Si chiamano FluentPet e Hunger for Words: i pulsanti programmabili che promettono di far parlare i cani. Milioni di proprietari li hanno già comprati. Ma funzionano davvero?
Bunny è una cagnolona di razza sheepadoodle con oltre 9 milioni di follower su TikTok. Il suo profilo @whataboutbunny ha fatto il giro del mondo non per i suoi occhi dolci o per la sua pelliccia vaporosa, ma per quello che sembra fare: premere dei pulsanti colorati per dire "fuori", "pancia", "giocare", "mamma". In alcuni video sembra persino combinare più parole insieme, "acqua" più "osso" per chiedere un cubetto di ghiaccio. Bufala virale o qualcosa di scientificamente rilevante? La risposta, come spesso accade, sta nel mezzo e il dibattito tra etologi, veterinari e proprietari di cani è ancora apertissimo.
La storia dei pulsanti parlanti per cani inizia nel 2018 con Christina Hunger, una logopedista americana che lavorava con tecnologie assistive per bambini con difficoltà comunicative. Hunger aveva familiarità con i dispositivi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), tavole di immagini e pulsanti che emettono suoni registrati, usati per bambini con autismo o disabilità intellettive.
Un giorno ha avuto un'idea: se questi strumenti funzionano per i bambini che non riescono a parlare, potrebbero funzionare anche per un cane? Ha iniziato a posizionare pulsanti programmabili sul pavimento vicino al suo cane Stella, registrando parole come "fuori", "mangiare", "giocare". In pochi mesi, Stella aveva imparato a premere i pulsanti in modo apparentemente intenzionale. Hunger ha iniziato a documentare tutto sul suo blog Hunger for Words, che è diventato rapidamente virale.
Nel frattempo, dall'altra parte degli Stati Uniti, Leo Trottier stava sviluppando qualcosa di simile da un approccio più tecnologico. Ex ricercatore cognitivo della UC San Diego, Trottier ha fondato FluentPet nel 2020, lanciando i suoi primi prodotti: le HexTiles, piastrelle esagonali che tengono i pulsanti programmabili in una configurazione ordinata e scalabile. Dal lancio nel giugno 2020, FluentPet ha raggiunto oltre 100.000 famiglie e venduto più di 2 milioni di pulsanti.
Il meccanismo è semplice e accessibile a chiunque abbia un cane e un po' di pazienza. Il proprietario registra la propria voce su ogni pulsante pronunciando una parola: "fuori", "cibo", "gioco", "acqua", "mamma", "papà", o qualsiasi altra parola si voglia insegnare. I pulsanti vengono posizionati sul pavimento in una zona accessibile al cane, spesso vicino alla porta o vicino alla ciotola.
Ogni volta che il proprietario compie l'azione corrispondente, portare il cane fuori, dare da mangiare, iniziare a giocare, preme il pulsante corrispondente in modo che il cane associ il suono all'azione. Con la ripetizione e il rinforzo positivo (premi e coccole), il cane inizia a premere i pulsanti autonomamente.
Con FluentPet Connect, il sistema più evoluto presentato al Consumer Electronics Show di Las Vegas nel 2023, i pulsanti sono connessi a un'app. Quando il cane preme un pulsante mentre il proprietario è fuori casa, arriva una notifica sullo smartphone. In pratica, il cane manda un messaggio.
Il fenomeno dei pulsanti parlanti ha generato un mercato significativo. FluentPet è il brand di riferimento con le sue HexTiles modulari, che partono da circa 40-60 euro per un kit base e possono espandersi con piastrelle e pulsanti aggiuntivi fino a configurazioni che coprono un'intera parete. Hunger for Words produce un set da 6 pulsanti a circa 12-15 euro, pensato per chi vuole provare senza investire troppo.
Su Amazon, TikTok Shop e nei negozi per animali specializzati si trovano decine di alternative cinesi a pochi euro, con qualità molto variabile ma accessibilità massima. Il prezzo medio di un kit base da 4-6 pulsanti si aggira tra 15 e 35 euro, il che rende il prodotto democratico: non serve essere milionari per provarlo con il proprio cane.
I video sui social hanno amplificato tutto in modo esponenziale. Su TikTok i video con hashtag legati ai pulsanti parlanti per cani hanno accumulato miliardi di visualizzazioni. Bunny da sola ha costruito una carriera social che l'ha portata nella lista Forbes dei top 50 creator del 2022. Ogni nuovo video in cui sembra combinare parole o esprimere stati d'animo complessi genera decine di milioni di visualizzazioni e porta migliaia di nuovi proprietari a ordinare i pulsanti.
Qui il dibattito si fa più complesso. La scienza non ha ancora una risposta definitiva e le posizioni sono più sfumate di quanto i video virali lascino intendere.
Lo studio che ha sorpreso tutti: i ricercatori dell'Università della California di San Diego, guidati da Federico Rossano del Comparative Cognition Lab, hanno pubblicato su PlosOne uno studio che analizza i dati di centinaia di proprietari che usano i pulsanti con i propri cani. I risultati indicano che i cani addestrati ai pulsanti mostrano comportamenti che vanno oltre il semplice condizionamento operante: sembrano capire il significato delle parole e usarle in modo non casuale. Un cane che preme "acqua" più "osso" per ottenere un cubetto di ghiaccio sta facendo qualcosa di cognitivamente interessante.
Lo studio che ha raffreddato l'entusiasmo: i ricercatori del Dipartimento di Etologia dell'Università Eötvös Loránd in Ungheria hanno scoperto che la qualità del suono influenza profondamente la capacità del cane di riconoscere le parole registrate. I pulsanti a bassa qualità audio producono parole distorte che i cani faticano a riconoscere e associare. Questo significa che molti dei video virali potrebbero mostrare cani che premono pulsanti senza davvero capirne il suono.
Il nodo del linguaggio del corpo: diversi etologi sottolineano che nei video virali è quasi impossibile escludere che il cane stia rispondendo al linguaggio del corpo del proprietario più che alla comunicazione intenzionale. Un cane eccezionalmente attento ai segnali umani, e i cani lo sono quasi tutti, impara rapidamente a premere il pulsante "giusto" quando vede che il proprietario si aspetta che lo faccia. Se lo stesso esperimento fosse condotto da una persona sconosciuta al cane, i risultati potrebbero essere molto diversi.
Quello che la scienza concorda: i cani possono imparare ad associare un pulsante a un'azione o a un oggetto attraverso il condizionamento operante. Questo è provato. Quello che resta incerto è se stiano comunicando in senso linguistico vero oppure eseguendo comportamenti appresi per ottenere ricompense.
Indipendentemente dal dibattito scientifico, i pulsanti hanno conquistato milioni di proprietari per ragioni molto concrete.
Arricchimento comportamentale: anche se il cane non "parla" davvero, usare i pulsanti lo stimola mentalmente. Imparare ad associare un pulsante a un'azione è un esercizio cognitivo che lo tiene impegnato e riduce l'ansia e la noia.
Miglioramento della relazione: molti proprietari riferiscono che il processo di addestramento ai pulsanti ha rafforzato il legame con il loro cane, indipendentemente dal fatto che il cane li usi davvero per comunicare.
Osservazione più attenta: chi installa i pulsanti inizia a prestare molta più attenzione ai comportamenti e ai segnali del proprio cane. Questa attenzione aumentata migliora la comprensione reciproca anche senza i pulsanti.
Il contenuto social: sì, molti proprietari li comprano anche per i video. Non è necessariamente il motivo peggiore: se il cane ci guadagna stimolazione e attenzione, il risultato può essere positivo.
Per chi vuole sperimentare con il proprio cane, gli esperti suggeriscono un approccio graduale.
Iniziare con un solo pulsante per la parola più motivante per quel cane specifico, solitamente "fuori", "cibo" o "gioco". Premere il pulsante ogni volta che si compie l'azione corrispondente, in modo che il cane associ il suono all'evento. Aspettare con pazienza e non forzare: alcuni cani iniziano a premere il pulsante autonomamente in pochi giorni, altri impiegano settimane o mesi. Solo quando il primo pulsante è consolidato aggiungerne un secondo.
Non sopravvalutare i risultati: se il cane preme "fuori" non necessariamente sta "dicendo" di voler uscire nel senso linguistico. Sta compiendo un comportamento che ha imparato ad associare a qualcosa di positivo.
I pulsanti parlanti sono una delle più affascinanti zone grigie della scienza del comportamento animale degli ultimi anni. Non sono né la rivoluzione della comunicazione interspecie che i video virali suggeriscono né l'inutile trovata commerciale che i più scettici sostengono. Sono uno strumento genuinamente interessante che stimola domande profonde su cosa significhi comunicare, su quanto i cani comprendano il linguaggio umano e su come la tecnologia stia cambiando il rapporto tra specie diverse.
La risposta onesta è che non lo sappiamo ancora. E forse è proprio questa incertezza, questa possibilità aperta che il proprio cane stia davvero cercando di dire qualcosa, a spiegare perché milioni di proprietari in tutto il mondo continuino a posizionare pulsanti colorati sul pavimento e ad aspettare, speranzosi, che Fido prema quello giusto.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...