le attività commerciali, innalzare i costi per i residenti e talvolta rendere necessaria l’introduzione di misure di contingentamento, come biglietti d’ingresso o limiti giornalieri agli accessi.
L’overtourism produce:
L’assenza di una cornice giuridica internazionale vincolante lascia tuttora agli amministratori locali la responsabilità di gestire un fenomeno che rischia di minare sia l’integrità dei luoghi che la qualità sociale della vita collettiva.
L’afflusso massiccio di visitatori rappresenta una spinta importante sul piano economico, ma può compromettere l’equilibrio delle comunità residenti. In molte aree, come le Langhe o le zone costiere delle Cinque Terre, l’aumento dei prezzi degli immobili e la conversione degli alloggi a ospitalità turistica portano a una progressiva rarefazione della popolazione stabile, rendendo difficile, in particolare ai giovani e ai lavoratori del settore, trovare condizioni abitative sostenibili.
Gli effetti più visibili si concretizzano in:
La gestione responsabile dei flussi turistici richiede strategie integrate, attente al bilanciamento tra accoglienza e tutela, oltre a una pianificazione attenta delle risorse. Diverse realtà italiane hanno introdotto strumenti innovativi e modelli adattativi per fronteggiare il sovraffollamento, tra cui:
L’adozione di policy condivise tra amministrazioni locali, operatori economici e comunità scientifica è ormai centrale. La nuova Carta nazionale della Sostenibilità per i Siti UNESCO proposta da Isnart e dal network Mirabilia traduce questo approccio in uno strumento concreto e operativo. Pensata per enti pubblici, operatori turistici e amministrazioni, la Carta introduce:
La cooperazione tra territori UNESCO si riflette nel proliferare di progetti transfrontalieri, laboratori di innovazione e scambio di buone pratiche. Il caso del progetto HERITAGE LINKS, che coinvolge Basilicata, Calabria e regioni greche, evidenzia come la collaborazione e lo sviluppo di strumenti digitali (es. Digital Twin per il monitoraggio dei flussi) siano all’origine di nuovi modelli gestionali. Altri esempi includono il confronto tra esperienze di governance territoriale come quelle della città vecchia di Corfù e dei Sassi di Matera, che puntano ad armonizzare la valorizzazione e la tutela.
L’obiettivo condiviso da queste iniziative è la costruzione di una rete di collaborazione permanente che favorisca la circolazione di conoscenze ed esperienze, rafforzando la capacità delle comunità di affrontare pressioni ambientali, cambiamenti climatici e turismo eccessivo attraverso innovazione e partecipazione attiva.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...