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Bonus colonnine elettriche al via il 22 settembre 2026, in attesa nuovi incentivi auto possibili per ottobre

di Alberto Pelletti pubblicato il

Dal 22 settembre 2026 parte il bonus colonnine: importi, beneficiari, spese e domanda su Invitalia. Per i nuovi incentivi auto, invece, resta l’attesa delle misure annunciate per ottobre.

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Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy apre alle ore 12 di martedì 22 settembre 2026 lo sportello per il bonus colonnine domestiche, con un contributo pari all’80% delle spese sostenute. Il sostegno arriva fino a 1.500 euro per ogni persona fisica richiedente e fino a 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali. L’incentivo riguarda l’acquisto e l’installazione di una ricarica privata. Non finanzia, invece, l’acquisto dell’auto elettrica.

La ricarica ha già una data, per le auto si attende ottobre

Tra le misure del programma pluriennale dedicato al settore automotive, quella sulla ricarica domestica è la prima ad avere una data operativa precisa. Il quadro sugli incentivi per comprare un’automobile resta meno definito: per ottobre 2026 sono stati annunciati nuovi interventi, ma le informazioni disponibili non indicano ancora gli importi, i requisiti, le modalità per presentare la domanda né il giorno di apertura dello sportello.

La distinzione è utile perché il bonus colonnine non riduce il prezzo dell’auto. In base alle regole rese disponibili, non è richiesto nemmeno l’acquisto contestuale di un veicolo elettrico. La misura copre le infrastrutture di ricarica a uso privato installate presso abitazioni, box o spazi condominiali.

L’obiettivo indicato dal Mimit è rendere più accessibile il punto di ricarica vicino al luogo in cui il veicolo viene parcheggiato, così da sostenere la diffusione della mobilità elettrica. Il contributo, quindi, resta legato all’impianto e ai lavori necessari per realizzarlo.

Quanto spetta nel 2026

Il bonus copre l’80% delle spese ammesse per acquistare e installare l’infrastruttura di ricarica. Per la persona fisica il limite massimo è fissato a 1.500 euro per ciascun richiedente. Se l’intervento riguarda le parti comuni di un condominio, il tetto sale a 8.000 euro per l’intervento condominiale.

Il massimale non coincide automaticamente con l’importo che verrà riconosciuto. Il calcolo parte dall’80% della spesa ammissibile effettivamente sostenuta e documentata, sempre entro il limite previsto. Con una spesa ammessa di 1.000 euro, per esempio, il contributo teorico è di 800 euro. Una spesa individuale più alta non permette di superare i 1.500 euro.

L’importo definitivo dipenderà comunque dalle regole applicate alla singola domanda e dall’esito della verifica sui documenti presentati. Anche la disponibilità finanziaria va considerata: la dotazione complessiva della misura è pari a 68 milioni di euro fino al 2030, perciò le somme vengono riconosciute nei limiti dei fondi destinati al programma.

Chi può richiedere il contributo e le spese ammesse

La misura è rivolta agli utenti domestici che sostengono la spesa per una ricarica elettrica non accessibile al pubblico. Il richiedente può essere una persona fisica, quando la colonnina è destinata all’uso privato, oppure un condominio, se l’infrastruttura serve collettivamente i condòmini ed è installata sulle parti comuni.

Nel caso della persona fisica, l’impianto deve trovarsi in un’area nella piena disponibilità del beneficiario e rimanere ad esclusivo uso privato. L’infrastruttura condominiale può essere utilizzata dai residenti dell’edificio, ma non può trasformarsi in un punto aperto al pubblico.

Le opere devono essere eseguite in Italia e secondo la regola dell’arte. Le infrastrutture, inoltre, devono essere nuove di fabbrica e di potenza standard. Tra i documenti da conservare rientra la dichiarazione di conformità prevista dal decreto ministeriale 37 del 2008, che attesta la corretta realizzazione dell’impianto elettrico secondo le disposizioni applicabili.

Il provvedimento prende in considerazione l’acquisto e la posa dell’infrastruttura di ricarica. Quando sono necessari e previsti dall’intervento, possono rientrare nel calcolo anche i costi collegati all’installazione e all’adeguamento dell’impianto. Le voci ammesse comprendono:

  • l’acquisto della colonnina o di un’altra infrastruttura di ricarica ammessa;
  • la posa, gli impianti elettrici e le opere edili strettamente necessarie;
  • gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio;
  • la progettazione, la direzione dei lavori, la sicurezza e i collaudi;
  • la connessione alla rete elettrica mediante l’attivazione di un nuovo POD, cioè il punto di consegna dell’energia.
Il pagamento deve essere tracciabile. Se il costo non può essere documentato, viene meno la prova del suo sostenimento e l’accesso al contributo può essere compromesso. Vanno quindi conservate le fatture, le ricevute, le prove dei pagamenti e la documentazione tecnica relativa all’installazione.

Non sono compresi, tra gli altri, imposte, tasse e oneri di qualsiasi natura. Restano fuori anche i costi relativi a terreni e immobili, oltre ai servizi che non risultano espressamente collegati all’installazione. Il fatto che una spesa sia utile al progetto non è sufficiente per renderla ammissibile: deve rientrare tra le voci previste dal provvedimento.

Le finestre temporali per le installazioni

Per l’annualità 2026 sono ammissibili le infrastrutture la cui installazione viene completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Conta dunque la conclusione dell’intervento, non il semplice ordine della colonnina o la firma del preventivo.

Per gli anni successivi valgono periodi distinti. Le installazioni completate nel 2027 devono rientrare tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno; per il 2028 il periodo va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2028. La finestra del 2029 copre il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre, mentre per gli interventi completati nel 2030 sono ammissibili le spese dal 1° gennaio al 31 marzo.

Il calendario delle spese non va confuso con quello per l’invio delle domande. Lo sportello apre alle ore 12 del 22 settembre 2026. Per le annualità future, invece, le date operative saranno stabilite dai relativi provvedimenti e dalle finestre che verranno rese disponibili.

Come si presenta la domanda sulla piattaforma Invitalia

La richiesta deve essere inviata tramite la piattaforma informatica dedicata al bonus colonnine domestiche, resa disponibile da Invitalia per conto del Mimit. L’Agenzia nazionale gestisce operativamente numerose misure pubbliche; per questo intervento riceve le istanze e supporta il procedimento amministrativo previsto dal decreto direttoriale.

Per l’annualità 2026 la procedura resta aperta dalle ore 12 del 22 settembre 2026 alle ore 12 del 31 gennaio 2027. Per accedere servono SPID, CIE oppure CNS. Una volta completata l’autenticazione, il richiedente compila il modulo elettronico seguendo le indicazioni della piattaforma.

Prima dell’invio è prudente controllare che coincidano l’intestatario della spesa, il soggetto che presenta la domanda, l’indirizzo dell’installazione e i dati riportati nei documenti fiscali. La verifica assume un rilievo particolare nei condomìni: bisogna distinguere l’intervento sulle parti comuni dall’installazione privata realizzata dal singolo residente. Descrivere correttamente l’opera consente di collegare il massimale alla situazione effettiva.

L’invio digitale non elimina i controlli sui requisiti. La pratica deve essere accompagnata dalla documentazione che dimostra l’acquisto, la posa, il pagamento tracciabile, la conformità dell’impianto e il rispetto delle caratteristiche richieste.

L’eventuale accredito viene effettuato direttamente sul conto corrente del beneficiario entro 90 giorni dal termine per la presentazione delle domande, sempre nei limiti delle risorse disponibili.

Il programma automotive e le dichiarazioni di Urso

Il bonus rientra nel programma pluriennale per il settore automotive definito dal Dpcm del giugno 2026. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha presentato l’intervento come uno strumento per accompagnare la transizione industriale ed ecologica, sostenendo insieme i consumatori e la filiera produttiva.

Secondo il Mimit, il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia viene prodotto nel Paese. Il dato, riferito alla quota comunicata dal ministero, mette in relazione la spesa per la rete domestica con la manifattura, l’occupazione e le filiere tecnologiche italiane. Non cambia, però, la natura del bonus: non è un incentivo diretto alla compravendita di automobili.

Avere un punto di ricarica privato può ridurre la dipendenza dalle stazioni pubbliche e rendere più prevedibile la ricarica quotidiana. Chi valuta l’acquisto di un’auto elettrica deve quindi tenere distinti i diversi costi: il prezzo del veicolo, gli eventuali incentivi per comprarlo e le spese necessarie per installare la colonnina.






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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...