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Il Triangolo delle Bermuda dei navigatori esiste ed è in Italia: la zona in Abruzzo dove il GPS porta ad un dirupo

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Intorno a Castel Frentano, in Abruzzo, il navigatore manda le auto verso un dirupo sul fiume Feltrino. È successo dieci volte. Le forze dell'ordine l'hanno ribattezzato il Triangolo delle Bermuda.

C'è una zona in provincia di Chieti, nelle campagne intorno a Castel Frentano, dove il navigatore satellitare smette di essere uno strumento utile e diventa una trappola. Non è una leggenda metropolitana, non è una storia esagerata da social media. È un fenomeno documentato dalle forze dell'ordine locali, che a un certo punto hanno smesso di contare i casi e hanno cominciato a chiamare quella zona con un nome preciso: il Triangolo delle Bermuda dei navigatori. Dieci incidenti registrati, tutti con la stessa causa, tutti nella stessa area, tutti per colpa di un apparecchio satellitare che indicava strade che non portavano dove promettevano.

Il caso che ha fatto nascere il soprannome

La storia più emblematica è quella di una famiglia di Bologna che si trovava in provincia di Chieti per motivi non precisati e voleva semplicemente raggiungere il casello dell'autostrada A14. Un percorso che non doveva essere complicato. A bordo c'erano il padre, la madre incinta, la nonna e un bambino di due anni. Il navigatore ha detto di seguire quella strada. Loro hanno seguito.

La strada portava tra un dirupo e il letto del fiume Feltrino. Sotto la pioggia, di notte, con una mamma incinta e un bambino piccolo, la famiglia si è ritrovata bloccata in un posto da cui non riusciva a uscire. Hanno chiamato il 113. Ma il navigatore continuava a impazzire e non riuscivano a dare le coordinate geografiche precise di dove si trovavano. Le pattuglie di polizia, carabinieri e vigili del fuoco hanno impiegato ore a trovarli. Salvi, per fortuna, ma con un livello di panico che chiunque con un bambino piccolo e una moglie incinta può immaginare.

La cosa che colpisce di questa storia non è il finale fortunato. È che quella della famiglia bolognese era la decima disavventura registrata in quella zona per lo stesso motivo. Dieci famiglie, dieci automobilisti, dieci situazioni di pericolo, tutti mandati dal navigatore nelle stesse strade impossibili intorno a Castel Frentano. A quel punto qualcuno ha smesso di trattare ogni caso come un episodio isolato e ha iniziato a parlare di Triangolo delle Bermuda.

Perché succede: il problema strutturale del GPS in Italia

Per capire come sia possibile che un navigatore satellitare mandi una famiglia verso un dirupo, bisogna capire come funzionano questi dispositivi e perché il territorio italiano sia particolarmente problematico.

I navigatori utilizzano algoritmi che privilegiano il percorso più veloce o più breve in base alle mappe disponibili nel loro database. Il problema è che le mappe non sono sempre aggiornate, accurate o adeguate alla realtà del terreno. Hanno spiegato dalla stessa industria del settore che in Italia, più che in altri Paesi europei, cambiano spesso i nomi delle strade, i sensi di marcia, nascono nuove rotonde, i lavori in corso durano anni. In alcune zone, soprattutto nelle aree rurali e collinari dell'Appennino, la copertura GPS non è eccellente e le mappe digitali sono molto meno precise di quelle delle grandi città.

Il territorio intorno a Castel Frentano è esattamente questo tipo di zona: collinare, con strade di campagna che a tratti diventano sterrate o si perdono, con bivi e interconnessioni che le mappe digitali del passato non riuscivano a gestire correttamente. Il navigatore vedeva una strada, ma non sapeva che quella strada portava a un dirupo invece che a un casello autostradale.

Non solo Castel Frentano: l'Italia intera è piena di trappole GPS

Il fenomeno del Triangolo delle Bermuda abruzzese non è un caso isolato nel panorama nazionale. Nel corso degli anni, e con particolare frequenza nell'estate del 2026, si sono moltiplicati casi analoghi in tutta Italia, con episodi che dimostrano come il problema sia strutturale e diffuso.

A Trieste, un turista straniero ha seguito le indicazioni del navigatore imboccando con la propria auto e una mini roulotte al traino il sottopasso che collega via Cumano con via di Montebello. Lo spazio era insufficiente e il rimorchio è rimasto completamente incastrato. Per liberarlo sono stati necessari i Vigili del fuoco, che hanno sgonfiato le gomme della roulotte e utilizzato un argano manuale per estrarre il mezzo. Un pannello solare distrutto e una bella dose di imbarazzo.

A Morlupo, alle porte di Roma, la chiusura parziale dell'autostrada tra Roma Nord e Magliano Sabina ha spinto i navigatori a reindirizzare automaticamente i mezzi pesanti attraverso il centro abitato. Diversi autoarticolati si sono infilati in strade vietate ai camion, rimanendo bloccati nelle strettoie del paese. Il Comune ha dovuto coinvolgere i Carabinieri e i Comuni limitrofi per fermare i Tir prima che entrassero nell'abitato.

A Terracina, il giorno di Pasquetta, un autobus turistico diretto al Tempio di Giove Anxur è stato guidato dal GPS attraverso gli stretti vicoli del centro storico alto. Un autobus nei vicoli medievali: un'immagine difficile da dimenticare per i residenti e un problema complicatissimo da risolvere.

A Bosa, in Sardegna, alcuni turisti stranieri hanno imboccato una strada del centro storico troppo stretta per consentire il passaggio dell'automobile, restando bloccati tra le mura delle abitazioni. Necessario l'intervento degli automobilisti locali e dei residenti per liberarli.

A Venezia, una turista polacca ha seguito Google Maps che le indicava di proseguire dritto lungo una calle. Ha proseguito dritto. Non si era accorta che davanti a lei c'erano le scalette che scendevano direttamente in un canale. È caduta in acqua. Il video finito su TikTok ha fatto ridere mezzo mondo, ma è anche un documento perfetto di cosa succede quando si segue ciecamente il navigatore senza guardare dove si mettono i piedi.

Il problema tecnico che nessuno risolve

Tutti questi episodi hanno una causa comune che l'industria del settore ha descritto con precisione ma senza grande urgenza di risolvere. I navigatori usano algoritmi che privilegiano il percorso più veloce o più breve, ma non sempre dispongono di informazioni aggiornate su limitazioni per mezzi pesanti e roulotte, larghezza effettiva delle carreggiate, sottopassi con limiti di altezza, Zone a Traffico Limitato, centri storici con accesso vietato, chiusure temporanee o modifiche alla viabilità.

L'associazione Altroconsumo ha sottolineato il problema con parole chiare: la particolarità del territorio italiano porta spesso il navigatore a commettere errori che rischiano di trasformarsi in pericolose distrazioni. Ciò dipende dalla scarsa precisione delle mappe, più dettagliate nelle grandi città ma molto meno precise nelle zone extraurbane. In queste ultime l'uso del navigatore non è sempre affidabile.

Il territorio collinare dell'Abruzzo, con le sue strade di campagna che cambiano carattere nel giro di pochi chilometri, passando dall'asfalto al fondo sterrato ai tratturi, è uno dei contesti più problematici in assoluto. Aggiungete le condizioni meteorologiche variabili, la copertura GPS spesso instabile nelle valli, e capite perché quella zona intorno a Castel Frentano si è guadagnata il soprannome che si è guadagnata.

Cosa fare per non finire nel Triangolo

Esistono sette regole elementari che ogni automobilista dovrebbe conoscere prima di affidarsi ciecamente al navigatore, soprattutto nelle zone rurali e nelle aree collinari.

Prima di partire: impostare la destinazione da fermi, con il motore ancora spento, scegliendo consapevolmente tra percorso più breve e percorso più veloce. In zone extraurbane e collinari, il percorso più breve è spesso quello che passa per le strade meno segnalate.

Aggiornare le mappe con regolarità, soprattutto su dispositivi e computer di bordo di auto prodotte per mercati stranieri. Le mappe per il mercato italiano sono più aggiornate di quelle per altri mercati, ma anche queste richiedono aggiornamenti periodici.

Non modificare le impostazioni mentre si guida. Scrivere anche solo metà del nome di una via a velocità autostradale significa percorrere quasi cento metri senza guardare la strada.

Guardare la strada, non il navigatore. Un cambio di senso di marcia, un divieto di transito o una strada che finisce improvvisamente rendono inutile qualsiasi percorso preimpostato.

Preferire strade principali nelle zone sconosciute. La stradina di campagna che il navigatore indica come scorciatoia può essere una strada che non porta da nessuna parte, o che porta a un dirupo sul fiume Feltrino.

Chiedere a qualcuno del posto quando qualcosa non torna. La cartografia digitale, per quanto avanzata, non sostituisce la conoscenza di chi vive in una zona da decenni.

Il Triangolo delle Bermuda dei navigatori esiste, è documentato e si trova a pochi chilometri dall'autostrada Adriatica. La famiglia bolognese che ci è finita sotto la pioggia con una mamma incinta e un bambino di due anni ne sa qualcosa. E ne sanno qualcosa anche le dieci famiglie che l'avevano preceduta, mandando in archivio un caso dopo l'altro, finché qualcuno ha deciso che era arrivato il momento di dare a quella zona il nome che si meritava.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...