La storia di Giancarlo Polenghi, che a 90 anni guida con la famiglia un gruppo presente in 92 Paesi. È partito da una macchina comprata da un’azienda fallita nel 1976 ed è arrivato al leader mondiale del succo di limone italiano.
Ci sono storie imprenditoriali che nascono da un piano industriale, da un fondo d’investimento o da un brevetto rivoluzionario. E ci sono storie che nascono da una frase buttata lì da un amico: «C’è una macchinetta, prendila, provala». È l’inizio della vicenda di Giancarlo Polenghi, oggi novantenne, fondatore del Gruppo Polenghi, che spreme ogni anno oltre 535 milioni di limoni e vende il suo succo in 92 Paesi. La sua è la parabola di un uomo che ha cambiato mestiere più volte prima di trovare quello giusto. E lo ha trovato grazie a un’azienda fallita.
Prima di diventare il grande imprenditore come in altri casi accaduto, il re del succo di limone, Giancarlo Polenghi, ha fatto un lungo apprendistato nel commercio, fatto di porte da bussare e clienti da convincere.
Il primo lavoro lo ha portato nelle università, dove vendeva libri ai professori. Un mestiere che insegna a parlare con interlocutori esigenti, a presentare un prodotto con precisione e a farsi ascoltare da chi di solito ha poco tempo.
Il secondo capitolo è stato quello del rappresentante di generi alimentari. Girare tra negozi, grossisti e botteghe ha dato a Polenghi qualcosa che nessun manuale può insegnare: la conoscenza di come ragionano i compratori, di cosa si vende davvero e di cosa resta sugli scaffali.
Poi è arrivato il passo da imprenditore. Polenghi è diventato proprietario di un piccolo caseificio nel Lodigiano, territorio storicamente legato al latte e ai formaggi. Era un’attività piccola e concreta, il primo vero banco di prova per chi fino ad allora aveva sempre venduto prodotti altrui.
Questo percorso a tappe è un dettaglio fondamentale. Quando la fortuna è arrivata, Giancarlo aveva già gli strumenti per riconoscerla. La svolta si è presentata sotto forma di un fallimento. A Codogno aveva chiuso i battenti un’azienda che produceva spezie e preparati alimentari. Per i creditori era una brutta storia, per un imprenditore attento poteva diventare un’occasione.
Fu proprio un amico a indicargli la strada. «Mi disse: c’è lì una macchinetta, prendila, provala», racconta oggi Giancarlo. Detto, fatto. L’ha acquistata per pochi soldi, senza immaginare che quell’impianto avrebbe segnato il suo destino e quello della sua famiglia.
Con quella macchina ha iniziato a confezionare spezie in contenitori di plastica dalle forme curiose: l’aglio, il peperone, il funghetto. Piccoli oggetti colorati, pensati per attirare l’occhio sul bancone e sullo scaffale. Non era ancora il limone, ma era già un’intuizione di marketing: un prodotto qualunque diventa memorabile se il suo contenitore racconta qualcosa.
Era il 1976. Da quella data nasce ufficialmente l’azienda di famiglia, oggi con sede a San Rocco al Porto, nel cuore del Lodigiano.
La storia di Polenghi insegna che le grandi imprese raramente nascono da un’idea unica, ma da un’intuizione che ne porta un’altra. Il know how maturato con i contenitori di plastica, la conoscenza del mercato alimentare e il fiuto del commerciante hanno portato Giancarlo verso un prodotto semplice e universale: il succo di limone.
Il limone è un ingrediente che entra in cucina ogni giorno, serve per condire, per cucinare, per preparare bevande e dolci. Ma il limone fresco ha un limite evidente: va comprato, tagliato, spremuto, e non sempre è disponibile alla stessa qualità. Un succo di limone pronto all’uso, in una bottiglietta comoda e riconoscibile, risolveva un problema reale dei consumatori.
All’inizio il prodotto non era certo una star dello scaffale. Il titolo di questa storia lo dice con una punta di ironia: il succo di limone, per anni, è stato qualcosa che nessuno voleva davvero, almeno non in quella versione. Serviva pazienza, serviva insistere, serviva credere in una categoria che non sembrava promettere miracoli. È qui che emerge il carattere di Polenghi, forgiato da decenni di vendita porta a porta.
Oggi il Gruppo Polenghi è descritto come leader mondiale del succo di limone italiano. I numeri raccontano un salto enorme rispetto alla macchinetta di Codogno:
Una crescita del genere non si improvvisa. Tra il 2021 e il 2023 il fatturato è aumentato di circa il 25%, e il gruppo ha chiuso il 2024 con oltre 100 milioni di euro, in crescita di più del 30% rispetto al 2019.
Dietro la bottiglietta c’è una scelta precisa sulla materia prima. Il gruppo punta sui limoni di Sicilia, in particolare sul Femminello Siracusano IGP, una delle varietà più pregiate al mondo e uno dei sette limoni IGP d’Italia. La filiera passa anche dal Fondo Spinagallo, a Siracusa, da cui nasce il succo di limone biologico del gruppo.
Il messaggio che arriva ai consumatori è chiaro: succo non da concentrato, prodotti naturali, attenzione alla sostenibilità. Non a caso il portafoglio punta in larga parte su ricette clean label e sull’impiego di plastica riciclata nelle confezioni, in un’ottica di economia circolare. Anche la gamma si è allargata. Accanto al succo di limone ci sono sorbetti, bevande, oli aromatizzati e aceti, oltre a formati innovativi come le bustine che uniscono limone e zenzero biologici.
Una delle sfide più difficili per una family company è il passaggio generazionale. Polenghi lo ha affrontato costruendo un equilibrio tra famiglia e management. Oggi il gruppo è guidato dall’amministratore delegato Filippo Scandellari, mentre Marco Polenghi ricopre il ruolo di socio e presidente. Negli anni il gruppo ha aperto il capitale a un fondo di private equity, Progressio, che ha accompagnato una fase di forte crescita industriale e organizzativa. In quel periodo l’azienda ha superato i 100 milioni di fatturato e più che raddoppiato l’Ebitda.
Più di recente Progressio ha ceduto la sua quota del 38% a un veicolo controllato da Marco Polenghi. Nell’operazione sono entrati nuovi investitori istituzionali come Crédit Mutuel Equity e Idia Capital Investissement, società del gruppo Crédit Agricole, mentre il management ha reinvestito nell’azienda. Un segnale di continuità e di fiducia nel progetto, come hanno sottolineato i vertici del gruppo.
È un modello interessante per molte piccole e medie imprese italiane: il fondatore getta le fondamenta, la famiglia custodisce l’identità, il management porta competenze e metodo, i partner finanziari sostengono l’espansione.
Il passo più recente è stato l’ingresso diretto nel mercato più grande. Nel maggio 2025 il gruppo ha acquisito Nielsen Citrus Products Company, azienda californiana specializzata in succo di limone. L’operazione rafforza la presenza negli Stati Uniti, migliora la qualità dell’offerta e punta a ridurre le emissioni di CO2 legate alla logistica. Hanno contribuito anche 8 milioni di euro di Simest, con una quota di minoranza nella società. Con questa mossa Polenghi passa da azienda esportatrice a gruppo globale, con una presenza produttiva direttamente nei mercati strategici.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...