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Quali sono i migliori mercati emergenti nel 2026 in cui conviene investire secondo gestori, banche di investimento, analisti

di Marcello Tansini pubblicato il
Gestori, banche di investimento, analist

Mercati emergenti: analisi di esperti, rendimenti attesi e strategie di investimento. Dall'Asia all'America Latina, focus sulle geografie più promettenti, rischi e opportunità.

I mercati emergenti rappresentano economie in rapida trasformazione che stanno transitando da sistemi chiusi a mercati aperti, sostenendo la crescita grazie a industrializzazione, ammodernamento e aumento della domanda interna. Queste nazioni si contraddistinguono per un elevato potenziale di espansione del PIL rispetto ai paesi sviluppati, offrendo così interessanti opportunità di rendimento ma anche maggiore volatilità. Secondo analisti e gestori di portafoglio, gli investimenti in questi contesti permettono di cogliere sia premi di rischio superiori sia occasioni di diversificazione, vista la minore correlazione tra performance di questi mercati e quelle dei paesi industrializzati.

Indice di riferimento e provider specializzati, come MSCI, S&P e Russell, includono tipicamente da 19 a 24 nazioni all’interno del loro universo emergente, selezionando sulla base di parametri come il livello di reddito, la qualità delle istituzioni finanziarie e la stabilità delle politiche economiche. Gli investitori attenti analizzano i fondamentali di ogni paese, valutando il grado di apertura al mercato globale, la resilienza della valuta e la solidità delle riserve economiche. Gestori come Anders Persson (Nuveen) e Rajiv Jain (GQG Partners) sottolineano come la conoscenza locale e la selettività siano essenziali per cogliere valore e controllare i rischi strutturali.

Contesto globale 2026: fattori macroeconomici e geopolitici che influenzano i mercati emergenti

L’attuale contesto internazionale si distingue per una complessità di variabili interconnesse, dalle dinamiche geopolitiche ai profondi cambiamenti economici. Il confronto tra i principali blocchi economici risulta esasperato da guerre persistenti (come quelle tra Russia e Ucraina, e in Medio Oriente), con effetti tra cui volatilità valutaria, pressione su flussi commerciali e ridefinizione delle filiere produttive. L’azione degli Stati Uniti, segnati dall’indebolimento del dollaro e dalla politica dei dazi, introduce ulteriori rischi e incertezze. Gli interventi legislativi come i dazi fino al 50% sull’acciaio imposto all’Europa o le restrizioni tecnologiche con la Cina, impattano la struttura degli scambi e la formazione dei prezzi globali.

Secondo recenti report di Morningstar e valutazioni di GAM Investments, questa situazione crea un’opportunità per i paesi in grado di coniugare crescita interna, stabilità politica e riforme. In Asia, la ripresa degli scambi intra-regionali rafforza l’India e il Sud-Est asiatico, mentre in America Latina si beneficia dell’aumento dei prezzi delle materie industriali. Contestualmente, la diversificazione valutaria diventa una leva strategica: la probabile prosecuzione della debolezza ciclica del dollaro favorisce l’apprezzamento delle valute emergenti e attira flussi nei rispettivi mercati azionari e obbligazionari. La combinazione di pressioni inflazionistiche gestibili, debito pubblico relativamente contenuto e interventi pro-mercato, pone queste economie in una posizione di vantaggio competitivo rispetto a molti paesi sviluppati attualmente sotto pressione debitoria e di crescita.

Perché investire nei mercati emergenti nel 2026: le analisi di Ygal Sebban (GAM Investments) e Morningstar

Ygal Sebban, Investment Director per le strategie azionarie dei mercati emergenti di GAM Investments, sottolinea come trend demografici, urbanizzazione e crescita della classe media costituiscano il “nuovo motore” dello sviluppo in realtà come India, Cina e gran parte del Sud-Est asiatico. L’aumento della spesa interna, favorito dalla crescita del PIL pro capite e dalla maggiore partecipazione femminile al lavoro, stimola il consumo anche di servizi avanzati: un cambiamento epocale che si accompagna a riforme strutturali di ampia portata, specialmente in campo pensionistico, giuslavoristico e industriale.

Nel Global Investment Outlook di Morningstar, si evidenzia che la sovraperformance dei mercati emergenti registrata nel 2025 è sostenuta da fattori sia ciclici che tematici. Le riforme in Cina e India, la maggiore esposizione a settori trainanti come tecnologia e beni di consumo, nonché il miglioramento dei rating sovrani, configurano contesti più stabili e attrattivi per il capitale globale. Un ulteriore impulso deriva dalle prospettive di ulteriore indebolimento del dollaro e dalla politica monetaria accomodante sia nei paesi sviluppati che emergenti.

Morningstar e Sebban convergono nel ritenere che le valutazioni azionarie restano contenute rispetto ai mercati sviluppati (con P/E forward sui mercati emergenti attorno a 14, contro 22 negli Stati Uniti). Si tratta di un’opportunità storica, dato che i fondamentali delle aziende leader asiatiche nell’elettronica, semiconduttori e nuove tecnologie appaiono solidi e in forte espansione grazie anche agli investimenti globali in IA e alla maggiore resilienza macroeconomica.

Le migliori aree geografiche: focus su Cina, India, Corea, America Latina e Sud-Est asiatico

Gli analisti individuano una lista ristretta di aree geografiche particolarmente promettenti:

  • Cina: Nonostante sfide nel real estate e tensioni commerciali, rimane protagonista nella spinta agli investimenti pubblici, nella manifattura avanzata e nei megatrend tecnologici. La capacità di intervento delle autorità in ambito fiscale, monetario e regolatorio, assicura un sostegno costante alle aziende strategiche, in particolare nei settori dei semiconduttori, intelligenza artificiale e veicoli elettrici.
  • India: Con la maggiore crescita demografica mondiale e riforme in corso, emerge come epicentro di nuova domanda interna. Nel 2025 l’India si è affermata come meta preferita non solo per i flussi produttivi (reshoring delle filiere supply chain globali), ma anche per la solidità del comparto bancario e delle PMI quotate.
  • Corea del Sud: Paese leader per competitività tecnologica e innovazione; aziende coreane come Samsung e Hynix dominano nel settore dei chip, trainando il valore aggiunto manifatturiero export oriented.
  • America Latina: Brasile e Messico sono tra i paesi più citati da gestori e banche, grazie alla resilienza delle riforme industriali e a politiche favorevoli agli investitori stranieri. La crescente domanda per metalli e materie prime “verdi” alimenta investimenti in energia, industria e infrastrutture logistico-portuali.
  • Sud-Est asiatico: Vietnam, Indonesia e Bangladesh si rafforzano come alternative a basso costo per la produzione industriale. Il processo di modernizzazione delle infrastrutture e la demografia giovane sostengono i consumi e la domanda interna, mentre gli scambi interregionali continuano a crescere.
In sintesi, le migliori aree emergenti per il 2026 offrono un mix di crescita strutturale, innovazione e migliori fondamentali, differenziandosi per resilienza e capacità di adattamento ai nuovi scenari globali.

I settori e driver della crescita nei mercati emergenti: tecnologia, beni di consumo e riforme strutturali

Le aree di maggior dinamismo nei mercati emergenti sono oggi:

  • Tecnologia e semiconduttori: Aziende come TSMC (Taiwan), Samsung e Hynix (Corea) sono ormai colonne dell’industria globale dei chip, favorite dall’ondata di investimenti legati all’IA, robotica e digital economy.
  • Beni di consumo discrezionali: La crescente classe media spinge la domanda di brand locali e internazionali, in particolare nei settori auto, abbigliamento, elettronica e servizi digitali. Le riforme avviate in India e Cina hanno rivoluzionato la filiera del consumo interno e stanno dilatando i margini di crescita per le aziende quotate.
  • Riforme strutturali: Secondo Ygal Sebban, l’adeguamento delle pensioni, delle infrastrutture e del sistema bancario è il vero “catalizzatore” per la continuità della crescita nei prossimi anni. Si amplia inoltre la quota di settori ad alto valore aggiunto (innovazione, finanza, healthcare) negli indici di riferimento emergenti, a scapito delle industrie tradizionali.
La combinazione di innovazione tecnologica, solidità della domanda interna e modernizzazione del contesto normativo è destinata ad attrarre ulteriori capitali verso le società più esposte ai mega-trend strutturali.

Azionario ed obbligazionario emergente: opportunità e rischi secondo analisti e gestori

La performance dei listini azionari emergenti nel 2025, sottolineata da Morningstar, ha finalmente superato quella delle principali piazze sviluppate. L’indice MSCI Emerging Markets ha segnato un progresso sostenuto da aree come Corea, Cina e America Latina, grazie alle valutazioni ancora basse (P/E forward attorno a 14) e a fondamentali più solidi dopo anni di “pulizia” dei bilanci societari.

Dal lato obbligazionario, gli analisti osservano un rendimento a scadenza vicino al 6% sui bond emergenti, superiore sia ai Treasury USA (4%) sia al comparto investment grade globale. La ripresa del ciclo emergente è stata favorita dallo spostamento dei flussi internazionali in seguito all’indebolimento del dollaro e alla ricerca di yield in contesti di tassi bassi. Tuttavia, viene sottolineato come il rischio di credito e di liquidità resti più elevato rispetto alle obbligazioni dei paesi sviluppati, soprattutto in segmenti high yield e valute locali.

Gestori come Morningstar raccomandano strategie a medio termine e una rigorosa diversificazione tra aree geografiche e classi di rischio, ricordando che l’ossatura dei portafogli emergenti odierni è strutturalmente più solida rispetto al passato: otto su dieci dei maggiori sovrani dei mercati emergenti oggi sono investment grade, a conferma della qualità raggiunta dal segmento.

ETF e strumenti per investire nei mercati emergenti: scenari e strategie suggerite dalle banche d’investimento

La preferenza degli investitori istituzionali e privati si concentra, secondo i dati 2026, sull'impiego degli ETF tematici e regionali per ambientare o consolidare l’esposizione ai mercati emergenti. Strumenti come l’iShares Core MSCI Emerging Markets IMI UCITS ETF e SPDR Bloomberg Emerging Markets Local Bond UCITS ETF rappresentano soluzioni apprezzate sia per i costi di gestione contenuti che l’ampia copertura geografico-settoriale.

Le banche di investimento, attraverso report e outlook, consigliano strategie progressive di ingresso (piani di accumulo) e l’utilizzo di ETF a gestione ottimizzata, capaci di ridurre i rischi di concentrazione (geografica o settoriale), accrescendo la diversificazione interna agli indici. La liquidità superiore e la possibilità di accesso diretto alle principali borse rendono l’investimento tramite ETF ideale anche per investitori meno esperti, purché si tenga conto della volatilità e delle caratteristiche dei diversi prodotti.

La diversificazione valutaria e la scelta di prodotti “hedged” (coperti dal rischio cambio) vengono consigliate in base all’orizzonte temporale e alla propensione al rischio dell’investitore.

Rischi specifici e strategie di diversificazione nei mercati emergenti nel 2026

Sebbene i mercati emergenti offrano potenzialità di crescita elevate, i rischi strutturali restano rilevanti: volatilità dei prezzi di materie prime e valute, instabilità politica, minore trasparenza normativa rispetto ai mercati sviluppati. Tensioni commerciali globali, shock climatici e vulnerabilità infrastrutturali possono influenzare rapidamente le valutazioni e i flussi di portafoglio.

Per gestire questi fattori di rischio, gli esperti suggeriscono strategie di diversificazione multilivello:

  • Bilanciamento tra asset class (azionario, obbligazionario, immobiliare quotato)
  • Allocazione geografica integrata con monitoraggio delle esposizioni nei singoli paesi
  • Utilizzo di ETF a replica ottimizzata e prodotti con copertura valutaria
  • Selezione attenta di settori meno correlati alle singole variabili macroeconomiche
La diversificazione, associata a una pianificazione degli orizzonti temporali e al monitoraggio costante delle performance attese/rischi effettivi, si rivela il principale fattore di resilienza per i portafogli focalizzati sui mercati emergenti nel 2026.


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