Aprire la piattaforma INPS non significa ricevere i soldi: il bonus caregiver da 400 euro arriverà nel 2027, se il DDL diventa legge.
Sono circa 3 milioni gli italiani che ogni giorno assistono un familiare con disabilità gravissima senza ricevere alcun compenso dallo Stato. Persone che rinunciano spesso al lavoro, alla carriera, al tempo libero, per stare accanto a un genitore, un figlio o un coniuge che non può badare a sé stesso. Per loro il governo ha promesso un bonus fino a 400 euro al mese. La data cerchiata in rosso è il 30 settembre 2026, quando dovrebbe aprire la piattaforma INPS per il riconoscimento ufficiale dei caregiver familiari. Ma c'è un problema che quasi nessuno sta spiegando chiaramente: aprire la piattaforma non significa ricevere i soldi. I pagamenti, nella migliore delle ipotesi, arriveranno nel 2027. E il disegno di legge che rende tutto questo possibile non è ancora diventato legge.
La piattaforma INPS in apertura a fine settembre non è uno sportello per richiedere il bonus. È uno strumento per registrarsi come caregiver familiare e ottenere il riconoscimento ufficiale di questa figura, che fino ad oggi non aveva alcuno status giuridico in Italia. Si tratta del primo passo di un percorso articolato in più fasi, ognuna separata dall'altra da mesi di attesa.
La procedura prevista funziona così: non è il caregiver a registrarsi direttamente, ma la persona assistita (o chi la rappresenta legalmente, come un tutore o un amministratore di sostegno) che attiva il riconoscimento indicando chi si prende cura di lei. Serviranno credenziali digitali come SPID, CIE o CNS per accedere al portale. Bisognerà allegare un'autodichiarazione e l'accettazione scritta del caregiver indicato. Entro 30 giorni dall'invio, l'INPS rilascerà un certificato con la qualifica riconosciuta.
Solo dopo questo passaggio, in una fase successiva prevista per fine 2026, sarà possibile presentare la domanda vera e propria per il contributo economico. E solo nel corso del 2027 potrebbero arrivare i primi pagamenti.
Fase 1, Settembre 2026: apertura della piattaforma e registrazione. Questo è il passaggio che molti equivocano con l'arrivo del bonus. Non è così. Si tratta solo del riconoscimento formale della figura del caregiver familiare, un prerequisito indispensabile per accedere ai benefici successivi. Senza questa registrazione non sarà possibile fare domanda per il contributo.
Fase 2, Fine 2026: domande per il sostegno economico. Una volta ottenuta la qualifica, i caregiver riconosciuti potranno presentare online (o tramite patronato) la richiesta per il contributo economico. In questa fase entreranno in gioco i requisiti reddituali e i controlli INPS sui dati dichiarati.
Fase 3, 2027: primi pagamenti. Solo in questa terza fase, se tutto va secondo i piani, arriveranno i primi versamenti. Gli importi previsti potrebbero raggiungere i 400 euro mensili per i nuclei con le condizioni economiche più difficili, erogati trimestralmente.
Non tutti i caregiver potranno ricevere il contributo. Il disegno di legge prevede requisiti precisi, pensati per concentrare le risorse sulle situazioni di maggiore bisogno.
Il familiare assistito deve avere una disabilità gravissima riconosciuta e deve essere titolare di indennità di accompagnamento. Non basta una disabilità generica o una non autosufficienza parziale.
La convivenza è obbligatoria: il caregiver deve vivere nella stessa abitazione della persona assistita. Non è sufficiente assistere un familiare che abita in un'altra casa, anche se lo si fa con continuità e impegno quotidiano.
I requisiti economici sono molto stringenti. Il caregiver deve avere un reddito personale non superiore a 3.000 euro lordi annui, una soglia bassissima che di fatto esclude chiunque abbia anche un lavoro part-time. Il nucleo familiare deve avere un ISEE non superiore a 15.000 euro. Si tratta di paletti severi, che secondo le prime stime potrebbero limitare l'accesso al bonus a una fascia relativamente ristretta dei 3 milioni di caregiver italiani.
Qui sta il problema più grande, quello che le comunicazioni ufficiali tendono a minimizzare. Il disegno di legge sui caregiver familiari, presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli e approvato dal Consiglio dei ministri a gennaio 2026, è ancora in esame al Parlamento. Manca l'approvazione definitiva delle Camere e, successivamente, i decreti attuativi dei ministeri competenti.
Questo significa che la data del 30 settembre per l'apertura della piattaforma INPS è una previsione, non una certezza. La pausa estiva dei lavori parlamentari ha già rallentato l'iter, e non è da escludere che le scadenze slittino. Prima che il DDL diventi legge, l'INPS non può aprire alcuna piattaforma ufficiale. E prima che i decreti attuativi vengano pubblicati in Gazzetta Ufficiale, i dettagli operativi del bonus potrebbero ancora cambiare.
La prudenza è d'obbligo: chi si aspettava di ricevere i primi 400 euro già in autunno dovrà rivedere le proprie aspettative. Il percorso è avviato, la volontà politica sembra esserci, ma i tempi della burocrazia italiana raramente coincidono con le date annunciate.
Il riconoscimento del caregiver familiare è una battaglia portata avanti da anni dalle associazioni di disabili e dalle famiglie che li assistono. In Italia, a differenza di molti altri paesi europei, chi si prende cura di un familiare non autosufficiente non ha alcuno status giuridico, nessuna tutela previdenziale, nessun diritto al riposo o alla sostituzione.
La media europea stima che un caregiver dedichi tra le 20 e le 40 ore settimanali alla cura del familiare, spesso rinunciando completamente all'occupazione lavorativa. In assenza di qualsiasi riconoscimento economico, molte famiglie sono costrette a scegliere tra la dignità del proprio caro e la propria sopravvivenza economica. Il bonus da 400 euro non risolve questo squilibrio strutturale, ma rappresenta un primo riconoscimento simbolico ed economico di un lavoro che fino ad oggi lo Stato ha ignorato completamente.
Per chi pensa di rientrare nei requisiti, la cosa più utile da fare in questo momento è tenersi aggiornato attraverso i canali ufficiali: il sito dell'INPS, il sito del Ministero per le Disabilità e le circolari che verranno pubblicate dopo l'approvazione definitiva del DDL.
È consigliabile verificare fin da subito l'ISEE del nucleo familiare per capire se si rientra nella soglia dei 15.000 euro, e controllare il reddito personale annuo rispetto alla soglia dei 3.000 euro lordi. Se questi numeri non sono favorevoli, il bonus non sarà accessibile indipendentemente dal numero di ore di assistenza fornite.
Chi non ha ancora attivato lo SPID dovrebbe farlo ora, perché sarà il principale strumento di accesso alla piattaforma. I patronati (CAF, ACLI, CGIL, CISL, UIL e altri) potranno assistere nella procedura di registrazione e nella presentazione della domanda economica successiva.
Il bonus caregiver è una misura attesa da anni, finalmente vicina alla realizzazione. Ma tra l'annuncio e il pagamento effettivo ci sono mesi di iter burocratico, parlamentare e amministrativo che la politica tende a comprimere nella comunicazione pubblica. Settembre 2026 è l'inizio di un percorso, non la sua conclusione. I 400 euro al mese, per chi avrà diritto a riceverli, arriveranno nel migliore dei casi nel 2027.
Nel frattempo, le 3 milioni di famiglie che assistono un disabile grave in Italia continueranno a farlo come hanno sempre fatto: senza stipendio, senza tutele, senza riposo. Con la speranza che questa volta la promessa venga mantenuta nei tempi annunciati.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...