Il rinnovo del CCNL dei medici e dei dirigenti sanitari 2025-2027 sembrava ormai a un passo dalla firma definitiva, ma un dettaglio tecnico legato alla copertura finanziaria rischia di rallentare tutto: si tratta di una sovrapposizione di fondi. La situazione.
Il rinnovo del CCNL dei medici e dei dirigenti sanitari 2025-2027 sembrava ormai a un passo dalla firma definitiva, ma un dettaglio tecnico legato alla copertura finanziaria rischia di rallentare tutto. Al centro della questione c'è una sovrapposizione di fondi tra il contratto precedente, quello 2022-2024, e quello attualmente in trattativa. Un nodo che, per quanto possa sembrare marginale agli occhi di chi segue la vicenda solo superficialmente, ha in realtà un peso determinante sulla parte economica dell'accordo.
L'atto di indirizzo aggiornato per il rinnovo del contratto 2025-2027 individua risorse economiche consistenti destinate principalmente all'aumento dell'indennità di specificità medico-veterinaria. Le cifre indicate parlano di 412 milioni di euro annui a partire dal 2026, a cui si aggiungono ulteriori 13,5 milioni di euro annui destinati all'indennità di specificità sanitaria dei dirigenti non medici. Si tratta, sulla carta, di stanziamenti importanti, che avrebbero dovuto rappresentare il cuore dell'aumento economico previsto dal nuovo contratto per la categoria.
Il problema, però, emerge leggendo con attenzione il testo del documento. Una parte di queste somme, infatti, non sarebbe realmente nuova, ma già prevista e finalizzata in precedenza.
Analizzando nel dettaglio l'atto di indirizzo, emerge che 50 milioni di euro dei 412 milioni indicati per l'indennità di specificità medico-veterinaria, così come 5,5 milioni di euro dei 13,5 milioni destinati ai dirigenti non medici, risultano già stanziati e assegnati con il CCNL 2022-2024. Non si tratterebbe quindi di risorse aggiuntive pensate specificamente per il rinnovo 2025-2027, ma di somme già impegnate nel contratto precedente e semplicemente riportate, almeno in parte, all'interno del nuovo documento.
In pratica, il rischio concreto è che una porzione del denaro presentato come "nuovo" per il contratto 2025-2027 sia in realtà denaro già speso o già destinato in precedenza, e non un vero incremento delle risorse effettivamente disponibili per il prossimo triennio contrattuale. Questo significa che l'aumento reale garantito dal nuovo CCNL potrebbe risultare inferiore rispetto a quanto lascerebbero intendere le cifre complessive indicate nell'atto di indirizzo.
È un aspetto tutt'altro che secondario, perché incide direttamente sulla percezione dell'entità dell'aumento che i medici e i dirigenti sanitari si troveranno effettivamente in busta paga con il nuovo contratto.
Per comprendere bene la situazione è fondamentale chiarire un punto che genera spesso confusione: si tratta di due contratti collettivi diversi, in due fasi differenti.
Il CCNL 2022-2024 è un contratto già concluso: è stato firmato il 27 febbraio 2026 e i relativi aumenti sono già presenti in busta paga a partire da marzo 2026. Questo contratto, quindi, ha già esaurito il proprio iter e ha già prodotto i suoi effetti economici concreti per medici e dirigenti sanitari.
Il CCNL 2025-2027, invece, è quello di cui si discute in questi giorni: è il contratto ancora in fase di trattativa, non firmato, che dovrebbe regolare il prossimo triennio contrattuale. È proprio in questo secondo contratto che si inserisce il dubbio sulla sovrapposizione dei fondi appena descritta.
Il punto critico, quindi, non riguarda le risorse già erogate con il contratto precedente, ormai definitive, ma la possibilità che parte di quelle stesse cifre venga riutilizzata contabilmente anche all'interno del nuovo accordo, come se fosse un incremento aggiuntivo quando in realtà non lo è del tutto.
Su questa specifica questione si è aperto un confronto diretto tra ARAN e il Ministero dell'Economia e delle Finanze. L'ARAN, ovvero l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, è il soggetto che materialmente negozia il contratto con le organizzazioni sindacali di categoria. Il MEF, invece, è l'ente che deve dare il via libera definitivo su come vengono effettivamente calcolate, quantificate e stanziate le risorse pubbliche destinate al rinnovo contrattuale.
In altre parole, l'ARAN può anche condividere l'impostazione economica indicata nell'atto di indirizzo, ma senza il nulla osta tecnico del Ministero dell'Economia sulla corretta contabilizzazione dei fondi, la parte economica del contratto non può dirsi realmente chiusa. È il MEF, infatti, a dover verificare che le cifre indicate rispettino i vincoli di finanza pubblica e che non ci siano duplicazioni di stanziamenti già utilizzati.
Questo passaggio tecnico, per quanto possa apparire come un semplice adempimento formale, rappresenta in realtà uno snodo decisivo: se il MEF dovesse ritenere che una parte consistente delle risorse indicate per il 2025-2027 non sia effettivamente nuova, l'intera impostazione economica del rinnovo potrebbe dover essere rivista, con inevitabili conseguenze sui tempi di chiusura della trattativa.
Finché questo nodo tecnico non viene chiarito con il MEF, la parte economica del CCNL 2025-2027 non può considerarsi definitivamente conclusa. Questo non significa che l'intero rinnovo sia bloccato: molti altri aspetti della trattativa, infatti, procedono parallelamente e risultano meno problematici.
Tra questi rientrano, ad esempio, le norme su:
Quello che sta accadendo con il rinnovo del CCNL dei medici rappresenta un caso piuttosto emblematico di come, anche quando un accordo sembra già delineato nei suoi contorni principali, un dettaglio apparentemente marginale possa di fatto rallentare o complicare la chiusura definitiva dell'intesa.
Al momento la situazione resta in fase di verifica tecnica. Il confronto tra ARAN e MEF dovrà stabilire con precisione:
Nel frattempo, resta valido quanto già ottenuto con il contratto precedente: gli aumenti previsti dal CCNL 2022-2024, firmato lo scorso 27 febbraio 2026, sono infatti già presenti nelle buste paga dei medici a partire da marzo 2026, e non subiscono alcuna conseguenza dal confronto tecnico attualmente in corso tra ARAN e Ministero dell'Economia sul nuovo rinnovo.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...