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Il degrado dei mercati rionali pubblici: strutture comunali abbandonate o privatizzate mentre il commercio di prossimità scompare

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di Marianna Quatraro pubblicato il

I mercati rionali pubblici vivono una crisi profonda tra abbandono, privatizzazione e scomparsa del commercio di prossimità. Cause, effetti sull’identità urbana e prospettive per ridare vita agli spazi collettivi

Il panorama urbano italiano assiste da anni ad un progressivo svuotamento delle aree mercatali pubbliche e alla scomparsa delle attività di vicinato dalle periferie. I mercati rionali, un tempo cuore pulsante della vita cittadina, si trovano oggi tra lo spettro dell'abbandono e fenomeni di privatizzazione, mentre il commercio tradizionale fatica a sopravvivere nelle zone decentrate. Le ragioni sono molteplici: trasformazioni socio-economiche, mutamento dei consumi, crescita dell'e-commerce e delle grandi catene, insieme a politiche urbanistiche che spesso trascurano il valore dello spazio pubblico come luogo di relazione e scambio sociale.

Lo stato dei mercati rionali in Italia: un patrimonio in declino

Secondo i dati di Unioncamere e delle associazioni di categoria del commercio al dettaglio, negli ultimi vent'anni il numero di operatori nei mercati rionali italiani si è ridotto di circa il 40%. Le cause sono molteplici e si intrecciano in modo complesso, ma il dato strutturale più significativo riguarda le strutture fisiche comunali: una parte consistente dei mercati coperti o scoperti di proprietà pubblica versano in condizioni di degrado avanzato, frutto di decenni di mancata manutenzione ordinaria e straordinaria.

Le amministrazioni locali, strette tra piani di rientro dal debito e vincoli del Patto di Stabilità (oggi Pareggio di Bilancio), hanno progressivamente disinvestito in queste infrastrutture. Il copione si ripete con variazioni minime da Nord a Sud:

  • Fase 1 – Abbandono progressivo: riduzione dei servizi igienici, illuminazione carente, pavimentazioni dissestate, coperture fatiscenti. Gli operatori iniziano ad andarsene.
  • Fase 2 – Desertificazione commerciale: con pochi banchi rimasti, il mercato perde attrattività. I clienti smettono di frequentarlo, innescando un circolo vizioso.
  • Fase 3 – Chiusura "temporanea": il comune dichiara la struttura inagibile o pericolante. La chiusura temporanea diventa definitiva.
  • Fase 4 – Riqualificazione o dismissione: la struttura viene messa a bando, venduta o concessa a privati, spesso con destinazioni d'uso che nulla hanno a che vedere con il commercio di prossimità.

La privatizzazione silenziosa: cosa succede dopo la chiusura

Il tema della privatizzazione dei mercati pubblici è uno dei più opachi del dibattito urbanistico italiano. Raramente si tratta di grandi operazioni dichiarate con trasparenza. Più spesso avviene attraverso meccanismi amministrativi che sfuggono all'attenzione pubblica: concessioni ventennali a privati, varianti urbanistiche approvate in commissione, cambi di destinazione d'uso ratificati in consiglio comunale con scarsa partecipazione.

Il paradosso è che molte di queste operazioni vengono presentate come "riqualificazioni": il mercato fatiscente viene demolito o ristrutturato, e al suo posto nasce qualcosa di nuovo, spesso esteticamente gradevole. Quasi mai un mercato. Più frequentemente:

  • Supermercati della grande distribuzione organizzata (GDO), che sfruttano la posizione centrale nel quartiere già consolidata dal mercato storico.
  • Spazi polifunzionali privati con caffetterie, palestre o coworking, frequentati da un'utenza completamente diversa da quella del mercato tradizionale.
  • Parcheggi a pagamento, la destinazione d'uso più brutale e più comune, che trasforma uno spazio di vita collettiva in infrastruttura per automobili.
  • Residenze o strutture ricettive, nelle aree più appetibili dal punto di vista immobiliare.
In nessuno di questi casi viene preservata la funzione originaria del mercato: un luogo aperto, accessibile a tutti, dove acquistare generi alimentari freschi a prezzi contenuti, intrattenere relazioni sociali, percepire il polso della vita del quartiere.

Chi paga il prezzo: le popolazioni periferiche

Il degrado dei mercati rionali non è un problema estetico. È un problema di giustizia urbana. Le periferie che perdono i loro mercati pubblici sono spesso le stesse che già soffrono di scarsa accessibilità ai servizi, trasporto pubblico insufficiente, carenza di spazi verdi e di socialità.

Per molte categorie di residenti, il mercato rionale non era una scelta tra tante: era l'unica opzione praticabile.

Le popolazioni più colpite dalla scomparsa del commercio di prossimità includono:

  • Anziani soli che non guidano e non hanno accesso a servizi di consegna online, per i quali il mercato era anche un momento di socialità quotidiana irrinunciabile.
  • Famiglie a basso reddito che nel mercato rionale trovavano prezzi più bassi rispetto alla GDO e la possibilità di acquistare quantità flessibili.
  • Persone con disabilità motorie per le quali la prossimità del mercato al domicilio era una condizione di autonomia.
  • Comunità di origine straniera che nei mercati rionali trovavano prodotti specifici e reti di connessione con la propria cultura alimentare.
  • Microimprenditori e lavoratori autonomi del settore alimentare, per i quali il banco al mercato rappresentava spesso l'unica forma di accesso al mercato senza le barriere economiche di un locale commerciale tradizionale.

Le responsabilità delle amministrazioni locali

Sarebbe semplicistico attribuire il declino dei mercati rionali alla sola incuria delle amministrazioni locali. Le cause strutturali sono reali: i bilanci comunali sono stati progressivamente erosi dai tagli ai trasferimenti statali, e la manutenzione del patrimonio pubblico è sempre la prima voce a essere sacrificata nelle stagioni di spending review.

Tuttavia, esistono responsabilità specifiche che meritano di essere nominate con chiarezza.

La prima è la mancanza di una visione strategica sul commercio di prossimità. Molti comuni italiani non dispongono di un piano organico per i propri mercati pubblici: non esiste un censimento aggiornato dello stato delle strutture, non esistono obiettivi dichiarati di mantenimento o sviluppo, non esiste una politica tariffaria che renda sostenibile la presenza degli operatori.

La seconda responsabilità riguarda la scarsa trasparenza nelle operazioni di dismissione. Quando un mercato viene chiuso e la struttura viene ceduta o concessa a privati, raramente questa operazione è preceduta da una consultazione pubblica reale. Le decisioni vengono prese in sede tecnica, approvate con delibere che difficilmente raggiungono l'attenzione dell'opinione pubblica locale.

La terza, forse la più grave, è la complicità con la rendita immobiliare. In molte città, le aree su cui insistono i mercati rionali sono diventate appetibili dal punto di vista immobiliare per effetto dei cambiamenti urbani degli ultimi decenni. La tentazione di monetizzare queste posizioni cedendole ai privati è forte, e le amministrazioni spesso vi cedono, scaricando sulle comunità periferiche il costo sociale di questa scelta.

 

Cosa si può fare: proposte concrete

Invertire la tendenza è possibile, ma richiede scelte politiche chiare e risorse adeguate. Alcune direzioni di lavoro che emergono dalle esperienze più riuscite:

  • Sul piano normativo: introdurre obblighi di consultazione pubblica per qualsiasi operazione di dismissione o cambio di destinazione d'uso di strutture mercatali pubbliche; istituire vincoli urbanistici che tutelino le destinazioni commerciali di prossimità nelle aree periferiche.
  • Sul piano finanziario: creare fondi dedicati alla manutenzione straordinaria delle strutture mercatali comunali, eventualmente con co-finanziamento regionale o europeo; prevedere tariffe agevolate e modulari per gli operatori nelle fasi di avvio o rilancio.
  • Sul piano gestionale: sperimentare forme di gestione partecipata dei mercati, coinvolgendo operatori, residenti e associazioni di quartiere; superare il modello puramente concessorio a favore di governance miste pubblico-civiche.
  • Sul piano della comunicazione: rendere i mercati rionali parte visibile della narrativa urbana della città, valorizzando la loro funzione culturale e identitaria oltre che commerciale.



Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...