La storia di Filippo Gori, da San Giovanni Valdarno al vertice del Global Banking di JPMorgan. Come ha costruito la carriera e i consigli per i giovani.
Ci sono storie che sembrano scritte per smentire il determinismo sociale. Quella di Filippo Gori è una di queste. Da una parte un nonno che arriva al diploma delle elementari a 30 anni, dopo una vita segnata dalle difficoltà e dalla deportazione nei campi di concentramento. Dall’altra un nipote che oggi è co-head di Global Banking in JPMorgan Chase, la banca con la più grande capitalizzazione di borsa al mondo, circa 890 miliardi di dollari, e con circa 320 mila dipendenti.
Tre generazioni, un solo filo conduttore: lo studio, la fatica e la convinzione che il merito, prima o poi, venga riconosciuto. Ecco chi è Filippo Gori, come è arrivato dove è arrivato e quali lezioni si possono ricavare dal suo percorso.
Gori ha 51 anni ed è originario di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo. È considerato il primo italiano a raggiungere una posizione di vertice globale in JPMorgan. Oggi è co-responsabile del Global Banking, uno dei quattro comparti chiave della banca, insieme a John Simmons.
Il perimetro è enorme. Sotto la sua responsabilità rientrano l’investment banking, il global corporate banking e il commercial banking, tre franchising che la banca ha deciso di riunire in un’unica struttura per offrire ai clienti, dalle medie imprese alle multinazionali, un unico interlocutore e un’unica regia. A lui fanno riferimento anche i CEO di Asia, EMEA e Sud America, cioè i responsabili delle principali aree geografiche in cui la banca opera.
In pratica, Gori è una delle persone che decidono come JPMorgan segue le aziende di tutto il mondo quando devono finanziarsi, quotarsi, acquisire un concorrente o espandersi in un nuovo mercato.
Per capire il valore del traguardo bisogna partire dal punto di partenza. Gori ha raccontato di venire da una famiglia in cui nessuno si era mai iscritto all’università. Suo padre è cresciuto in orfanotrofio, ha iniziato a lavorare a 10 anni e si è costruito da solo una cultura notevole. Suo nonno, come ha ricordato lo stesso Gori, fu deportato nei campi di concentramento, una storia che per lui dà un significato speciale al tema della pace e della prosperità dell’Europa.
È in questo contesto che si colloca l’immagine simbolo del titolo: il nonno che completa le elementari a 30 anni. Non è solo un aneddoto di famiglia, ma la fotografia di un’Italia in cui l’istruzione era un traguardo da conquistare, non un diritto scontato. E spiega perché, in casa Gori, lo studio avesse un valore quasi sacro.
Il bivio decisivo arriva da un consiglio del padre. Fu lui a spingere Filippo a sostenere il test di ammissione alla Bocconi di Milano. Gori, a quanto racconta, non era del tutto convinto: nei giorni dell’esame era impegnato in un campo scout e andò a Milano più per fare un favore al padre che per vera convinzione.
Il primo anno fu in salita. A dargli la forza di arrivare in fondo fu l’incontro con un gruppo di compagni di economia politica, diventati amici per la vita. Si laureò in storia economica alla fine degli anni Novanta, seguendo corsi con docenti del calibro di Francesco Giavazzi e Guido Tabellini, in un periodo in cui si studiavano gli effetti dell’introduzione dell’euro.
Dopo la laurea pensò alla carriera accademica e trascorse un breve periodo a Londra a insegnare. Poi arrivò la chiamata di JPMorgan, che sarebbe diventata, nelle sue parole, il lavoro della vita.
Gori entra in JPMorgan tra la fine degli anni Novanta e il 2000 e per anni ricopre ruoli legati all’Europa nell’investment banking e nei mercati, tra Londra e New York. Tra gli incarichi più significativi c’è quello di co-head dei mercati per il Sud Europa.
Il punto di svolta è il 2013, quando gli viene proposto di trasferirsi a Hong Kong come responsabile per l’Asia-Pacifico delle vendite e del marketing per Markets & Investor Services. In Europa era già managing director di alto livello: restare sarebbe stata la scelta ovvia. Gori fece il contrario. Andò in Asia per imparare cose nuove e crescere davvero.
La scommessa ripaga. Diventa responsabile del banking nell’area, poi CEO di JPMorgan a Hong Kong e, dal 2020, CEO dell’intera area Asia-Pacifico. A Hong Kong vive per anni con la famiglia, in un’area in cui la banca ha investito molto.
Nel febbraio 2024, dopo l’uscita di Viswas Raghavan, passato a Citi, JPMorgan riorganizza i vertici. Gori viene nominato co-head del Global Banking e CEO per Europa, Medio Oriente e Africa, primo italiano a ricoprire questo ruolo. Nel corso del 2025 si trasferisce a New York per dedicarsi pienamente alla responsabilità globale e passa il testimone in EMEA ai due vice, Conor Hillery e Matthieu Wiltz.
A settembre 2026 arriva anche un riconoscimento dal mondo accademico: la Bocconi Alumni Community lo sceglie come Alumnus of the Year 2026, con una motivazione che premia uno stile di leadership fondato sulla responsabilità e sull’attenzione alle persone.i
Rileggendo il percorso, emerge un tratto ricorrente: ha sempre scelto la strada meno ovvia. Studiare in Bocconi fu una rottura con la tradizione familiare. Trasferirsi in Asia da managing director in Europa fu una rottura con la logica della carriera lineare. Passare dai mercati al banking fu una rottura con la specializzazione.
È una lezione preziosa per chi lavora in grandi organizzazioni. Spesso si pensa che per fare carriera serva consolidare la propria posizione. Gori suggerisce l’opposto: muoversi, cambiare prospettiva, accettare di tornare principianti in un contesto nuovo.
Un altro elemento che emerge dalle sue interviste è l’idea che il banking sia un business di persone. Gori racconta di non prendersi troppo sul serio e di ricordare che nessuno è indispensabile. Davanti ai problemi più gravi evita di perdere tempo a cercare un colpevole e si concentra sulle soluzioni, provando a mettersi nei panni degli altri, anche di chi ha sbagliato.
Anche la lunga permanenza nella stessa azienda, quasi trent’anni, la attribuisce soprattutto alle persone: il gruppo di giovani analisti italiani incontrato il primo giorno è diventato nel tempo un team internazionale con cui ancora oggi condivide la quotidianità. Secondo Gori, JPMorgan esiste anche per contribuire al miglioramento delle comunità in cui opera.
Dalle sue parole si possono ricavare indicazioni molto concrete per chi sogna una carriera nella finanza internazionale.
La parabola di Gori non è la favola del successo improvviso. È la storia di una famiglia che ha investito generazione dopo generazione nella conoscenza: un nonno che impara a leggere e scrivere da adulto, un padre che si costruisce una cultura da solo, un figlio che sfrutta l’occasione di una grande università e la trasforma in una carriera globale.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...