Dopo oltre 200 milioni investiti, il nuovo Ospedale Monopoli-Fasano si prepara a segnare una svolta per la sanità pugliese. Tra innovazioni strutturali, trasferimenti e ostacoli burocratici, resta l'attesa sulla reale apertura.
Nel cuore della Puglia, tra ulivi secolari e costa adriatica, vede finalmente la luce un progetto ospedaliero di ampio respiro. Dopo anni di attesa, investimenti sostanziosi e numerosi passaggi amministrativi, l’ospedale tra Monopoli e Fasano si presenta come nuovo punto di riferimento sanitario per oltre 260mila cittadini delle province di Bari e Brindisi. L’avvio delle attività nella nuova struttura interessa non solo il mondo della salute, ma anche la collettività che, dopo molte promesse e slittamenti, scruta con attenzione tempi e modalità di apertura concreta, desiderosa di servizi ospedalieri moderni e all’avanguardia. La portata dell’intervento, tuttavia, va ben oltre l’aspetto edilizio, coinvolgendo innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e una trasformazione urbanistica che promette di segnare un’epoca per la sanità regionale.
L’inaugurazione ufficiale, celebrata nel luglio 2025, ha rappresentato un momento simbolico e molto atteso dalle comunità locali e dagli operatori sanitari. La cerimonia si è svolta in contrada Sant’Antonio d’Ascula, raccolta tra il verde e il mare, alla presenza di numerose autorità tra cui il presidente della Regione Puglia, amministratori locali e figure apicali della sanità. Con il taglio del nastro si è dato avvio a una fase di transizione che, dopo quasi 2500 giorni di lavori e modifiche, porta a compimento la realizzazione strutturale e impiantistica.
La nuova struttura nasce dall’esigenza di garantire standard elevati di assistenza, sostituendo gradualmente il San Giacomo di Monopoli e ridisegnando la geografia ospedaliera del territorio.
Nel corso dell’inaugurazione, il focus delle istituzioni si è centrato sulla qualità dei servizi, la dotazione tecnologica e le prospettive future: chiaro l’intento di offrire una risposta efficace alla crescente domanda di salute. Tuttavia, la mancata partecipazione del Governo centrale, che ha optato per una presenza solo a pieno regime operativo, rivela quanto sia sentita la necessità di un ospedale realmente funzionante piuttosto che di ricorrenze formali, in linea con la richiesta trasparenza e la tutela del diritto dei cittadini ad accedere a servizi che funzionano.
Il completamento della fase edilizia apre dunque la strada a una sfida gestionale: con l’attivazione graduale dei reparti e lo spostamento di personale e tecnologie, si prefigurano cambiamenti profondi che interesseranno pazienti e addetti ai lavori nei prossimi mesi.
L’edificio si estende su oltre 63.000 metri quadri coperti e 178.000 metri quadri complessivi, diventando uno degli ospedali più moderni dell’Italia meridionale per dimensioni, tecnologia e attenzione ambientale. Progettato su tre livelli e con un volume complessivo di 295.000 metri cubi, il complesso ospedaliero punta su una forte integrazione tra paesaggio e architettura, riducendo l’impatto ambientale e valorizzando le risorse naturali.
I principali dati strutturali e le dotazioni possono essere così riassunti:
La fase di transizione dal San Giacomo al nuovo plesso rappresenta un elemento chiave per comprendere le tempistiche effettive dell’apertura delle attività cliniche. Dopo l’inaugurazione, è iniziata la delicata operazione di rilocalizzazione di reparti, personale e servizi: questo processo si basa su un cronoprogramma dettagliato che prevede una successione di trasferimenti per garantire la continuità delle cure e minimizzare i disagi a utenti e operatori.
La roadmap è stata suddivisa in diversi step, iniziando dagli uffici amministrativi e i servizi non direttamente a contatto col pubblico, fino ad arrivare gradualmente ai reparti di degenza, al blocco operatorio, alla terapia intensiva e alle attività del pronto soccorso. L’obiettivo dichiarato è l’attivazione completa entro i primi mesi del 2026, in modo da incorporare tutte le funzioni ospedaliere senza interruzioni nei servizi essenziali.
Alcune tappe intermedie hanno visto il trasferimento delle prime attività già durante l’autunno 2025, con progressivo ampliamento della gamma di reparti operativi mano a mano che si sono completate le operazioni logistiche, la formazione del personale sulla nuova strumentazione e l’installazione delle apparecchiature complesse.
In questa prospettiva, la “piena operatività” coincide non soltanto con l’apertura fisica delle strutture, ma soprattutto con la possibilità per i cittadini di accedere a servizi efficienti, sicuri e aggiornati rispetto ai più elevati standard di assistenza sanitaria. La fase di rodaggio, che ha caratterizzato gli ultimi mesi del 2025, è stata imprescindibile per garantire che il passaggio non comportasse criticità nell’assistenza e nella presa in carico dei pazienti più fragili.
La collaborazione tra direzioni sanitarie, enti pubblici, fornitori e personale infermieristico e medico ha permesso di superare gradualmente le criticità tipiche delle grandi transizioni strutturali, confermando la dimensione strategica di questa operazione nella ridefinizione dei servizi sanitari regionali.
Nonostante l’inaugurazione, la questione della tempistica effettiva di apertura è rimasta centrale per opinione pubblica e operatori. La distanza tra la fine dei lavori e la funzionalità a pieno regime è stata causata da una serie di fattori tra cui:
| Principali motivi di slittamento | Impatto su tempi di apertura |
| Iter gare e appalti arredi | Rinvio avvio reparti di degenza |
| Forniture apparecchiature tecnologiche | Rallentamento attivazione sale operatorie e diagnostica |
| Formazione personale e collaudi | Posticipo operatività servizi specialistici |
L’intervento che ha portato alla realizzazione del nuovo plesso ospedaliero si traduce non solo in risorse rappresentative (oltre 200 milioni di euro investiti), ma anche in una ricaduta sensibile sull’economia e sulla rete dei servizi. Sul piano finanziario, la ripartizione degli investimenti comprende:
Dopo l’inaugurazione del luglio 2025 e il completamento edilizio, la fase più significativa per i cittadini pugliesi è il raggiungimento dell’effettiva piena operatività della struttura. Secondo il cronoprogramma fissato dalla direzione sanitaria e dagli enti regionali, l’attivazione di tutti i reparti e servizi è in corso di finalizzazione nelle prime settimane del 2026, con un graduale avvio di tutte le attività essenziali e specialistiche.
Il percorso, complesso e a tratti accidentato, ha visto alternarsi accelerazioni e ritardi, ma la priorità condivisa resta quella di garantire una transizione sicura, la formazione completa del personale, la disponibilità di tutte le tecnologie previste e la rispondenza alle aspettative di efficienza e qualità richieste dalla normativa e dalla comunità.
L’apertura ospedale Monopoli Fasano – nel suo senso più pieno, cioè come accesso garantito, livelli di cura avanzati e servizi efficienti – si realizza dunque nei primi mesi del 2026, completando così un percorso che rimarrà punto di riferimento per la programmazione sanitaria regionale, oltre che esempio di integrazione tra architettura, sostenibilità e assistenza.