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In quali motori e di quali marche di auto c'è ancora la cinghia a bagno d'olio e che cosa comporta

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di Alberto Pelletti pubblicato il

La cinghia a bagno d'olio rappresenta una soluzione tecnica adottata da diversi marchi automobilistici, fra cui Ford e PSA/Stellantis. Pro e contro, modelli interessati, problemi ricorrenti.

Negli ultimi anni è emersa una soluzione tecnica destinata alla distribuzione dei motori che ha generato diverse discussioni tra esperti, meccanici e utenti: la cinghia a bagno d'olio. Questo componente è una variante tecnologica rispetto alla più tradizionale cinghia a secco o alla classica catena. In questa configurazione, la cinghia di distribuzione viene immersa all'interno dell'olio motore, sfruttando così una lubrificazione continua. Il risultato di questo approccio consiste nella riduzione degli attriti tra la cinghia stessa e le pulegge e nella protezione da agenti esterni quali polvere e umidità.

La cinghia a bagno d'olio trova impiego soprattutto nei propulsori progettati per contenere consumi ed emissioni. Il suo funzionamento prevede che la cinghia sia completamente immersa nel lubrificante posto all'interno del carter, accanto ad altri componenti vitali del motore. Ciò permette di ottenere un maggiore silenzio di funzionamento e, in teoria, una durata superiore grazie all'assenza di secchezza o usura accelerata tipica delle cinghie a secco. Tuttavia, la scelta di questo sistema comporta anche nuove esigenze dal punto di vista della manutenzione, come verrà approfondito nei paragrafi successivi.

Vantaggi e svantaggi della cinghia a bagno d'olio nei motori

Le case automobilistiche hanno promosso questa tecnologia come una risposta evolutiva dedicata ai motori auto con cinghia a bagno d'olio, puntando sia all'aumento della durata sia alla riduzione della rumorosità e dei costi di gestione ordinaria. I principali vantaggi dichiarati includono:

  • Lubrificazione costante che riduce usura e attriti, prolungando la vita della cinghia e dei relativi componenti.
  • Funzionamento più silenzioso rispetto ai motori dotati di cinghia tradizionale o a catena, contribuendo a un maggiore comfort acustico.
  • Miglior dissipazione termica della cinghia, grazie al contatto continuo con l'olio, con prestazioni stabili anche in presenza di temperature elevate.
  • Riduzione del rischio di contaminazione da polveri, acqua o agenti esterni, poiché il sistema è alloggiato internamente.
  • Intervalli di sostituzione potenzialmente più ampi, con alcune applicazioni in grado di superare i 180.000 km prima dell'intervento programmato.
Accanto ai benefici, gli svantaggi emersi dall'esperienza sul campo sono rilevanti per numerosi automobilisti e tecnici:
  • Degrado della cinghia e contaminazione dell'olio: l'interazione tra gomma e lubrificante può produrre residui che intasano il filtro dell'olio e il circuito di lubrificazione, portando anche a danni seri.
  • Manutenzione più complessa: la cinghia immersa non è facilmente ispezionabile senza smontaggio, rendendo necessari interventi di verifica e sostituzione presso officine specializzate.
  • Sensibilità alla qualità dell'olio: l'impiego di lubrificanti non adatti o deteriorati accelera il degrado della cinghia e innalza il rischio di guasti.
  • Costi di riparazione elevati in caso di danno: la rottura della cinghia può determinare danni estesi al motore.
  • Richiami e modifiche da parte dei costruttori, specie su alcuni modelli coinvolti da problematiche note legate alla precoce usura della cinghia.
Nel bilancio tra pro e contro, emerge che la durata e la reale affidabilità di questa soluzione dipendono strettamente dalla qualità dei materiali, dal rispetto degli intervalli di manutenzione e dal corretto impiego di lubrificanti a specifica. Il sistema può risultare vantaggioso solo in condizioni ottimali di utilizzo e manutenzione puntuale.

Marchi e modelli di auto dotati di cinghia a bagno d'olio

Nonostante la graduale diffusione di motori a catena, diversi brand mantengono tuttora la cinghia a bagno d'olio in numerose motorizzazioni, specialmente tra vetture di segmento B e C immesse nel mercato prima del 2023. Tra gli esempi più rilevanti si segnalano:

  • Ford: la gamma EcoBoost 1.0 a tre cilindri - utilizzata su modelli come Fiesta, Focus, Puma ed Ecosport - adotta questo sistema in tutte le versioni prodotte dal 2012 fino al restyling mild-hybrid. Anche alcune varianti diesel della famiglia EcoBlue (come il 2.0 per Transit e Tourneo) presentano una cinghia interna a bagno d'olio sebbene spesso solo per la pompa dell'olio.
  • Stellantis (ex PSA): diversi modelli equipaggiati con motori PureTech benzina da 1.0 e 1.2 litri, installati su Peugeot 208, 308, Citroën C3, C4, Opel Corsa, DS 3, e Jeep Avenger base. Questi propulsori, principalmente delle linee antecedenti al millesimo 2023, risultano essere tra i più interessati dal sistema.
  • BMW, Audi, Mercedes-Benz: alcune serie, principalmente di cilindrata media e superiore uscite tra il 2010 e il 2018, possono avere la cinghia a bagno d'olio; spesso, però, tale soluzione è riservata a componenti secondari come la pompa dell'olio.
  • Altri produttori: Honda Civic 1.0 VTEC Turbo (tra il 2017 e il 2021), Toyota ProAce City 1.2P, Opel Mokka, e alcune unità General Motors da listino internazionale presentano questa tecnologia almeno in alcune varianti.
Da segnalare che la cinghia a bagno d'olio è sempre più circoscritta alle unità prodotte prima degli ultimi aggiornamenti:

Costruttore

Motore

Modello/i principali

Ford

1.0 EcoBoost

Puma, Fiesta, Focus, Ecosport

Peugeot/Citroën/Opel/DS

PureTech 1.0/1.2 benzina

208, 308, C3, C4, Corsa, Avenger

Honda

Civic 1.0 VTEC Turbo

Civic (2017-2021)

Focus sui motori Ford e PSA/Stellantis: PureTech ed EcoBoost

Ford e Stellantis (ex PSA) rappresentano i marchi più noti per l'adozione su larga scala della configurazione wet belt. Analizzando la casistica Ford, il motore 1.0 EcoBoost, impiegato tra il 2012 e il 2023 su vari modelli, si è imposto come punto di riferimento dell'innovazione tecnologica in ambito downsizing: l'introduzione della cinghia immersa nell'olio era motivata principalmente da esigenze di riduzione degli attriti e delle emissioni.

Analogamente, nei veicoli del gruppo Stellantis, la famiglia PureTech (soprattutto il 1.2 tre cilindri, ma anche il 1.0 in alcune varianti) ha visto la distribuzione adottare questa soluzione per buona parte del decennio scorso. Tuttavia, problemi di degrado precoce della cinghia, rilasci di particelle nell'olio e richiami ufficiali hanno portato il gruppo Stellantis a cambiare strategia nelle motorizzazioni più recenti, tornando alla catena di distribuzione (EB2 Gen3) su nuovi modelli come 308, 408, Astra e C3, lasciando la cinghia a bagno d'olio sui propulsori più datati:

  • Ford: la scelta della cinghia a bagno d'olio era funzionale a ridurre emissioni di CO2 sui piccoli benzina turbo, raggiungendo target EURO più stringenti.
  • Stellantis/PureTech: evoluzione tecnica motivata dalla necessità di abbassare costi, ridurre attriti e garantire motori più compatti. Tuttavia, l'affidabilità non si è rivelata all'altezza delle aspettative per tutte le versioni, costringendo a importanti aggiornamenti e campagne di richiamo nella seconda metà degli anni 2020.
Entrambi i casi mostrano come la tecnologia wet belt abbia determinato sia progressi in termini di emissioni sia complicazioni manutentive con costi aggiuntivi per chi sceglie queste motorizzazioni nel mercato dell'usato.

Problemi, manutenzione e consigli pratici per i possessori

Le criticità legate ai motori auto dotati di cinghia a bagno d'olio sono note tanto agli automobilisti quanto alle officine specializzate, a causa delle conseguenze dirette sul funzionamento e sulla manutenzione. I problemi più frequenti possono essere così sintetizzati:

  • Degrado anticipato della cinghia, che può sfaldarsi o rilasciare frammenti di gomma nell'olio.
  • Intasamento del filtro dell'olio e perdita della pressione nel circuito di lubrificazione.
  • Usura accelerata dei cuscinetti e potenziali danni agli organi interni, con rischio di fermo motore improvviso e costose riparazioni.
La manutenzione di un motore con cinghia a bagno d'olio richiede attenzione specifica da parte del proprietario:
  • Controllare con regolarità il libretto di manutenzione e rispettare gli intervalli di cambio cinghia suggeriti dal produttore.
  • Utilizzare esclusivamente oli motore approvati per quella specifica applicazione; lubrificanti non corretti compromettono la durata della cinghia.
  • Effettuare il cambio dell'olio con frequenza maggiore rispetto a motori tradizionali, specialmente se la vettura viene utilizzata molto in ambito urbano o per brevi tragitti.
  • Qualsiasi sintomo anomalo (rumori, spie olio, diminuzione delle prestazioni) deve essere indagato tempestivamente in officina.
  • Affidarsi sempre a centri specializzati per il controllo o la sostituzione della cinghia, poiché l'ispezione richiede smontaggio e strumenti adatti.
Infine, va ricordato che la sostituzione della cinghia a bagno d'olio non può essere sostituita da una tradizionale a secco senza modifiche profondamente invasive, vista la specificità del progetto.

Perché viene abbandonata e quali le alternative

L'esperienza e i dati raccolti nel corso degli anni hanno condotto la maggior parte dei costruttori ad abbandonare progressivamente la cinghia a bagno d'olio a favore di altre soluzioni. I motivi principali risiedono nei seguenti fattori:

  • Degrado imprevisto della cinghia e rischio guasti gravi, in particolare sui propulsori sottoposti a frequenti variazioni di temperatura o a cicli stop&go.
  • Costi di manutenzione incrementati da richiami, interventi straordinari e pratiche di assistenza aggiuntive.
  • Maggior robustezza e affidabilità dimostrata dalle moderne catene di distribuzione rispetto alla soluzione wet belt negli ultimi sviluppi in ambito tecnico.
  • Percorso normativo e legislativo sempre più severo in fatto di emissioni e durata dei componenti, che ha favorito sistemi meno soggetti a manutenzione straordinaria.
Le alternative oggi più diffuse sono rappresentate da:
  • Catena di distribuzione: tornata in auge grazie alle innovazioni su materiali e sistemi di tensionamento (esempio il passaggio da PureTech Gen2 a Gen3 su Stellantis).
  • Cinghia a secco classica, impiegata per semplicità nei motori meno sollecitati e laddove il costo di gestione rimanga una priorità.
Su veicoli ibridi, plug-in ed elettrici, la catena di distribuzione si conferma oggi la soluzione preferita, riducendo sensibilmente i rischi di guasto correlati alla presenza della cinghia a bagno d'olio.


Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...