Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

I prodotti usa e getta che stanno scomparendo dalle case italiane: quanto costa davvero continuare a comprarli

WhatsApp X Telegram
di Chiara Compagnucci pubblicato il

Dalle case italiane stanno scomparendo molti prodotti usa e getta: un fenomeno dettato da nuove abitudini, innovazioni tecnologiche e una crescente attenzione alla sostenibilità.

Per anni sono stati sinonimo di comodità. Si usano una volta, si buttano e non richiedono lavaggi, manutenzione o spazio per essere conservati. Carta da cucina, tovaglioli, dischetti struccanti, rasoi, sacchetti per alimenti, piatti e bicchieri monouso sono entrati così stabilmente nelle abitudini domestiche da sembrare spese quasi irrilevanti.

Il problema è che pochi euro ripetuti ogni settimana possono trasformarsi, nell'arco di un anno, in decine o centinaia di euro per famiglia. E proprio mentre i prezzi rendono più visibile questo costo cumulativo, il mercato si sta spostando gradualmente verso alternative che possono essere lavate, ricaricate o utilizzate molte volte.

Parlare di prodotti usa e getta che stanno scomparendo richiede però una precisazione. Non esiste un dato ufficiale secondo cui le famiglie italiane abbiano improvvisamente smesso di comprare carta assorbente, tovaglioli o rasoi monouso. Anzi, l'Istat rilevava ancora negli ultimi dati disponibili sui comportamenti ambientali che meno di un italiano su quattro dichiarava di evitare i prodotti usa e getta. La direzione normativa e commerciale è però evidente: l'Unione europea limita da anni alcune categorie monouso e il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il PPWR, si applica in generale dal 12 agosto 2026, rafforzando progressivamente prevenzione, riutilizzo e sistemi di refill.

Il cambiamento, quindi, non consiste nella sparizione improvvisa del rotolo di carta da cucina. È piuttosto una lenta sostituzione: ciò che una volta veniva comprato automaticamente in versione monouso oggi può essere confrontato con un'alternativa riutilizzabile. E quando si fanno i conti su uno, cinque o dieci anni, la differenza diventa molto meno trascurabile.

Carta da cucina: un solo rotolo alla settimana può costare quasi 100 euro l'anno

La carta assorbente è probabilmente uno dei prodotti nei quali il meccanismo si vede meglio. Ad agosto 2026 Carrefour propone, per esempio, una confezione di quattro rotoli Scottex Tuttofare a 7,35 euro, pari a circa 1,84 euro per rotolo. La confezione da due costa 3,79 euro, circa 1,90 euro ciascuno. Immaginiamo una famiglia che consumi mediamente un rotolo alla settimana. Con un prezzo di 1,84 euro, il conto annuale arriva a circa 1,84 × 52 = 95,68 euro. Con due rotoli alla settimana si sale a 191,36 euro l'anno.

Sono naturalmente simulazioni: una famiglia può utilizzare molto meno, un'altra molto di più. Il calcolo mostra però quanto un prodotto apparentemente economico possa incidere una volta moltiplicato per 52 settimane.

Nello stesso momento quattro strofinacci lavabili Rinnig di Ikea costano 3,50 euro. Anche acquistandone due confezioni, quindi otto pezzi, la spesa iniziale sarebbe di appena 7 euro. Il confronto non può fermarsi qui perché gli strofinacci devono essere lavati, consumano acqua, detersivo ed energia e prima o poi devono essere sostituiti. Se però finiscono all'interno dei normali carichi della lavatrice, il costo marginale del singolo lavaggio può essere limitato. Per una famiglia che consuma molto asciugatutto, la convenienza del tessuto può quindi emergere in pochi mesi.

Questo non significa che il rotolo debba necessariamente sparire. La carta monouso conserva vantaggi pratici in alcune situazioni, soprattutto quando bisogna raccogliere grasso, residui particolarmente sporchi o sostanze che non si vuole trasferire su un panno destinato al lavaggio.

Il cambiamento più realistico non consiste nel passare da cento a zero. Consiste nel passare, per esempio, da due rotoli alla settimana a uno ogni due settimane perché acqua, superfici e mani vengono asciugate con panni lavabili. Con il prezzo preso come riferimento, ridurre il consumo da 104 a 26 rotoli l'anno significa passare da circa 191 a meno di 48 euro. Il risparmio potenziale supera quindi 140 euro in un anno, al netto del costo di acquisto e lavaggio dei panni. È proprio questa riduzione parziale a spiegare perché le alternative riutilizzabili possano avere un effetto economico anche senza eliminare completamente il monouso.

Tovaglioli di carta: pochi centesimi a pasto diventano decine di euro

Il tovagliolo sembra ancora più irrilevante. Una confezione Carrefour da 100 tovaglioli a due veli viene indicata a 2,65 euro. Ikea vende 100 tovaglioli di carta Fantastisk a 2,50 euro, mentre esistono formati più economici o decorativi sensibilmente più cari.

Prendendo come esempio il prezzo di 2,65 euro per 100 pezzi, ogni tovagliolo costa circa 2,65 centesimi. Una famiglia di quattro persone che ne usi uno a testa soltanto a cena consuma 4 × 365 = 1.460 tovaglioli l'anno. Servono quindi circa 15 confezioni da cento, per una spesa nell'ordine di 40 euro annui. Se il tovagliolo viene utilizzato anche a pranzo, il consumo teorico raddoppia e ci si avvicina agli 80 euro.

Anche questa è una simulazione volutamente semplice, perché i consumi effettivi variano molto e molti pasti vengono consumati fuori casa. Serve però a mostrare quanto velocemente si accumulino oggetti che costano pochi centesimi ciascuno.

Il confronto con il riutilizzabile è particolarmente netto. Ikea propone nel 2026 quattro tovaglioli Vippstarr in cotone a 1,50 euro complessivi. Un'altra linea da quattro pezzi costa 3,95 euro. Per una famiglia di quattro persone sarebbe quindi teoricamente sufficiente una spesa iniziale inferiore a quattro euro, anche se nella pratica conviene avere più set per gestire i lavaggi. Con tre set da quattro pezzi, utilizzando il modello da 1,50 euro, si spenderebbero 4,50 euro.

Anche aggiungendo il costo dei lavaggi, la distanza rispetto a 40-80 euro annui di carta può diventare considerevole. Il punto debole è naturalmente la comodità. Un tovagliolo di carta finisce immediatamente nel cestino; quello di tessuto deve essere conservato, lavato e talvolta stirato. La convenienza economica non elimina quindi il valore del tempo.

I dischetti struccanti sono uno dei casi nei quali il conto è già stato fatto

Per i dischetti di cotone esiste un confronto particolarmente interessante elaborato da Altroconsumo. L'associazione ha calcolato che, ipotizzando un utilizzo medio di cinque dischetti usa e getta al giorno, la spesa annuale arriva a circa 36,50 euro. Con la stessa cifra, secondo il confronto, si possono comprare circa 30 dischetti lavabili, una quantità sufficiente per coprire ampiamente il fabbisogno annuale.

Il prezzo rilevabile oggi nella grande distribuzione conferma l'ordine di grandezza. Carrefour propone, per esempio, confezioni da 50 dischetti Cotoneve intorno ai 2 euro, anche se prezzo e promozioni cambiano nel tempo.Cinque dischetti al giorno significano 1.825 pezzi l'anno. È uno dei casi nei quali la sostituzione del monouso con il lavabile non richiede un cambiamento particolarmente radicale nelle abitudini: il gesto resta simile, ma il dischetto viene messo nel bucato anziché nel cestino.

Estendendo il calcolo di Altroconsumo, il dato diventa ancora più evidente. In cinque anni un utilizzo di cinque dischetti al giorno produce 9.125 dischetti usa e getta. Con la spesa annuale stimata in 36,50 euro si arriva a circa 182,50 euro in cinque anni.

Un set di dischetti lavabili deve naturalmente essere sostituito quando si deteriora e richiede lavaggio, ma non deve essere acquistato migliaia di volte. È il tipico caso nel quale il risparmio non deriva da un prezzo unitario particolarmente alto, bensì dal numero enorme di pezzi consumati.

I rasoi usa e getta: il conto dipende soprattutto da quante volte vengono riutilizzati

Anche i rasoi monouso sono ancora molto presenti sugli scaffali, ma convivono con rasoi a testina intercambiabile, rasoi di sicurezza e apparecchi elettrici. Ad agosto 2026 Carrefour propone dieci Gillette Blue3 Sensitive in promozione a circa 6,30 euro, quindi 63 centesimi ciascuno. Un pacco di venti Gillette Blue II viene indicato a 10,70 euro, circa 54 centesimi per rasoio.

Qui il termine usa e getta può però trarre in inganno. Un rasoio monouso non viene necessariamente utilizzato per una sola rasatura: molte persone lo impiegano più volte prima di sostituirlo. Se un rasoio da 0,60 euro dura una settimana, il costo annuo è nell'ordine di 31 euro. Se dura due settimane, scende a circa 16 euro. Se viene sostituito molto più frequentemente, la spesa cresce. La convenienza di un rasoio di sicurezza o di un sistema con manico permanente dipende quindi fortemente dalle abitudini individuali e dal prezzo delle lame di ricambio.

Pellicola, alluminio e sacchetti stanno incontrando la concorrenza dei contenitori

Anche la conservazione degli alimenti sta cambiando. Per decenni la risposta automatica agli avanzi è stata pellicola trasparente, alluminio o sacchetto. Oggi sugli scaffali domestici sono sempre più comuni contenitori rigidi, coperchi elastici in silicone e sistemi richiudibili progettati per durare più a lungo. Ikea, per esempio, vende un set di due coperture in silicone Övermätt a 4,95 euro, mentre tre contenitori in vetro da un litro con coperchio costano 15 euro.

Il confronto economico dipende da quanta pellicola e quanti sacchetti una famiglia consumi. Ma il principio è immediato: un coperchio in silicone da cinque euro che viene utilizzato centinaia di volte deve ammortizzare soltanto pochi centesimi per utilizzo.

Un caso interessante sono i sacchetti richiudibili. Ikea propone nel 2026 confezioni da 60 pezzi a 3,50 euro e altre da 80 pezzi a 10 euro. Nel primo caso un sacchetto costa meno di sei centesimi.

Sembra quasi impossibile che una soluzione rigida possa competere. Ma una famiglia che utilizzi due sacchetti nuovi al giorno arriva a 730 sacchetti l'anno. Al prezzo teorico di circa 5,8 centesimi ciascuno, sono oltre 42 euro annui.

In cinque anni il totale supera i 210 euro, senza considerare aumenti di prezzo. Se una parte degli utilizzi viene spostata su contenitori lavabili già presenti in casa, il costo marginale può invece diventare quasi nullo.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...