L'Intelligenza Artificiale può generare consigli medici ingannevoli, alimentare la disinformazione e mettere a rischio la salute pubblica, soprattutto attraverso i social.
Il velo di autorevolezza indossato da chatbot sofisticati, unito alla facilità con cui possono produrre informazioni apparentemente credibili, ha alimentato la diffusione di suggerimenti sanitari non verificati e talvolta pericolosi. Il rischio non si limita al tipico Dr. Google: le ultime generazioni di sistemi di IA, infatti, si presentano con linguaggio tecnico e dettagli accurati, inducendo gli utenti a fidarsi ciecamente.
Il problema è aggravato dalla crescente abitudine a rivolgersi a queste tecnologie anche per decisioni delicate riguardanti la salute. I chatbot medici, disponibili in qualsiasi momento, sembrano una soluzione pratica ai tempi di attesa odierni e agli elevati costi sanitari. Tuttavia, la scarsa capacità di distinguere tra consigli validi e informazioni infondate può diventare una seria minaccia per chi cerca soluzioni rapide a problemi complessi.
Le piattaforme social sono diventate terreno fertile per la diffusione di identità sanitarie fittizie. Il caso di Dr John Valentine rappresenta una manifestazione eclatante di questo fenomeno: un personaggio digitale, con camice e modi rassicuranti, capace di raccogliere oltre un milione di follower tra Instagram, TikTok, X, Threads, Facebook e YouTube. In apparenza esperto, si è imposto come guru della salute su temi di grande interesse, ma si tratta di un prodotto interamente generato dall'Intelligenza Artificiale.
I contenuti creati dal falso dottore sono diventati virali, nonostante siano privi di ogni fondamento scientifico. Tra i video più visualizzati, emergono consigli su presunti effetti benefici del perossido di idrogeno, come la pratica di immergere i piedi in acqua ossigenata per rafforzare il sistema immunitario: un'informazione completamente falsa e senza alcun supporto scientifico. La dottoressa Margot Burnell, presidente della Canadian Medical Association, ha definito tali affermazioni fuorvianti e inquietanti.
Un'analisi dei profili social, come quello sotto il nome @healthylifesage creato a settembre 2025, conferma un modello replicato da numerosi altri account: se ne contano decine, diffusi principalmente sulle piattaforme di Meta. Questi profili presentano un mix tossico tra messaggi sanitari ingannevoli e promozioni di prodotti in affiliazione, spesso mascherati da suggerimenti di benessere o pseudo-terapie. La velocità e il fascino della viralità rendono particolarmente difficile distinguere i contenuti informativi attendibili dalle strategie di marketing mascherate da medicina.
L'affidamento a chatbot medici alimentati dall'IA per il riconoscimento e la gestione di problemi sanitari si sta diffondendo rapidamente: secondo alcuni sondaggi, circa un adulto su sei si rivolge mensilmente a queste tecnologie per ottenere suggerimenti sulla salute.
Eppure, numerosi studi confermano una realtà assai diversa dalle aspettative: le risposte fornite dagli algoritmi presentano errori nel 70% dei casi e fonti bibliografiche inesatte fino al 30%. Ricerche condotte presso centri come l'Humanitas University di Rozzano e pubblicate su riviste peer reviewed evidenziano che i chatbot possono commettere errori gravi - dalla confusione tra tipi diversi di tumore al seno fino a diagnosi errate di patologie cutanee.
Questi sistemi, progettati per simulare il pensiero umano attraverso modelli linguistici di grande portata, spesso creano risposte basate su pattern linguistici plausibili più che su dati clinici verificati. Alcuni chatbot arrivano persino a inventare riferimenti a studi clinici che non esistono, mascherando le loro lacune con una parvenza di accuratezza:
Gli effetti dei suggerimenti forniti artificialmente si misurano in errori, ritardi e insicurezze che coinvolgono l'utenza sia laica che specialistica. Secondo uno studio premiato dall'Ordine dei Medici di Milano e pubblicato sull'European Journal of Pathology, su 200 quesiti clinici proposti alla IA (in particolare ai chatbot più diffusi), le risposte davvero senza errori sono limitate a poco più del 30%. I restanti output presentano errori riscontrabili, dalla valutazione del rischio alla scelta della terapia. Persino i riferimenti bibliografici forniti, nel 18% dei casi, sono completamente inventati e assenti nel panorama scientifico reale.
La problematica non risparmia neppure le sub-specialità più delicati: sono stati rilevati errori rilevanti nella gestione di patologie oncologiche come il carcinoma cutaneo o le neoplasie al seno. Tali dati devono spingere all'estrema prudenza: una fiducia acritica nelle risposte del chatbot può indurre scelte diagnostiche sbagliate o sottovalutazioni del quadro clinico:
|
Dati chiave sugli errori dei chatbot sanitari |
Fonte |
|
70% di risposte mediche errate |
European Journal of Pathology (2025) |
|
83% di errori in patologie pediatriche |
Studio statunitense (Oxford, 2025) |
|
Un adulto su sei consulta chatbot ogni mese |
KFF Health Misinformation Tracking Poll (2024) |
I social network veicolano una mole enorme di diffusione per le informazioni sanitarie, affidandosi sempre meno a filtri editoriali o controllo scientifico. Il meccanismo della viralità premia i contenuti che appaiono semplici, rassicuranti e facilmente condivisibili, a scapito della loro accuratezza. I profili costruiti artificialmente, come quello del Dr John Valentine, sfruttano pienamente il fenomeno. In questo scenario, i social di Meta si confermano la piazza principale per la viralizzazione di account fittizi, con decine di profili che ripropongono contenuti simili sotto nomi diversi.
Le strategie più utilizzate dagli account IA includono:
Il primo antidoto per difendersi dalla diffusione di pseudo-informazioni sanitarie risiede nella consapevolezza critica e nella verifica delle fonti. Nessun assistente virtuale, per quanto sofisticato sia il motore linguistico che lo alimenta, può sostituire il giudizio professionale di un vero operatore sanitario:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...