I mercati rionali pubblici vivono una crisi profonda tra abbandono, privatizzazione e scomparsa del commercio di prossimità. Cause, effetti sull’identità urbana e prospettive per ridare vita agli spazi collettivi
Il panorama urbano italiano assiste da anni ad un progressivo svuotamento delle aree mercatali pubbliche e alla scomparsa delle attività di vicinato dalle periferie. I mercati rionali, un tempo cuore pulsante della vita cittadina, si trovano oggi tra lo spettro dell'abbandono e fenomeni di privatizzazione, mentre il commercio tradizionale fatica a sopravvivere nelle zone decentrate. Le ragioni sono molteplici: trasformazioni socio-economiche, mutamento dei consumi, crescita dell'e-commerce e delle grandi catene, insieme a politiche urbanistiche che spesso trascurano il valore dello spazio pubblico come luogo di relazione e scambio sociale.
Secondo i dati di Unioncamere e delle associazioni di categoria del commercio al dettaglio, negli ultimi vent'anni il numero di operatori nei mercati rionali italiani si è ridotto di circa il 40%. Le cause sono molteplici e si intrecciano in modo complesso, ma il dato strutturale più significativo riguarda le strutture fisiche comunali: una parte consistente dei mercati coperti o scoperti di proprietà pubblica versano in condizioni di degrado avanzato, frutto di decenni di mancata manutenzione ordinaria e straordinaria.
Le amministrazioni locali, strette tra piani di rientro dal debito e vincoli del Patto di Stabilità (oggi Pareggio di Bilancio), hanno progressivamente disinvestito in queste infrastrutture. Il copione si ripete con variazioni minime da Nord a Sud:
Il paradosso è che molte di queste operazioni vengono presentate come "riqualificazioni": il mercato fatiscente viene demolito o ristrutturato, e al suo posto nasce qualcosa di nuovo, spesso esteticamente gradevole. Quasi mai un mercato. Più frequentemente:
Il degrado dei mercati rionali non è un problema estetico. È un problema di giustizia urbana. Le periferie che perdono i loro mercati pubblici sono spesso le stesse che già soffrono di scarsa accessibilità ai servizi, trasporto pubblico insufficiente, carenza di spazi verdi e di socialità.
Per molte categorie di residenti, il mercato rionale non era una scelta tra tante: era l'unica opzione praticabile.
Le popolazioni più colpite dalla scomparsa del commercio di prossimità includono:
Tuttavia, esistono responsabilità specifiche che meritano di essere nominate con chiarezza.
La prima è la mancanza di una visione strategica sul commercio di prossimità. Molti comuni italiani non dispongono di un piano organico per i propri mercati pubblici: non esiste un censimento aggiornato dello stato delle strutture, non esistono obiettivi dichiarati di mantenimento o sviluppo, non esiste una politica tariffaria che renda sostenibile la presenza degli operatori.
La seconda responsabilità riguarda la scarsa trasparenza nelle operazioni di dismissione. Quando un mercato viene chiuso e la struttura viene ceduta o concessa a privati, raramente questa operazione è preceduta da una consultazione pubblica reale. Le decisioni vengono prese in sede tecnica, approvate con delibere che difficilmente raggiungono l'attenzione dell'opinione pubblica locale.
La terza, forse la più grave, è la complicità con la rendita immobiliare. In molte città, le aree su cui insistono i mercati rionali sono diventate appetibili dal punto di vista immobiliare per effetto dei cambiamenti urbani degli ultimi decenni. La tentazione di monetizzare queste posizioni cedendole ai privati è forte, e le amministrazioni spesso vi cedono, scaricando sulle comunità periferiche il costo sociale di questa scelta.
Invertire la tendenza è possibile, ma richiede scelte politiche chiare e risorse adeguate. Alcune direzioni di lavoro che emergono dalle esperienze più riuscite:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...