I produttori promettono meno danno rispetto alle sigarette. La scienza indipendente dice che non è dimostrato. Ecco cosa contengono davvero IQOS, glo e Ploom e cosa dicono gli studi
Il messaggio dei produttori è sempre stato chiaro. Philip Morris International con IQOS, British American Tobacco con glo, Japan Tobacco International con Ploom: tutti sostengono che i loro dispositivi a tabacco riscaldato siano un'alternativa meno dannosa alla sigaretta tradizionale. La logica alla base è semplice: bruciare il tabacco produce migliaia di sostanze tossiche, molte delle quali cancerogene; riscaldarlo senza bruciarlo riduce quelle sostanze. Niente fumo, meno danno.
Il problema è che la scienza indipendente racconta una storia molto più complicata.
Prima di capire cosa dice la ricerca, vale la pena capire cosa sono esattamente questi dispositivi. IQOS, glo e Ploom non sono sigarette elettroniche. La differenza è sostanziale: le sigarette elettroniche non contengono tabacco e vaporizzano un liquido a base di glicole propilenico, glicerolo, aromi e nicotina. I dispositivi a tabacco riscaldato (in inglese Heat-Not-Burn, HNB) invece contengono tabacco vero, ma lo riscaldano invece di bruciarlo.
IQOS, per esempio, utilizza speciali stick di tabacco chiamati HEETS o Terea. Un dispositivo elettronico riscalda il bastoncino a una temperatura controllata, intorno ai 350 gradi Celsius, contro gli oltre 600 gradi raggiunti dalla combustione di una sigaretta tradizionale. L'aerosol prodotto viene inalato dal fumatore. Niente brace, niente cenere, meno odore. Ma non zero sostanze tossiche.
Qui comincia il problema. I produttori sostengono che i loro dispositivi riducono significativamente i livelli di molte sostanze nocive rispetto alle sigarette tradizionali. Philip Morris, in particolare, ha investito miliardi nella ricerca interna e nelle procedure di approvazione regolatoria, ottenendo dalla FDA americana nel 2019 l'autorizzazione a commercializzare IQOS come "Prodotto del Tabacco a Rischio Modificato". Sembra una vittoria importante. Ma la FDA ha anche precisato che quella classificazione non significa che il prodotto sia sicuro, né che riduca il rischio di malattia.
La SIPREC (Società Italiana di Pneumologia Riabilitativa e Clinica) ha analizzato la letteratura disponibile e ha concluso che i dispositivi HNB producono, oltre alla nicotina, anche altre sostanze tossiche. Tra queste c'è la formaldeide cianoidrina, un precursore tossico di formaldeide e cianuro rilasciato dal filtro polimerico alle temperature raggiunte dall'IQOS, con effetti nocivi documentati sul sistema cardiovascolare. Gli studi hanno osservato anche una correlazione tra esposizione a PM 2,5 prodotto da questi dispositivi e aumento della pressione arteriosa.
Uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine da Auer et al. (2017) ha confermato la presenza negli aerosol di IQOS degli stessi composti volatili delle sigarette classiche, seppure in concentrazioni diverse. Leigh et al. (2018) hanno rilevato livelli elevati di glicidolo, una genotossina che può aumentare i rischi di tumore. Majek et al. (2023) ritengono che il consumo regolare di prodotti HNB aumenti il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari croniche.
Questo è il nodo centrale della questione scientifica: la maggior parte degli studi che mostrano una riduzione delle sostanze tossiche nei prodotti HNB rispetto alle sigarette tradizionali sono stati finanziati direttamente dai produttori.
Come ha evidenziato il Comitato Scientifico Internazionale per la ricerca sulla sigaretta elettronica promosso dalla Lega Italiana Anti Fumo, mentre per le sigarette elettroniche esistono diverse centinaia di studi scientifici indipendenti, per il tabacco riscaldato sono pubblicati principalmente studi sponsorizzati dalle aziende stesse. Non è necessariamente una prova di falsificazione dei dati, ma è un problema metodologico serio: gli studi finanziati dall'industria del tabacco hanno una storia documentata di risultati sistematicamente più favorevoli rispetto agli studi indipendenti.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è esplicita: non esistono prove conclusive che i prodotti a tabacco riscaldato riducano i rischi per la salute rispetto alle sigarette tradizionali. L'Istituto Superiore di Sanità italiano ha posizione analoga: invita alla cautela e sottolinea l'assenza di dati affidabili sugli effetti a lungo termine.
Altroconsumo ha sintetizzato la posizione delle autorità sanitarie in modo netto: "Non è dimostrato che riducano i rischi nel lungo periodo, contengono sostanze nocive e molti utilizzatori continuano anche a fumare."
I produttori di dispositivi HNB sostengono che la temperatura inferiore (350°C rispetto agli oltre 600°C della combustione) sia la chiave della riduzione del danno. Ma la ricerca mostra che anche a temperature inferiori alla soglia di combustione, i dispositivi possono comunque raggiungere i 550°C in alcune parti del dispositivo, un livello sufficiente a emettere sostanze tossiche significative.
Uno studio commissionato dal governo giapponese ha evidenziato che, pur avendo livelli inferiori di alcune sostanze nocive specifiche, i dispositivi a tabacco riscaldato presentano nicotina in quantità simili alle sigarette tradizionali. La nicotina è la principale causa della dipendenza: chi passa da sigarette a IQOS non riduce la dipendenza, la mantiene intatta.
Un aspetto particolarmente preoccupante, documentato da diversi studi, è il dual use: una percentuale significativa di chi acquista dispositivi HNB continua anche a fumare sigarette tradizionali. Invece di sostituire le sigarette con un prodotto potenzialmente meno dannoso, aggiunge un nuovo prodotto alla propria abitudine. Il risultato è un'esposizione totale a sostanze tossiche che non diminuisce, ma aumenta.
L'ISS ha riportato che il consumo di sigarette a tabacco riscaldato in Italia è triplicato tra il 2019 e il 2022. Ma i dati sulla cessazione del fumo tradizionale tra gli utilizzatori di HNB non mostrano una corrispondente riduzione proporzionale.
Il tema è diventato prioritario nell'agenda sanitaria europea nel 2026. In occasione della conferenza ECToH (European Conference on Tobacco or Health) di Milano, nel maggio 2026, è stata adottata la Milan Declaration, che chiede l'equiparazione normativa totale tra prodotti a tabacco riscaldato, sigarette elettroniche e sigarette tradizionali.
L'obiettivo è eliminare quella "zona grigia" normativa e fiscale in cui i prodotti HNB si trovano oggi in molti paesi. Come ha spiegato Silvano Gallus, ricercatore dell'Istituto Mario Negri di Milano e presidente del comitato scientifico ECToH, "la nicotina rischia di tornare normale tra i ragazzi attraverso prodotti percepiti come innovativi, tecnologici o meno pericolosi, ma il rischio reale è quello di creare una nuova generazione dipendente".
Il 10 giugno 2026, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha irrogato una sanzione a Philip Morris per pratica commerciale scorretta, in relazione alle comunicazioni sui prodotti IQOS e ILUMA. Un segnale che le autorità stanno cominciando a monitorare con maggiore attenzione le affermazioni dei produttori sulla riduzione del danno.
Per chi è già fumatore e sta valutando di passare a un dispositivo HNB, la situazione è la seguente: le prove scientifiche indipendenti non permettono di affermare con certezza che questi prodotti siano significativamente meno dannosi nel lungo periodo. Contengono nicotina in quantità simili, producono sostanze tossiche, e il rischio di continuare a fumare anche le sigarette tradizionali è documentato.
Per chi è giovane e non fuma, la conclusione è ancora più semplice: il fatto che un prodotto sia commercializzato come "meno dannoso" della sigaretta non significa che sia sicuro. Il "meno dannoso" implica comunque "dannoso". E la dipendenza da nicotina che questi dispositivi inducono è identica a quella delle sigarette tradizionali.
La scienza non dice che IQOS, glo e Ploom siano identici alle sigarette. Dice che la differenza non è dimostrata in modo sufficiente e affidabile per giustificare la narrativa di riduzione del danno che ne ha guidato la commercializzazione globale. È una distinzione importante, che vale la pena conoscere prima di credere alle promesse del marketing.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...