Tra crollo delle iscrizioni e stipendi bassi, la professione dell'ingegnere sembra in crisi. Tuttavia, nuovi scenari legati a innovazione, transizione digitale e sostenibile potrebbero riscrivere il futuro.
Per decenni, ingegneria è stata sinonimo di sicurezza economica e status. Tuttavia, l'immaginario collettivo che premiava la scelta della facoltà tecnica sta vivendo un momento di forte trasformazione.
In particolare, le nuove generazioni sembrano abbandonare le tradizionali certezze offerte da questa professione, scegliendo percorsi alternativi o settori legati all'innovazione, all'informatica e alle scienze applicate. A impattare sono fattori come le condizioni economiche, le prospettive occupazionali a breve termine e la costante ricerca di un migliore equilibrio tra vita e lavoro.
Le sfide per chi sceglie oggi di diventare ingegnere sono quindi molteplici: dall'incertezza del reddito alle difficoltà di inserimento nel mercato. Ma la contrazione degli iscritti e i cambiamenti demografici potrebbero anche aprire scenari più favorevoli nei prossimi anni. Questo scenario pone le basi per valutare in modo accurato la reale evoluzione delle opportunità professionali nella sfera ingegneristica.
Le statistiche universitarie degli ultimi dodici anni parlano chiaro: il numero di laureati in ingegneria civile e architettura è sceso da 9.119 nel 2012 a 5.608 nel 2024. Una riduzione di quasi il 39%, che segna una discontinuità storica nei flussi di accesso alla professione. Similmente, altri rami dell'ingegneria, pur restando tra i più scelti nell'area tecnico-scientifica, hanno visto segnali di rallentamento nell'attrattività.
La riduzione degli iscritti non è semplicemente il risultato di una scelta individuale: si intreccia con fattori macroeconomici e sociali come la natalità in calo, l'offerta di lavori più immediatamente spendibili e il fascino crescente di altre aree STEM. Sempre più studenti optano per percorsi ITS, corsi triennali, lauree in informatica, matematica e fisica, spesso percepiti come più agili nell'accesso al lavoro e nell'adattabilità ai cambiamenti tecnologici.
L'identità della professione ingegneristica sta rapidamente cambiando. Un tempo considerata la spina dorsale di grandi opere pubbliche e industriali, si confronta oggi con clienti e imprese che chiedono nuovi servizi, project management evoluto, digitalizzazione dei processi e sostenibilità. In parallelo, le quotazioni del mercato immobiliare e le dinamiche dei bonus edilizi hanno reso meno lineare il percorso nella libera professione, con molti laureati che scelgono di lavorare come dipendenti in ambito privato, nella pubblica amministrazione o nelle utility. Alcuni fattori caratterizzanti la nuova fase della professione ingegneristica:
Il quadro retributivo per chi esercita la professione tecnica in Italia è oggi contraddittorio. Non sono rari i casi in cui ingegneri giovani incontrano forti difficoltà nell'avviare un'attività autonoma in proprio; spesso i redditi dichiarati nei primi anni sono inferiori rispetto a quelli di altre categorie professionali, soprattutto per chi non si inserisce in grandi studi o aziende strutturate:
Il tema del bilanciamento vita-lavoro si inserisce come fattore di disagio soprattutto tra i giovani ingegneri. Si rileva una forte domanda di flessibilità, possibilità di smart working e valorizzazione del tempo personale, ma non sempre l'offerta professionale asseconda queste aspettative, in particolare nello studio autonomo e nell'imprenditoria individuale. Il rischio di burn-out e l'abbandono precoce della libera professione sono concreti.
Nonostante ciò, il settore ingegneristico mantiene il suo peso per prospettive di carriera a medio-lungo termine, specialmente in quelle aree più innovative e dinamiche del mercato.
Lo scenario demografico italiano si caratterizza per il continuo calo delle coorti giovanili. Questo fenomeno, già evidente nei flussi universitari, si riflette nella riduzione dei laureati in discipline tecnico-scientifiche. Mentre il numero di professionisti disponibili tende a diminuire, la domanda di nuove figure crescenti con competenze specialistiche non trova immediata corrispondenza nell'offerta.
Sul fronte della domanda, le proiezioni dei rapporti Unioncamere e Ministero del Lavoro anticipano la creazione tra il 2025 e il 2029 di oltre tre milioni di nuove posizioni lavorative in Italia. Si stima che ben il 45% delle assunzioni riguarderà profili tecnici, diplomati e laureati, con una domanda concentrata proprio sulle competenze che gli ingegneri portano nei settori edilizio, energetico, della consulenza tecnica, meccatronica, robotica, sicurezza e green economy:
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Anno |
Laureati Ingegneria Civile/Architettura |
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2012 |
9.119 |
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2024 |
5.608 |
La combinazione di questi elementi suggerisce un'opportunità di posizionamento competitivo per chi sceglie oggi di formarsi e specializzarsi nelle aree chiave dell'ingegneria applicata, trasformando un apparente limite (pochi nuovi laureati) in una chance di crescita su un mercato che si prospetta meno affollato e sempre più selettivo:
L'evoluzione dell'ingegneria sta portando alla richiesta di abilità sempre più trasversali e orientate all'innovazione. Le imprese e la pubblica amministrazione sono ormai alla ricerca di profili con competenze che sappiano integrare:
I professionisti che puntano su aggiornamento continuo, specializzazioni verticali e la conoscenza dei nuovi trend tecnologici avranno una maggiore capacità di risposta alla domanda in rapido mutamento. La mancanza di competenze adeguate, invece, resta oggi il vero ostacolo all'occupabilità dei tecnici specializzati.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...