Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

IA toglierà posti di lavoro a operai, impiegati o dirigenti? Cosa dicono le più recenti ricerche

WhatsApp X Telegram
di Marcello Tansini pubblicato il
Operai, impiegati o dirigenti

L'intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro, sollevando domande su quali ruoli siano più a rischio tra operai, impiegati e dirigenti. Dati e suggerimenti per affrontare la transizione.

L'impatto dell'intelligenza artificiale (IA) sul mercato del lavoro non è più terreno di ipotesi ma una sfida reale e tangibile già oggi. Una nuova urgenza si è accesa nell'ultima settimana: il report Citrini Research, divenuto virale, ipotizza una crisi sistemica dovuta all'ondata di agenti AI, pronti a sostituire colletti bianchi in massa.

Le conseguenze? Crescita della disoccupazione, pressione sui salari e paura collettiva, reagendo ai primi segnali che stanno già scuotendo i mercati finanziari e il settore tech. Uno scenario, però, che necessità analisi lucida e risposte concrete. Da oltre un anno, osservatori come familyandtrends analizzano una tendenza che, seppure prevista, non smette di generare tensione. Aumentano non solo preoccupazioni sulla perdita del lavoro, ma anche dubbi profondi sul valore stesso della professionalità umana in un contesto dove macchine e software rischiano di diventare standard di riferimento.

Quanto e come l'IA sta già cambiando lavori e professioni

Il ciclo di trasformazione guidato dalle intelligenze artificiali è già in atto, riscrivendo le dinamiche dei modelli lavorativi in quasi ogni settore. Negli ultimi dodici mesi, il salto dall'immaginazione alla realtà si misura in numeri concreti: in Italia quasi un lavoratore su due utilizza strumenti di IA nel proprio lavoro (dati Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano), una percentuale che trova eco anche in Francia e Regno Unito.

Le aziende non solo implementano sistemi di automazione per task ripetitivi, ma rivedono l'intera struttura organizzativa. Emerge una realtà in cui l'IA non sostituisce tutti i ruoli, ma cambia radicalmente la natura dei compiti quotidiani. Ad esempio, nell'amministrazione pubblica, esperimenti come l'assistente virtuale Julia a Roma dimostrano come l'IA possa supportare l'informazione e la gestione delle richieste in modo personalizzato e multilingue, trasformando il tradizionale sportello in un servizio potente ed efficiente. Le grandi società multinazionali, da Amazon a Ford, hanno iniziato a dichiarare pubblicamente politiche di riduzione dell'organico impiegatizio legate (in parte) all'adozione delle AI.

Il tema della sostituzione interessa in modo trasversale professionisti digitali, amministrativi, tecnici e dirigenti. Anche nel settore bancario e finanziario si registrano fusioni e riorganizzazioni molto spinte dalla tecnologia. Tuttavia, l'impatto non si esaurisce nel rischio di sostituzione. In molti casi l'IA è agente di integrazione e crescita: secondo le stime del World Economic Forum, entro il 2030 si prevedono 78 milioni di nuovi posti creati a livello globale, a fronte di 92 milioni di ruoli che andranno persi o gravemente trasformati:

  • I dati indicano che il 39-44% delle competenze professionali cambierà entro cinque anni;
  • Le soft skill (creatività, pensiero critico, adattabilità) guadagnano valore, accanto alla formazione tecnica;
  • Il settore industriale vede già una crescente Physical AI, ossia IA incorporata nei robot di fabbrica che cambia rapidamente ruolo e responsabilità di operai e tecnici.
Le statistiche mostrano anche che giovani lavoratori e professionisti early career sono i più attivi nell'adozione degli strumenti di IA, mentre le aziende arrancano nell'integrare realmente il potenziale di questi sistemi nei workflow strutturati.

Operai, impiegati o dirigenti: chi rischia di più?

L'esposizione all'impatto dell'IA si distribuisce in modo non lineare tra le categorie professionali. Le analisi (Randstad Research, Censis, WEF) tracciano una mappa dei rischi che supera i classici stereotipi e invita a un'analisi dettagliata. Impiegati amministrativi e profili di medio livello sono i più esposti alla sostituzione da parte di tecnologie IA e automazione. Secondo le stime, oltre il 40% delle mansioni impiegatizie risulta automatizzabile, con particolare riferimento a:

  • Contabilità
  • Data entry e amministrazione
  • Sportelli bancari
  • Assistenza clienti e back office
Uno studio di Randstad Research individua il lavoratore italiano più esposto come un giovane di 15-24 anni, basso titolo di studio, impiegato in logistica, costruzioni, turismo. Ma anche dirigenti e quadri sono direttamente toccati, seppur non tanto nel volume di posti a rischio quanto nella natura stessa delle mansioni:
  • Per i dirigenti, l'IA è adottata soprattutto come supporto decisionale, valorizzazione della conoscenza e gestione di dati complessi;
  • Il 58% dei manager italiani ha già seguito corsi specifici sull'uso dell'intelligenza artificiale.
  • Il rischio riguarda la perdita incrementale di compiti strategici a favore di automazione decisionale, con possibili effetti nella pipeline delle carriere
Gli operai sperimentano un impatto di tipo diverso: la Physical AI in arrivo nelle fabbriche trasforma rapidamente le mansioni, spostando la domanda verso ruoli tecnici specializzati e facendo scendere la richiesta per task ripetitivi e manuali semplici (ad esempio catene di montaggio automatizzate, controllo qualità tramite visione artificiale, logistica smart):

Segmento

Esposizione a rischio

Funzioni a rischio sostituzione

Prospettiva futura

Impiegati

Elevata

Contabilità, amministrazione, segreteria

Transizione verso ruoli di controllo, analisi e gestione dati

Operai

Media

Task fisici ripetitivi

Più domanda di tecnici specializzati Physical AI

Dirigenti

Media-bassa

Decision making automatizzato

Focus su leadership, gestione cambiamento, accountability

Le stime variano dal 22% al 30% di forza lavoro altamente esposta, con le donne più rappresentate nelle posizioni a rischio sostituzione e compenetrazione di attività IA. Meno colpiti restano, almeno per ora, ruoli manuali specializzati (artigiani, idraulici, elettricisti) e lavoratori nella cura (infermieri, insegnanti) dove il fattore umano resta insostituibile.

Come preparare persone e aziende alla trasformazione

Il futuro del lavoro richiederà un profondo aggiornamento delle competenze. I report concordano: la vera sfida non è solo difendersi dall'automazione ma anticipare la domanda di nuovi saperi. Competenze tecniche e trasversali si fonderanno per garantire ai lavoratori resilienza e occupabilità. OECD e WEF suggeriscono quattro direzioni:

  • Analitiche e cognitive superiori (pensiero critico, analisi, innovazione)
  • Autogestione (resilienza, flessibilità, autoconsapevolezza)
  • Relazionali (leadership, ascolto, collaborazione, empatia)
  • Tecnologiche (alfabetizzazione AI, data literacy, cybersecurity)
Le aziende più evolute stanno investendo in programmi di reskilling e upskilling, spingendo sulle competenze IA dal basso (non solo tra i manager). Chi guida il cambiamento? Professionisti ibridi, cioè figure con background STEM e formazione in discipline umanistiche, capaci di governare sia la tecnologia che le sue ricadute etiche, sociali e organizzative.

Un altro nodo è la consapevolezza: la formazione deve riguardare anche come valutare il lavoro prodotto dalle macchine, sviluppare spirito critico e ragionamento autonomo. Senza queste skill, rischia di diffondersi un debito cognitivo per eccesso di dipendenza dagli strumenti digitali, minando la qualità delle decisioni e delle relazioni aziendali. Per le aziende significa:

  • Definire piani chiari di transizione con coinvolgimento dei lavoratori;
  • Investire in culture aziendali agili e collaborative, eliminando attriti burocratici e incentivando sperimentazione interna;
  • Creare sinergie tra processi, persone e AI, considerando l'intelligenza artificiale come copilota, non come sostituto.
La strategia nazionale si muove in questa direzione, puntando su formazione di massa (Fondo Repubblica Digitale), focus STEM nelle scuole, coinvolgimento delle filiere PMI e politiche di reskilling mirate, in particolare per donne e giovani.

Gli errori da evitare e i falsi miti sul lavoro che sparisce

Stereotipi e paure eccessive rischiano di rallentare l'azione. Diverse narrazioni, spesso diffuse dai media, devono essere ridimensionate:

  • Mito della sostituzione totale: la maggior parte dei ruoli sarà trasformata, non cancellata. Il bilancio tra posti creati e persi rimane complesso, ma il saldo occupazionale globale, secondo WEF e PwC, tende alla crescita quando si conta anche l'effetto traino di nuovi lavori tecnologici.
  • Idea che la resistenza sia un'opzione: la storia mostra che i cambiamenti sono inarrestabili. Come scrive familyandtrends, questa trasformazione somiglia a quella vissuta dai colletti blu negli anni '80: più qualità, meno artigianato, nuovo equilibrio capitale-lavoro. Resistere senza prepararsi condanna a essere superati.
  • Sottovalutare la lentezza della disruption: spesso si immagina una sostituzione repentina; realtà e ricerca storica (The Economist) suggeriscono che i tempi sono più diluiti (come il passaggio dall'AS400 alla cloud). L'integrazione efficace richiede anni, non mesi.
  • Pensare che solo impiegati e dirigenti rischino: anche ruoli manuali e creativi sono parzialmente impattati, specie con l'espansione della Physical AI e delle soluzioni generative nell'arte e nei media.
  • Errore Saas/AI personalizzata: come evidenzia la critica a Citrini, l'AI renderà possibile, a costi contenuti, customizzare e sviluppare in house soluzioni che prima richiedevano l'acquisto di software SaaS, ridefinendo gli equilibri tra produzione, costo e valore.



Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...