Mercati emergenti: analisi di esperti, rendimenti attesi e strategie di investimento. Dall'Asia all'America Latina, focus sulle geografie più promettenti, rischi e opportunità.
I mercati emergenti rappresentano economie in rapida trasformazione che stanno transitando da sistemi chiusi a mercati aperti, sostenendo la crescita grazie a industrializzazione, ammodernamento e aumento della domanda interna. Queste nazioni si contraddistinguono per un elevato potenziale di espansione del PIL rispetto ai paesi sviluppati, offrendo così interessanti opportunità di rendimento ma anche maggiore volatilità. Secondo analisti e gestori di portafoglio, gli investimenti in questi contesti permettono di cogliere sia premi di rischio superiori sia occasioni di diversificazione, vista la minore correlazione tra performance di questi mercati e quelle dei paesi industrializzati.
Indice di riferimento e provider specializzati, come MSCI, S&P e Russell, includono tipicamente da 19 a 24 nazioni all’interno del loro universo emergente, selezionando sulla base di parametri come il livello di reddito, la qualità delle istituzioni finanziarie e la stabilità delle politiche economiche. Gli investitori attenti analizzano i fondamentali di ogni paese, valutando il grado di apertura al mercato globale, la resilienza della valuta e la solidità delle riserve economiche. Gestori come Anders Persson (Nuveen) e Rajiv Jain (GQG Partners) sottolineano come la conoscenza locale e la selettività siano essenziali per cogliere valore e controllare i rischi strutturali.
L’attuale contesto internazionale si distingue per una complessità di variabili interconnesse, dalle dinamiche geopolitiche ai profondi cambiamenti economici. Il confronto tra i principali blocchi economici risulta esasperato da guerre persistenti (come quelle tra Russia e Ucraina, e in Medio Oriente), con effetti tra cui volatilità valutaria, pressione su flussi commerciali e ridefinizione delle filiere produttive. L’azione degli Stati Uniti, segnati dall’indebolimento del dollaro e dalla politica dei dazi, introduce ulteriori rischi e incertezze. Gli interventi legislativi come i dazi fino al 50% sull’acciaio imposto all’Europa o le restrizioni tecnologiche con la Cina, impattano la struttura degli scambi e la formazione dei prezzi globali.
Secondo recenti report di Morningstar e valutazioni di GAM Investments, questa situazione crea un’opportunità per i paesi in grado di coniugare crescita interna, stabilità politica e riforme. In Asia, la ripresa degli scambi intra-regionali rafforza l’India e il Sud-Est asiatico, mentre in America Latina si beneficia dell’aumento dei prezzi delle materie industriali. Contestualmente, la diversificazione valutaria diventa una leva strategica: la probabile prosecuzione della debolezza ciclica del dollaro favorisce l’apprezzamento delle valute emergenti e attira flussi nei rispettivi mercati azionari e obbligazionari. La combinazione di pressioni inflazionistiche gestibili, debito pubblico relativamente contenuto e interventi pro-mercato, pone queste economie in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a molti paesi sviluppati attualmente sotto pressione debitoria e di crescita.
Ygal Sebban, Investment Director per le strategie azionarie dei mercati emergenti di GAM Investments, sottolinea come trend demografici, urbanizzazione e crescita della classe media costituiscano il “nuovo motore” dello sviluppo in realtà come India, Cina e gran parte del Sud-Est asiatico. L’aumento della spesa interna, favorito dalla crescita del PIL pro capite e dalla maggiore partecipazione femminile al lavoro, stimola il consumo anche di servizi avanzati: un cambiamento epocale che si accompagna a riforme strutturali di ampia portata, specialmente in campo pensionistico, giuslavoristico e industriale.
Nel Global Investment Outlook di Morningstar, si evidenzia che la sovraperformance dei mercati emergenti registrata nel 2025 è sostenuta da fattori sia ciclici che tematici. Le riforme in Cina e India, la maggiore esposizione a settori trainanti come tecnologia e beni di consumo, nonché il miglioramento dei rating sovrani, configurano contesti più stabili e attrattivi per il capitale globale. Un ulteriore impulso deriva dalle prospettive di ulteriore indebolimento del dollaro e dalla politica monetaria accomodante sia nei paesi sviluppati che emergenti.
Morningstar e Sebban convergono nel ritenere che le valutazioni azionarie restano contenute rispetto ai mercati sviluppati (con P/E forward sui mercati emergenti attorno a 14, contro 22 negli Stati Uniti). Si tratta di un’opportunità storica, dato che i fondamentali delle aziende leader asiatiche nell’elettronica, semiconduttori e nuove tecnologie appaiono solidi e in forte espansione grazie anche agli investimenti globali in IA e alla maggiore resilienza macroeconomica.
Gli analisti individuano una lista ristretta di aree geografiche particolarmente promettenti:
Le aree di maggior dinamismo nei mercati emergenti sono oggi:
La performance dei listini azionari emergenti nel 2025, sottolineata da Morningstar, ha finalmente superato quella delle principali piazze sviluppate. L’indice MSCI Emerging Markets ha segnato un progresso sostenuto da aree come Corea, Cina e America Latina, grazie alle valutazioni ancora basse (P/E forward attorno a 14) e a fondamentali più solidi dopo anni di “pulizia” dei bilanci societari.
Dal lato obbligazionario, gli analisti osservano un rendimento a scadenza vicino al 6% sui bond emergenti, superiore sia ai Treasury USA (4%) sia al comparto investment grade globale. La ripresa del ciclo emergente è stata favorita dallo spostamento dei flussi internazionali in seguito all’indebolimento del dollaro e alla ricerca di yield in contesti di tassi bassi. Tuttavia, viene sottolineato come il rischio di credito e di liquidità resti più elevato rispetto alle obbligazioni dei paesi sviluppati, soprattutto in segmenti high yield e valute locali.
Gestori come Morningstar raccomandano strategie a medio termine e una rigorosa diversificazione tra aree geografiche e classi di rischio, ricordando che l’ossatura dei portafogli emergenti odierni è strutturalmente più solida rispetto al passato: otto su dieci dei maggiori sovrani dei mercati emergenti oggi sono investment grade, a conferma della qualità raggiunta dal segmento.
La preferenza degli investitori istituzionali e privati si concentra, secondo i dati 2026, sull'impiego degli ETF tematici e regionali per ambientare o consolidare l’esposizione ai mercati emergenti. Strumenti come l’iShares Core MSCI Emerging Markets IMI UCITS ETF e SPDR Bloomberg Emerging Markets Local Bond UCITS ETF rappresentano soluzioni apprezzate sia per i costi di gestione contenuti che l’ampia copertura geografico-settoriale.
Le banche di investimento, attraverso report e outlook, consigliano strategie progressive di ingresso (piani di accumulo) e l’utilizzo di ETF a gestione ottimizzata, capaci di ridurre i rischi di concentrazione (geografica o settoriale), accrescendo la diversificazione interna agli indici. La liquidità superiore e la possibilità di accesso diretto alle principali borse rendono l’investimento tramite ETF ideale anche per investitori meno esperti, purché si tenga conto della volatilità e delle caratteristiche dei diversi prodotti.
La diversificazione valutaria e la scelta di prodotti “hedged” (coperti dal rischio cambio) vengono consigliate in base all’orizzonte temporale e alla propensione al rischio dell’investitore.
Sebbene i mercati emergenti offrano potenzialità di crescita elevate, i rischi strutturali restano rilevanti: volatilità dei prezzi di materie prime e valute, instabilità politica, minore trasparenza normativa rispetto ai mercati sviluppati. Tensioni commerciali globali, shock climatici e vulnerabilità infrastrutturali possono influenzare rapidamente le valutazioni e i flussi di portafoglio.
Per gestire questi fattori di rischio, gli esperti suggeriscono strategie di diversificazione multilivello: