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Inflazione a gennaio in calo, a 1% annuo, ma aumenta sui costi per fare la spesa: analisi dati Istat

di Marcello Tansini pubblicato il
inflazione gennaio 2026

Gennaio 2026 segna un rallentamento dell'inflazione al 1% annuo, ma i rincari sui beni alimentari e i servizi pesano sulle famiglie. Analisi dati Istat, confronto tra settori e interpretazione dei nuovi indici di spesa.

L'inizio del 2026 segna un momento di rilevante interesse per chi osserva l’andamento dei prezzi in Italia. I nuovi dati diffusi dall’Istat forniscono una fotografia aggiornata sulla variazione dei prezzi al consumo, delineando un quadro che mostra il raffreddamento dei livelli inflazionistici rispetto ai mesi precedenti. Allo stesso tempo, l’analisi mostra dinamiche eterogenee a seconda dei comparti, evidenziando un impatto più pronunciato su alcuni beni essenziali. Comprendere questi movimenti attraverso dati ufficiali permette di valutare con consapevolezza come le famiglie affrontano cambiamenti nel costo della vita e come le tendenze generali si riflettano sulle categorie più esposte alla crescita dei prezzi.

Il dato dell’inflazione di gennaio 2026: panoramica generale e confronto con i mesi precedenti

I dati preliminari pubblicati dall’Istat per gennaio 2026 segnalano una variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) pari a +0,4% su base mensile e a +1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo tasso annuo risulta lievemente inferiore rispetto al +1,2% rilevato a dicembre, confermando la tendenza al contenimento delle spinte inflazionistiche in atto negli ultimi mesi.

L’evoluzione storica recente evidenzia che, dopo il picco osservato tra 2024 e 2025, la dinamica dei prezzi sembra essersi progressivamente stabilizzata. Il confronto con il dato di ottobre 2024 (+0,9%) suggerisce un andamento coerente con la fase di attenuazione della crescita inflazionistica. In tabella è possibile osservare i valori registrati negli ultimi mesi:

Mese Variazione annua NIC
Ottobre 2024 +0,9%
Dicembre 2025 +1,2%
Gennaio 2026 +1,0%

Le letture mensili indicate dall’IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo) mostrano una diminuzione dell’1% su base mensile, pur mantenendo una crescita annua all’1%. Questa differenza tra gli indici riflette le metodologie di calcolo e la loro finalità di comparazione europea.

Confrontando gennaio 2026 ai mesi immediatamente precedenti, l’allentamento dell’inflazione appare chiaro, anche grazie a una minor pressione proveniente da taluni comparti energetici, pur con oscillazioni congiunturali dovute a fattori stagionali e amministrativi.

I settori che incidono maggiormente sull’aumento dei prezzi: focus su alimentari, servizi e abitazione

L’analisi dettagliata indica che le principali spinte al rialzo dei prezzi provengono da comparti specifici. I beni alimentari e i servizi legati all’abitazione guidano l’aumento, seguiti da altre componenti come tabacchi e servizi personali. Secondo le stime Istat:

  • Alimentari non lavorati: +2,5% su base annua
  • Alimentari lavorati: +2,2%
  • Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
  • Tabacchi: +3,3%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%
L’incremento mensile più rilevante è stato registrato per i prezzi degli Energetici regolamentati (+8,7%), influenzando in modo rilevante le spese complessive per le abitazioni. Anche servizi legati alla casa e alimentari mostrano aumenti congiunturali (rispettivamente +1,9% e +1,2%). Viceversa, l’unico calo significativo riguarda i servizi di trasporto (-3,7%).

Questo quadro conferma la composizione eterogenea dell’inflazione, con alcuni segmenti che trainano maggiormente la crescita dei prezzi.

L’impatto pratico sulle famiglie risulta così marcato nei settori di consumo obbligato, soprattutto perché si riflettono su acquisti ricorrenti come cibo e utenze domestiche.

L’andamento del carrello della spesa: dinamiche e impatti sulle famiglie

Un indicatore chiave per comprendere l’impatto sulle famiglie è la crescita dei prezzi dei beni contenuti nel cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero quel paniere di prodotti alimentari, per la casa e per la persona a maggiore frequenza d’acquisto. A gennaio 2026, secondo l’istituto di statistica nazionale, il tasso di crescita annuo di questa voce è stato del 2,1%.

La crescita superiore a quella dell’indice generale mostra come, pur in presenza di una generale attenuazione dell’inflazione, le famiglie risentano ancora in modo marcato dell’aumento del costo dei beni primari:

  • Beni alimentari, con variazioni tra +2,2% e +2,5% su base annua
  • Prodotti per la cura della persona e per la casa che continuano a mostrare aumenti superiori alla media
L’incremento del “carrello” si traduce in una contrazione del potere d’acquisto reale delle famiglie, soprattutto per chi destina una quota importante del reddito a queste spese ricorrenti. Le categorie più vulnerabili restano pertanto le famiglie a basso reddito e con più componenti, su cui pesa maggiormente la difficoltà di far fronte ai rincari nei beni di prima necessità.

Di rilievo, secondo quanto emerso dalle fonti ufficiali, è anche la persistenza delle pressioni sui prezzi, nonostante il rallentamento generale, per le voci che impattano la vita quotidiana, sintomo di una transizione non ancora del tutto conclusa verso livelli di inflazione più contenuti.

Differenza tra inflazione generale, inflazione di fondo e valori IPCA: cosa significano e come interpretare i dati

Comprendere le diverse misure dell’inflazione è essenziale per interpretare correttamente il contesto economico. In Italia si utilizzano principalmente:

  • Indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC): si riferisce a tutti i consumi delle famiglie residenti, rappresentando l’inflazione nazionale.
  • Inflazione di fondo: misura la variazione dei prezzi al netto di alimentari freschi ed energetici, più soggetti a fluttuazioni. Nel periodo considerato, questa componente è risultata pari a +1,8%.
  • IPCA: l’indice armonizzato usato per confronti europei, che a gennaio ha registrato un’inflazione annuale all’1,0% e una riduzione dell’1% su base mensile.
La distinzione tra questi indicatori consente di individuare le dinamiche sottostanti: mentre l’inflazione complessiva può essere influenzata da picchi temporanei in alcune categorie, quella “di fondo” fornisce un’indicazione più stabile degli andamenti di lungo periodo, rendendo più agevole pianificare tanto per le famiglie quanto per le imprese.

L’IPCA rappresenta invece un parametro fondamentale per la valutazione della coerenza tra paesi dell’area euro, mentre gli addetti ai lavori e le autorità pubbliche utilizzano le altre misurazioni per analisi interne e decisioni di politica economica.

L’inflazione acquisita e le prospettive per il 2026 secondo l’Istat

Guardando alle dinamiche già in atto nei primi mesi dell’anno, l’inflazione acquisita per il 2026 – ossia la crescita media annua ipotizzando un indice costante sino a dicembre – risulta pari a +0,4% per l’indice generale, mentre la componente di fondo è attestata su +0,5%.

L’indicazione attuale fornita dall'istituto di statistica suggerisce che, salvo eventi imprevisti, la fase di moderata crescita dei prezzi dovrebbe proseguire, in particolare per le componenti non legate all’energia. Il dato acquisito rappresenta una base utile non solo per proiezioni interne, ma anche per attività di programmazione economica da parte delle istituzioni e delle realtà imprenditoriali.

Restano elementi di attenzione sui comparti a maggiore volatilità, che potrebbero influenzare l’andamento futuro, ma il quadro di previsione tratteggiato per il 2026 appare orientato verso un contenimento delle pressioni inflazionistiche, come auspicato dalle strategie di politica monetaria e dalle recenti indicazioni dell’Unione Europea.